Era un magnifico zaffiro circondato di brillanti.
Il primo movimento di d'Artagnan fu quello di restituirlo: milady
soggiunse:
— No, no, conservate, questo anello per amor mio; d'altronde,
nell'accettarlo voi mi rendete un servigio, molto più grande di quello
che potete immaginarvi, aveva aggiunto con voce molto commossa.
— Questa donna è piena di misteri, pensò d'Artagnan.
In questo momento egli si sentì sul punto di tutto scoprire. Aprì la
bocca per dire a milady chi era, e quale scopo di vendetta lo aveva
guidato, ma ella riprese:
— Povero angelo, che per poco non è rimasto ucciso da quel mostro di
Guascone!
Il mostro, era lui.
— Oh! continuò milady, le vostre ferite vi fanno ancora soffrire?
— Sì, molto, disse d'Artagnan, che non sapeva più che cosa rispondere.
— Siate tranquillo, mormorò milady con un tuono di voce poco
rassicurante per l'uditore, io vi vendicherò, e crudelmente!
— Peste! disse fra se d'Artagnan, il momento di spiegarsi non è ancora
venuto.
Fu mestieri che passasse qualche tempo perchè d'Artagnan potesse
rimettersi dall'emozione provata in questo dialogo: tutte le idee
di vendette che aveva seco portate, erano intieramente svanite.
Questa donna esercitava su lui un incredibile potere, egli l'odiava e
l'adorava ad un tempo; non aveva mai creduto che due sentimenti così
opposti potessero allignare nel medesimo cuore, e nel riunirsi, formare
uno strano amore, in qualche modo diabolico.
Durante tutto il loro colloquio non ritrovò la circostanza favorevole
da introdurre il discorso in modo da poter raccogliere informazioni
sulla disgraziata Bonacieux, fors'anche allora vi pensava poco.
Frattanto suonò un'ora, e bisognava separarsi. D'Artagnan, al
momento di lasciare milady, non sentì più che un vivo dispiacere di
doversi allontanare, e nell'addio appassionato che s'indirizzarono
reciprocamente, fu convenuto un nuovo appuntamento per la settimana
vegnente.
La povera Ketty sperava di poter indirizzare qualche parola a
d'Artagnan, quando passava per la sua camera; ma milady lo condusse
ella stessa nell'oscurità, e non lo lasciò che sulle scale.
L'indomani mattina d'Artagnan corse tosto da Athos. Egli era ingolfato
in un'avventura così strana, che voleva domandare un consiglio. Gli
raccontò tutto. Athos aggrottò più volte le sopracciglia.
— La vostra milady, gli disse, mi sembra una creatura infame; ma voi
non avete per questo meno torto nell'ingannarla. Eccovi in un modo o
nell'altro con un nemico sul braccio.
E mentre così parlava, Athos guardava con molta attenzione il zaffiro
circondato di diamanti che nel dito di d'Artagnan aveva preso il posto
del diamante della regina, con ogni cura riposto in uno scrigno.
— Voi guardate questo anello? disse il Guascone, tutto glorioso di far
risplendere agli occhi dei suoi amici un così ricco regalo.
— Sì, disse Athos, esso mi ricorda un gioiello di famiglia.
— È bello, non è vero? disse d'Artagnan.
— Magnifico! io non credeva che esistessero due zaffiri di un'acqua
così bella. L'avete voi dunque contrattato col vostro diamante?
— No, disse d'Artagnan, questo è un regalo della mia bella Francese;
poichè quantunque non le ne abbia chiesto, sono convinto ch'ella è nata
in Francia.
— Questo anello vi è stato dato da milady? gridò Athos con una voce in
cui era facile scorgervi la più grande emozione.
— Da essa stessa; me lo ha regalato questa notte.
— Mostratemi dunque questo anello, disse Athos.
— Eccolo, rispose d'Artagnan levandolo dal suo dito.
Athos lo esaminò e divenne pallidissimo. Lo provò quindi all'anulare
della sua mano sinistra, esso andava a questo dito come se fosse stato
fatto per lui.
Una gradazione di collera e di vendetta passò sulla fronte così
ordinariamente calma del gentiluomo.
— È impossibile che questo sia lo stesso diss'egli. In che modo
potrebbe questo anello ritrovarsi nelle mani di milady Clarik?
Eppure è ben difficile che fra due gioielli vi sia una così grande
rassomiglianza.
— Conoscete voi questo anello? domandò d'Artagnan.
— Credeva di riconoscerlo? disse Athos, ma senza dubbio mi sbaglio.
E lo rese a d'Artagnan senza però cessare dal guardarlo.
— Vi prego, diss'egli dopo un momento, d'Artagnan, togliete questo
anello dal vostro dito, voltate la pietra alla parte interna della
mano. Esso mi richiama così crudeli rimembranze che non avrei la mia
testa per ragionare con voi. Non eravate venuto per richiedermi un
consiglio, non mi dicevate ch'eravate imbarazzato su ciò che dovevate
fare?.. Ma aspettate, ritornate a darmi questo zaffiro, quello, di cui
parlava deve avere una delle sue faccette scagliata per cagion di un
certo accidente.
D'Artagnan levò di nuovo l'anello dal dito, e lo rese ad Athos.
Athos fremette.
— Guardate, disse egli, guardate! non è questa una scagliatura?
E mostrava a d'Artagnan il luogo ove si ricordava che doveva esistere.
