Dio. Se tu rimanessi in vita egli errerebbe per te, ti farebbero
Dio e ti adorerebbero. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Sei tu più grande di Abramo che io per dieci anni ho sperimentato?
Mosè. Da lui uscì Ismaele, i cui figliuoli condurranno i tuoi a
perdizione...
Dio. Ti ho io per nulla detto di uccidere l’Egiziano?
Mosè. Signore del mondo! Dammi licenza di dirti una sola cosa.
Dio. Di’.
Mosè. E tu hai pure ucciso tutti i primogeniti di Egitto. E io per
un solo egiziano i’ mi morrò.
Dio. Ma sei tu forse a me somigliante? Io fo morire e risuscito.
Ma le ore son contate. D’ora in ora una voce del cielo annunzia a Mosè:
_tu non hai della vita di questo mondo se non quattr’ore: tu non hai di
cotesta vita mondana se non tre ore_. Pure Mosè insiste: _Signore del
mondo! Lascia che io duri a guisa d’uccello che vola ai quattro punti
della terra, e coglie in terra suo vitto e bee acqua di fiume e a sera
si ritorna al suo nido_. E la voce del cielo torna a ripetere: _O Mosè,
a che ti crucci? Tu non hai di mondana vita se non mezz’ora!_ Quando
il momento fatale è giunto, nè Gabriele, nè Michele, nè Zangariele si
sentono il coraggio di staccare dal corpo la grande anima di Mosè.
Samaele, che si mostra più coraggioso di essi, è abbacinato dallo
splendore degli occhi del moribondo e torna a Dio senza l’anima di
Mosè.