NOTE:

[2594] Raynaldus, Annal. Eccles. Bzovius.

[2595] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.

[2596] Annal. Foroliviens., tom. 22 Rer. Ital.

[2597] Cronica di Rimini, tom. 15 Rer. Ital. Bonincontrus, Annal., tom.

21 Rer. Ital.

[2598] Billius, Hist., lib. 7, tom. 19 Rer. Ital.

[2599] Ammirat., Istoria di Firenze, lib. 19. Billius, Histor., lib. 7,

tom. 19 Rer. Ital.

Anno di CRISTO MCCCCXXX. Indiz. VIII.

MARTINO V papa 14.

SIGISMONDO re de' Romani 21.

Intento più che mai _papa Martino_ a ricuperare gli Stati della Chiesa

romana, giacchè erano mancati di vita _Carlo_ e _Malatesta_ fratelli

de i Malatesti, procurò di profittar della discordia insorta fra

i consorti di quella famiglia, con ispedire in quelle parti le sue

genti d'armi. Secondo il Biglia[2602], restò egli padrone della ricca

e popolata terra di Borgo San Sepolcro, tanto apprezzata da Carlo

Malatesta, che dianzi n'era in possesso. Conquistò ancora Bertinoro;

e perchè _Guidantonio conte_ d'Urbino secondò l'armi pontifizie in

tale occasione, impadronitosi di alcune castella del Riminese, le

ritenne poi per sè. Lorenzo Bonincontro aggiugne[2603] che i Malatesti

restituirono al papa, oltre al suddetto Borgo San Sepolcro, anche

Osimo, Cervia, Fano, la Pergola e Sinigaglia: la qual ultima città fu

data dipoi da esso pontefice a _Malatesta_ signore di Pesaro. Nella

primavera passarono sul Lucchese le forze de' Fiorentini con gran

voglia e speranza di aggiugnere quella città al loro dominio, e la

strinsero d'assedio[2604]. Ma non tardarono a conoscere, che gran tempo

si richiedea all'impresa, giacchè _Paolo Guinigi_ s'era, il meglio

che avesse potuto, preparato a sostenersi[2605], e a vendere caro

la propria rovina; oltre di che quei cittadini, benchè mal contenti

del di lui governo, pure maggiormente ancora abborrivano quello de'

Fiorentini. _Filippo Brunelleschi_, architetto allora ossia ingegnere

di gran credito in Firenze, fece credere ai suoi di avere in saccoccia

il segreto per ridurre in breve ai lor voleri i Lucchesi. Consisteva

esso in voltare addosso a Lucca la corrente del Serchio, fiume che

passa non lungi alle mura di quella città: proposizione impugnata

da _Neri Capponi_ e da altri[2606], convinti che gli ingegneri, per

conto di dar legge alle acque, sovente formano di bei disegni in

carta, che vani poi riescono alla sperienza. Fu nondimeno accettata,

e dato principio al lavoro con gran copia di guastatori. Ma i

Lucchesi, conosciuta tale intenzione, si premunirono con argini, in

guisa tale, che in vece di nuocere alla città, si rivolse il fiume ad

allagare il campo de' Fiorentini. Intanto Paolo Guinigi tempestava con

lettere e messi gli amici, perchè il sovvenissero in tanto rischio,

e massimamente fece ricorso a _Filippo Maria duca_ di Milano e alla

repubblica di Siena. Vedevano i Sanesi di mal occhio che i Fiorentini

s'insignorissero di Lucca, e spedirono per questo ambasciatori a

Firenze; tanto nulla di meno seppero adoperarsi i Fiorentini, che

in Siena si ratificò la lor lega, e parve quieto quel popolo. Ma

ritrovandosi in essa città di Siena mal soddisfatto de' Fiorentini

Antonio Petrucci, ebbe egli delle segrete commessioni di aiutare il

Guinigi per quanto potesse; e a tal fine si portò a Milano, dove coi

messi del Guinigi attese a muovere quel duca in favore di Lucca. Ne

avea gran voglia _Filippo Maria_. Ma perchè nei capitoli dell'ultima

pace v'era ch'egli non si dovesse impacciare negli affari della Romagna

e Toscana, gli conveniva stare zitto per non riaccendere la guerra.

Tuttavia ricorse ad un ripiego.

Il _conte Francesco Sforza_, fatta già conoscere colla pazienza sua

la sua fede ed innocenza, gli era rientrato in grazia[2607]. A lui

fu data l'incombenza di soccorrere Lucca, e gran somma di danaro

contata in segreto dal Petrucci, dal ministro del _Guinigi_ e, come

fu creduto, anche dal duca, il quale mostrò di licenziarlo dal suo

servigio, siccome capitano venturiere, la cui condotta era finita.

