Porta qua tu gl'indumenti che lui ti darà

_Ad Arialdo:_

E tu vai subito ad annunziare la visita della «Duchessa Adelaide» e

di «Monsignore Ugo di Cluny». Intesi?

_Arialdo e Bertoldo via per il primo uscio a destra._

_Di Nolli._ Noi allora ci ritiriamo.

_Via con Frida per l'uscio a sinistra._

_Dottore (a Landolfo)._ Mi dovrebbe, credo, veder bene sotto le vesti

di Ugo di Cluny.

_Landolfo._ Benissimo. Stia tranquillo. Monsignore è stato sempre

accolto qua con gande rispetto. E anche lei stia tranquilla, signora

Marchesa. Ricorda sempre che deve all'intercessione di loro due se,

dopo due giorni di attesa, in mezzo alla neve, già quasi assiderato,

fu ammesso nel castello di Canossa alla presenza di Gregorio VII che

non voleva riceverlo.

_Belcredi._ E io, scusate?

_Landolfo._ Lei si tenga rispettosamente da parte.

_Donna Matilde (irritata, molto nervosa)._ Fareste bene ad andarvene!

_Belcredi (piano, stizzoso)._ Voi siete molto commossa...

_Donna Matilde (fiera)._ Sono come sono! Lasciatemi in pace!

_Rientra Berloldo con gli indumenti._

_Landolfo (vedendolo entrare)._ Ah, ecco qua gli abiti! Questo manto,

per la Marchesa.

_Donna Matilde._ Aspettate, mi levo il cappello!

_Eseguisce, e lo porge a Bertoldo._

_Landolfo._ Lo porterai di là.

_Poi alla Marchesa, accennando di cingerle in capo la corana ducale._

Permette?

_Donna Matilde._ Ma, Dio mio, non c'è uno specchio qua?

_Landolfo._ Ci sono di là.

_indica l'uscio a sinistra._

Se la signora Marchesa vuol fare da sè...

_Donna Matilde._ Sì, sì, sarà meglio, date qua; faccio subito.

_Riprende il cappello ed esce con Berloldo che reca il manto e la

corona. Nel mentre il Dottore e Belcredi indosseranno da sè, alla

meglio, le tonache da benedettini._

_Belcredi._ Questa di far da benedettino, dico la verità, non me la

sarei mai aspettata. Oh, dico: è una pazzia che costa fior di

quattrini!

_Dottore._ Mah! Anche tant'altre pazzie veramente...

_Belcredi._ Quando, per secondarle, si ha a disposizione un

patrimonio...

_Landolfo._ Sissignore. Abbiamo di là un intero guardaroba, tutto di

costumi del tempo, eseguiti a perfezione, su modelli antichi. È mia

cura particolare: mi rivolgo a sartorie teatrali competenti. Si

spende molto.

_Donna Matilde rientra parata col manto e la corona._

_Belcredi (subito, ammirandola)._ Ah, magnifica! Veramente regale!

_Donna Matilde (vedendo Belcredi e scoppiando a ridere)._ Oh Dio! ma

no; levatevi! Voi siete impossibile! Sembrate uno struzzo vestito da

monaco!

_Belcredi._ E guardate il dottore!

_Dottore._ Eh, pazienza... pazienza.

_Donna Matilde._ Ma no, meno male, il dottore... Voi fate proprio

ridere!

_Dottore (a Landolfo)._ Ma si fanno dunque molti ricevimenti qua?

_Landolfo._ Secondo. Tante volte ordina che gli si presenti questo o

quel personaggio. E allora bisogna cercar qualcuno che si presti.

Anche donne...

_Donna Matilde (ferita, e volendo nasconderlo)._ Ah! Anche donne?

_Landolfo._ Eh, prima, sì... Molte.

_Belcredi (ridendo)._ Oh bella! In costume?

_indicando la Marchesa._

Così?

_Landolfo._ Mah, sa: donne, di quelle che...

_Belcredi._ Che si prestano, ho capito!

_Perfido, alla Marchesa:_

Badate, che diventa per voi pericoloso!

_Si apre il secondo uscio a destra e appare Arialdo, che fa prima, di

nascosto, un cenno per arrestare ogni discorso nella sala, e poi

annunzia solennemente:_

_Arialdo._ Sua Maestà l'Imperatore!

_Entrano prima i due Valletti che vanno a postarsi ai Piedi

del trono. Poi entra tra Ordulfo e Arialdo, che si tengono

rispettosamente un po' indietro, Enrico IV. È presso alla

cinquantina, pallidissimo, e già grigio sul dietro del capo; invece

sulle tempie e sulla fronte, appare biondo, per via di una tintura

quasi puerile, evidentissima; e sui pomelli, in mezzo al tragico

pallore, ha un trucco rosso da bambola, anch'esso evidentissimo.

