[24] Il senatore Marco Tabarrini.
[25] _Mémoires et Correspondance du Prince Eugène_.
[26] MELZI D'ERIL, _Memorie_, _documenti_, ecc.
[27] Dobbiamo la conoscenza di questo documento e la facoltà di
renderlo pubblico alla molta cortesia del duca Lodovico Melzi d'Eril,
pronipote dell'illustre uomo di Stato.
[28] Fra le carte dell'archivio Melzi questa nota non è unita alla
lettera.
[29] CONFALONIERI, _Lettera ad un amico_.
[30] La succitata _Lettera ad un amico_ del 15 marzo 1815.
[31] Idem. ibid.
[32] _Ventinovesimo bollettino_, CUSANI, VII, 9.
[33] UGO FOSCOLO, _Prose politiche_. Appendice.
[34] Noi le abbiamo avute tutte a nostra disposizione, per larga e
squisita fiducia dell'egregio e colto giovane, conte Gabrio Casati,
abbiatico del celebre omonimo e bisnipote del Confalonieri. Cogliamo
questa occasione per esprimergliene qui, pubblicamente, la maggiore
riconoscenza.
[35] L'illustre Cantù, che nel suo libro _Conciliatore e Carbonari_,
ha pubblicato tante lettere e tanti aneddoti intorno a quell'epoca,
si sbriga, al solito, del Confalonieri con una frase spicciativa,
assai contrastata dalle stesse corrispondenze che stampa di lui
e intorno a lui. “Non era uomo di alto ingegno, neppure di voglie
generose.„ E basta. Non sappiamo se, conoscendo altre lettere ed
altri scritti, avrebbe modificato o sarebbe disposto a modificare quel
suo riciso giudizio. Ad ogni modo, dissentendo noi così radicalmente
dall'autorevole storico intorno a questo personaggio, abbiamo creduto
dover pubblicare alcuni brani di lettere che il Cantù non conobbe e che
forse ci fanno scusati del pensare diversamente da lui.
[36] CANTÙ, _Conciliatore_, pag. 15.
[37] Quello del conte Porro Lambertenghi, ora Bethlem, in via Monte di
pietà.
[38] Milan est aujourd'hui un foyer de pensées et il y a une espéce
d'opinion publique. (Lettera inedita dell'abate De Breme alla contessa
d'Albany, che noi possediamo.)
[39] Non sappiamo se sia stato concepimento di cospiratori o sogno di
polizie visionarie, un governo provvisorio di cui doveva essere allora
presidente il Confalonieri, vice-presidente l'avvocato Marocco, e
membri il Pecchio, l'Arese, il consigliere Alberti, il sacerdote Sozzi,
il conte Folchino Schizzi e un Olginati di Como. Il Cantù e il Cusani
affermano questo progetto e questi nomi; però il vedervi quello del
conte Schizzi, che fu poco dopo un assiduo ed operoso dignitario del
governo austriaco, ci lascia alquanto dubbiosi sulla realtà di siffatta
combinazione.
[40] Principali, fra queste, per vivacità e vigore di patriottismo, la
contessa Fracavalli, Camilla Fè, Bianca Milesi, Matilde Dembrowski.
[41] ARRIVABENE, _Memorie della mia vita_.
[42] Di queste circostanze, che appaiono dalle stesse _Memorie_,
ancora inedite, del Confalonieri, bisognerà che tengano conto i
futuri pubblicatori dei processi politici del 1821, che esistono in
bell'ordine e in regolari cartelle nel nostro Archivio di Stato. Noi
non dubitiamo che questi costituti (di cui _ottanta_ risguardano il
solo Confalonieri) saranno, nelle loro forme giudiziarie, ineccepibili.
Ma bisognerà andare assai cauti nello apprezzare la sostanza delle
deposizioni, raccolte da inquisitori così superiori agli scrupoli.
