Domando la parola per un fatto personale! Capisco: il _Marzocco_ ha
inteso di farmi una cortesia chiamandomi _strenuo campione del
naturalismo in Italia_, e di questa gentile intenzione gli sono
gratissimo; ma siccome io ho la coscienza di non essere campione del
naturalismo, nè di altra qualunque scuola letteraria, o chiesola, o
setta che si debba dire, così chiedo il permesso di protestare, per la
seconda ed ultima volta, contro l'etichetta che critici benevoli e
valevoli si compiacciono, da anni, di appiccare al mio nome.
Sissignore, io ho difeso il _naturalismo zoliano_ in parecchi miei
scritti, facendo però sempre le debite riserve contro l'esagerazione
del sistema: ho dedicato a Emilio Zola un mio romanzo giovanile
_Giacinta_ in segno di viva ammirazione per lo scrittore; e forse
allora mi illudevo che quel romanzo derivasse dalla sua scuola. Ma i
critici non si sono mai accorti che era proprio un'illusione; me ne
accorgo ora io che posso guardarlo con occhio imparziale e
commiserante, e stupisco della miopia dei critici, che pure dovrebbero
vederci assai meglio di noi autori.
Poi, bene o male, ho scritto quasi un centinaio di novelle, una
cinquantina di fiabe, due romanzi, _Profumo_ e _La Sfinge_, e parecchi
altri volumi di critica letteraria dove ho chiaramente espresso il mio
credo artistico. Da questa varia produzione, qualunque sia il giudizio
che voglia darsi intorno al suo valore, appare evidente che unica mia
cura è stata sempre quella di raggiungere la maggiore sincerità
possibile di osservazione unita alla maggiore sincerità possibile di
espressione.
Quando il soggetto di una novella, di un romanzo, di una fiaba mi ha
attirato, io non mi sono mai chiesto se esso era naturalista, verista,
idealista o simbolista; ho badato soltanto a dargli la forma più
schietta e più conveniente ad esso; se io sia riuscito o no è un'altra
quistione. Mia intenzione era unicamente fare opera d'arte. Non ho mai
pensato che o una fiaba o una novellina per bambini potesse essere
cosa diversa da una novella, diciamo, psicologica o pure di soggetto
paesano, o da un racconto di larghe proporzioni o da un romanzo.
Convinto che la forma è tutto, o quasi, in un'opera d'arte, mi sono
ingegnato di dare alla fiaba, alla novellina per bambini, alla novella
psicologica o paesana, al racconto e al romanzo la loro natural
forma, ora ingenua, ora semplice, ora un po' più complicata; e dicendo
forma non intendo parlare soltanto della lingua e dello stile, ma
anche dell'intimo organismo di ciascuna opera d'arte. Ripeto: se io
sia riuscito o no nel mio intento, è un'altra quistione.
Qui si ragiona solamente d'intenzioni, di convinzioni, d'ideali
appartenenti in modo speciale a una scuola estetica più che a
un'altra; e per ciò posso lagnarmi della disgrazia di vedermi franteso
che mi perseguita da un pezzo.
Ho un bel sforzarmi di esprimere nel modo più chiaro il mio concetto;
si prende un periodo, una frase, staccandoli da quel che li precede e
li segue, e in questa maniera mi si condanna ad esser naturalista _per
forza_, e _campione del naturalismo_ non meno per forza.
Ho protestato per una prima volta[9]; ma inutilmente, se un giornale
come il _Marzocco_ e con l'intenzione di farmi un complimento, torna a
dirmi quel che tante volte mi è stato sbadatamente ridetto.
È appunto quest'intenzione che mi spinge a protestare di nuovo e per
l'ultima volta.
E perchè l'equivoco finisca--se pure è possibile, giacchè il mutare
un'etichetta sembra fatica straordinaria agli etichettai--ecco, per
chi vuole saperlo, il mio credo letterario. Invece di riassumerlo,
potrei metterlo insieme citando una buona quantità di brani di miei
articoli di critica dai quali risulterebbe che io ho avuto sempre, più
o meno chiaramente, la stessa opinione; e accennando, nel medesimo
tempo, i miei lavori di arte che sono, o che dovrebbero essere,
secondo me, la conferma, il documento probante delle convinzioni del
critico divenute opera d'arte. Ma non voglio incombrare le colonne del
_Marzocco_ per risparmiare un po' di fatica ai curiosi che volessero
accertarsi se alle mie intenzioni hanno davvero poi corrisposto i
fatti.
