Vi sono due soli e grandi avvenimenti nell’esistenza che possano dare

ai nostri volti un raggio di quella bellezza celeste che sfugge a

qualunque manifestazione, e sono l’amore e la morte — due cose sorelle,

— l’estasi dell’uno, e la calma che succede all’altra. Coloro che hanno

amato e che furono amati lo sanno: — quella bellezza non è della terra

e non dura, è qualche cosa di aereo che si posa un istante sulle nostre

sembianze e svanisce, — essa si vede, ma è inesplicabile: — è forse

una luce di lassù che discende a benedire i due atti più solenni della

vita, l’amore che ci rende degni del cielo, e la morte che ci concede

di raggiungerlo.

Io ho pensato più volte che se tutti gli uomini si innamorassero ad un

tempo, la società sarebbe in un attimo trasformata: l’età dell’oro non

sarebbe più quella favola allettante di cui si ride come dei sogni dei

fanciulli. — Ogni uomo che ama è buono e grande. — I poeti sono uomini

che amano.

A quella vista Bouvard si arresta colpito dall’entusiasmo: l’incanto

di quella bellezza lo rapisce ed eccita la mente fervida ed immaginosa

del giovine. Nel suo atto violento, egli ha scoperto una parte del

seno della fanciulla: — essa gli appare come una statua rovesciata di

Fidia, come una di quelle immagini di vergine greca, che il turbine

ha divelto dalla loro base, e che s’incontrano talora mezzo sepolte

tra i corimbi e le foglie oscure delle ellere, nelle isole solitarie

dell’Egeo. Divina bellezza! — E perchè non gli è dato di rianimarla? di

spirarle il soffio della vita che Dio ha riserbato a sè solo? Ma Giulia

lo odierebbe vivendo; — e non lo ha ella deriso?

Il giovine rimane lungo tempo silenzioso, — poi il suo volto assume

un’espressione tetra e risoluta, — egli si curva sopra di lei, egli

vuole abbracciarla... «nessuna donna, egli dice, si è data mai con

maggiore abbandono ad un uomo»... Bouvard sorride seco stesso di questo

orribile pensiero, — china il capo sopra di lei e ne bacia le labbra

irrigidite dalla morte. Quale contatto! Egli si scuote, egli trasalisce

inorridito, egli raccapriccia di quel gelo; e ricade prostrato dinanzi

alla fanciulla. Allora egli piange, egli invoca, egli prega, — vorrebbe

amarla, adorarla, come una santa, e lo trattiene la memoria del suo

passato; — vorrebbe odiarla, e lo arresta quell’immagine soave di

angelo. Alcuni istanti dopo egli vaneggia e delira, — egli ripete

ad alta voce il nome di Giulia, il nome della fanciulla adorata, e

si abbandona al suo dolore disperato e selvaggio. — Poi l’asfissia

dei fiori assopisce a poco a poco i suoi sensi, inebria e confonde

la sua ragione: — egli prova come delle vertigini, — vede come degli

oggetti che si muovono, — ode un bisbiglio di voci incomprensibili, —

ripassano dinanzi a’ suoi occhi delle strane figure che lo guardano

e sogghignano... egli si agita, vorrebbe avventarsi contro di esse,

tenta di rialzarsi brancolando nel vuoto, — e ricade spossato presso il

cadavere della fanciulla...

. . . . . . .

Certo Bouvard non incontrò una morte così sùbita, nè così violenta,

poichè i vicini raccontarono al mattino di aver inteso nelle ultime

ore di quella notte dei gemiti e delle grida soffocate; — ma ciò che

aveva colpito maggiormente la loro immaginazione, era stato un suono di

violino, da cui erano rimasti affascinati e sedotti come da un’armonia

soprannaturale; — nè mai s’indussero a credere per quante prove ne

venissero lor date, che quella musica fosse stata l’opera di un uomo.

Tale fu l’ultima creazione di Bouvard, l’ultimo lamento della sua

anima, l’agonia sublime del suo genio. Vi erano in essa tutte le voci

della natura, vi era il bisbiglio del vento e l’aleggiare dell’uccello,

il susurro dei piccoli steli e il fremere dei grandi fusti dei cerri,

lo scorrere del filo d’acqua e il frangersi delle onde dell’oceano,

— vi era tutto ciò che il suono ha di aspro e di dolce, di soave e di

orribile. — Sfortunati coloro che udirono quella musica! La voce degli

esseri più diletti, la parola di padre pronunciata la prima volta dal

labbro del fanciullo, la prima rivelazione d’amore della donna adorata,

non hanno avuto più nulla di soave, nulla di allettante per essi.

Il domani la fama di un sepolcro violato si diffonde per la città; — si

cerca il cadavere di Giulia, — gli indizii de’ suoi complici guidano

alla soffitta di Bouvard; — si chiama, nessuno risponde, — si batte,

nessuno apre: — allora si atterrano le porte... orrendo spettacolo! —

tutti quei fiori erano calpestati e dispersi, molti oggetti infranti,

i veli della fanciulla lacerati, — dovunque le traccie di una lotta

disperata e inuguale.

Non era Giulia morta? o le preghiere del giovine avevano avuto potere

di rianimarla un istante?......

. . . . . . .

Scheggie e frantumi di violino giacevano sparsi sul pavimento, ed un

corpo deforme, inanimato, stringeva convulsivamente il cadavere della

bella Giulia... — Bouvard era morto!

INDICE

Lorenzo Alviati Pag. 5

Riccardo Waitzen 67

Bouvard 113

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo

senza annotazione minimi errori tipografici. Per comodità di lettura è

stato aggiunto un indice a fine libro.

Amore nell'arte · 第 8 / 8 段