REGOLAZIONE

Ad evitare variazioni di velocità si è visto che occorre l'uso di un

volano, meno pesante nei motori policilindrici di quello che non sia nei

monocilindrici. Quando le condizioni di una strada su cui marcia un

automobile fossero sempre le medesime, non si presentassero nè

variazioni di pendenza, nè asperità di sorta, l'automobile mosso da un

motore a scoppio potrebbe conservare una velocità costante che sarebbe

quella per la quale la potenza del motore è eguale alla resistenza al

moto da vincere.

In generale però, su qualunque strada, si presentano ad ogni istante

piccole pendenze e asperità per cui la resistenza al moto varia. A voler

mantenere la velocità costante, occorre che il motore possa variare la

sua potenza in corrispondenza delle variazioni della detta resistenza; è

necessario quindi che anche quando si sono disposti gli ingranaggi del

cambio di velocità per la massima, il motore abbia una eccedenza di

potenza per poter mantenere la detta velocità costante anche nel

superare le inevitabili piccole accidentalità di qualunque strada.

Con tale potenza però, quando la strada fosse a fondo buono senza

asperità sensibili e presentasse anche qualche leggera discesa, il

motore, e quindi anche la vettura, aumenterebbero la loro velocità

finchè l'aumento fosse tale da avere eguaglianza fra la resistenza al

moto e la potenza che è capace di sviluppare il motore.

Ne verrebbe adunque che la velocità non potrebbe essere più regolata

(col cambio) dal conduttore, ma varierebbe continuamente dipendentemente

dalle condizioni della strada percorsa; ad evitare un simile

inconveniente è necessario un apparecchio che renda in ogni istante la

potenza sviluppata dal motore eguale alla resistenza al moto.

L'apparecchio in parola può avere un funzionamento automatico e allora

prende il nome di _regolatore_, o essere maneggiato dal conduttore e in

tal caso suolsi chiamare _moderatore_.

Questi dispositivi hanno anche un altro ufficio; quando la vettura è

ferma e il motore in moto, impediscono al motore di raggiungere velocità

eccessive (come si suol dire, di imballarsi) per la sicurezza dei

meccanismi in moto.

_Varie specie di regolatori._ — Un regolatore è dunque un apparecchio

destinato ad impedire che il motore sorpassi una velocità determinata

pur lasciandolo capace di dare in un istante qualsiasi tutta la potenza

per cui è stato costruito.

La regolazione di un motore a scoppio si può ottenere: 1º variando il

punto della corsa nella quale si fa l'accensione della miscela. A questo

sistema di regolazione si presta molto bene l'accensione elettrica, anzi

si può dire che è la sola che si presta con molta precisione all'avanzo

o al ritardo dell'accensione corrispondentemente alle variazioni di

velocità che si desiderano.

Abbiamo già visto come si può produrre meccanicamente questo fatto.

La posizione del punto di accensione per quanto concerne il rendimento

del motore è quella che corrisponde a un poco prima della fine del terzo

tempo, cioè un poco prima del punto morto, perchè in tal modo ha luogo

l'esplosione a volume costante e nel momento della massima compressione

della miscela.

Se si ritarda l'accensione a dopo che lo stantuffo ha oltrepassato il

punto morto si ha l'esplosione, non più a volume costante, di una

miscela ad uno stato di compressione inferiore al massimo e decrescente,

quindi assai poco favorevole alla combustione, tanto che può avvenire

che per ritardo d'accensione molto grande la miscela non sia

suscettibile di accendersi ed esca incombusta in piena perdita; in tal

caso diminuisce la velocità, ed anche il rendimento del combustibile.

Con tutto ciò questo sistema di regolazione è talmente comodo che la

maggior parte delle vetture automobili hanno dispositivi per il ritardo

o per l'avanzo all'accensione.

2º La regolazione del motore si può ottenere variando la qualità o la

quantità della miscela stessa.

Se si varia la qualità si deve modificare la composizione della miscela

diminuendo la proporzione della benzina rispetto alla quantità di aria

aspirata.

Con questo sistema dunque s'impoverisce la miscela e questa può anche

divenire tale da non bruciare o bruciare solo parzialmente, risulta

quindi poco economico e per questo è raramente usato.

Il sistema di variare la quantità della miscela introdotta è invece

ormai adottato da quasi tutti i costruttori di automobili, sebbene

presenti l'inconveniente di variazione nella pressione della miscela che

può portare a scoppi mancati o a combustioni incomplete con relativi

depositi dannosi. Lo strozzamento poi della conduttura, necessario per

diminuire la quantità di miscela introdotta, altera il modo di

funzionare del carburatore e quindi anche la composizione della miscela;

il motore per tali fatti qualche volta prende un'andatura irregolare con

accelerazioni intermittenti, si dice allora che _galoppa_.

