Triplice alleanza.
Neruccio, l’Anguissola e Terremoto giunsero a Castel Leone di Cremona,
che volgevano tuttavia le prime ore del mattino.
I due giovani uficiali si tennero in disparte, mentre il colosso,
ch’era ben conosciuto dalle genti del luogo, introducevasi nel
castello.
Vedendolo entrare affrettatamente e con sul volto quell’aria
interrogativa che accompagna sempre le ansiose agitazioni; talune
donne, attinenti alla corte della duchessa d’Este e che furono le prime
a badargli, credettero giungess’egli apportatore di qualche infausta
novella e gli si fecero incontro premurose, chiedendogli a dieci voci:
— Ecchè?... perchè di ritorno voi solo?... chi v’ha spedito inanzi?...
cos’è mai accaduto?... che è mai che qui vi conduce?... qualche malanno
è forse toccato a monsignore il duca?...
— No, no, — s’affannava a risponder loro il buon Terremoto — nessuno mi
spedisce.... non precedo nessuno.... non ci sono, almeno spero, malanni
di sorta....
— Ma che è, dunque?...
— Nulla, vi replico, madonne.... piuttosto io mi piglierò licenza di
domandare a voi se mi sappiate dire ove si trova, in questo momento,
donna Bianca, la mia signora.
Le damigelle si guatarono l’uaa l’altra di sottecche, con fare stupito,
quasi mormorassero tra loro:
— O intendiamo noi di sghimbescio, o costui, poveraccio, ha egli dato
il cervello a rimpedulare!
Terremoto girava l’occhio da questa a quella, meravigliando a sua volta
della inesplicabile loro meraviglia e cominciando a sentirsi il petto
sbattuto dal batticore.
— Vi domandavo — riprese esitante — se mi saprete indicare....
— Eh, v’abbiamo inteso, mastro Rinolfo — lo interruppe una di quelle
— ma solo non ci sappiamo spiegare il fine recondito di cotesta vostra
domanda.
— Fine recondito?... e che v’ha di strano in questo, che io, ritornando
dopo alcuni giorni di assenza, chiegga a cui primo incontro: dov’è la
mia signora?
— Ma egli è che, maestro, dov’ella sia il dovreste sapere voi medesimo
assai meglio di noi.
— Io?... oh marchiana cotesta!... e come?... e per qual ragione?
— Per la ragione semplice, che ella è partita da Cremona stamane
istessa al primo crepuscolo, con la persona da cui l’avete mandata a
ricercare.
Terremoto non fiatava per lo sbigottimento.
— Partita?... — farfugliava tra denti, che un’ansia mortale gli facea
sbattere come per freddo — partita al crepuscolo?... con una persona
che io?... ma chi è codesta persona?...
— Eh, gua’?... — fece la donzella — la persona istessa, che è venuta
per conto vostro a richiederla.
— Un vecchietto — soggiunse una delle costei compagne — una specie di
castaldo, che scortica la lingua nostra alla maniera de’ tedeschi.
— Ah! — sclamò con un grido Rinolfo.
E, con atto di suprema disperazione, si cacciò ambo le mani tra i
cerfugli cascanti dalla bionda capellatura.
Le damigelle lo contemplavano esterrefatte come se avessero dinanzi un
fenomeno.
— Ma come.... come? — ripigliò a dire il povero uomo, dopo la pausa
di un istante — com’è accaduto che donna Bianca abbia seguito quel
farabutto di tedesco, senza sospettare che sotto alle sue parole
indiavolate ci potess’essere qualche bertovello?
— Gli è facile a spiegarselo — fece una di quelle — come ve lo abbiamo
detto testè, il vecchierello che voi chiamate tedesco, è venuto qui
insieme ad un suo fante....
— Ah.... c’era pur seco un fante?
— Sì, certamente; ma questi nemmanco è entrato nella rôcca.
— Era egli un giovinotto sbarbato, con due grandi occhioni neri e
lucenti, le sopracciglia copiose e ritte ed alcunchè di donnesco in
tutta la persona?
— Che avesse del donnesco mal saprei asseverare, chè lo abbiamo
sbirciato solo così alla sfuggiasca; ma giovine e con occhi e
sopracciglia come voi dite, era per certo.
— Ebbene, ebbene?
— Il vecchierello, dunque, lasciato il suo servidore al di là del
ponte, s’è fatto inanzi a domandare di donna della Staffa, soggiungendo
ch’e’ veniva direttamente da Busseto, con una ambasciata vostra per
lei.
— Ed a chi s’era rivolto per ispifferare di simili fandonie?
