TRASMISSIONE DEL MOVIMENTO

Il lavoro sviluppato dal motore viene trasmesso all'albero delle ruote

motrici della vettura automobile, che in generale sono le posteriori,

mediante una serie di organi cinematici, le cui velocità possono essere

opportunamente modificate a volontà del conduttore.

Il complesso dei meccanismi consta in generale di:

Un apparecchio di collegamento (innesto o _embrayage_ dei Francesi).

Un apparecchio per il cambiamento della velocità e per la marcia

indietro.

Il _differenziale_ che è collegato mediante trasmissione flessibile alle

ruote motrici.

A completare poi l'automobile per tutto ciò che concerne il suo

movimento vi sono ancora:

Un meccanismo che serve a dare la direzione del moto di traslazione

della vettura.

Dei meccanismi destinati ad arrestare rapidamente la vettura.

Organi portanti e di collegamento delle diverse parti della macchina.

Diremo la ragione d'essere di ciascuno di questi meccanismi; cominciamo

intanto dall'innesto.

Innesto.

Il motore a scoppio non può avviarsi sotto carico e deve essere messo in

movimento colla mano a vettura ferma, distaccato dal rimanente della

trasmissione cinematica; colla vettura in marcia su strada volendo

cambiare la velocità (col cambio) o frenare la vettura è pure necessario

distaccare il motore dalla detta trasmissione.

Il meccanismo destinato in questi casi a distaccare o attaccare il

motore a piacere del conduttore è detto appunto _innesto_.

L'innesto serve tanto meglio quanto più la sua azione è progressiva,

perchè così l'avviamento (_démarrage_ dei Francesi) è dolce, senza urti

e scosse brusche.

Deve poi essere elastico affinchè gli sforzi subìti dalla vettura non si

trasmettano integralmente al motore con pericolo di produrre guasti.

Molti sono i sistemi o frizioni state escogitate; le più usate e che

presentano in maggior grado le caratteristiche desiderate, sono quelle a

cono con guernizioni di cuoio, e quelle metalliche a più o meno grande

superficie di sfregamento.

Sono notevoli per la genialità della concezione: l'innesto

elettromagnetico del Krebs e quello a pressione d'olio dell'Herschmann;

finora però non hanno avuto estesa applicazione.

_Innesti conici._ — L'albero del motore, appena fuori del supporto

posteriore, termina in una piastra circolare di ferro alla quale è unito

con bulloni il disco centrale del volante.

[Illustrazione: Fig. 61.]

La corona del volante V, nella sua parte interna, è lavorata a

superficie conica (base maggiore posteriormente); in essa entra il cono

della frizione, in generale di acciaio fuso e talvolta in alluminio,

spinto da una molla a spirale sufficientemente robusta, registrabile

mediante il dado D e che viene infilata sull'albero A che dalla parte

anteriore può girare folle in apposita bronzina B che fa corpo

coll'albero del motore e dalla parte posteriore è fissato rigidamente

all'albero del cambio di velocità che è l'albero principale della

macchina (fig. 61). La superficie del cono di frizione è eguale alla

corrispondente del volano ed è guernita di cuoio fissato con chiodi di

rame.

Per avere un'azione dolce e progressiva della frizione, fra i tanti

dispositivi impiegati, il più usato è quello che consiste nel disporre

nel cono in apposite cavità radiali asticciole _a_ che portano una

piastrina d'acciaio spinta da piccole molle spirali.

Il cuoio viene così spinto in fuori e si vengono ad avere sull'anello di

cuoio, nella parte anteriore, delle sporgenze che sono quelle che

vengono a toccare per le prime la superfice interna del volante,

rendendo l'innesto dolce e graduale.

Il cono scorre su una parte quadra dell'albero A mediante apposita leva

a forcella azionata per mezzo di tiranti e leve, su cui poggia il piede

del conduttore per mezzo di un pedale. La molla spinge fortemente a

contatto le due superfice coniche in modo che l'attrito gradualmente

cresce finchè l'albero del volante trascina quello del cambio alla

stessa velocità.