Infine è bene notare che la diminuzione di pressione nella miscela porta

ad un abbassamento nel rendimento termico del motore.

3º Un altro modo di regolazione consiste nel variare l'evacuazione dei

gas combusti agendo sulla valvola di scappamento.

Si può aumentare l'avanzo allo scappamento che abbiamo visto adottato in

quasi tutti i motori; allora i gas di esplosione cominciano ad

espandersi all'esterno prima del tempo normale quando essi potrebbero

ancora produrre lavoro, con ciò si ottiene una diminuzione di potenza

del motore, ma anche un minor rendimento.

Si può anche ottenere la diminuzione di velocità col ritardare

l'apertura della valvola di scappamento. Con questo sistema i gas

trovando chiusa la valvola nel 4º tempo vengono compressi a spese della

potenza del motore.

Si può ottenere lo stesso effetto agendo sullo scappamento in altro

modo, e cioè producendo il sollevamento più o meno grande della valvola

di scappamento, il che porta all'inconveniente di corrosioni nella detta

valvola e nella sua sede; oppure sollevando completamente la detta

valvola, ma variando la durata del sollevamento; quest'ultima maniera

evita la corrosione ed è stata applicata nella vettura dell'Hautier, il

quale ha cercato di ottenere un volume di miscela costante (sebbene

impoverita da gas di scarico) per avere sempre lo stesso grado di

compressione.

4º La regolazione si può finalmente ottenere con un altro sistema

chiamato del “tutto o niente„ agendo sull'ammissione e sullo

scappamento.

Si può tenere la valvola di ammissione chiusa durante alcuni giri del

motore.

Con questo sistema mancano, durante quel tempo, gli scoppi e quindi le

corse motrici e il motore rallenta.

Tenendo chiusa la valvola di scappamento, i gas di scoppio sono

compressi nella camera di compressione a spese della potenza del motore,

il quale è costretto a diminuire la sua velocità anche perchè durante il

tempo in cui la detta valvola è chiusa, lo è pure quella di aspirazione,

la quale non può aprirsi se automatica e viene bloccata se comandata.

Questo modo di regolazione ha il difetto di chiudere nel cilindro una

massa di gas che è ad altissima temperatura e che sovrariscalda le

pareti del cilindro stesso, non che lo stantuffo con conseguente

decomposizione dei lubrificanti e consumo di acqua di raffreddamento in

pura perdita.

Il modo di regolazione a chiusura della valvola di ammissione, si

avvicina a quello che consiste nel far cessare l'iniezione del

combustibile nel motore arrestando ad esempio l'uscita della benzina dal

polverizzatore del carburatore, o facendo uso di carburatori a

distribuzione meccanica.

I sistemi fondati sul “tutto o niente„ hanno poi l'inconveniente che,

durante il tempo nel quale non si producono esplosioni, la circolazione

d'acqua continua a raffreddare il cilindro; se questo raffreddamento è

troppo forte si producono scoppi difettosi, incompleti, anzi qualche

volta non avviene neppure l'accensione della miscela quando

l'alimentazione è di nuovo stabilita dal regolatore.

Al momento poi nel quale le esplosioni ricominciano, la velocità

angolare essendo divenuta molto debole, lo stantuffo e la biella si

trovano sottoposti a urti assai più violenti che in marcia normale.

I regolatori adoperati negli automobili sono del tipo Watt a forza

centrifuga.

Ad un albero orizzontale mosso dall'albero motore, è fissata normalmente

una traversa, alle cui estremità sono articolate due braccia che portano

all'altro estremo due masse metalliche, il più delle volte a forma di

sfera; mediante due piccole bielle e traverse, le due braccia vengono a

trasmettere un movimento lungo l'albero ad un collare. Il movimento del

collare è in un senso o nell'altro a seconda che le masse del regolatore

si allontanano o si avvicinano, il che dipende dalla velocità del

motore. Al collare è unita una leva che agisce mediante altre leve

sull'organo regolatore.

Le fig. 53, 54, 55 sono abbastanza chiare per poter comprendere

prontamente il funzionamento dei regolatori che funzionano

sull'ammissione.

[Illustrazione: Fig. 53.]

