NOTE:

[2499] Cribell., Vit. Sfort., tom. 19 Rer. Ital.

[2500] Campanus, Vit. Brachii, tom. 18 Rer. Ital.

[2501] Bonincont., Annal., tom. 21 Rer. Ital.

[2502] Histor. Sicula, tom. 24 Rer. Ital.

[2503] Raynaldus, Annal. Eccles.

[2504] Giornal. Napolet., tom. 21 Rer. Ital.

[2505] Bonincontrus, Annal., tom. eod.

[2506] Cribell., Vit. Sfortiae, tom. 19 Rer. Ital.

[2507] Campanus, Vita Brachii, tom. 19 Rer. Ital.

[2508] Sanuto, Istor. Ven., tom. 22 Rer. Ital. Corio, Istoria di Milano.

[2509] Johann. Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.

[2510] Ammirato, Istoria Fiorentina, lib. 18.

Anno di CRISTO MCCCCXXII. Indiz. XV.

MARTINO V papa 6.

SIGISMONDO re de' Romani 13.

Anno di pace per l'Italia fu questo, e però niuno importante

avvenimento viene somministrato alla storia. Veggendo il pontefice

in gran declinazione gli affari del re _Lodovico d'Angiò_, e

rincrescendogli ormai di gittar tanto danaro per voler sostenere un

edifizio che da troppe parti minacciava rovina, prese il partito di

trattare un accordo[2512]. Pertanto di nuovo spedì a Napoli i due

cardinali legati, se pure n'erano essi partiti, con istruzioni nuove,

affinchè trovassero temperamento all'emulazione e guerra dei due re.

_Alfonso_, oltre alla sua naturale accortezza, avea in mano di che far

guerra al papa: cioè minacciava tuttodì di far risorgere il tuttavia

vivente Pietro di Luna, già _Benedetto XIII_, condannato dal concilio

di Costanza, e di farlo riconoscere di bel nuovo per papa nell'Aragona,

Sardegna, Sicilia e regno di Napoli. Perciò fu d'uopo che papa

Martino facesse il latino come volle Alfonso. Indusse dunque Lodovico

d'Angiò nel mese di marzo a rimettere in mano de' legati Aversa e

Castello-a-mare: luoghi che poi da lì a qualche tempo furono da essi

cardinali consegnati alla _regina Giovanna_. Se ne tornò Lodovico a

Roma senza danari, senza credito, a vivere, come potè, di ciò che il

papa gli diede. Venuto l'aprile, il re Alfonso andò sotto Sorrento e

Massa, e gli ebbe a patti, volendo che si rendessero a lui, e non alla

regina: azione che alla medesima dispiacque non poco, cominciandosi

a conoscere che il figliuolo adottivo s'istradava a far da padrone

e ad occupar la signoria. Ma più se ne alterò il suo favorito, cioè

_Ser Gianni Caracciolo_ gran senescalco, il quale già mirava in aria

il precipizio dalla sua autorità, qualora il re Alfonso crescesse

nella potenza e nel comando. Il perchè tanto egli quanto la regina si

diedero sotto mano a tirare nel loro partito _Sforza Attendolo_[2513];

anzi persuasero al medesimo re che util cosa sarebbe il guadagnare

questo insigne capitano, perchè tuttavia molti conti e baroni del

regno tenevano la fazione angioina, alla quale, con levarle Sforza, si

sarebbono tagliate le penne maestre[2514]. _Braccio_ fu quegli che ebbe

l'incombenza di trattarne, proponendo un colloquio con esso Sforza. In

fatti, confidato Sforza nell'onoratezza di Braccio, animosamente l'andò

nella state a trovar nel suo campo. Rinnovarono allora questi due

valorosi emuli l'interrotta amicizia, e per due ore ebbero insieme una

conferenza, in cui dicono che Braccio sinceramente rivelò all'altro le

trame da lui fatte col _conte Niccolò Orsino_ e con _Tartaglia_ contra

di lui. Quivi ancora fu conchiuso che Sforza fosse rimesso in grazia

di Giovanni e d'Alfonso, cedendo loro l'importante luogo della Cerra.