Per staccare il motore dalla trasmissione della vettura, bisogna

spostare il cono vincendo la pressione della molla col pedale.

Conviene, una volta che il motore è in funzione distaccato dalla vettura

(il che avviene sia nell'incamminamento, sia in marcia quando si vuol

mutare la velocità, sia quando si vuol frenare la vettura) e si vuol

produrre di nuovo l'attacco col cono, sollevare il piede dal pedale

gradatamente per rendere sempre più dolce e più graduale l'innesto.

Raramente le frizioni coniche si accoppiano anche al freno; in tal caso

il cono di innesto è doppio, il cono anteriore spinto dalla molla

produce l'unione dei due alberi, ma agendo coll'apposito pedale si può

impegnare il cono posteriore in una cavità di conveniente conicità

fissata all'intelaiatura della vettura in modo che, per l'attrito che si

sviluppa fra questi ultimi, si ha una azione frenante molto forte.

[Illustrazione: Fig. 62.]

Oltre all'innesto a coni diritti vi è anche quello a coni rovesci (fig.

62). I due coni sono disposti nello stesso modo sopra gli alberi, ma le

loro generatrici sono inclinate in sensi opposti. Per produrre l'innesto

dei 2 coni bisogna allontanarli l'uno dall'altro, cioè il contatto si

produce per trazione. Per facilità di costruzione, la superficie di

contatto del fisso è una lamina B conica che si introduce fra C e C' e

che si fissa per mezzo di viti sopra C'.

[Illustrazione: Fig. 63.]

_Frizioni metalliche a piccola superfice di sfregamento._ —

Schematicamente questa specie di innesti si può rappresentare nel modo

seguente (fig. 63).

Si ha calettato sull'albero motore un disco A di ghisa la cui posizione

non si può cambiare: sull'albero del cambio di velocità si ha un altro

disco pure di ghisa B che gira con A condotto da appositi pioli che

tuttavia gli permettono di avvicinarsi ed allontanarsi dal disco A; tra

questi dischi se ne trova un altro di acciaio C solidale coll'albero del

cambio; il disco B è folle sul detto albero.

Se il motore gira e le cose stanno come in fig. 63, il disco A trascina

il disco B, ma l'albero del cambio non gira (posizione di disinnesto o

di _débrayage_); se invece avviciniamo il disco B, per mezzo della

solita molla, al disco A in modo da stringere fortemente fra i medesimi

il disco C, per l'attrito sviluppato sulle due facce del disco C si avrà

movimento dell'albero del cambio. Per il disinnesto c'è il solito pedale

e sistema di leve e tiranti. A rendere graduale l'innesto sulla faccia

esterna del disco B, vi è posta tutta all'intorno una rilevante quantità

di piccole molle.

Per evitare che i dischi compressi fra loro abbiano ad unirsi in maniera

da rendere troppo difficile il distacco, si annegano nei dischi stessi

dei piccoli cilindretti di grafite che sfiorano in modo da lubrificare

le superfice di sfregamento.

_Frizione a spirale._ — Alla categoria delle frizioni a piccola

superfice di sfregamento, appartengono anche gli innesti a spirale che

sono basati sul principio del freno a corda. L'aderenza necessaria per

la trasmissione del movimento, è cioè ottenuta da una lama metallica,

disposta a parecchi giri esternamente ad un tamburo cilindrico. Tali

frizioni non sono in genere reversibili, ma sono semplici e di facile

registrazione e la loro azione è dolce e progressiva.

_Frizioni a grande superfice di sfregamento._ — Questo sistema è stato

adottato dalla _Fiat_[15] ed ha dato ottimi risultati. Consiste in un

tamburo in genere di bronzo B fissato al volante di acciaio fuso che

suole funzionare anche da ventilatore.