Attualmente, oltre alla regolazione automatica, nelle vetture automobili

si ha la possibilità di variare l'ammissione anche colla mano o col

piede agendo sulla valvola P con manetta o pedale mediante sistema di

leve, si ha cioè anche il _moderatore_ e l'_acceleratore_.

[Illustrazione: Fig. 54.]

Nelle vetture leggere si usa spesso il solo moderatore e nella fig. 56 è

appunto rappresentato quello usato nelle piccole vetture Darracq che si

aziona mediante una manetta a leva posta sotto al volantino di

direzione.

[Illustrazione: Fig. 55.]

Col moderatore si può rendere nulla l'ammissione e arrestare il motore,

oppure si può limitare l'ammissione in maniera da limitare la velocità

del motore quando questo funziona sulla vettura o ne è distaccato e non

ha quindi da vincere che le resistenze passive che s'oppongono alla sua

rotazione.

[Illustrazione: Fig. 56.]

Dovremmo ora vedere i dispositivi degli altri modi di regolazione; ci

limitiamo a riportare il regolatore Déchamp funzionante a “tutto o

niente„ e precisamente fermando bruscamente l'ammissione. Nella fig. 57

si ha il dispositivo generale e nella 58 i particolari del rubinetto.

La manovra si fa con una leva fissata a D (fig. 58), i gas aspirati dal

tubo A penetrano nel rubinetto dagli orifizi _m_ ed _n_ in forma di lame

sottili; allorché si manovra la leva D di cui la corsa è limitata dagli

arresti F, i seguenti _m'_ ed _n'_ vengono a chiudere gli orifizi _m_ ed

_n_ ed il motore non riceve più miscela.

[Illustrazione: Fig. 57.]

Prima di por termine a questo argomento ricorderemo ancora il sistema di

regolazione della _Fiat_ rappresentato nelle fig. 59 e 59 _bis_.

Il carburatore ha una valvola a cannocchiale sulla quale agisce,

mediante un conveniente sistema di leve, il regolatore a forza

centrifuga.

Il sistema di regolazione è quello a variazione della quantità di

miscela introdotta nel motore; gli è appunto alla valvola a cannocchiale

che è affidato l'ufficio di variare l'ingresso per M della miscela nel

motore proporzionalmente alla potenza che questo sviluppa. La detta

valvola proporziona pure la grandezza della luce PP' dell'aria

supplementare allo scopo di avere una costante composizione a tutte le

velocità.

[Illustrazione: Fig. 58.]

Il carburatore a cui detta valvola è applicata, riceve dal tubo F l'aria

riscaldata in vicinanza del tubo di scappamento[13].

[13] La leva L, manovrata da apposita levetta a portata di mano del

conduttore, agisce sulla vite senza fine I e può regolare l'efflusso

della benzina e moderarne il consumo.

Nelle Vetture _Fiat_ si ha l'_acceleratore_ e il _moderatore_. Esso può

funzionare sia col piede mediante apposito pedalino compreso fra i due

pedali del freno e dell'innesto, sia colla mano per mezzo di manetta

situata sul volante di direzione.

[Illustrazione: Fig. 59 e 59 _bis_.]

Con detto apparecchio si viene ad agire mediante sistema di leve sulla

molla antagonista del regolatore, che come abbiamo visto, funziona sulla

valvola a cannocchiale del carburatore. Si comprende come si possa

variare la sensibilità del regolatore agendo sulla detta molla e come in

conseguenza sia possibile variare la quantità di miscela che va al

motore e quindi la velocità di quest'ultimo che può passare da un minimo

di 300 giri al minuto ad un massimo di 1200 giri.

_Moderatore-Acceleratore._ — Col moderatore abbiamo visto che nelle

piccole vetture _Darracq_ si può benissimo agire colla mano

sull'ammissione della miscela e rallentare come si vuole la marcia del

motore sia nella marcia ordinaria, sia quando si distacca il motore

dalla vettura, sia quando s'incontrano animali che si spaventano per il

rumore del funzionamento, sia infine quando occorra improvvisamente o

per poco tempo rallentare la vettura senza ricorrere al cambiamento di

trasmissione[14].

[14] In generale quando non si sfrutta tutta la potenza del motore,

conviene marciare col cambio in quarta e moderare la velocità col

moderatore.

Quando non esiste il moderatore funzionante direttamente

sull'ammissione, si ha un congegno a disposizione che si maneggia colla

mano, come nella _Fiat_, il quale con un intermediario elastico

controbilancia la molla antagonista della massa del regolatore; ciò

corrisponde in ultima analisi alla modificazione dell'apparecchio di

regolazione che limita la velocità ad un valore minore di quello della

marcia normale. Generalmente si può, con questo organo, anche arrestare

il motore.

