[1] Narra il Constant nelle sue _Memorie_, che questo musico aveva
spinto allora la sua singolare impertinenza fino a rispondere: “Signor
général, si c'est oun bon air qu'il vous faut, vous en trouverez oun
excellent, en faisant oun petit tour de jardin.„ Il Marchesi, per
questa audace risposta, era stato messo in prigione.
[2] Morì d'improvviso, mentre sedeva ad un pranzo che il ministro
Talleyrand aveva offerto ai più distinti italiani. Fu l'ultimo
dei patrizj milanesi, che da S. Carlo in poi avevano retto, senza
interruzione, la diocesi ambrosiana. Era uomo di alta rispettabilità e
di grande influenza.
[3] Anzi il Coppi (_Annali d'Italia_) afferma che la Consulta
in una seduta avesse già nominato il Melzi Presidente e l'Aldini
Vice-Presidente.
[4] _Termometro politico_, anno 1796.
[5] Ha la data del 26 gennajo 1802, anno I.º
[6] Cusani, VI, pag. 165 e 318.
[7] Du Casse, _Mémoire et Correspondance du Prince Eugène_.
[8] Fra queste bisogna mettere in prima linea l'interesse vivo
e costante che portò ai nuovi metodi inglesi d'istruzione e di
educazione. Fu lui che acquistò nel 1812 da un Luigi Piccaluga l'antico
convento di S. Maria delle Grazie in Lodi, per insediarvi appunto una
di quelle istituzioni didattiche, venute più tardi in gran riputazione
fra noi, sotto la denominazione di _Dame inglesi_. I suoi eredi e
successori continuarono e completarono in questa materia le intenzioni
del loro glorioso antenato; e nel 1830 il duca Gio. Francesco cedette,
con pubblico istromento, alla signora Maria Cosway, rappresentata
da don Palamede Carpani, allora consigliere ispettore delle scuole
elementari, tutto l'edificio di Lodi, in cui ebbe sede d'allora in poi,
e mantenne alto il principio educativo, l'Istituto chiamato appunto
delle _Dame Inglesi_.
[9] Il nobile Felice Calvi, vice-presidente della Società Storica
Lombarda.
[10] Al generale Fontanelli diceva Napoleone, passando in rassegna nel
1813 la sua divisione “con centomila soldati pari ai vostri, Eugenio
sarebbe già sul Danubio.„
[11] FEDERICO CORACCINI, _Storia dell'Amministrazione del Regno
d'Italia durante il dominio francese_.
[12] Archivio Melzi d'Eril.
[13] Archivio Melzi.
[14] Archivio Melzi.
[15] FRANCESCO CUSANI, _Storia di Milano_, vol. II, cap. 35.
[16] Archivio Melzi.
[17] Id. ibid.
[18] Una lettera scritta a Melzi dal Vicerè proprio il 20 aprile, e
quindi tre giorni dopo che Melzi aveva presentato il suo programma
al Senato, gli diceva che avendo letto sul _Moniteur_ del giorno 12
l'abdicazione dell'Imperatore, aveva scritto subito ai Sovrani Alleati,
raccomandando loro l'indipendenza del Regno Italiano. Aggiungeva di
sapere che _specialmente l'Imperatore di Russia gli era favorevolissimo
e s'era espresso nel più simpatico modo coll'imperatrice Giuseppina_.
La lettera si conserva, con molti altri autografi importantissimi,
nell'archivio della famiglia.
Anche il Cusani, degnissimo di fede, racconta nella sua storia (Vol.
VII, cap. 34) d'avere udito dal conte B. Colleoni, che fino dal 1812
abitava Parigi ed era intimissimo dell'ex-imperatrice Giuseppina, far
menzione parecchie volte delle promesse di Alessandro, e ricordare lo
sdegno di lui alla notizia della rivoluzione di Milano, che gli tolse
di patrocinare la causa del Vicerè.
[19] Corresp. T. VII, pag. 478.
[20] Per una inesattezza, che è, bisogna dirlo, affatto eccezionale
nel diligente Cusani, questi asserisce nella sua storia che
“sopraggiunti Veneri e Guicciardi, confermarono il racconto, insistendo
sull'imminente pericolo del Prina.„ Ora questo può essere pel Veneri,
ma pel Guicciardi certamente non è, giacchè il Guicciardi era partito
col senatore Castiglioni, fin dal 18 per Mantova, dove giunsero il 19,
e fu lì, e alla stessa presenza del principe Eugenio, ch'essi udirono
i fatti occorsi a Milano, riferiti al principe dai fuggitivi ministri,
Vaccari e Méjean.
[21] _I saria nen Piemonteis_, dicono che rispondesse, con alpina
fierezza, a chi gli suggeriva la fuga, come unico modo di conservare la
vita.
[22] È quasi inutile avvertire che si allude qui alla _Prineide_ di
Tommaso Grossi.
[23] Per l'importanza del punto controverso e per la nobiltà dello
scritto, crediamo opportuno ripubblicare questa lettera, apparsa
soltanto in qualche opuscolo del tempo e nella voluminosa opera di
Giovanni Melzi che a pochi è concesso di leggere.
Milano, 31 marzo 1815.
_Signor Conte Confalonieri._
Ho ricevuto la lettera apologetica ch'ella si è compiaciuta
mandarmi. Fu sempre mio vivo desiderio che gli avvenimenti
egualmente vergognosi che funesti per la nostra patria
rimanessero sepolti in eterno oblìo. Ma dappoichè uomini
più che imprudenti ne richiamano la memoria con imputazioni
personali azzardate, trovo ben giusto che chi ne è
indebitamente gravato alzi la voce per isdossarsene. Ella lo ha
fatto con pari dignità che saviezza ed io la ringrazio della
compiacenza che mi procura nel veder dissipate accuse che,
comunque per me dubbie, mi erano penose, aggravando persona tra
le principali del paese, di cui importa che la fama sia intatta
onde i talenti possano esserne utili. Nel momento in cui siamo
importa sopratutto di riunire gli sforzi degli onesti cittadini
a temperare le animosità. Le ire non s'infiammano senza grave
danno della pubblica e privata causa. La discordia non è
conciliabile con nessuna speranza di bene. Non si deve usurpare
il dominio del tempo, perchè non è mai senza compromettere
l'avvenire.
Ho l'onore di riverirla colla più distinta considerazione.