_Quis custodiet ipsos custodes?_
[43] .... “_Noi non abbiamo, è vero, raccolti maggiori fatti a carico
di Confalonieri, ma vorrà ciò dire che non esistevano?_„ Questo
ragionamento, assai singolare in bocca di un magistrato penale, è dello
stesso Salvotti, e basta a dinotare lo spirito di persecuzione e non di
giustizia, con cui s'istruiva quel colossale processo. È un brano di
relazione segreta, che il Cantù ha pubblicato nel summentovato libro:
_Il Conciliatore e i Carbonari_. E dello stesso Salvotti ha pubblicato
il Cusani (_Storia di Milano_, Vol. VIII.º) altri brani di un riassunto
processuale, in cui dichiarava: “_Le negative di Confalonieri tolsero
di spargere su la congiura lombarda tutta la luce che la sua sincera
confessione avrebbe irradiata._„
[44] Tutti questi particolari li abbiamo riassunti fedelmente dalle
stesse _Memorie_ del conte Federico, che auguriamo e speriamo vogliano
presto essere date in luce dal giovane conte, pronipote suo.
[45] Quantunque disposti, e per la grande autorità sua e per la sua
qualità di testimonio quasi contemporaneo, a mettere molta fede in
ciò che il Cantù scrive, relativamente a quei fatti, ci meravigliò
non poco il racconto di quel colloquio tra l'Imperatore e la contessa
Confalonieri, che si trova alla pagina 148 e 149 del libro _Il
Conciliatore e i Carbonari_. Quel colloquio, descritto con colori così
drammatici, può essere verosimile, ma non è vero. E come lo ha negato
recisamente il senator Poggi nella sua ottima _Storia d'Italia dal 1814
al 1846_, così possiamo negarlo noi, che ci ricordiamo d'aver udito il
racconto di quella scena, in casa del compianto conte Francesco Arese,
dallo stesso Gabrio Casati, testimonio ed interlocutore nel dialogo.
[46] Anche quì il Cantù, pur difendendo Milano a pagina 150, mediante
la pubblicazione del rapporto d'un impiegato dell'epoca, scappa fuori
ad accusarla a pagina 271, scrivendo: “il popolo e un vulgo ricco,
e fin signore assistettero come a spettacolo a quella scena. Dio lo
perdoni ai Milanesi!„ Noi abbiamo voluto raccogliere testimonianze di
egregi contemporanei, il signor Negri, il signor Landriani, il conte
Giberto Porro-Lambertenghi; e tutti ci hanno assicurato che il “popolo„
era proprio composto dell'ultima feccia, che il “vulgo ricco„ fremeva
di dolore o di terrore nelle proprie case; e quanto alle “signore„ pur
troppo vi assistette “come a spettacolo„ _una sola_; sventuratamente
nota per illustre casato come per eccessiva spensieratezza; e che un
alto ufficiale austriaco, il conte Batthiany, aveva trascinato ad una
finestra prospiciente il nefando spettacolo. Siamo un po' giusti anche
con questi poveri “Milanesi!„
[47] Domandiamo scusa ai lettori se ci crediamo obbligati a metterli
in avvertenza contro un'altra grave — forse la più grave — inesattezza
contenuta nel libro _Il Conciliatore e i Carbonari_. L'illustre
autore vorrebbe smentire, a pagina 152, ciò ch'egli allora chiamava
“la tradizione„ del colloquio fra il Confalonieri e il principe
di Metternich; e a pagina 192 ripete la sua smentita. Eppure già
l'Andryane e il Gualterio e Gino Capponi avevano parlato di quel
colloquio, che poi il Tabarrini riportò estesamente dallo stesso
manoscritto del Confalonieri. Forse al Cantù, che aveva già proclamato
quest'ultimo uomo _non generoso_ doleva di ammettere la verità di un
colloquio, che lo avrebbe senza dubbio obbligato a ricredersi. Anche
gli uomini di maggiore ingegno possono talvolta cadere in siffatte
contraddizioni dell'animo. Ad ogni modo, le ragioni per cui nega il
Cantù consistono tutte in una sottile analisi di una testimonianza
indiretta — molto indiretta — d'un commissario di polizia. In favore
della verità del colloquio abbiamo le dichiarazioni di Gino Capponi,
di Filippo Gualterio, di Marco Tabarrini, di Enrico Poggi, di Gabrio
Casati, di Alessandro Andryane e di... Federico Confalonieri. Ci pare
che bastino.
