NOTE:

[1636] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Italic.

[1637] Matteo Villani, lib. 10, cap. 67.

[1638] Vita Innocentii VI, P. II, tom. 3 Rer. Ital. Matteo Villani,

lib. 11, cap. 26.

[1639] Petrus Azarius, Chron., tom, 16 Rer. Ital., pag. 370.

[1640] Vita Innocentii VI.

[1641] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.

[1642] Matteo Villani, lib. 10, cap. 90.

[1643] Chron. Veronense, tom. 8 Rer. Ital.

[1644] Johann. de Bazano, tom. 15 Rer. Ital. Chron. Estense, tom. eod.

[1645] Additamenta ad Cortus. Hist., tom 12 Rer. Italic.

[1646] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.

[1647] Johann. de Bazano, tom. 15 Rer. Ital.

[1648] Corio, Istor. di Milano.

[1649] Petrus Azarius, Chron., tom. 16 Rer. Ital., pag. 392.

[1650] Matteo Villani, lib. 11, cap. 4.

[1651] Annales Veteres Mutinens., tom. 11 Rer. Italic.

[1652] Petrus Azarius, Chronic., tom. 16 Rer. Ital., pag. 380.

[1653] Matteo Villani, lib. 11, cap. 2.

[1654] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. Chron. Estense, tom. 15

Rer. Ital.

[1655] Platin., Histor. Mant., tom. 20 Rer. Ital.

[1656] Corio, Istor. di Milano.

[1657] Matteo Villani, lib. 10, cap. 100.

Anno di CRISTO MCCCLXIII. Indizione I.

URBANO V papa 2.

CARLO IV imperadore 9.

Fu solennemente scomunicato nel marzo di quest'anno da _papa Urbano_, e

dichiarato eretico, _Bernabò Visconte_, con tutte le maledizioni e pene

che si usavano in quei tempi, non ostante che il re di Francia pontasse

assaissimo in favore di lui[1659]. Inferocì maggiormente per questo il

Visconte, ed inteso che le genti del marchese di Ferrara coll'altre dei

collegati aveano assediato, o si disponevano ad assediar la bastia di

Solara sul Modenese, in persona, con due mila e cinquecento cavalieri

e molta fanteria, cavalcò nel principio d'aprile a quella volta, ed

ebbe tal possanza, che introdusse trentasei carra di munizioni da bocca

e da guerra in essa bastia. Vi entrò egli stesso, e visitò tutto; ma

colpito da un verrettone in una mano, si condusse a Crevalcuore per

farsi curare, lasciando l'oste in que' contorni. Allora _Feltrino da

Gonzaga_, che pochi giorni prima avea ricevuto il bastone da comando di

tutta l'armata collegata, valorosamente uscì ad assalire i nemici. Durò

sino al vespro l'ostinata battaglia con gran prodezza degli uni e degli

altri[1660]; ma in fine fu rovesciato e disfatto interamente l'esercito

del Visconte. Vi restarono prigionieri assaissimi signori della prima

nobiltà[1661], fra' quali _Ambrosio Visconte_ bastardo di Bernabò, e

generale della sua armata, _Lionardo dalla Rocca_ Pisano, _Andrea dei

Pepoli_ da Bologna, _Marsilio_ e _Guglielmo Cavalcabò_ da Cremona,

_Guido Savina_ da Fogliano Reggiano, _Giberto_ e _Pietro_ signori

di Correggio, _Giovanni Ponzone_ da Cremona, _Sinibaldo_ figliuolo

di Francesco degli Ordelaffi, _Beltramo Rosso_ da Parma, _Antonio_

figliuolo di Giberto San Vitale da Parma, _Giovanni_ dalla Mirandola,

_Giberto Pio, Niccolò Pelavicino_ da Piacenza, oppure da Parma, ed

altri, dei quali fa menzione anche Matteo Villani[1662]. Scrive questo

autore che nel dì 16 d'aprile succedette esso fatto d'armi. La Cronica

di Bologna la mette nel dì 6. Parmi più sicuro l'attenersi alla Cronica

Modenese di Giovanni da Bazzano, terminata appunto in questo anno,

dove è detto che _die dominico IX aprilis_ venne Bernabò a fornir la

bastia di Solara, e che, nell'andarsene, fu sconfitto dalle genti del

marchese d'Este e della lega. Dopo sì gloriosa vittoria fu continuato

l'assedio della bastia di Solara, la quale nel dì 31 di maggio si trovò

obbligata a rendersi al _marchese Niccolò_ d'Este. E i signori della

Mirandola, che dianzi tenevano la parte di Bernabò, lasciarono entrare

in quella terra la guarnigion della lega[1663]. Ma sul principio di

giugno eccoti comparire un nuovo esercito di Bernabò sul Modenese, che

si accampò alla villa de' Cesi, e quivi fabbricò una nuova bastia.

