[2683] Raynaldus, Annal. Eccl.
[2684] Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, lib. 3, tom. 21 Rer. Ital.
[2685] Blondus, Dec. II, lib. 5.
[2686] Ammirat., Istor. di Firenze, lib. 20.
[2687] Raynaldus, Annal. Eccl. Blondus, et alii.
[2688] Johann. Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.
[2689] Anonimo, Ist. di Firenze, tom. 19 Rer. Ital.
[2690] Stephan. Infessuta Diar.
[2691] Petroni, Istor., tom. 24 Rer. Ital.
[2692] Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, lib. 3, tom. 21 Rer. Ital.
[2693] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.
[2694] Poggius, Histor., lib. 7, tom. 20 Rer. Ital. Bonincontrus,
Annal., tom. 21 Rer. Ital.
[2695] Ammirati, Istoria di Firenze, lib. 20.
[2696] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.
[2697] Cronica di Rimini, tom. 15 Rer. Ital.
[2698] Neri Capponi, Comment., tom. 18 Rer. Italic.
[2699] Ammirati, Istor. di Fir., lib. 20.
[2700] Sanuto, Istor. di Venez., tom. 22 Rer. Ital.
[2701] Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, lib. 3, tom. 21 Rer. Ital.
[2702] Guichenon, Hist. de la Maison de Savoye, tom. 1.
[2703] Giornal. Napol., tom. 21 Rer. Ital. Bonincont. Annal., tom. eod.
[2704] Guichenon, Hist. de la Maison de Savoje, tom. 1.
Anno di CRISTO MCCCCXXXV. Indiz. XIII.
EUGENIO IV papa 5.
SIGISMONDO imperadore 3.
Confermarono in quest'anno i Veneziani e Fiorentini la lega loro per
dieci anni avvenire, per opporsi allora e dipoi agl'inquieti pensieri
del duca di Milano[2705]. Ma il manieroso _Niccolò marchese_ d'Este
e signor di Ferrara, eletto dalla provvidenza per dare ne' tempi
addietro la pace all'Italia, questa volta ancora si sbracciò per
ismorzar la nuova insorta guerra. Il credito della sua onoratezza in
sì fatti maneggi animò il papa e tutte le altre potenze guerreggianti
a compromettere in lui le lor differenze[2706]: laonde nel dì 10
d'agosto furono segnati gli articoli della pace, vantaggiosi al papa,
come si può vedere nella Storia del Biondo[2707]; per li quali cessò la
guerra di Romagna, Imola fu restituita al papa, e Bologna anch'essa si
ridusse alla di lui ubbidienza. Tornò allora in essa città _Antonio de'
Bentivogli_ capo di sua fazione con altri fuorusciti, e quantunque non
ribello del papa, anzi in addietro sempre a lui aderente, pure nel dì
23 di dicembre, per ordine di Baldassare di Offida ministro pontificio
essendo stato preso, gli fu iniquamente e senza misericordia tagliata
la testa. Per questo fatto tirannico fu vicina a ribellarsi di nuovo
la città di Bologna. Gran festa nel gennaio del presente anno[2708] fu
fatta in Ferrara per le nozze di _Lionello_, figliuolo del _marchese
Niccolò_ d'Este, con _Margherita_ figliuola di _Gian-Francesco da
Gonzaga_ marchese di Mantova. _Marsilio da Carrara_, unico figliuolo
legittimo di _Francesco II_ già signore di Padova[2709], fin qui
avea menata vita privata e quieta, guardandosi dall'insidie di chi
potea desiderar la sua morte. L'andò a cercare egli stesso nel marzo
di quest'anno coll'avere ordito in Padova un trattato con alcuni di
que' cittadini, che gli doveano aprire una porta e far ribellare la
città. Nell'andare colà, ossia che fosse tradito da un suo compadre,
oppure che i villani del Vicentino il riconoscessero, fu preso, e
pagò colla testa l'infelice esito de' suoi disegni: alla qual pena
soggiacquero ancora non pochi de' congiurati padovani. Prima poi che
seguisse la sopra mentovata pace[2710], il conte _Francesco Sforza_
generale della lega era venuto in Romagna colle sue genti con disegno
di opporsi a _Niccolò Piccinino_ spedito colà dal duca di Milano.
