NOTE:

[1602] Cronica Sanese, tom. 15 Rer. Ital.

[1603] Johann. de Bazano, Chron. Mutin., tom. 15 Rer. Ital. Matth. de

Griffonibus, Chron. Bonon., tom. 18 Rer. Italic.

[1604] Petrus Azarius, Chron. Regiens., tom. 16 Rer. Ital. Chron.

Placent., tom. eod.

[1605] Corio, Istor. di Milano.

[1606] Annales Mediolan., tom. 16 Rer. Ital.

[1607] Matteo Villani, lib. 9, cap. 35.

[1608] Chron. Placentin., tom. 16 Rer. Ital.

[1609] Matteo Villani, lib. 9, cap. 36.

[1610] Rubeus, Hist. Ravenn., lib 9. Matteo Villani, lib. 9, cap 13.

[1611] Chron. Veronens., tom. 8 Rer. Ital. Petrus Azarius, Chron., tom.

16 Rer. Ital., pag. 420.

Anno di CRISTO MCCCLX. Indizione XIII.

INNOCENZO VI papa 9.

CARLO IV re de' Romani 6.

Per qualche tempo si andò sostenendo _Giovanni da Oleggio_ contro le

forze di _Bernabò Visconte_, perchè dal _cardinale Egidio_ legato

apostolico fu sovvenuto di qualche soldatesca, e l'accortezza sua

provvedeva a molti pericoli e bisogni. Ma vedendo troppo chiaro

l'impotenza sua di resistere a sì gagliardo nemico, il quale avea anche

avuto a tradimento Castelfranco e Serravalle, e non sapendo a qual

partito volgersi per tener salda la città di Bologna, così strettamente

bloccata ed angustiata da varie bastie[1612], cominciò a trattare col

cardinale di cedere a lui Bologna. Ne trattò ancora co' Fiorentini, e

lo stesso Bernabò, dopo aver penetrati i di lui maneggi, entrò anche

egli al mercato. Ma il pallio toccò all'avveduto _cardinale Egidio_,

il quale in contraccambio assegnò all'Oleggio il dominio della città

di Fermo sua vita naturale durante, e ne diede il possesso ai di lui

stipendiati[1613]. Uscì nascostamente fuor di Bologna nella notte

antecedente al primo giorno d'aprile Giovanni da Oleggio, senza che il

popolo potesse fargli oltraggio alcuno in vendetta delle tante tirannie

loro usate; e ne presero la tenuta _Blasco Gomez_ nipote del cardinale,

e _Pietro da Farnese_ capitano della gente di esso legato, con giubilo

immenso di que' cittadini. Poco nondimeno durò la loro allegrezza;

perchè inviato dal capitano suddetto ordine alle milizie di Bernabò

di levarsi dal contado di Bologna, siccome città della Chiesa, loro

venne un ordine in contrario da esso Bernabò di continuare il blocco,

e di far peggio di prima. Però seguitando per molti mesi ancora le

genti del Visconte a vivere in quelle contrade e a saccheggiar tutte

le ville, incredibil danno ne seguì a que' popoli, e Bologna più che

prima si trovò in gravissime angustie. Al cardinale Albornoz mancava la

possanza per fare sloggiar il nemico; pertanto ricorse al _re Lodovico_

di Ungheria, pregandolo d'un soccorso di sua gente al soldo della

Chiesa. Nè lo chiese invano[1614]. Mandò il re in Italia un corpo di

più di quattro, e v'ha chi dice più di sei mila arcieri a cavallo al

cardinale, crescendo con ciò i cani a divorar le viscere de' miseri

Italiani. La gente di Bernabò, senza voler aspettare l'arrivo di questi

barbari, nel dì primo di ottobre si ritirò pel Modenese alla volta di

Parma, con lasciar ben provvedute le bastie intorno a Bologna. Arrivati

gli Ungheri, non volle il cardinale lasciarli stare in ozio, ma li

spinse, insieme colle genti di _Malatesta_ signor di Rimini, a' danni

de' Parmigiani[1615]. Commisero costoro nel passaggio pel Modenese

crudeltà enormi contro uomini, donne e fanciulli, saccheggiando

dappertutto. Più nefanda ancora fu la loro barbarie nel distretto

di Parma, dove maggiormente attesero a saziar la loro ingordigia ed

avarizia, che a vincere l'assediata città e a debellare i nemici. Se ne

tornarono di dicembre, e fu creduto che Bernabò gli avesse addolciti

con qualche prezioso liquore. In questo mentre i Bolognesi con tutto

il loro sforzo espugnarono le bastie di Bernabò poste a Castenaso,

a Casalecchio e in altri siti, e se ne impadronirono: con che restò

quieta quella città.