[15] Per vetture di grande potenza la _Fiat_ adopera un innesto a

doppia spirale speciale.

[Illustrazione: Fig. 64.]

Il tamburo porta quattro scanalature secondo due piani normali fra loro

e passanti per l'asse della frizione, nelle quali sono fissate quattro

chiavette di acciaio duro, sulle quali scorrono longitudinalmente dei

dischi di acciaio di piccolo spessore e vengono quindi trascinati dal

moto di rotazione del tamburo, una custodia in alluminio (fig. 64)

chiude l'apparecchio, nel cui interno si trova una puleggia di ghisa D

fissata con bulloni sull'albero principale del cambio.

La puleggia D porta sul suo contorno, lungo le generatrici, una serie di

dodici tagli di chiavetta nei quali s'impegnano i denti di dischi di

bronzo intercalati alternativamente con quelli di acciaio. I dischi di

bronzo non toccano la superficie interna del tamburo, nè le sue quattro

chiavette.

Una coppa F spinta dalla molla a spirale portata dall'albero del cambio,

comprime fra di loro i dischi di acciaio e di bronzo in modo che per

l'aderenza sviluppantesi sulle loro facce, il tamburo conduce la

puleggia D e l'albero del cambio formando l'innesto. Premendo sul pedale

si allontana la coppa F comprimendo la molla M e si produce il

disinnesto.

L'apparecchio è lubrificato nel suo interno e riparato dalla polvere. Il

numero delle coppie dei dischi di acciaio e bronzo può variare dai 20 ai

50 a seconda della potenza del motore. L'apparecchio è convenientemente

lubrificato. Meritevole di menzione è l'innesto De Dion-Bouton

consistente in due piatti di acciaio dello spessore di qualche

millimetro, fissati all'albero del motore per quanto riflette il

movimento di rotazione. Questi due dischi sono muniti di blocchetti di

grafite per impedire gli aggrippamenti. Fra questi due dischi si trova

un terzo disco di acciaio che gira coll'albero del cambio. Uno dei

piatti di ghisa è mobile e chiude coll'intermezzo di molle periferiche

il piatto di acciaio contro l'altro di ghisa, col che si viene a

produrre l'innesto.

Meccanismo per il cambiamento di velocità e per la marcia indietro.

I motori a scoppio, come si è più volte ripetuto, hanno il loro massimo

rendimento quando girano costantemente con una data velocità che è

quella, diremo, di regime.

Siccome il lavoro sviluppato da un motore a scoppio è proporzionale, a

parità di altre condizioni, al volume d'aria carburata consumata

nell'unità di tempo, e quindi al numero dei giri dell'albero a gomiti,

si comprende facilmente che ogni diminuzione di velocità del motore

porta ad una diminuzione della sua potenza, quindi non si potrà variare

la velocità di traslazione di una vettura modificando la velocità di

rotazione del motore, specialmente quando il lavoro resistente

corrisponde alla potenza massima del motore.

Per le dette ragioni, volendosi colla vettura marciare alla velocità che

si desidera, dalla minima alla massima permessa dalla potenza del

motore, è necessario un meccanismo col quale il conduttore possa variare

la velocità della vettura, pur compiendo sempre il motore

approssimativamente lo stesso numero di giri nell'unità di tempo.

Gli apparecchi per il cambiamento di velocità possono essere a

variazione continua o a variazione discontinua.

I primi teoricamente sarebbero i più indicati, ma per gli inconvenienti

che essi presentano praticamente non hanno avuto che fuggevole

applicazione. Fra di essi erano preferiti quelli a dischi e coni di

frizione e quelli con pulegge estensibili.

I meccanismi a variazione discontinua sono quelli comunemente usati,

sebbene non sia loro dato che di trasmettere alla vettura due, tre o

quattro velocità, corrispondentemente ad una data velocità del motore.