Per la di lui lontananza incoraggito _Niccolò Fortebraccio_ nemico
del papa, con una marcia sforzata arrivò addosso a _Leone Sforza_,
lasciato dal conte Francesco suo fratello a Todi con mille cavalli e
cinquecento fanti per guardia de' suoi Stati, e il fece prigione coi
più del suo seguito. Dopo di che stese le conquiste e i saccheggi nel
territorio di Camerino, minacciando anche il resto della Marca. Fu da
ciò obbligato il conte Francesco a volare colà. Spedito _Alessandro
Sforza_ suo fratello con _Taliano Furlano_ contra d'esso Fortebraccio,
che assediava allora Capo del Monte, su quel di Camerino attaccò la
battaglia. Andò in rotta l'armata di Fortebraccio, ed egli stesso
mortalmente ferito finì da lì a poco di vivere. Rallegrate le milizie
vincitrici del conte col ricchissimo bottino, furono appresso condotte
ad Assisi, già occupato dal suddetto Fortebraccio. Si rendè al papa
quella città, e Leone fratello del conte fu rimesso in libertà.
Ma quello che più strepitoso riuscì nell'anno presente ci vien
suggerito dalla Storia di Napoli[2711]. Poco stette la regina di
Napoli _Giovanna II_, inferma da qualche tempo, a tener dietro al
defunto suo figliuolo adottivo _Lodovico d'Angiò_. Mancò ella di
vita nel febbraio, con lasciar erede _Renato_ ossia _Rinieri d'Angiò
_fratello di Lodovico. Vi fu chi pretese ingiusto quel suo testamento.
Dimorando allora in Sicilia _Alfonso re d'Aragona_, teneva sempre
gli occhi aperti sopra i fatti del regno di Napoli, e già era nel suo
partito _Gian-Antonio degli Orsini_ principe di Taranto col duca di
Sessa e con altri baroni. Trovossi allora diviso il regno in varie
fazioni. _Papa Eugenio IV_, pretendendolo devoluto alla santa Sede,
non solamente spedì colà i monitorii, ma diede ordine a _Giovanni
Vitellesco_ di entrarvi coll'armi pontificie; nè gli mancava il suo
partito. La città di Napoli con assai altre città e baroni teneva
quello degli Angioini. E in terzo luogo, siccome ho detto, facendo il
re Alfonso valere l'adozione già di lui fatta, benchè ritrattata dalla
regina, ed assistito da molti di sua fazione, si mise in punto per
ottener colla forza ciò che gli era contrastato dalle altre contrarie
fazioni. Unita dunque una possente flotta, andò a sbarcare nel regno
di Napoli, e a congiugnersi col duca di Sessa: nel qual tempo _Jacopo
Caldora_ e _Michele Attendolo_ assediavano Capoa, occupata dalle
genti del principe di Taranto. Gran peso avrebbe dato alle armi del
re Alfonso l'acquisto di Gaeta città forte e mercantile: però la
strinse d'assedio per mare e per terra, e cominciò a bersagliarla
colle bombarde. Non sapendo i Gaetani, mal preparati alla difesa,
a chi ricorrere, spedirono per aiuto a Genova. Nemici capitali dei
Catalani erano da gran tempo i Genovesi; e questo motivo aggiunto
alle esortazioni del duca di Milano loro signore, che si dichiarava
malcontento del re Alfonso, bastò per muoverli[2712]. Dopo aver dunque
spedite due galee in soccorso di quella città, fecero un armamento
di tredici grosse navi sotto il comando di _Luca Asereto_, valente
maestro di guerra nelle armate di mare, e quello inviarono nel dì 22
di luglio alla volta di Gaeta. Appena ebbe l'animoso re Alfonso inteso
l'avvicinamento di questa flotta, che in persona salì sulla propria,
e si dispose per incontrare i nemici. Era essa composta di quattordici
grosse navi e di undici galee, sopra le quali lo stesso re con tutta la
nobiltà sua e dei baroni regnicoli, e con circa undici mila combattenti
andarono come ad un sicuro trionfo, stante la troppa loro superiorità
di forze. Le grida e le ingiurie, colle quali assalirono l'armata
genovese, diedero, nel dì cinque d'agosto verso l'Isola di Ponza il
principio alla terribil battaglia che quasi dal nascere del sole durò
sino al suo tramontare. In essa fecero di grandi prodezze le milizie
del re Alfonso; ma non si può abbastanza descrivere la bravura de'
Genovesi, a' quali venne fatto di pienamente sconfiggere la contraria
armata[2713], e di far prigione lo stesso re _Alfonso, Giovanni re
di Navarra_ ed _Arrigo gran mastro_ di San Jacopo suoi fratelli,
_Gian-Antonio Orsino_ principe di Taranto, _Jacopo Marzano duca_ di
Sessa, _Angelo Gambatesa conte_ di Campobasso, _Onorato Gaetano conte_
di Morcone, ed altri non pochi signori, de' quali tralascio il nome.