[48] CANTÙ, opera citata, pag. 271.
[49]
_Signor Redattore_,
“Nel punto di lasciare la Francia, lessi sul vostro giornale
del 28 di questo mese l'articolo che mi riguarda. Qualunque sia
il desiderio ch'io provo di non intrattenere il pubblico delle
mie sventure, e qualunque e' sia il bisogno che ho di vivere
nell'oscurità, cionondimeno mi sento obbligato, per difendere
il mio onore che voi attaccate, di escire dal silenzio che io
mi era così strettamente proposto.„
“Lasciando da parte le prime asserzioni del vostro articolo, io
devo tuttavia affermarvi positivamente che ho finora vissuto
nella più completa ignoranza di tutti i fatti che vi siete
permesso di asserire; ma mi trovo più particolarmente obbligato
a smentire l'asserzione per la quale voi dite che, venendo io
in Europa, ho mancato alla parola che avevo data al governo
austriaco, di non lasciare l'America.„
“Io dunque dichiaro formalmente che _non ho mai impegnato la
mia parola_ in alcun modo e che nè io nè altri dei confinati,
coi quali sono in perfetta parità di posizione, non abbiamo
fatto altro che _sottoscrivere una pura e semplice accettazione
della deportazione con tutte le condizioni gravi che vi si
trovano annesse_; e fra queste condizioni trovasi che, tornando
noi in Europa ed accadendo che fossimo ripresi dall'Austria,
noi saremmo immediatamente ricondotti allo Spielberg.„
“Conto abbastanza sulla vostra imparzialità, signor Redattore,
per non dubitare punto che vorrete inserire questa mia
dichiarazione nel vostro prossimo numero.„
“Ho l'onore di essere, ecc. ecc.„
“FEDERICO CONFALONIERI.„
_Parigi, 29 settembre 1837_.
[50] CANTÙ, op. cit., p. 153.
[51] Non vogliamo chiudere questa rubrica delle impressioni e dei
giudizii altrui sul Confalonieri, senza aggiungervi il giudizio e
l'impressione di altre due persone notevoli, non legate al celebre
fuoruscito da nessuna comunanza di azione o solidarietà di sventura.
Il conte Francesco Arese, che di uomini eminenti ne conobbe e ne
praticò davvicino parecchi, trovandosi in America quando v'era il
maggior numero dei rifugiati politici, così scrive da New-York, il 13
marzo 1837, all'amicissimo suo Pietro De-Luigi, pur esule per causa
politica e rimasto a Londra: “... in totale, quello che per talento,
cognizioni e viste, val meglio è Confalonieri che si può dire essere un
uomo distinto„.
E quella donna quasi perfetta che fu la marchesa Costanza Alfieri
d'Azeglio così scrive al figlio Emanuele nel luglio 1843: “J'ai eu
le plaisir de connaître Confalonieri, qui vient sonvent chez Maxime
avec sa femme. C'est le point saillant de mon voyage. Je lui ai trouvé
comme à Pellico cette douceur dans les manières si affectueuses qui est
vraiment attachante. C'est un beau caractère. Soutenir avec fermeté
un malheur si prolongé, sans apparence d'en sortir que par la mort;
soutenir le malheur de leurs familles, sans se démentir jamais, quand,
en capitulant avec leur conscience, ils pouvaient se racheter; on a
beau dire, mais ce sont des hommes qui font honneur à notre époque,
qu'ils l'aient comprise ou non; et je me sens en leur présence une
vénération pour leur caractère et une satisfaction de les apprécier qui
me dédommage de tant de choses qui choquent et blessent mes sentîments
pour notre pays. C'est le contrepoids de tant de petitesses, bassesses
et misères qui passent sous nos yeux...„
[52] Si allude qui alla parte sostenuta dal Cattaneo a Napoli, quando
fervevano intorno al dittatore le dispute circa l'ordinamento politico
dell'Italia meridionale e la sua annessione — pronta o differita — al
Regno di Vittorio Emanuele.
