NOTE:

[2648] Raynald., Annal. Eccles.

[2649] Blondus, lib. 5, Dec. 3. Sabellicus, Platina, et alii.

[2650] Poggius, Hist., lib. 7, tom. 20 Rer. Ital.

[2651] Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Italic. Neri Capponi,

Comment., tom. 18 Rer. Ital.

[2652] Ammirati, Istor. Fiorentina, lib. 20.

[2653] Petrus Russ., Hist. Senens., tom. 20 Rer. Italic.

[2654] Sanuto, Istor. Venet., tom. 23 Rer. Ital.

[2655] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.

[2656] Sanuto, Ist. Ven., tom. 22 Rer. Ital.

[2657] Cronica di Ferrara, tom. 25 Rer. Ital.

[2658] Ammirati, Istor. Fiorent., lib. 20.

[2659] Annales Foroliviens., tom. 22 Rer. Ital.

[2660] Guichenon, Hist. de la Maison de Savoye, tom. 1.

[2661] Johann. Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.

[2662] Cronica di Rimini, tom. 15 Rer. Ital. Annales Foroliviens., tom.

22 Rer. Ital.

[2663] Giornal. Napol., tom. 21 Rer. Ital.

[2664] Hist. Sicula, tom. 24 Rer. Ital.

Anno di CRISTO MCCCCXXXIII. Indiz. XI.

EUGENIO IV papa 3.

SIGISMONDO imperatore 1.

Coll'essersi fermato in Siena quasi un anno _Sigismondo re_ de'

Romani, convertì le brevi benedizioni di quel popolo in maledizioni

senza fine, stante lo strabocchevol aggravio che lor dava la sì

lunga permanenza non meno di questo principe, che della sua corte

e gente di armi[2665]. Maneggiava egli intanto i suoi interessi con

_papa Eugenio IV_ per ottener la corona imperiale; e finalmente dopo

essersi spianate tutte le difficoltà che il sospettoso pontefice

avea frapposto, e dopo essersi conchiusa la pace fra le potenze

guerreggianti, egli da Siena si mosse alla volta di Roma. Seguì,

dissi, la pace fra i Veneziani e Fiorentini dall'una, e _Filippo

Maria Visconte_ duca di Milano dall'altra, e i lor collegati, per

opera spezialmente dì _Niccolò marchese_ d'Este, signor di Ferrara,

Modena e Reggio. Erasi questo principe acquistato già il credito di

paciere d'Italia colla sua onoratezza e destrezza: e siccome amico

d'ognuno, e neutrale nell'ultima guerra, cotante istanze fece, che

ognuno de' principi interessati in essa discordia spedì a Ferrara i

suoi ambasciatori per trattare d'accordo sotto la sua mediazione[2666].

Quivi si trovava ancora _Luigi marchese_ di Saluzzo, suocero dello

stesso marchese Niccolò, che unì i suoi uffizii a sì lodevole impresa.

Dopo essersi dunque digeriti tutti i punti della controversia dai due

marchesi arbitri, finalmente nel dì 26 d'aprile furono sottoscritti

gli articoli della pace. Marino Sanuto[2667] e il Corio[2668] la

fanno conchiusa alcuni giorni prima. In vigor di essa tanto il duca

di Milano, quanto i Veneziani, Fiorentini, Sanesi, Lucchesi ed altri

collegati restituirono le terre occupate nella ultima guerra. Il solo

_Gian-Giacomo marchese_ di Monferrato ebbe molto a penare a vedersi

rimesso interamente in possesso di tutte le terre a lui tolte dal duca

di Milano, e delle altre raccomandate ad _Amedeo duca_ di Savoia.

Promossero amendue varie difficoltà, e tirarono in lungo il più che

poterono la restituzione, con essere stata obbligata per questo la

repubblica veneta a spedire più ambasciatori a fin di sostenere questo

suo malconcio collegato. Intorno a ciò son da vedere Benvenuto da

San Giorgio storico monferrino[2669] e il Guichenone storico della

real casa di Savoia[2670], che son ben discordi nella lor relazione.