Con quel danaro il conte Francesco rimise ben in arnese le sue

veterane fedeli truppe, e ne assoldò delle altre, e poscia inviatosi

alla volta della Lunigiana, come condotto al soldo del signore di

Lucca, andò a piantarsi a Borgo a Buggiano. Per la venuta di questo

campione sciolsero i Fiorentini l'assedio di Lucca, e si ritirarono

coll'armata a Ripafratta[2608], ed intanto crearono lor generale

_Guidantonio conte d'Urbino_. Di questa congiuntura si prevalsero

i Lucchesi per riacquistare la lor libertà, giacchè s'intese, o fu

finto, che il Guinigi trattava di vendere a' Fiorentini quella città.

Intorno a ciò intesisi prima col conte Francesco, misero un dì le mani

addosso al medesimo _Paolo Guinigi_, ed appresso svaligiarono tutto

il suo palazzo, nel qual mentre _Ladislao_ suo figliuolo fu anche

egli detenuto prigione dal conte Francesco. Il Guinigi con tutti i

suoi figliuoli, per le istanze de' Lucchesi, fu condotto al duca di

Milano, nelle cui carceri terminò dopo due anni i suoi giorni. Attese

intanto la Sforza a ricuperare varie terre del territorio lucchese; ed

è ben lecito il credere che gran somma d'oro ricavasse dai Lucchesi

per averli doppiamente beneficati, liberandoli dalle unghie de'

Fiorentini e dall'interno giogo tirannico del Guinigi. Il bello fu,

che anche i Fiorentini, per levar di Toscana questo noioso ostacolo

ai loro disegni, ricorsero alla spada d'oro, capace di tagliare ogni

nodo. Per coonestare il fatto, si trovò che essendo restato creditore

di settanta mila fiorini d'oro _Sforza_ padre del _conte Francesco_,

se gli pagherebbe questo danaro, purchè uscisse di Toscana, e si

obbligasse per alcuni mesi di non andare ai servigi del duca di Milano.

Pagato il contante, egli passò in Lombardia, e colle sue genti venne ad

accamparsi su quello della Mirandola. Minutamente si trova descritta

questa guerra da Andrea Biglia[2609]. Indarno mandarono i Lucchesi a

Firenze per placare quella signoria. Non sapeano i Fiorentini digerire

di aver fatta tanta spesa contra de' Lucchesi, e che in bene de' soli

Lucchesi si fosse convertito tutto il loro sforzo. Perciò partito che

fu Francesco Sforza, tornarono, come prima, all'assedio di Lucca[2610],

e i Lucchesi tornarono a pulsare il duca di Milano per soccorso. Perchè

_Filippo Maria_ volea pure aiutarli, e nello stesso tempo parere di

non intricarsi in que' fatti, permise che i Genovesi formassero una

particolar lega coi Lucchesi, allegando che, secondo i lor privilegii,

poteano farla[2611]. _Niccolò Piccinino_ in questi tempi attendeva a

sottomettere le terre de' Fieschi e della Lunigiana al duca di Milano.

Si mostrò che i Genovesi l'avessero eletto per lor capitano; e questi

in fatti colle sue genti d'armi s'inviò verso Lucca, e fu a fronte

del campo fiorentino, restando solamente frapposto il fiume Serchio

fra le armate. Era di parere il conte di Urbino che non si togliesse

battaglia. Venuto di Firenze ordine in contrario, seguì a dì 2 di

dicembre un fatto d'armi funesto all'esercito fiorentino, il quale

interamente fu rotto con prigionia di mille e cinquecento cavalieri,

con perdita di bagaglio e di attrecci, e con altri danni. Il _conte

Urbino_, _Niccolò Fortebraccio_ e gli altri capitani, ben serviti

dai lor cavalli, si salvarono chi a Librafatta e chi a Pisa[2612].

Intanto la peste era in Lucca, e non ne era esente Genova, Roma ed

altre città, fra le quali anche Firenze. Ora i Fiorentini, avendo

spediti i loro ambasciatori a Venezia, faceano gran fuoco per rinnovar

la guerra contra del duca di Milano, pretendendo che egli avesse

contravvenuto ai patti della pace. Per attestato del Sanuto[2613], nel

dì 22 d'agosto fu confermata la lega dei Veneziani e Fiorentini contra

del duca di Milano. Nè si dee tacere che in questo anno la città di

Bologna, sempre inquieta, perchè divisa dalle fazioni bentivoglia e de'

Canedoli, tumultuò[2614], e da Baldassare Canedolo, unito coll'abbate

de' Zambeccari, nel dì 17 di febbraio furono barbaramente uccisi

nello stesso palazzo degli anziani Egano de' Lambertini, Niccolò de'

Malvezzi, ed altri aderenti de' Bentivogli. Per cagione di queste

turbolenze il cardinale legato uscì della città e si ritirò a Cento.

Arrivò poi nel dì 25 di giugno il vescovo di Turpia colle bolle della

legazion di Bologna; e questi, raunate le milizie della Chiesa con

_Antonio Bentivoglio_ e con gli altri fuorusciti, cominciò la guerra

contro a quella città. Continuarono tutto quest'anno le ostilità, e

intanto si trattava d'accordo col papa; ma questo non fu conchiuso se

non nell'anno seguente.

Annali d'Italia, vol. 5 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 180 / 216 题