Finalmente giunse quella sera aspettata con tanta impazienza da Porthos
e da d'Artagnan.
D'Artagnan, come d'ordinario, si presentò da milady verso le nove
ore. Egli la ritrovò di un umore grazioso; giammai egli era stato così
ben ricevuto. Il nostro Guascone vide dal primo colpo d'occhio che il
preteso biglietto del conte de Wardes era stato presentato da Ketty
alla sua padrona, e che questo biglietto produceva il suo effetto.
Ketty entrò per portare i sorbetti. La sua padrona la trattò
cortesemente, e le sorrise col suo più grazioso sorriso. Ma la povera
giovane era così trista per la presenza di d'Artagnan vicino alla sua
padrona, che non s'accorse della benevolenza di milady.
D'Artagnan guardava, l'una dopo l'altra, ed era costretto a confessare
che la natura si era sbagliata nel formarle.
Alla gran dama aveva data un'anima venale e perfida, alla cameriera
aveva dato un cuore amoroso ed affezionato.
A dieci ore, milady cominciò a comparire inquieta: d'Artagnan indovinò
benissimo che cosa voleva dire; ella guardava l'orologio a pendolo, si
alzava, ritornava a mettersi a sedere, e sorridea a d'Artagnan in un
modo che voleva dire:
— Voi certamente siete amabilissimo, ma voi sareste altrettanto
obbligante se ve ne andaste.
D'Artagnan si alzò e prese il suo cappello; milady gli dette la sua
mano a baciare. Il giovane sentì stringersi la sua mano e capì che
questo era un sentimento, non di civetteria, ma di gratitudine per la
sua partenza.
— Ella lo ama furiosamente! mormorò egli.
Quindi partì.
Questa volta Ketty non lo aspettava nè nell'anticamera, nè nel
corridoio, nè sulla gran porta. Bisognò che d'Artagnan ritrovasse da se
solo la sala e la piccola camera.
Ketty era assisa col viso nascosto nelle sue mani, e piangeva.
Ella intese entrare d'Artagnan, ma non alzò la testa. Il giovane andò a
lei e le prese le mani, allora ella scoppiò in singhiozzi.
Come lo aveva supposto d'Artagnan, milady nel ricevere la lettera, che
credeva fosse la risposta del conte de Wardes, aveva, nel delirio della
sua gioia, confessato tutto a Ketty; quindi in ricompensa del modo con
cui quella volta aveva eseguita la sua commissione, le aveva regalata
una borsa.
Ketty rientrando in camera sua, aveva gettata la borsa in un angolo,
ove era rimasta aperta, spargendo tre o quattro monete d'oro sul
tappeto.
La povera giovane, alla voce di d'Artagnan, rialzò finalmente la
testa. D'Artagnan fu spaventato dallo sconvolgimento del suo viso; ella
congiunse le sue mani con un'aria supplichevole, ma non osò di dire una
parola.
Per quanto fosse poco sensibile il cuore di d'Artagnan, si sentì
intenerito da questo muto dolore; ma egli stava troppo attaccato ai
suoi progetti, e soprattutto a questo, per non cambiar niente nel
programma che aveva stabilito in antecedenza; egli non lasciò a Ketty
alcuna speranza d'impedire la temeraria intrapresa che aveva risoluta;
soltanto la rappresentò a lei per quello che realmente era, vale a
dire come una semplice vendetta contro la civetteria di milady, e
come l'unico mezzo che avesse avuto, dominandola colla paura di uno
scandalo, di ottenere da lei le informazioni che desiderava sul conto
della sig. Bonacieux.
Questo piano, del resto, diveniva tanto più facile ad eseguirsi, in
quanto che milady, per dei motivi che ora non si possono spiegare, ma
che sembravano avere una grande importanza, aveva raccomandato a Ketty
di spegnere tutti i lumi nel suo appartamento, ed anche quelli nella
camera della confidente.
In capo a pochi istanti s'intese milady che rientrava nella sua camera.
D'Artagnan si slanciò subito nel suo armadio; appena vi si era chiuso,
si sentì suonare il campanello.
Ketty entrò dalla sua padrona, e non lasciò la porta aperta; ma il
tramezzo delle due camere era così sottile, che s'intendea presso a
poco tutto quello che si diceva dalle due donne.
Milady sembrava ebbra di gioia; ella si faceva ripetere da Ketty i più
piccoli particolari della pretesa conversazione, fra la sua confidente
e de Wardes, in che modo aveva ricevuto la lettera, come le aveva
risposto, quale era l'espressione del suo viso, s'egli sembrava molto
innamorato; e a tutte queste domande la povera Ketty, costretta di far
buona apparenza, rispondeva con voce soffocata, di cui la padrona non
rimarcava neppure l'accento doloroso, tanto la felicità è egoista.
Finalmente, siccome si avvicinava l'ora della sua conversazione col
conte, milady fece di fatti spegnere tutti i lumi del suo appartamento,
e ordinò a Ketty di rientrare nella sua camera, e d'introdurre de
Wardes tosto che si fosse presentato.
L'aspettativa di Ketty non fu lunga. Appena d'Artagnan ebbe veduto
dal foro della serratura che tutto l'appartamento era nelle tenebre,
si slanciò dal suo nascondiglio nello stesso istante in cui Ketty
richiudeva la porta di comunicazione.
— Che cosa è questo rumore? domandò milady.
— Sono io, disse d'Artagnan a mezza voce, sono io, il conte de Wardes.
— Oh! mio Dio! mio Dio! mormorò Ketty, non ha neppure potuto aspettare
l'ora ch'egli stesso aveva stabilita.
— Ebbene! disse milady con voce tremante, perchè non entrate? Conte,
conte, soggiunse, voi sapete io vi aspetto.
A questo appello, d'Artagnan allontanò dolcemente Ketty, e si slanciò
nella camera di milady.
Se la rabbia ed il dolore devono turbare un'anima, è quella dell'amante
che riceve, sotto un nome che non è il suo, delle proteste di amore che
vengono indirizzate al suo rivale.
D'Artagnan era in una situazione dolorosa, che non aveva preveduta; la
gelosia gli mordeva il cuore, e soffriva quasi tanto quanto la povera
Ketty, che in quello stesso momento piangeva nella camera vicina.
— Sì, conte, diceva milady colla sua voce più dolce, stringendo la di
lui mano fra le sue; sì, io sono felice dell'amore che i vostri sguardi
e le vostre parole mi hanno sempre espresso ogni qualvolta ci siamo
incontrati. Io pure, io vi amo. Oh! domani, domani, io voglio da voi un
qualche pegno che mi provi che pensate a me; e perchè voi non abbiate a
dimenticarvene, prendete.