— Ma da chi proviene questo zaffiro, Athos?
— Da mia madre, che lo aveva dalla madre sua. Come io diceva, questo è
un vecchio gioiello che non doveva mai uscire dalla mia famiglia.
— E voi lo avete venduto? domandò con esitazione d'Artagnan.
— No, rispose Athos con un singolar sorriso: io l'ho regalato in un'ora
d'amore, come è stato dato a voi.
D'Artagnan rimase egli pure pensieroso. Gli sembrava scorgere nella
vita di milady degli abissi, le di cui profondità erano oscure e
terribili.
Egli mise l'anello, non più in dito, ma in saccoccia.
— Ascoltate, gli disse Athos prendendolo per la mano: voi sapete se
io vi amo; d'Artagnan, se avessi un figlio non lo amerei più di voi;
ebbene! credetemi, rinunciate a questa donna; io non la conosco, ma una
specie d'interno presentimento mi dice che è una creatura perduta, e
che in essa vi è qualche cosa di fatale.
— Avete ragione, disse d'Artagnan. Io me ne separerò. Vi confesso che
questa donna spaventa me pure.
— Avrete voi questo coraggio? disse Athos.
— Io lo avrò, rispose d'Artagnan, e sull'istante medesimo.
— Ebbene, davvero, figlio mio; voi avete ragione, disse il gentiluomo
stringendo la mano al Guascone con una affezione quasi paterna. E Dio
voglia che questa donna, che è appena entrata nella vostra esistenza,
non vi lasci una traccia funesta!
E Athos salutò d'Artagnan con un movimento della testa, come un uomo
che vuol far comprendere che non sarebbe dispiacente di rimaner solo
coi suoi pensieri.
Entrando in casa sua d'Artagnan ritrovò Ketty che lo aspettava. Un mese
di febbre non avrebbe fatto così gran cambiamento nella povera giovane,
quanto lo aveva operato un'ora o due di gelosia e di dolore.
Ella era mandata dalla sua padrona al conte de Wardes. La sua padrona
era folle d'amore, ebbra di gioia. Ella voleva sapere dal conte se
avesse potuto sollecitare l'istante del convenuto appuntamento.
E la povera Ketty pallida e tremante aspettava la risposta di
d'Artagnan.
Athos aveva una grande influenza sul giovane. I consigli del suo amico,
uniti a' sentimenti del proprio cuore e alla rimembranza della signora
Bonacieux che non l'abbandonava che raramente, l'avevano determinato,
ora che il suo orgoglio era salvato, a non più rivedere milady. Per
tutta risposta, prese una penna e scrisse la seguente lettera come
aveva fatto la prima volta.
«Non contate sopra di me, signora; dopo la mia convalescenza, ho tante
conversazioni di questo genere da accordare, che mi è abbisognato
mettere un certo ordine. Quando verrà il vostro turno, avrò io stesso
l'onore di darvene avviso. Vi bacio la mano».
Del zaffiro non fece parola; il Guascone voleva conservarlo fino a
nuovo ordine, come un'arma contro milady.
Del resto si avrebbe torto a giudicare delle azioni di un'epoca
messe a confronto colle azioni di un'altra epoca. Ciò che in oggi si
considererebbe come un'onta ad un galantuomo, allora era una cosa del
tutto semplice e naturale.
D'Artagnan consegnò la sua lettera a Ketty aperta, la quale la lesse,
la prima volta senza capirla, e poco mancò che non divenisse pazza per
la gioia quando la rilesse.
Ketty non poteva credere a questa felicità; d'Artagnan fu obbligato
di ripeterle a viva voce quelle assicurazioni che teneva scritte.
Qualunque avesse potuto essere, col carattere impetuoso di milady, il
pericolo che correva la povera fanciulla nel rimettere quella lettera
alla sua padrona, non per questo ella non ritornò meno alla piazza
Reale con tutta la sveltezza delle sue gambe.
Il cuore della donna la più buona, è senza pietà pei dolori della sua
rivale.
Milady aprì la lettera con non minor fretta di quella che aveva avuta
Ketty a portarla; ma dalle prime parole ch'ella lesse, diventò livida;
quindi contorse rabbiosamente la carta, finalmente si voltò con un
baleno sugli occhi dal lato di Ketty.
— Che cosa è questa lettera? diss'ella.
— È la risposta a quella della signora, rispose Ketty tutta tremante.
— Impossibile! riprese milady, impossibile che un gentiluomo scriva ad
una donna una simile lettera!
Poi ad un tratto gridò:
— Mio Dio! saprebbe egli?
E si arrestò fremendo. I denti le stridevano: divenne color di cenere;
volle fare un passo verso una finestra per respirare un poco d'aria,
ma non potè reggersi sulle gambe, la forza le mancò, e cadde sopra un
sofà.
Ketty credè che si sentisse male e si precipitò per slacciarle il
busto. Ma milady si rialzò prestamente;
— Che volete voi? e perchè mi mettete la mano addosso?
— Io credeva che la signora si sentisse male, e credeva arrecarle
soccorso, rispose la cameriera spaventata dalla terribile espressione
che aveva assunta la figura della sua padrona.
— Io sentirmi male! io? mi prendete forse per qualche donnicciuola?
quando mi si insulta io mi vendico, intendete voi?
E colla mano fece un segno a Ketty perchè uscisse.