Essi possono essere:

per cinghie e pulegge;

e per ingranaggi.

Le trasmissioni per cinghie e pulegge sono le più semplici e furono

adottate nei primordi dell'automobilismo.

Si hanno due alberi paralleli di cui uno è il condotto e l'altro il

motore; due pulegge sono calettate una per ciascun albero e sono riunite

per mezzo di cinghie; l'albero condotto prende una velocità dipendente

da quella dell'albero motore e dal rapporto del diametro delle due

pulegge. Combinando due o tre coppie di diametri differenti si ottengono

due, tre diversi rapporti di velocità.

I cambiamenti di velocità si ottengono mediante pulegge folli e il

trasporto di cinghia per mezzo di forchette manovrate dal conduttore; si

ottengono anche mediante la manovra di un tenditore scorrevole, che

tende la cinghia dell'una o dell'altra coppia di pulegge. Nel 1º caso le

cinghie sono tese e, generalmente, a tratti incrociati, per avere colle

pulegge la maggior superfice di contatto; nel secondo sono lente e a

tratti paralleli.

La marcia indietro si ottiene con una disposizione inversa dei tratti

della cinghia.

Le cinghie di cuoio hanno l'inconveniente di allungarsi ed anche di

slittare sulle pulegge. Esse debbono venire talvolta raccorciate, se non

v'è la possibilità di spostare l'albero condotto. Inoltre esse si

consumano facilmente e si rompono e debbono sovente venir cambiate. Per

questa ragione alcuni costruttori hanno sostituito, alle cinghie di

cuoio, delle cinghie speciali di tela e gomma resistente flessibile,

leggermente elastiche, poco estensibili.

Il cambio di velocità per cinghie occupa anche troppo posto; ha però il

vantaggio di essere semplice, economico, silenzioso, elastico e di

permettere l'utilizzazione della marcia indietro come freno.

Usati ormai generalmente sono i meccanismi per ingranaggi che si possono

classificare in queste tre categorie:

1º Con ingranaggi sempre in presa e comandati o da innesti a denti o da

nottolini;

2º Con ingranaggi sempre in presa e comandati con frizioni;

3º Con albero condotto mobile unitamente cogli ingranaggi calettati su

di esso e detto a _train baladeur_; con tal sistema si viene ad ottenere

che ciascun ingranaggio dell'albero motore possa successivamente venire

in presa coll'ingranaggio corrispondente dell'albero condotto.

In tutti questi tre sistemi la velocità dell'albero condotto è

inversamente proporzionale al rapporto dei diametri degli ingranaggi in

azione.

La trasmissione per ingranaggi presenta poco disperdimento di forza ed

occupa poco spazio, non è però scevra di inconvenienti, quali rumore, la

mancanza di elasticità, il maggior costo, il cambiamento brusco della

velocità. Il rapporto di riduzione della velocità è generalmente

inferiore a 18.

Nel primo tipo il motore comanda l'albero principale A; l'albero B è il

condotto e trasmette il suo moto al differenziale. Le ruote che sono

montate sull'albero A sono ad esse solidali, invece quelle su B sono

folli, ma portano delle sporgenze che corrispondono esattamente ai vani

dei manicotti _c_ e _d_ che girano coll'albero C, sul quale però possono

scorrere e spostarsi.

[Illustrazione: Fig. 65.]

Nella figura 65 il meccanismo è in posizione da non dar luogo a

trasmissione di movimento all'albero B. Quando si mettano in presa i

manicotti _c_ e _d_ con una delle ruote vicine, allora vi è trasmissione

di movimento e velocità differenti a seconda della ruota condotta.

Le ruote 1 dànno la velocità più piccola, le 2 la velocità media e

finalmente le 3 la velocità grande.

Per la marcia indietro vi sono le ruote 4 le quali però si comunicano il

movimento mediante un rocchetto supplementare detto satellite disposto

al disotto.