[53] CATTANEO, _Insurrezione di Milano_, pag. 216.
[54] Ivi, pag. 205.
[55] GIOV. ARRIVABENE, _Memorie della mia Vita_. Vol. I, pag. 253.
[56] Nel riferire questo duplice aneddoto — che del resto lascia la
storia tal quale — avvertiamo che si legge in un libro del signor
Petrucelli della Gattina: _Preliminari della questione romana_.
[57] _Mémoires de Metternich_, vol. VII, pag. 585.
[58] Il caffè Merlo, allora esistente sull'angolo tra il Corso Vittorio
Emanuele (corsia dei Servi) e la piazzetta di San Paolo.
[59] Metternich, VII, 576.
[60] Figlio del conte Diego, di cui s'è parlato più volte nei
precedenti capitoli. Morì a Milano nell'anno 1857.
[61] La copia di questo rapporto come di quello sopraccennato, di
Giulini e Robecchi, si trovano entrambe fra i documenti raccolti nel
Museo civico del Risorgimento Italiano.
[62] I tre duchi versarono ciascuno centomila lire; novantottomila
il marchese Arconati. Più tardi poi, essendosi deciso di contrarre un
prestito di dodici milioni, che il banchiere cav. Brot s'era assunto di
collocare, i patrizi milanesi offersero l'ipoteca sulle loro terre, per
garantire, a pro dello Stato, gli assuntori del prestito.
[63] Aveva detto al marchese Villani, attivo _dimostratore_ egli pure:
“una compagnia di dragoni vi spazzerà tutti.„
[64] “Egli consigliava che il Lombardo-Veneto accettasse le riforme,
escludendo la presenza di soldati stranieri.„ ALBERTO MARIO, _Biografia
di Cattaneo_ nel _Risorgimento Italiano_, vol. I, dispensa V.
[65] _Dell'Insurrezione di Milano_, pag. 11, 17 e 21.
[66] È stato di moda per un certo tempo e per certi scrittori parlare
del conte Gabrio Casati come d'un uomo affatto impari, per ingegno,
alla situazione politica che il 1848 gli ha fatta. Eppure, se guardiamo
alla media degli intelletti e delle esperienze che durante quell'epoca
burrascosa si avvicendarono nelle regioni di governo, il Casati ci
pare ergersi dal livello piuttosto che sottostarvi. A noi, p. es.,
hanno fatto molta impressione alcune lettere politiche da lui scritte
in quegli anni e negli anni successivi, e che furono pubblicate nel
volume delle _Corrispondenze_ di Antonio Panizzi. Quelle lettere
rivelano, a non dubitarne, mente, cuore, sagacia, conoscenza di uomini.
Sbaglieremo, ma crediamo che con questi quattro elementi un uomo di
Stato è bell'e fatto.
[67] La sventurata signora fu poi tratta in salvo, subito dopo, per
cura di Camillo Casati e del conte Oldofredi.
[68] Una nota apposta dall'egregio Massarani al suo bello ed onesto
libro su Carlo Tenca (pag. 424.) sembra accennare ad un episodio
consimile, quando non fosse l'identico; con questa differenza, che,
invece del Carcano e del Fava, sarebbe stato lo stesso Tenca a portare,
dietro preghiera del Correnti, il proclama da stampare al tipografo
Guglielmini. Siccome la nota è tolta dagli stessi manoscritti del
Tenca, noi teniamo la cosa come indisputabile. D'altro canto, chi ha
riferito a noi questa particolarità e questi nomi è per ogni verso
autorevole, oltrechè è il solo vivo fra tanti morti. Egli, se vorrà o
potrà, ha modo di schiarire l'episodio. Fino a questi schiarimenti, a
noi non urta affatto il credere che si tratti di due proclami diversi
od anche di due copie dello stesso proclama, portate dal Correnti a
più amici, per meglio garantirne la stampa. La situazione, l'urgenza,
la stessa indole del Correnti renderebbero perfettamente credibile
siffatta combinazione.
[69] C. CATTANEO, _Dell'Insurrezione di Milano_, pag. 22.