Ciò fatto, si restituì Braccio sollecitamente a Perugia, invogliato

di sottoporre al suo impero Città di Castello, dove era invitato dai

fuorusciti. Comparve d'avanti a quella città colle sue milizie, e

giacchè i Fiorentini, suoi singolari amici, chiudevano gli occhi alle

di lui conquiste, ne imprese l'assedio. Si sostennero que' cittadini

finchè videro tutto preparato per un generale assalto, ed allora

esposero bandiera bianca; e così Braccio n'entrò senza maggiore sforzo

in possesso. Scrive il Buonincontro, ed è seco Leodrisio Crivello, che

in tal congiuntura Braccio fece un'irruzione in quel di Norcia, e poi

del Lucchese, ricavandone grandi somme d'oro. Ma, per conto del tempo,

può essere che s'ingannino. Abbiamo già veduto appartenere agli anni

addietro il danno da lui recato a que' due territorii. Intanto perchè

la peste era entrata in Napoli, e la regina col re Alfonso ritiratasi

a Gaeta, quivi soggiornava colla sua corte, Sforza si portò colà, e fu

ben ricevuto sì da lei, come dal gran senescalco Caracciolo. Non così

dal re Alfonso, che in questo prode uomo trovava un impedimento ai

disegni della sua ambizione. Le apparenze dell'accoglimento fattogli

da esso re furono belle, ma si stette poco a scoprire ch'egli il mirava

di mal occhio; e però tanto più la regina e il Caracciolo si strinsero

collo stesso Sforza. Andavano pertanto ogni giorno più crescendo le

loro gelosie, ed erano da amendue le parti gli animi turbati; laonde fu

di mestieri venire ad una composizione, per cui si dichiarò che Sforza

servisse di difensore del regno non meno alla regina, che al re, ed

egli fosse tenuto a prendere le armi pel primo d'essi che il chiamasse

in suo aiuto. Dopo di che Sforza colle sue genti andò a passare il

verno a Villafranca presso Benevento, e poscia alla città di Troia.

Altro non si sa che facesse in questo anno _Filippo Maria_ duca di

Milano, se non empiere di sospetti i rettori di Firenze[2515] sì per

l'acquisto fatto di Genova, come per gli altri patti stabiliti con

_Tommaso da Campofregoso_, che non potesse vendere se non ai Genovesi

Sarzana. Teneva inoltre al suo soldo _Angelo dalla Pergola_, rinomato

condottier di armi, che stanziava in questi tempi col suo corpo di

gente su quel di Bologna. Crebbero perciò le gelosie de' Fiorentini,

gente che sapea adoperare il microscopio negli affari del mondo.

Venuto in oltre a morte nel dì 25 di gennaio[2516] _Giorgio Ordelaffi_

signore di Forlì, con lasciar successore nel dominio _Tebaldo_ suo

figliuolo in età d'anni nove, la cui tutela fu assunta da Lucrezia

sua madre, figliuola di _Lodovico Alidosio_ signore d'Imola; corse a

mischiarsi negli interessi di quella città il duca di Milano. Di più

non ci volle per accrescere sempre più le gelosie de' Fiorentini; e

però, quantunque il duca spedisse a Firenze ambasciatori per dissipare

queste ombre, e proporre una lega, nulla ne seguì. Rincrebbe ancora ai

Fiorentini l'aver esso duca trattata e conchiusa lega col cardinale

legato di Bologna. Nel dicembre di quest'anno inviò il medesimo

duca per governatore di Genova[2517] il valoroso suo generale _conte

Carmagnola_, ed intanto attendeva a far gente: lo che mise in sospetto

anche i Veneziani. Scrive il Sanuto[2518] che Asti, non so come, venne

in quest'anno in potere di esso duca. Merita eziandio di esser fatta

menzione che nell'anno presente si cominciarono per la prima volta

a vedere in Italia i cingani o cingari, gente sporca ed orrida di

aspetto, che contava di molte favole della sua origine, fingeva di

andare a Roma a trovare il papa, e che intanto viveva di ladronecci.

Capitarono costoro a Bologna[2519] nel dì 18 di luglio, e poscia a

Forlì[2520] col loro capo, a cui davano il titolo di duca. Motivo

oggidì potrà essere di ridere, se dirò che costoro diceano d'avere per

patria l'Egitto, che il re d'Ungheria, dopo aver presa la lor terra,

volle che andassero nello spazio di sette anni pellegrinando pel mondo.

Spacciavano le lor donne l'arte d'indovinare; e chiunque si dimesticava

di farsi strologar da esse, vi lasciava il pelo. Sappiamo altronde che

questa canaglia si sparse per la Germania, e andò fino in Inghilterra,

e tuttavia ne dura la semenza in Italia. Furono in quest'anno

travagliate dalla peste molte città d'Italia. Niuna buona guardia,

come ho detto altrove, si faceva allora dai disattenti Italiani per

impedire l'ingresso o tagliare il corso a questo morbo micidiale; e

però, entrato in un luogo, agevolmente si dilatava per gli altri.

Annali d'Italia, vol. 5 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 172 / 216 题