LA ESTETA

Vi sovvenga che la mia vita è così umile

che la morte non saprebbe esserlo di più.

Ma a che giovano queste rinuncie? Il cuore non appaga, la mente non si

acqueta. L'avvenire urge; _Il trionfo dell'Idea vuole tutte le braccia

e tutte le menti_.

L'Esteta è pieno di scoramento:

Ancora ne li attoniti occhi,

reca lo spasimo d'una mortale caduta

il terrore d'un incubo

improvvisamente scomparso.

Sognò lotte e baci,

dominazioni e rinuncie,

cose belle oltre la Verità,

dolci, oltre l'Amore,

eterne, oltre la Fede.

. . . . . . . . . . . . . .

Sorrise a tutte le veneri,

benedisse a tutte le forze,

a tutti i connubi sospirò.

. . . . . . . . . . . . . .

Doloroso miracolo:

la visione tangibile si oscura

di maligne nebbie.

E finisce con domandarsi tristamente: Sia pure che l'uomo nello spazio

e nel tempo s'inganni, ma esso è però un mondo, un occhio

dell'infinito;

perchè dunque

non vuol recare intorno

la serenità e la luce,

come il cielo e le stelle?

Ho tentato di riassumere questo poema lirico di una anima solitaria,

che si tormenta fra le strette del sillogismo e del sentimento,

citando il più largamente possibile per dare ai lettori un'idea

approssimativa non soltanto dei concetti ma anche della forma.

Secondo me, il poeta ha fatto bene a sciogliersi dalle pastoie del

ritmo, che non concede certe libere agilità neppure ai suoi più

poderosi domatori. E se nel suo tentativo ha qualche volta ecceduto,

sia condensando troppo, sia trascorrendo in istonature prosatiche

incurante di mettere a dura prova l'intelligenza o la schifiltà

stilistica del lettore, non bisogna fargliene troppo carico, in grazia

di quei larghi brani dell'opera sua dov'egli raggiunge l'ideale voluto

attingere, come nei canti _L'orgogliosa umiltà_, _La metamorfosi_ e

specialmente nel _Preludio_ al canto _Marmi e bronzi_, invocazione

della Bellezza, e nella _Oscura rinunzia_, che mi sembra la cosa più

squisita di tutto il volume.

Il quale, se, come ho accennato, non è di facile lettura, è poi tale

perchè, nell'intenzione dell'autore, non è destinato al volgo dei

lettori.

Nel grottesco s'adombra

qualche aristocrazia;

nel crudele, qualche idealità;

e il valore della vita

consiste nel saper morire.

Ecco una sua schietta dichiarazione.

Al Quaglino intanto non si potrà dire che abbia scelto questa libera

forma di ritmo perchè il verso non obbedisce alla sua mano. Egli ha

pubblicato due volumi di versi, dove alla vigoria e all'originalità

del concetto è accoppiata una vigoria e sovente una stranezza di

forma--stranezza più visibile nel primo, _Modi, anime e simboli_, che

nel secondo _Fiori brumali_--le quali dimostrano ch'egli si sente

anche capace di abusare della padronanza della forma ritmica,

contorcendola a sua voglia e capriccio, e non sempre con buon

resultato.

Dopo questi _Dialoghi d'esteta_, che hanno nel loro sciolto ritmo

dolcezze e sfumature veramente notevoli, è da augurarsi che il

pensiero del poeta divenga più limpido, più tranquillo, più

trasparente, e che il sentimento prenda la mano su di esso, perchè,

ritmo rimato o sciolto, la sua parola trovi più larga eco nei cuori: e

non intendo dire: nel volgo dei cuori.

Cronache Letterarie · 第 40 / 45 题