[70] CARLO CASATI, _Nuove rivelazioni sui fatti di Milano_, ecc. ecc.
Hoepli, 1885.
[71] La nobile Elisabetta vedova Majnoni, figlia del generale
Fontanelli, antico ministro della guerra sotto il primo Regno d'Italia.
[72] ANTONIO CASATI, _Milano ed i principi di Savoja_. Torino 1859.
[73] In un volume bene scritto e bene pensato, _Casa di Savoja e la
Rivoluzione italiana_, storia popolare degli ultimi trent'anni, il
compianto prof. Giuseppe Riccardi ha pubblicato quel famoso proclama,
omettendo l'inciso di cui abbiamo dato la storia. Infatti il suo
capoverso dice così: “Seconderemo i vostri giusti desideri, fidando
nell'aiuto di quel Dio che con sì meravigliosi impulsi pose l'Italia
in grado di far da sè.„ Invece il Cantù (_Cronistoria_, vol. II, parte
II) e il Besana (_Storia della rivoluzione di Milano nel 1848_) danno
intiero quel capoverso, che forse il Riccardi ha tolto da qualche
prima bozza del proclama, rimasta fra le carte d'archivio. E i nostri
lettori vedranno agevolmente come in questo capoverso completato,
l'inciso relativo a Pio IX, suggerito dal D'Adda, riveli, nella
stessa evoluzione del periodo, i caratteri di un'aggiunta introdotta:
“Seconderemo i vostri giusti desideri, fidando nell'aiuto di quel Dio
che è visibilmente con noi, _di quel Dio che ha dato all'Italia Pio
IX_, di quel Dio che con sì meravigliosi impulsi pose l'Italia in grado
di far da sè.„
[74] A chi non conoscesse questo proverbio sarà bene far noto che in
Lombardia, per esprimere che una cosa non si può fare, che un desiderio
non si può raggiungere, che da un luogo non si può passare, s'usa anche
da gente colta la frase popolare: _gh'è su el gatt_.
[75] Nella _Presse_ del giorno 24 marzo.
[76] Casati, _Milano e i principi di Savoja, e_ C. Cattaneo,
_Dell'insurrezione di Milano_.
[77] Il signor Alberto Mario, patriota irreprensibile, ma uomo di parte
pronunciatissimo, ha scritto: “Ci sono 3 _no_ nella storia d'Italia;
il _no_ di Pier Capponi a Carlo VIII; il _no_ di Michelangelo al duca
Alessandro De Medici; il _no_ di Cattaneo al maresciallo Radetzki.„
[78] Nella primavera del 1884 si dava a Milano, sopra un teatro diurno,
una rappresentazione intitolata: “Il _no_ di Cattaneo.„
[79] Per l'importanza della trattativa e per la poca pubblicità che
hanno finora ottenuto, ci par bene pubblicare quì i due documenti
che riassumono la trattativa stessa, e che neanche il Cantù ne' suoi
quattro volumi della _Cronistoria_, così ricchi di scritture del tempo,
non ha voluto o potuto inserire:
Innspruch, 13 juin 1848.
_Monsieur le Comte_,
S. M. Imperiale et Royale, guidée par des sentiments d'humanité
et de paix, désire vivement voir mis bientôt un terme à la
guerre qui désole ses provinces italiennes.
À cet effet je suis autorisé à ouvrir avec le Gouvernement
Provisoire établi à Milan une négociation qui serait basée sur
la séparation et l'indépendance de la Lombardie.... (seguono
le condizioni circa il debito pubblico, il commercio, gli
impiegati, ecc. ecc.)...
Vous voyez, M. le Comte, que j'aborde dès le commencement la
question avec toute la franchise possible. Je vous informe
en même temps que S. M. I. vient de donner des ordres pour la
conclusion d'un armistice a laquelle le Gouvernement Provisoire
aimera sans doute à concourir.
Il ne resterà qu'à nommer de part et d'autre des
Plénipotentiaires pour conduire la négociation en question au
but désiré.
Recevez, ecc. ecc.
_Le ministre des affaires étrangères_