Ora dappoichè fu ritornata la calma in Toscana e Lombardia[2671],

_Sigismondo re_ de' Romani, d'Ungheria e di Boemia si mise in

cammino verso Roma, dove pervenne nel dì 21 di maggio, accolto con

gran magnificenza dal popolo romano, e con affetto paterno da _papa

Eugenio_. Nel giorno ultimo dello stesso mese, festa della Pentecoste,

seguì nella basilica vaticana la solenne di lui coronazione secondo

il rito consueto; laonde cominciò egli ad usare ne' suoi diplomi il

titolo d'imperador de' Romani, non usato fin qui dagli eletti se non

dopo aver ricevuta la corona romana[2672]. Partito di Roma nel mese

d'agosto, venne per Perugia, e poscia a Rimini, e per la Romagna, dove

fece varii cavalieri; e nel dì 9 di settembre pervenne a Ferrara[2673],

dove fu magnificamente ricevuto ed alloggiato dal marchese Niccolò, e

diede l'ordine della cavalleria ad _Ercole_ e _Sigismondo_ figliuoli

legittimi di esso marchese, e a _Lionello, Borso_ e _Folco_ bastardi

del medesimo. Passò poscia a Mantova, e quivi, oltre all'aver dato,

siccome accennai poco fa, a _Gian-Francesco_ signore di quella città

il titolo di marchese, stabilì ancora le nozze di _Lodovico_ di lui

figliuolo con _Barbara_ figliuola del marchese di Brandeburgo. Osserva

il Corio[2674] con altri che Sigismondo entrò in Italia amico del duca

di Milano, e ne partì nemico. Per lo contrario, al suo arrivo parea

mal soddisfatto di papa Eugenio e de' Veneziani, ma loro amico se ne

ritornò in Germania. Andossene dipoi a Basilea, dove quel concilio

avea già mosse delle insolite pretensioni contra di papa Eugenio,

con aver anche tirato nel loro parere il _cardinal Giuliano_ legato

presidente di quella sacra assemblea. Sostenne esso imperadore la

dignità pontificia contra di que' sediziosi. Ma di queste controversie

non è mio assunto il trattare, rimettendone la conoscenza alla storia

ecclesiastica.

Non bollivano intanto in cuor di _Filippo Maria_ duca di Milano

se non sospetti e pensieri di vendette. Fra gli altri gli venne in

diffidenza il _conte Francesco Sforza_, ed avea presa la risoluzione

di farlo uccidere; ma, informato il conte di così perverso disegno,

fondato nella sua innocenza[2675], a dirittura se n'andò a Milano, ed

ebbe coll'aiuto degli amici maniera di giustificarsi e di dileguar

tutte le ombre concepute del duca; il quale, mutato l'odio in amore

e carezze, cominciò a riguardarlo come suo figliuolo. Era parimenti

in collera esso duca contra di papa Eugenio, perchè nell'antecedente

guerra avea congiunte l'armi sue con quelle de' Fiorentini ai

danni del medesimo duca. Segretamente adunque s'intese col predetto

Francesco Sforza, il quale, con prendere il pretesto di accorrere

alla difesa degli Stati a lui spettanti in regno di Napoli, ed allora

infestati da _Jacopo Caldora_, licenziato dal duca, direttamente se

ne andò verso il regno per la Romagna. Nel mese di novembre passò

pel Bolognese[2676], e, giunto nella marca d'Ancona, ossia perchè

invitato da que' popoli, oppure per effettuar le occulte commessioni

e trame del duca, cominciò colle sue genti ad insignorirsi di quella

provincia, essendosi unito a lui _Lorenzo Attendolo_ da Cotignola con

altre milizie. Con lettere finte mostrava egli di far quelle conquiste

a nome del concilio di Basilea[2677], che l'avea rotta col papa. Alle

mani di lui volontariamente venne Jesi, e per forza il Monte dell'Olmo,

e quindi Osimo e Fermo colla Rocca, Recanati ed Ascoli, essendo

fuggito _Giovanni Vitellesco_ governatore d'essa provincia. Anche la

città d'Ancona si rendè a lui, e divenne sua tributaria. Si credeano

quei popoli di darsi al duca di Milano, ma il conte chiaramente

protestava di voler esserne egli signore[2678]. Udite queste nuove

il duca, confortollo segretamente a continuar l'impresa. Nello stesso

tempo con altre soldatesche entrarono nel ducato di Spoleti _Taliano

Furlano, Antonello da Siena_ e _Jacopo da Lunato_, condottieri d'armi,

allegando anch'essi, cioè fingendo, d'essere colà inviati dal concilio

suddetto. Nè qui finì tutta la scena. Anche _Niccolò Fortebraccio_,

soprannominato dalla Stella, dianzi capitano del papa medesimo,

rivolse l'armi contra di lui, e, dopo la presa di Tivoli, cominciò ad

infestare la stessa Roma. In grandi angustie ed affanni era per tali

movimenti il pontefice. Rimasta in questi tempi libera dalle guerre

esterne la repubblica fiorentina, ne soffrì un'interna[2679]. _Rinaldo

degli Albizi_ con altri potenti, voglioso di abbattere la fazione di

_Cosimo de' Medici_, il più ricco e saggio di que' cittadini, tanto

fece, che _Bernardo de' Guadagni_ gonfalonier di giustizia, chiamato a

palazzo esso Cosimo, il trattenne prigione. Fu in pericolo la vita di

lui. Tuttavia andò a finir la tempesta in relegar lui per dieci anni a

Padova, Lorenzo suo fratello per due anni a Venezia, e gli altri Medici

in altre città. Fermossi, come già dicemmo, _Alfonso re_ d'Aragona ad

Ischia colla sua flotta, aspettando mutazioni a sè favorevoli nella

corte della regina di Napoli[2680]. Ridusse intanto alla sua divozione

_Jacopo duca_ di Sessa; ma questo servì appunto a rovinare gl'interessi

suoi[2681]; perciocchè _Gabella Ruffa_ duchessa di Sessa, da cui,

siccome favorita della regina, dovea venire il buon vento, essendo

nemica del duca suo marito, voltato mantello, impiegò tutti i suoi

uffizii contra d'Alfonso. Egli dunque trovando deluse le sue speranze,

fatta una tregua di dieci anni colla regina, se ne tornò schernito in

Sicilia. Nel mese di dicembre[2682] _Antonio degli Ordelaffi,_ chiamato

dal popolo, entrò in Forlì, e se ne fece signore, con iscacciarne la

guarnigion pontificia. E _Sigismondo Malatesta_ signore di Rimini,

unito con _Malatesta_ suo fratello, occupò la città di Cervia.

Annali d'Italia, vol. 5 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 183 / 216 题