— A messere Amerigo de’ Coronei, il mastro di Sua Magnificenza la
duchessa nostra; ma talune di noi... io, per esempio.... eravamo
presenti.
— E che gli rispose mastro de’ Coronei?
— Nulla; senonchè io medesima andai al nostro dormentorio ed a
madonna Bianca, che s’era a pena levata di letto, perchè un cotal poco
indisposta...
— Ah, er’anco indisposta quell’angelo santo?
— Cosa da nulla, Rinolfo caro! un po’ di gravezza al capo buscatasi in
una passeggiata che abbiamo fatto iersera lunghesso le rive del Po.
— Tirate inanzi.
— A donna Bianca, dunque, annunziai la persona che, per conto vostro,
l’aveva richiesta.
— E donna Bianca?
— C’è tampoco a domandarlo? non così udì il vostro nome, che subito si
lanciò fuori dell’uscio ad incontrare colui.
— E colui?
— Colui non le tornò nè ignoto, nè discaro, poichè ella a pena lo
scorse, gli volò inanzi sclamando: oh, messer Pellegrino! oh, messer
Pellegrino! e stette quasi per gittarglisi fra le braccia!
— Eh, mi spiego cotesto!... il manigoldo era già stato attinente e
divoto e pressochè familiare della casa del suo misero avo.... ella
non potea figurarsi che, ligio e venduto siccom’è alla genìa de’
Farnesi, dovesse tradire le antiche amicizie per darla in balìa del suo
persecutore... è sì buona ed onesta madonna Bianca, che si rappresenta
tutta l’umanità creata a sua similitudine!
— Sarà benissimo come voi dite; ma il fatto si è che ell’accolse il
nuovo venuto con ogni più manifesto segno di attenzione e di simpatia
e non l’ebb’egli così annunziato come venisse, per conto ed incarico
vostro, onde seco menarla direttamente a voi, che ella corse subito
alla duchessa, gliene chiese licenza e si apparecchiò senz’indugio a
partire.
— Oh, la mia disgraziata signora!... e quale strada hanno dessi
pigliata?
— Oh, non badammo a cotesto!... nevvero, voialtre?
— No, certo — risposero le compagne.
Ed una soggiunse:
— Ma egli è fuori dubio che avranno pigliato quella del Po’ se volevano
traversarlo per arrivare a Busseto.
— Eh, che a Busseto non ci hanno fatto ritorno!
In quel punto sorvenne mastro Amerigo de’ Coronei.
— Messere — gli chiese tosto Terremoto, nella cui grossa cervice era
balenata una idea — sapreste voi, per avventura, ove presentemente si
trovi Monsignor Pierluigi Farnese?
— Il duca di Castro? — fece mastro Amerigo, pigliandosi il labro
inferiore tra l’indice e il pollice della mano destra e stirandoselo
inanzi con fare di sufficenza — eh, il duca di Castro, se memoria non
mi falla, s’ha, in questo punto, da trovare a Piacenza, dove non so
se più stia per ingaggiare cavalli e fanti a servizio dello esercito
papalino, o per attendere quelle buone novelle che spera gli abbiano a
giugnere da castel di Busseto.
— A Piacenza, voi dite?
— A Piacenza, a Piacenza.
— Non mi rimane più dubio!
E con questa conclusione gittata là in modo esclamativo, il gigante
abbandonò in asso le dame e il gentiluomo della corte estense, per
tornar frettoloso fuori del castello e raggiungere i suoi due compagni.
Con vivo interessamento da parte dell’Anguissola e con profondo dolore
da parte di Neruccio, questi ascoltarono la triste narrazione che
quello fece loro di quanto aveva risaputo nel castello.
Bianca era disparsa; Bianca era stata rapita da donna Olimpia Marazzani
e Pellegrino di Leuthen; Bianca trovavasi probabilmente a Piacenza già
in potere di Pierluigi Farnese.
Un siffatto persuadimento rinfocolava gli odî mal sopiti dei due
sventurati amatori, a’ quali aggiungevasi Terremoto, che — a giudicarne
almeno dagli atti irosi e da’ sonori sospironi, che gli uscivano dal
colossale torace — appariva di loro non meno addolorato e sdegnato.
Senza pronunziar verbo, i due giovani capitani si strinsero
espressivamente la mano, quindi — volgendosi, in pari tempo, al
gigante, con uno sguardo che significava un invito:
— A Piacenza! — esclamarono a due voci.
— A Piacenza! — rispose Terremoto.
E partirono tutti tre al trotto, queglino de’ loro eccellenti corridori
e questi del suo misero ronzino.