_mostra il sajo che ha indosso,_
vuol dire che ho ventisei anni.
_Arialdo (quasi sottovoce dolcemente per confortarlo)._ E che dunque
ella è viva, Maestà.
_Ordulfo (c.s.)._ Ancora nel suo convento.
_Enrico IV (si volta a guardarli)._ Già; e posso dunque rimandare ad
altro tempo il dolore.
_Mostra alla Marchesa, quasi con civetteria, la tintura che si è data
ai capelli._
Guardate: ancora biondo...
_Poi piano; come in confidenza:_
Per voi!--Io non ne avrei bisogno. Ma giova qualche segno esteriore.
Termini di tempo, mi spiego, Monsignore?
_Si riaccosta alla Marchesa, e osservandole i capelli:_
Eh, ma vedo che... anche voi, Duchessa...
_Strizza un occhio e fa un segno espressivo con la mano:_
Eh, italiana...
_come a dire: finta; ma senz'ombra di sdegno, anzi con maliziosa
ammirazione:_
Dio mi guardi dal mostrarne disgusto o
meraviglia!--Velleità!--Nessuno vorrebbe riconoscere quel certo
potere oscuro e fatale che assegna limiti alla volontà. Ma, dico, se
si nasce e si muore!--Nascere, Monsignore: voi l'avete voluto? Io
no.--E tra l'un caso e l'altro, indipendenti entrambi dalla nostra
volontà, tante cose avvengono che tutti quanti vorremmo non
avvenissero, e a cui a malincuore ci rassegniamo!
_Dottore (tanto per dire qualche cosa, mentre lo studia
attentanente)._ Eh sì, purtroppo!
_Enrico IV._ Ecco: quando non ci rassegniamo, vengono fuori le
velleità. Una donna che vuol essere uomo... un vecchio che vuol esser
giovine... --Nessuno di noi mente o finge!--C'è poco da dire: ci
siamo fissati tutti in buona fede in un bel concetto di noi stessi.
Monsignore, però, mentre voi vi tenete fermo, aggrappato con tutte e
due le mani alla vostra tonaca santa, di qua, dalle maniche, vi
scivola, vi scivola, vi sguiscia come un serpe qualche cosa, di cui
non v'accorgete. Monsignore, la vita! E sono sorprese, quando ve la
vedete d'improvviso consistere davanti così sfuggita da voi; dispetti
e ire contro voi stesso; o rimorsi; anche rimorsi. Ah, se sapeste, io
me ne son trovati tanti davanti! Con una faccia che era la mia
stessa, ma così orribile, che non ho potuto fissarla... --
_Si riaccosta alla Marchesa._
A voi non è mai avvenuto, Madonna? Vi ricordate proprio di essere
stata sempre la stessa, voi? Oh Dio, ma un giorno... --com'è? com'è
che poteste commettere quella tale azione...
_La fissa così acutamente negli occhi, da farla quasi smorire._
--sì, «quella», appunto!--ci siamo capiti. (Oh, state tranquilla che
non la svelerò a nessuno!). E che voi, Pietro Damiani, poteste essere
amico di quel tale...
_Landolfo (c.s.)._ Maestà...
_Enrico IV (subito)._ No no, non glielo nomino! So che gli fa tanto
dispetto!
_Voltandosi a Belcredi, come di sfuggita._
Che opinione eh? che opinione ne avevate... --Ma tutti, pur non di
meno, seguitiamo a tenerci stretti al nostro concetto, così come chi
invecchia si ritinge i capelli. Che importa che questa mia tintura
non possa essere, per voi, il color vero dei miei capelli?--Voi,
Madonna, certo non ve li tingete per ingannare gli altri, ne voi; ma
solo un poco--poco poco--la vostra immagine davanti allo specchio. Io
lo faccio per ridere. Voi lo fate sul serio. Ma vi assicuro che per
quanto sul serio, siete mascherata anche voi, Madonna; e non dico per
la venerabile corona che vi cinge la fronte, e a cui m'inchino, o per
il vostro manto ducale; dico soltanto per codesto ricordo che volete
fissare in voi artificialmente del vostro color biondo, in cui un
giorno vi siete piaciuta; o del vostro color bruno se eravate bruna:
l'immagine che vien meno della vostra gioventù. A voi, Pietro
Damiani, invece, il ricordo di ciò che siete stato, di ciò che avete
fatto, appare ora riconoscimento di realtà passate, che vi restano
dentro--è vero?--come un sogno. E anche a me--come un sogno--e tante,
a ripensarci, inesplicabili... --Mah!--Nessuna meraviglia, Pietro
Damiani; sarà così domani della nostra vita d'oggi!
_Tutt'a un tratto infuriandosi e afferrandosi il sajo addosso._
Questo sajo qua!
_Con gioia quasi feroce facendo atto di strapparselo, mentre Arialdo,
Ordulfo subito accorrono spaventati, come per trattenerlo._
Ah per Dio!
_Si tira indietro e, levandosi il sajo, grida loro:_
Domani, a Bressanone, ventisette vescovi tedeschi e lombardi
firmeranno con me la destituzione di Papa Gregorio VII: non
Pontefice, ma monaco falso!
_Ordulfo (con gli altri due, scongiurandolo di tacere)._ Maestà,
Maestà, in nome di Dio!
_Arialdo (invitandolo coi gesti a rimettersi il sajo)._ Badate a
quello che dite!
_Landolfo._ Monsignore è qua, insieme con la Duchessa, per
intercedere in vostro favore!