[Illustrazione: Fig. 66.]

I cambi con ingranaggi sempre in presa, comandati da nottolini, sono da

noi del tutto abbandonati. La _Fiat_ nel passato usava questo sistema

che ha poi prontamente abbandonato.

Anche i cambi con frizione sono poco usati.

Riteniamo opportuno ricordare in questo punto il cambio con ingranaggi

sempre in presa del Rosselli.

Due alberi colle ruote dentate sempre in presa. Le corone delle ruote,

come si vede nella fig. 66, sono molto larghe, in modo da dar luogo ad

un'usura moderata; profilato secondo ogni regola d'arte, questo cambio è

silenzioso anche dopo lungo uso.

Sull'albero condotto, le ruote sono folli e ciascuna viene resa fissa da

un'asta con apposito meccanismo interno che scorre lungo l'asse stesso.

Unito al cambio si ha il differenziale ed il freno; le velocità sono

quattro oltre a quella corrispondente alla marcia indietro.

Il tutto è al solito immerso nell'olio e grasso.

I detti cambiamenti di velocità occupano poco spazio, però si logorano

rapidamente e presentano una certa complicazione nei nottolini e leve di

manovra: con tutto ciò sono usati molto in America.

Il tipo ormai usato da tutti i costruttori è quello a _train baladeur_

ad uno o più _trains_.

Quello a più treni è il più sparso.

Nella fig. 67 è rappresentato il cambio di velocità adottato dalla

_Fiat_; è molto semplice.

Vi sono al solito due alberi, l'uno principale e l'altro condotto che è

quello che porta gli ingranaggi fissi e dà il moto al differenziale.

Sull'albero principale mosso dal motore si hanno i due _train baladeur_

costituiti dalle due coppie di ruote 1, 2, 3 e 4. Queste ruote possono

scorrere lungo l'albero col quale sono costrette a muoversi.

[Illustrazione: Fig. 67.]

Quando la 1 ingrana colla 1' si ha la prima velocità, quando 2 ingrana

colla 2' la seconda, 3 con 3' ci dànno la terza, 4 con 4' la quarta. La

marcia indietro si ottiene con un pignone satellite non rappresentato in

figura, che viene a ingranare coll'ingranaggio della 1ª velocità. Come

si vede, la _Fiat_ non fa uso di presa diretta per la massima velocità

ed il differenziale è spostato rispetto all'asse della vettura.

_Cambio ad un solo train baladeur._ — Nella fig. 68 è rappresentato il

cambio ad un solo _train baladeur_ usato nelle piccole vetture Peugeot.

È a tre velocità colla _terza in presa diretta_.

In M si ha il manicotto d'attacco, in B (il _baladeur_), cioè la coppia

di ruote spostabili lungo l'asse A di sezione quadrata — in G si ha il

giunto cardanico; A' è l'albero con ingranaggi fissi; in _a_ ed _a'_ gli

attacchi per la presa diretta per la 3ª velocità, in R l'ingranaggio per

la marcia indietro.

[Illustrazione: Fig. 68.]

Fra le Case che hanno il cambio ad un solo _train baladeur_ ricorderemo

la Richard Brasier e la Renault.

Fra i cambi di velocità, ricorderemo ancora quello della Zust a quattro

velocità e marcia indietro, a tre _train baladeur_, due per la marcia

diretta e uno per la marcia indietro. La quarta velocità è in presa

diretta.

Notevole in questo cambio è il fatto che le tre prime velocità si

trasmettono il movimento al differenziale con una coppia d'ingranaggi

conici ad angolo CC' e la quarta con un'altra coppia DD'. La fig. 69

rappresenta un ingranaggio simile a quello della Zust.

1 1' prima velocità — 2 2' seconda — 3 3' terza — spingendo la ruota 3

indietro si mette in presa diretta per la 4ª velocità.

Il satellite S serve per la marcia indietro.