Vi è un altro organo sulle vetture, il quale ha un ufficio inverso,

detto _acceleratore._ Con esso si agisce col piede per mezzo di tiranti

e leve sulla molla del regolatore nel senso di aumentarne l'azione fino

a paralizzare addirittura il regolatore stesso. Il motore funziona ad

una velocità superiore alla normale.

Si lavora sull'acceleratore quando si vuole ad esempio percorrere una

strada colla massima velocità che il motore può imprimere

all'automobile, senza curarsi della regolarità della velocità stessa e

senza preoccupazione del deterioramento dei pezzi in movimento.

Si può pure usare l'acceleratore quando, essendo in salita, si vuole

sfruttare una potenza maggiore della normale, oppure quando su qualunque

strada ed a qualunque velocità si trovi, si vuole momentaneamente

accelerarne la marcia senza servirsi del cambio di velocità che obbliga

ad una manovra abbastanza complessa e forse anche più dannosa per i

meccanismi che il semplice uso dell'acceleratore. Giova però notare che

non sarebbe consigliabile usare per lungo tempo l'acceleratore, perchè è

noto che il massimo rendimento dei motori a scoppio si ha alla velocità

di regime.

_Incamminamento._ — Si è tentato con dispositivi speciali di incamminare

il motore a benzina stando seduti sulla vettura, ma con risultato

pratico discutibile.

Crediamo tuttavia di far cosa gradita al lettore riportando

succintamente due sistemi coi quali si può ottenere l'avviamento in tal

maniera.

L'uno consiste in un ingranaggio che fa muovere l'albero del motore

quando per mezzo del piede si agisce sul pedale di disinnesto; un

sistema di leve riunisce il pedale all'ingranaggio.

Di funzionamento più pronto e sicuro è il sistema detto “Cinogène„ del

quale diamo un'idea nella fig. 60. Consiste in un recipiente R di

acciaio contenente acido carbonico a 60 atmosfere.

[Illustrazione: Fig. 60.]

Un rubinetto alla portata del conduttore e da questi maneggiato, lascia

passare, una volta aperto, l'acido carbonico che, sfuggendo dal

recipiente, entra nel cilindro C, contenente uno stantuffo di cui l'asta

è a cremagliera. La cremagliera spostandosi, comunica un rapido

movimento di rotazione ad un ingranaggio che lancia effettivamente il

motore per circa 6 giri. Per aumentare la velocità si hanno tre ruote

dentate invece di una sola.

Alla fine della corsa, il gas sfugge automaticamente e il pistone a

cremagliera è ricondotto alla sua posizione primitiva mediante una molla

a spirale.

Un Kg. di acido carbonico liquido è sufficente per 100 messe in marcia

di un motore a cilindri di 35 cavalli. Il detto apparecchio è disposto

anteriormente alla vettura trasversalmente all'albero del motore.

Il motore si mette in moto avviandolo a mano, facendo fare per mezzo di

una manovella alcuni giri all'albero a gomiti.

Pei motori di potenza rilevante, è necessario talvolta aprire col

“decompressore„, momentaneamente, la valvola di scarico di uno o più

cilindri per evitare la compressione dei gas che si trovano nei cilindri

stessi, la quale opporrebbe una resistenza grande alla rotazione

dell'albero a gomiti per mezzo della manovella.

È necessario, per l'avviamento, almeno un giro completo di manovella,

perchè occorre aspirare la miscela, comprimerla e accenderla.

Giova notare che nell'avviamento deve essere nulla o quasi

l'anticipazione dell'accensione, perchè se questa si produce prima del

passaggio al punto morto, si ha un contraccolpo e il motore non si

avvia.

_Lubrificazione._ — Per la buona lubrificazione del motore, sotto la sua

base, sta una scatola (_carter_) in generale di alluminio, a chiusura

perfetta, contenente olio, nel quale vengono a pescare ad ogni giro le

teste delle bielle, che movendosi, spruzzano olio anche sulle pareti dei

cilindri.

Queste ad ogni modo vengono lubrificate per mezzo di apparecchi speciali

(oleopolimetri, lubrificatori a pressione di gas, oliatori a pressione

d'acqua, ecc.).

_Osservazione._ — Per evitare il congelamento dell'acqua di

raffreddamento e la conseguente rottura della tubazione si può adoperare

acqua mescolata col 20% di glicerina neutralizzata con carbonato di

soda. Tale mescolanza resiste senza congelarsi fino a 9°.