Veste sopra l'abito regale un sajo da penitente, come a Canossa.

Ha negli occhi una fissità spasimosa, che fa spavento; in contrasto

con l'atteggiamento della persona che vuol essere d'umiltà

pentita, tanto più ostentata quanto più sente che immeritato è

quell'avvilimento.--Ordulfo regge a due mani la corona imperiale.

Arialdo lo scettro con l'Aquila e il globo con la Croce._

_Enrico IV (inchinandosi prima a Donna Matilde, poi al dottore)._

Madonna... Monsignore...

_Poi guarda il Belcredi e fa per inchinarsi anche a lui, ma si volge

a Landolfo che gli si è fatto presso, e domanda sottovoce con

diffidenza._

È Pietro Damiani?

_Landolfo._ No, Maestà, è un monaco di Cluny che accompagna l'Abate.

_Enrico IV (torna a spiare il Belcredi con crescente diffidenza e,

notando che egli si volge sospeso e imbarazzato a Donna Matilde e al

Dottore, come per consigliarsi con gli occhi, si rizza sulla persona

e grida)._ È Pietro Damiani!--Inutile, Padre, guardare la Duchessa!

_Subito volgendosi Donna Matilde come a scongiurare un pericolo:_

Vi giuro, vi giuro, Madonna, che il mio animo è cangiato verso

vostra figlia! Confesso che se lui

_indica il Belcredi_

non fosse venuto a impedirmelo in nome del Papa Alessandro, l'avrei

ripudiata! Sì: c'era chi si prestava a favorire il ripudio: il

vescovo di Magonza, per centoventi poderi.

_Sogguarda un po' smarrito Landolfo, e dice subito:_

Ma non debbo in questo momento dir male dei vescovi.

_Ritorna umile davanti a Belcredi:_

Vi sono grato, credetemi che vi sono grato, ora, Pietro Damiani, di

quell'impedimento!--Tutta d'umiliazioni è fatta la mia vita:--mia

madre, Adalberto, Tribur, Goslar--e ora questo sajo che mi vedete

addosso.

_Cangia tono improvvisamente e dice come uno che, in una parentesi di

astuzia, si ripassi la parte:_

Non importa! Chiarezza d'idee, perspicacia, fermezza di contegno e

pazienza nell'avversa fortuna!

_Quindi si volge a tutti e dice con gravità compunta:_

So correggere gli errori commessi; e anche davanti a voi, Pietro

Damiani, mi umilio!

_Si inchina profondamente, e resta lì curvo davanti a lui, come

piegato da un obliquo sospetto che ora gli nasce e che gli fa

aggiungere, quasi suo malgrado, in tono minaccioso:_

Se non è partita da voi l'oscena voce che la mia santa madre,

Agnese, abbia illeciti rapporti col vescovo Enrico d'Augusta!

_Belcredi (poiché Enrico IV resta ancora curvo, col dito appuntato

minacciosamente contro di lui, si pone le mani sul petto, e poi

negando)._ No... da me, no...

_Enrico IV (alzandosi)._ No, è vero? Infamia!

_Lo squadra un po' e poi dice:_

Non ve ne credo capace.

_Si avvicina di Dottore e gli tira un po' la manica ammiccando

furbescamente._

Sono «loro»! Sempre quelli, Monsignore!

_Arialdo (piano, con un sospiro, come per suggerire al Dottore)._ Eh,

sì, i vescovi rapitori.

_Dottore (per sostenere la parte, volto ad Arialdo)._ Quelli, eh

già... quelli...

_Enrico IV._ Nulla è bastato a costoro!--Un povero ragazzo,

Monsignore... Si passa il tempo, giocando--anche quando, senza

saperlo, si è re. Sei anni avevo e mi rapirono a mia madre, e contro

lei si servirono di me, ignaro, e contro i poteri stessi della

Dinastia, profanando tutto, rubando, rubando; uno più ingordo

dell'altro: Anno più di Stefano, Stefano più di Anno!

_Landolfo (sottovoce, persuasivo, per richiamarlo)._ Maestà...

_Enrico IV (subito voltandosi)._ Ah, già! Non debbo in questo momento

dir male dei vescovi.--Ma questa infamia su mia madre, Monsignore,

passa la parte!

_Guarda la Marchesa e s'intenerisce._

E non posso neanche piangerla, Madonna.--Mi rivolgo a voi, che

dovreste aver viscere materne. Venne qua a trovarmi, dal suo

convento, or'è circa un mese. Mi hanno detto che è morta.

_Pausa tenuta, densa di commozione. Poi sorridendo mestissimamente_

Enrico IV · 第 3 / 6 题