Tutti i cambî sono chiusi in carter d'alluminio o di lamiera d'acciaio e

sono immersi in grasso ed olio.

[Illustrazione: Fig. 69.]

Prima di por termine a questo argomento ricorderemo che la

Richard-Brasier ha adottato nelle sue vetture un _riduttore_ di velocità

— che può essere montato sulle vetture dietro richiesta del cliente. —

Esso è posto tra il cambio e il differenziale; con detto apparecchio, le

velocità vengono ridotte nel rapporto da 100 a 56, si possono cioè avere

8 velocità, con ciò resta più facile al conduttore adattare la velocità

al profilo della strada.

Nei paesi di montagna, specialmente, può essere molto indicato il

riduttore. Molte volte infatti si è costretti a marciare in prima

velocità, sfruttando solo in parte la potenza del motore, perchè non si

può adottare una velocità intermedia tra la prima e la seconda. Nelle

vetture per corse in terreno montuoso, la questione del rapporto delle

velocità è molto importante.

Differenziale.

Quando il moto di una vettura automobile è rettilineo, le ruote motrici

compiono nello stesso tempo un numero eguale di giri; ma quando la

vettura debba percorrere una curva, siccome la carreggiata della ruota

esterna diventa maggiore in sviluppo della carreggiata della ruota

interna, ne viene che quella dovrà dare un maggior numero di giri di

questa.

Qualora le due ruote motrici fossero riunite rigidamente dallo stesso

albero, non potrebbero soddisfare a queste condizioni e la ruota interna

dovrebbe strisciare sul terreno con grande sciupìo dei pneumatici e con

pericolo di ribaltare la vettura, specialmente se la curva è ristretta,

e la velocità è grande.

Da ciò la impellente necessità di riunire le ruote motrici con un

apparecchio che riceva il movimento dal motore e lo trasmetta alle

medesime in maniera che esse facciano lo stesso numero di giri nella

marcia diretta e che la esterna giri con maggior velocità dell'altra,

quando l'automobile è in curva.

Il meccanismo che serve a questo scopo è il differenziale che può essere

ad ingranaggi conici o cilindrici.

Il tipo ad ingranaggi conici è in generale preferito all'altro, sebbene

gl'ingranaggi cilindrici siano di più facile costruzione.

Il movimento trasmesso dal motore all'albero condotto del cambio di

velocità viene a sua volta trasmesso in generale, per mezzo di un doppio

ingranaggio conico, ad un albero spezzato perpendicolare all'asse della

vettura detto albero del differenziale; questo albero porta alle sue

estremità due pignoni che per mezzo di catena comunicano il movimento

alle due ruote motrici. Altre volte, la trasmissione del movimento

dall'albero del cambio di velocità all'albero del differenziale, si fa

con albero centrale e giunti cardanici; in tal caso alle due estremità

dell'albero spezzato del differenziale si hanno le ruote motrici.

Ecco in che consiste il differenziale ad ingranaggi conici (fig. 70).

[Illustrazione: Fig. 70.]

L'albero del differenziale, come si vede in figura, è spezzato; sulle

due estremità interne sono calettati due ingranaggi conici che vengono

così a trasmettere il loro movimento ai due semi-alberi.

I due ingranaggi sopradetti sono tenuti discosti l'uno dall'altro da

due, tre o quattro ingranaggi conici più piccoli, detti satelliti,

ingrananti coi precedenti, e folli su assi disposti simmetricamente

secondo i raggi di un cerchio avente il centro sull'asse dell'albero del

differenziale.

[Illustrazione: Fig. 71.]

Nella fig. 70 è rappresentato il differenziale nel suo insieme, e nella

fig. 71 si hanno i due ingranaggi calettati sulle estremità interne dei

due semialberi, e fra essi 4 satelliti conici.