Intanto _Bernabò_, pertinace nel proposito suo, s'applicò a provvedersi

sempre più di gente e di danaro per continuar la guerra contro Bologna.

Senza curarsi delle censure ecclesiastiche, ed anche per far dispetto

al legato, smisuratamente aggravò di contribuzioni il clero secolare e

regolare delle sue città, con ricavarne più di trecento mila fiorini

d'oro. Prese al suo soldo il _conte Lando_, lo spedì in Germania

per trarre in Italia un nuovo rinforzo di ladri e ribaldi, ridendosi

intanto del legato, e minacciandolo più che mai pel primo tempo. In

questo mentre _Galeazzo_ suo fratello dopo l'acquisto di Pavia pensò

maggiormente a nobilitar la sua casa con un illustre parentado[1616].

Sapendo che _Giovanni re_ di Francia si trovava in necessità di danaro

per pagare il riscatto della sua persona promesso al re d'Inghilterra,

da cui aveva ottenuto di potere ritornare in Francia, con lasciare

in Londra buoni ostaggi per questo, trattò di ottenere _Isabella_

figliuola d'esso re in moglie per _Galeazzo_ suo figliuolo, assai

giovinetto, perchè nato nel 1354, che fu poi nominato _Gian-Galeazzo_.

Fu conchiuso il trattato[1617] per mezzo di _Amedeo VI conte_ di

Savoia, fratello di _Bianca_ moglie del suddetto _Galeazzo_. Cento

mila fiorini d'oro scrive il Corio[1618] pagati da Galeazzo al re

per impetrar sì nobil nuora; _nomine mutui, sive doni_, dice l'autore

della Vita d'Innocenzo VI[1619]. Soggiugne esso Corio, essere stata

pubblica voce che questa alleanza gliene costasse ben cinquecento

mila. Matteo Villani[1620] fa giugnere la spesa fino a secento mila;

e ciò con sommo aggravio de' suoi sudditi, forse per la giunta del

viaggio e delle suntuosissime nozze che si fecero in tal occasione.

Arrivò la real principessa a Milano nell'ottobre con accompagnamento

mirabile di Franzesi e Lombardi, e quivi le feste e i bagordi furono

senza fine. Pietro Azario rende testimonianza di quella straordinaria

magnificenza e delle smoderate spese che fecero piagnere i popoli

suoi. Date furono dal re in dote alla figliuola alcune terre nella

Sciampagna, che, erette in contea, portarono al genero _Gian-Galeazzo_

il titolo di _conte di Virtù_, sotto il qual nome per molti anni dipoi

fu egli conosciuto, siccome vedremo. Erano state donate da _Carlo IV

imperadore a Lodovico re_ d'Ungheria le città di Feltro e Cividal di

Belluno[1621]. Il re, che professava non poche obbligazioni e molto

amore a _Francesco da Carrara_ signore di Padova, a lui ne fece un

regalo nell'anno presente. Nel mese di novembre ne mandò il Carrarese

ben volentieri a prendere il possesso. Intanto la Sicilia si trovava

in grandi affanni, e lacerata per la guerra ch'era fra i Catalani,

difensori del giovinetto _re don Federigo_, e le genti di _Luigi re_ di

Napoli, con cui teneano i Chiaramontesi. Ma il re Luigi non vi potea

accudire, perchè, oltre al ritrovarsi smunto di gente e di pecunia,

e il duca di Durazzo ed alcuni baroni di dubbiosa fede, venne anche

ad infestare il suo regno _Anichino di Mongardo_ con una poderosa

compagnia di masnadieri tedeschi ed ungheri. Costui, dopo aver succiato

quanto danaro potè da _Giovanni marchese_ di Monferrato, secondo il

costume di que' malvagi, l'abbandonò, e sen venne in Romagna a cercar

migliore ventura. Quattordici mila fiorini d'oro cavò dalla borsa

del _cardinale legato Albornoz_, con patto di uscir degli Stati della

Chiesa romana. Se n'andò egli dunque verso il regno di Napoli con circa

due mila e cinquecento cavalieri tra tedeschi ed ungheri, e gran ciurma

di fanti; ed, entratovi, cominciò ad assassinar le ville di quelle

contrade, e a prendere alcune terre; e quivi passò il verno fra le

abbondanti maledizioni di que' popoli.

Annali d'Italia, vol. 5 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 108 / 216 题