_E di nascosto fa pressanti segni al Dottore di dire subito qualche
cosa._
_Dottore (smarrito)._ Ah, ecco... sì... Siamo qua per intercedere...
_Enrico IV (subito pentito, quasi spaventato, lasciandosi dai tre
rimettere sulle spalle il sajo e stringendoselo addosso con le mani
convulse)._ Perdono... sì, sì... perdono, perdono, Monsignore;
perdono, Madonna... Sento, vi giuro, sento tutto il peso
dell'anatema!
_Si curva, prendendosi la testa fra le mani, come in attesa di
qualche cosa che debba schiacciarlo; e sta un po' così, ma poi con
altra voce, pur senza scomporsi, dice piano, in confidenza a
Landolfo, ad Arialdo e a Ordulfo:_
Ma io non so perché, oggi non riesco a essere umile davanti a quello
lì!
_E indica, come di nascosto, il Belcredi._
_Landolfo (sottovoce)._ Ma perché voi, Maestà, vi ostinate a credere
che sia Pietro Damiani, mentre non è!
_Enrico IV (sogguardandolo con timore)._ Non è Pietro Damiani?
_Arialdo._ Ma no, è un povero monaco, Maestà!
_Enrico IV (dolente, con sospirosa esasperazione)._ Eh, nessuno di
noi può valutare ciò che fa, quando fa per istinto...Forse voi,
Madonna, potete intendermi meglio degli altri, perché siete donna.
[Questo è un momento solenne e decisivo. Potrei, guardate, ora
stesso, mentre parlo con voi, accettar l'ajuto dei vescovi lombardi e
impossessarmi del Pontefice, assediandolo qui nel Castello; correre a
Roma a eleggervi un antipapa; porgere la mano all'alleanza con
Roberto Guiscardo.--Gregotio VII sarebbe perduto!--Resisto alla
tentazione, e credetemi che sono saggio. Sento l'aura dei tempi e la
maestà di chi sa essere quale deve essere: un Papa!--Vorreste ora
ridere di me, vedendomi così? Sareste tanti stupidi, perché non
capireste che sapienza politica mi consiglia ora quest'abito di
penitenza. Vi dico che le parti, domani, potrebbeto essere invertite!
E che fareste voi allora? Ridereste per caso del Papa in veste di
prigioniero?--No.--Saremmo pari.--Un mascherato io, oggi, da
penitente; lui, domani, da prigioniero. Ma guai a chi non sa portare
la sua maschera, sia da Re, sia da Papa.--Forse egli è ora un po'
troppo crudele: questo sì.] Pensate, Madonna, che Berta, vostra
figlia, per cui, vi ripeto, il mio animo è cangiato
_si volta improvvisamente a Belcredi e gli grida in faccia, come se
avesse detto di no
--cangiato, cangiato, per l'affetto e la devozione di cui ha saputo
darmi prova in questo terribile momento!
_S'arresta, convulso, dallo scatto iroso, e fa sforzi per contenersi,
con un gemito d'esasperazione nella gola; poi si volge di nuovo con
dolce e dolente umiltà alla Marchesa._
È venuta con me, Madonna, è giù nel cortile; ha voluto seguirmi come
una mendica, ed è gelata, gelata da due notti all'aperto, sotto la
neve! Voi siete sua madre! Dovrebbero muoversi le viscere della
vostra misericordia e implorare con lui,
_indica il Dottore_
dal Pontefice, il perdono: che ci riceva!
_Donna Matilde (tremante, con un filo di voce)._ Ma sì, sì, subito...
_Dottore._ Lo faremo, lo faremo!
_Enrico IV._ E un'altra cosa! Un'altra cosa!
_Se li chiama intorno e dice piano, in gran segreto:_
Non basta che mi riceva. Voi sapete che egli può «tutto»--vi dico
«tutto»--Evoca perfino i morti!
_Si picchia il petto._
Eccomi qua! Mi vedete!--E non c'è arte di magia che gli sia ignota.
Ebbene, Monsignore, Madonna: la mia vera condanna è questa--o
quella--guardate
_indica il suo ritratto alla parete, quasi con paura,_
di non potermi più distaccare da quest'opera di magia!--Sono ora
penitente, e così resto; vi giuro che ci resto finché Egli non
m'abbia ricevuto. Ma poi voi due, dopo la revoca della scomunica,
dovreste implorarmi questo dal Papa che lo può: di staccarmi di là
_indica di nuovo il ritratto,_
e farmela vivere tutta, questa mia povera vita, da cui sono
escluso... Non si può aver sempre ventisei anni, Madonna! E io ve lo
chiedo anche per vostra figlia: che io la possa amare come ella si
merita, così ben disposto come sono adesso, intenerito come sono
adesso dalla sua pietà. Ecco. Questo. Sono nelle vostre mani...
_Si inchina._
Madonna! Monsignore!
_E fa per ritirarsi, così inchinandosi, per l'uscio donde è entrato;
se non che, scorto il Belcredi che s'era un po' accostato per
sentire, nel vedergli voltar la faccia verso il fondo e supponendo
che voglia rubargli la corona imperiale posata sul trono, tra lo
stupore e lo sgomento di tutti, corre a prenderla e a nascondersela
sotto il sajo, e con un sorriso furbissimo negli occhi e sulle labbra
torna a inchinarsi ripetutamente e scompare. La Marchesa è così
profondamente commossa, che casca di schianto a sedere, quasi
svenuta._