Come si vede nella fig. 72, l'insieme dei detti organi è racchiuso

dentro una scatola d'acciaio divisa in due pezzi semisferici sul cui

bordo di unione sono praticate delle cavità semicilindriche nelle quali

trovano posto le estremità dei perni portanti i satelliti. La scatola è

sempre piena di grasso lubrificante.

[Illustrazione: Fig. 72.]

Se la resistenza di rotolamento incontrata dalle ruote motrici della

vettura in marcia, è uguale come quando la vettura cammina in linea

retta, il movimento che il motore comunica, per mezzo dell'albero del

cambio e delle due ruote coniche (fig. 72), alla scatola del

differenziale, viene dai satelliti trasmesso integralmente ai due

semialberi del differenziale e alle ruote motrici in modo che queste

compiono uno stesso numero di giri; in tal caso i satelliti non fanno

che rendere solidali le due porzioni dell'albero.

Se una delle ruote invece incontra una resistenza al rotolamento

maggiore dell'altra, ciò che avviene quando la vettura è in curva,

allora una delle parti dell'albero è soggetta ad uno sforzo maggiore

dell'altra, gl'ingranaggi piccoli (satelliti) ruoteranno sul loro asse

sviluppandosi sugl'ingranaggi grandi che li comprendono; in tal modo il

semi-albero, che deve vincere una resistenza maggiore, può ritardare più

o meno il suo movimento rispetto all'altro semi-albero, obbligando

questo nello stesso tempo per mezzo dei satelliti ad affrettare il suo

movimento in misura equivalente.

L'apparecchio, come si vede, funziona automaticamente e non dà luogo a

slittamento dei pneumatici.

Trasmissione flessibile.

Il motore, il cambio di velocità, il differenziale vengono fissati

all'intelaiatura della vettura e formano con questo un tutto rigido

soggetto alle inevitabili deformazioni elastiche dei materiali di cui

sono costruiti; l'intelaiatura poi a sua volta è portata dalle ruote

coll'intermezzo di molle in generale a balestra che hanno lo scopo di

attutire il più che è possibile le scosse e gli urti dovuti alle

asperità del suolo stradale; si ha quindi un continuo oscillamento

dell'intelaiatura e quindi una variazione delle distanze tra la

trasmissione del movimento e la sala delle ruote motrici, ciò che

obbliga a fare la detta trasmissione in parte flessibile onde evitare

sforzi dannosi al materiale e avere un moto di trasmissione regolare;

questa necessità è anche imposta dall'estrema variabilità della coppia

motrice dei motori a scoppio.

La trasmissione può essere fatta con catene del tipo Gall a maglia

semplice o a maglia raddoppiata, oppure può essere fatta con un albero

centrale a snodi cardanici.

Questi due sistemi hanno pregi e difetti proprii e i costruttori sono

ancora indecisi nella scelta, la trasmissione a catena era la più usata,

ora però la trasmissione a cardano va di giorno in giorno guadagnando

terreno.

Alla trasmissione a catena si attribuisce il vantaggio di potere più

convenientemente disporre le varie parti della macchina sulla

intelaiatura, e l'inconveniente di dar luogo a resistenze passive grandi

sia negli ingranaggi che nelle catene stesse soggette a facili

deformazioni e logoramenti.

L'albero del differenziale essendo spezzato, se una catena si rompe, la

vettura non può più marciare in linea retta, e la ruota ancor collegata

al pignone dell'albero del differenziale, gira in circolo intorno al

punto d'appoggio dell'altra.

La rottura di una catena poi può essere causa di disgrazie; converrà

quindi esaminare sovente il loro stato di conservazione.

Alle trasmissioni di cui sopra vi sarebbe da aggiungere quelle

elettro-magnetiche, le quali, se rese pratiche, avrebbero il vantaggio

di una elasticità senza pari e di evitare in conseguenza una grande

quantità di urti e vibrazioni dannose al materiale.

La Vettura Automobile: sue parti - suo funzionamento · 第 26 / 68 题