Delle quattordici navi del re una sola si salvò, in cui era l'infante
_don Pietro_ suo fratello.
Questa insigne vittoria di mare animò _Francesco Spinola_ ed _Ottolino
Zoppo_, che pel duca di Milano difendeano Gaeta, a tentare anch'essi
la lor fortuna; ed usciti colle lor genti contra degli assedianti,
vi diedero dentro, e li misero in rotta: con che restò interamente
libera quella città. Ciò fatto, i vittoriosi Genovesi, bruciate le
navi prese, e ritenuti i soli gran signori, fecero vela alla volta
di Genova, senza volersi mettere ad altra impresa. Colà giunti, ed
informato _Filippo Maria duca_ di Milano di quel prospero avvenimento,
volle che si conducessero a Milano tutti i prigioni. Ossia che i
consigli del _Piccinino_ od altri motivi politici avessero forza
nell'animo del duca; oppure che il re Alfonso, principe di mirabil
senno ed eloquenza, sapesse ben valersi della sua lingua e delle
sue proferte in tal congiuntura, certo è che il duca il trattò come
amico, e magnificamente l'alloggiò; e, fatta lega con lui, da lì
a poco tempo il rimise in libertà con tutti i suoi. Portata questa
nuova a Genova, se ne alterò sì forte quel popolo tra per l'odio loro
a' Catalani, e per vedere sì miseramente perduto il frutto della lor
vittoria, giacchè senza alcun riscatto, senza alcun vantaggioso patto
per loro fu rilasciato Alfonso con tanta baronia, che fin d'allora
cominciò a macchinar la risoluzione di sottrarsi al dominio del duca,
di cui peraltro erano malsoddisfatti, perchè loro non avea mantenuti
i patti[2714]. Pertanto, nel dì 12 di dicembre, prese le armi, e
gridando: _Viva la libertà_, si sollevarono, ed uccisero _Obizzino_
ossia _Pacino da Alzate_ ossia _Alciato_, governator della città, e
scossero affatto il giogo duchesco. Questo guadagno fece colla sua
generosità il duca di Milano. Aveano intanto i Napoletani[2715] spediti
messi per chiamare a Napoli _Renato d'Angiò_ conte di Provenza, a cui
diedero il titolo di re. Ma accadde ch'egli era stato fatto prigione
in una battaglia da _Filippo duca_ di Borgogna; nè potendo venire,
spedì la _regina Isabella_ sua moglie, erede del ducato di Lorena e
principessa di gran saviezza, con _Luigi_ suo secondogenito, chiamato
principe di Piemonte. Venne essa; fu ricevuta con onore in Gaeta, e
molto più in Napoli; ed avuta ubbidienza da molte altre città, spedì
_Micheletto Attendolo_ col figliuolo _Luigi_ in Calabria, provincia
che in breve fu ridotta alla divozione di lei. Ma _don Pietro_ infante,
avuto ordine dal _re Alfonso_ suo fratello, dopo la sua liberazione, di
venirlo a prendere, passando con undici galee davanti a Gaeta nel dì di
Natale, e saputo che per la peste vi era restata poca guarnigione, se
ne impadronì; e fermatosi quivi, inviò i legni a levare il fratello.
Nè si dee tacere[2716] che il _patriarca Vitellesco_, trovandosi nel
dì 31 d'agosto a campo contra del _prefetto_ a Vetralla, l'ebbe per
tradimento in mano, e gli fece tosto mozzare il capo nella piazza di
Soriano. Continuava intanto il concilio di Basilea, col consenso bensì
del papa, ma non senza quotidiani disgusti del medesimo pontefice, che
specialmente s'ebbe a male nell'anno presente che que' Padri avessero
abolite le annate de' benefizii, pretendendo essi che puzzassero di
simonia, e data con ciò una fiera stoccata all'erario pontificio, il
popolo di Fabriano si sollevò in questo anno[2717] contro a _Tommaso
Chiavelli_ tiranno della lor città, e dopo fatto un orrido macello di
lui e di tutta la sua famiglia, si diedero al conte _Francesco Sforza_,
che vi mise presidio.