Ribellossi ancora al marchese Niccolò _Galasso de Pii_ signore di

Carpi. La politica di Bernabò era di sciogliere il più presto che potea

le leghe fatte contro di lui. Però, veggendo che questa già s'era messa

a dargli delle dure lezioni, prestò subito orecchio ad un trattato di

pace; e laddove egli in Milano e i suoi ambasciatori in corte del papa

parlavano alto per l'addietro, cominciarono a favellare più dolce. Il

perchè nel settembre fu fatta una tregua fra lui e la lega, acciocchè

fra tanto si smaltissero le difficoltà della pace, di cui si trattò nel

verno seguente[1664]. Di questo riposo si servì Bernabò, per ben munire

le castella da lui occupate, e la bastia de' Cesi, con grave incomodo

e danno dei Modenesi.

Nei medesimi tempi più che mai dura fu la guerra fra _Galeazzo

Visconte_ e _Giovanni marchese_ di Monferrato. Venuto in Italia

Ottone della nobilissima _casa di Brunsvich_, principe di gran senno

e valore[1665], entrò anch'egli al servigio del marchese, ed unitosi

con _Albaret_ capo della compagnia degl'Inglesi, di fiere ostilità

fece contra del Visconte. Giacchè andò in fumo un trattato di pace

promosso dallo stesso Galeazzo, la compagnia degli Inglesi nel dì 4 di

gennaio di quest'anno, valicato a guazzo il Ticino, entrò furibonda nel

contado di Milano. Prese Mazenta, Corbetta; arrivò a Legnano, Nerviano,

Castano, e giunse fin cinque o sei miglia in vicinanza di Milano. Più

di secento nobili fecero prigioni, e carichi d'immense spoglie se ne

tornarono sani e salvi a Romagnano. Avvenne che nel dì 22 d'aprile essi

Inglesi cavalcarono per vettovaglia a Briona sul Novarese. Trovavasi

allora in Novara a' servigi di Galeazzo il conte _Corrado Lando_,

capitano, tante volte di sopra nominato, della compagnia de' masnadieri

tedeschi. Costui, benchè poco gl'importassero gli andamenti e saccheggi

de' nemici[1666], pure tanto fu tempestato, che, dato di piglio alle

armi, co' suoi cavalcò per iscacciare gl'Inglesi. Venne con loro alle

mani, ma, percosso con una lancia, lasciò ivi la vita, pagando con

un sol colpo tante iniquità da lui commesse per più anni in varie

contrade d'Italia. Ma perciocchè non potea il marchese di Monferrato

supplire alle tante spese che occorrevano per pagare la suddetta

copiosa compagnia bianca degl'Inglesi, pensò a scaricarsi della maggior

parte d'essi. Per buona fortuna erano capitati colà gli ambasciatori

de' Pisani, offerendosi di prenderli al loro soldo, e si stabilì il

contratto: del che fu ben contento _Galeazzo Visconte_, che d'accordo

permise loro di passare pel Piacentino alla volta di Pisa. Erano

circa tre mila cavalieri, tutti brava gente. _Ottone di Brunsvich_

col resto di quella compagnia stette saldo al servigio del marchese.

Sminuite in questa maniera le forze nemiche, Galeazzo da lì innanzi

ricuperò molte terre a lui tolte ne' contadi di Pavia e Tortona: al che

molto contribuì il senno e valore di _Luchino del Verme_ suo capitan

generale.