Condizioni di funzionamento di un motore d'automobile a quattro tempi.

Noi sappiamo ormai in che consista un motore d'automobile a quattro

tempi; vediamo di studiare alcune condizioni del suo funzionamento.

La miscela gassosa portata ad un'alta temperatura dall'esplosione, cede,

durante l'espansione alle pareti del cilindro, una quantità di calore

tanto più grande quanto più l'espansione stessa si compie in più lungo

tempo, ossia quanto minore è la velocità del motore.

Ora questa quantità di calore ceduta alle pareti, non solo è spesa in

pura perdita, ma può anche essere dannosa sotto altri riguardi se non si

ha cura di raffreddare artificialmente il cilindro.

Il Witz ha dato le leggi seguenti:

1º Il rendimento termico indicato d'un motore cresce colla velocità

lineare dello stantuffo, ossia col numero dei giri al minuto del

volante;

2º La combustione della miscela introdotta nel cilindro si fa in un

tempo tanto più breve quanto maggiore è la velocità lineare dello

stantuffo.

Oltre a questi vantaggi il motore a grande velocità a pari potenza è

molto più leggero di quello a piccola velocità.

In pratica però vi è un limite della velocità lineare dello stantuffo

che non bisogna oltrepassare, limite imposto dalla conservazione degli

organi in moto e anche dalla necessità di ottenere l'infiammazione di

tutta la massa gassosa durante il terzo tempo. La detta velocità lineare

dev'essere di non molto superiore ai quattro metri.

Vi è un altro elemento da considerare legato alla velocità ed è la

compressione della miscela.

Un aumento di compressione della miscela ne favorisce l'esplosione. Una

miscela gassosa che non esplode a una certa temperatura alla pressione

atmosferica, può scoppiare nelle stesse condizioni se si eleva la

pressione.

In un motore a petrolio, o benzina, ecc., la miscela può infiammarsi

spontaneamente qualora la pressione arrivi a un determinato limite, alla

temperatura raggiunta dopo la compressione.

Un aumento di pressione della miscela diminuisce il tempo durante il

quale si produce l'esplosione e aumenta la pressione alla fine della

esplosione stessa.

Con compressione di 2,7 Kg., 4,25 Kg. e 5,4 Kg. si sono ottenute

rispettivamente le pressioni massime alla fine dell'espansione di 11,9

Kg., 14,35 Kg., 19,70 Kg.

In corrispondenza degli aumenti della pressione di scoppio si hanno

aumenti del lavoro indicato.

Possiamo dunque dire che un motore che marcia a una determinata

velocità, ha una potenza tanto più grande e funziona più economicamente

quanto maggiore è la compressione.

Siccome poi l'aumento di compressione della miscela diminuisce la durata

dello scoppio, così è possibile aumentare la velocità dello stantuffo e

far fare un numero di giri più grande al motore aumentando in tal

maniera anche la potenza.

Nei motori attuali si potrebbe giungere impunemente e con grande

vantaggio a compressioni che diano una pressione della miscela di 6 ed

anche 8 Kg. per cm^2.

Per aumentare la compressione della miscela si cerca innanzi tutto che

la tenuta sia il più che possibile perfetta, poi si diminuisce il volume

della camera di esplosione.

Con questa diminuzione si diminuisce pure la quantità di gas bruciati,

che alla fine dello scappamento restano nel cilindro; si aumenta la

depressione del primo tempo e per conseguenza si aumenta il volume di

miscela fresca introdotta; infine si comprime in una camera più piccola

una più grande quantità di miscela.

Giova notare però che l'aumento di compressione porta i suoi

inconvenienti, fra i quali principale è l'eccessivo riscaldamento del

motore, che bisogna evitare con una più attiva circolazione d'acqua di

raffreddamento facilitando l'espulsione dei gas bruciati.

Si è pensato da alcuni, di scacciare i gas bruciati completamente,

facendo arrivare un getto d'aria nella camera di esplosione prima di

introdurre la miscela; ma con questo sistema, se si otteneva lo scopo

dell'eliminazione dei gas combusti, si veniva ad avere però una miscela

eterogenea nel cilindro a strati di aria pura e aria mescolata a benzina

e quindi di difficile esplosione.

Charles Caillé pensò di evitare anche questo inconveniente

coll'introdurre, invece di un getto di aria pura, un getto supplementare

di miscela; si comprende però che la costruzione del motore in tal caso

diventa più complessa.

La Vettura Automobile: sue parti - suo funzionamento · 第 24 / 68 题