In quest'anno essendo gravemente malato _Simone Boccanegra_ doge di

Genova[1667], il popolo prese l'armi, e messe le guardie al palagio

ducale, creò, vivente ancora il Boccanegra, un nuovo doge, cioè

_Gabriello Adorno_, mercatante di molta saviezza e buona fama, senza

che fosse permesso ai nobili e grandi d'intervenire all'elezione. O

sia che al Boccanegra avesse alcuno dato dianzi il veleno, oppur che

ciò succedesse dipoi, certamente pubblica voce corse ch'egli fosse

aiutato a sbrigarsi dal mondo. Obbrobriosamente più per li Genovesi che

per lui, fu portato il suo cadavero alla sepoltura da due facchini e

da un famiglio. Seguitò in quest'anno ancora la guerra de' Fiorentini

contro i Pisani[1668], con vicendevol perdita ora degli uni ed ora

degli altri. Ma in una battaglia, che fu assai aspra sul Pisano, restò

rotta dai Fiorentini, e dal prode lor capitano _Pietro da Farnese_

l'oste de' Pisani, e vi fu fatto prigione _Rinieri da' Baschi_ capitano

dell'armata. Poscia nel mese di maggio cavalcò l'esercito fiorentino

di nuovo sino alle porte di Pisa, e quivi fece battere moneta d'oro

e d'argento in dispetto dei Pisani: che di queste inezie si pasceva

allora la vanità de' nostri Italiani. Essendo mancato di vita nel

seguente giugno il valoroso Pietro di Farnese, in suo luogo fu eletto

capitano della guerra _Ranuccio_ suo fratello, uomo di molta lealtà,

ma poco sperto nel mestier della guerra. Arrivò intanto la compagnia

degl'Inglesi, comandata da _Albaret_, in Toscana[1669], ed allora i

Pisani cavalcarono senza opposizione alcuna sul contado di Firenze,

con rendere il sacco a misura colma ai Fiorentini. Saccheggiando e

bruciando giunsero fin sotto le porte di Firenze, e quivi impiccarono

tre asini, per far onta a quegli abitanti, e li caricarono di villanie.

Per questa mutazion di fortuna i Fiorentini elessero per lor capitano

_Pandolfo Malatesta_, che si portò colà, menando seco cento uomini

d'arme e cento fanti. Tardarono poco ad esserne scontenti, perchè

assai segni diede egli di volerli ridurre a dargli la signoria della

città: dal che erano essi ben lontani. Preso che ebbero gl'Inglesi e

Pisani nel dì 6 di settembre il borgo di Feghine, andò verso quella

parte tutta la gente d'armi de' Fiorentini[1670]; ma sul principio

d'ottobre spintisi loro addosso gl'Inglesi, li misero in rotta, facendo

prigione Ranuccio da Farnese e molti altri nobili, oltre la ciurma de'

soldati. Fu anche disfatta da' Sanesi nel dì 8 d'ottobre la compagnia

del Cappello di gente tedesca, la qual veniva al servigio del comune

di Firenze. Cagion furono poco appresso i mali portamenti di _Pandolfo

Malatesta_, che i Fiorentini il cassassero, e chiamassero per lor

capitano _Galeotto Malatesta_, uomo di gran credito, ma vecchio. Se ne

ritornarono poi a Pisa sul venire del verno gl'Inglesi carichi di prede

e di prigioni, e si risero de' Pisani che li vedeano mal volentieri

entro la città. Venne in quest'anno a Napoli _Giacomo infante di

Maiorica_, nuovo marito della _regina Giovanna_[1671], nè tardarono ad

insorgere dissensioni fra loro, parendo a lui cosa vergognosa l'avere

per moglie una regina, senza partecipar del titolo e degli onori del

trono, e senza poter mettere presidio neppure in una sola fortezza. Il

papa con sue lettere lo esortò all'osservanza de' patti; ma egli non

fu mai per l'avvenire contento d'un matrimonio che il facea comparire

servo e non padrone in quel regno, anzi se ne tornò presto in Ispagna.

Nel giugno di questo anno[1672] _Can Signore_ dalla Scala menò moglie

_Agnese_ figliuola del duca di Durazzo, e per molti giorni tenne in

Verona corte bandita, alla quale intervennero _Niccolò marchese_ di

Ferrara, _Francesco da Gonzaga_ signore di Mantova, _Regina_ moglie di

_Bernabò Visconte_, e gli ambasciatori d'altri signori.

Annali d'Italia, vol. 5 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 111 / 216 题