Dico dunque semplicemente che io, caso mai, sono naturalista, verista,
quanto sono idealista e simbolista: cioè che tutti i concetti o tutti
i soggetti mi sembrano indifferenti per l'artista ed egualmente
interessanti, se da essi egli riesce a trar fuori un'opera d'arte
sincera. Il mondo è così vasto, ha tanta moltiplicità di aspetti,
esteriori e interiori, che c'è posto per tutti questi diversi aspetti
nel mondo superiore dell'arte. Perchè vogliamo restringerlo,
limitarlo? Perchè vogliamo imporre a tutti l'afflizione di doverlo
riguardare dal medesimo punto di vista?
Ma noi abbiamo bisogno di fare, di tratto in tratto questioni di lana
caprina; abbiamo bisogno--ed è peggio--di arruffare le discussioni più
semplici, scambiando le carte in mano all'avversario, e scambiando i
termini della discussione perchè il nero sembri bianco e il bianco
nero. Così arriviamo a non intenderci più.
Io dico, per esempio: il concetto in un'opera d'arte è una cosa
secondaria: l'importante è che esso diventi forma viva, altrimenti noi
confonderemmo l'opera d'arte con l'opera di pura riflessione, di puro
pensiero. Questo non significa che un concetto elevato, se arriva ad
assumere forma artistica, non aumenti il valore dell'opera d'arte;
significa soltanto che esso può produrre quest'effetto unicamente
quando raggiunga quella metamorfosi per via della forma.
Naturalisti, veristi, idealisti, simbolisti non dovrebbero essere
d'accordo su questo elementarissimo canone di arte?
Dovrebbero; ma non sono.
Io dico, per esempio, che le forme artistiche debbono essere talmente
connaturate al concetto da non poterle distinguere da esso. Per ogni
concetto o sfumatura di concetto ci è una sola unica forma: il
difficile sta nel raggiungerla. Per ciò ogni soggetto richiede uno
stile diverso, suo proprio, e l'artista deve avere, per dir così,
altrettanti stili quanti sono i soggetti che tenta, e seguire con essi
tutte le gradazioni, tutte le sfumature, senza alterare niente, senza
tralasciare niente, conformandosi a tutte le sinuosità, a tutte le
accidentalità del soggetto.
Naturalisti, veristi, idealisti, simbolisti non dovrebbero essere
d'accordo su quest'altro elementarissimo canone di arte?
Dovrebbero; ma non sono.
E si continua a fare lunghe discussioni bizantine. Si scartano certi
soggetti, si colpiscono d'interdizione; si bandiscono certe formole
stilistiche, si getta l'anatèma su altre. Per quale ragione? Per un
capriccio di moda forse.
In quanto a me, non ho mai avuto preferenze per questo o per quel
soggetto, per questa o per quella formola di stile. Ho tentato
soggetti di ogni specie ed ho cercato di esprimerli con lo stile più
adatto.
Lo stile delle mie _Paesane_ non è quello delle novelle, diciamo,
psicologiche. Fra lo stile delle _Paesane_ e quello di _Profumo_ e di
_La Sfinge_ c'è un abisso, come c'è un abisso tra il contenuto.
Io, lo confesso, e sia detto per incidente, non ho saputo persuadermi,
per quanto mi sia ingegnato di farlo, in che cosa mai differiscano
_Profumo_ e _La Sfinge_ dai così detti romanzi idealisti; potrei quasi
farmi la stessa domanda intorno a _Giacinta_, non ostante la dedica a
Emilio Zola. Mi son fin domandato come mai due volumi di fiabe, e due
di novelle dove studio il mondo dei bambini con lo stesso metodo di
osservazione praticato per gli adulti, possano permettere di classarmi
a ogni costo fra i naturalisti.
Ebbene tanta diversità e varietà di concetti e di forme non avrebbero
dovuto mettere in guardia i critici prima di _etichettarmi_
assolutamente _naturalista?_
Resta per loro scusa, la quistione, come dicono ora, stilistica. Io
non sono certamente uno stilista.--Oh, no!--sento mormorarmi
all'orecchio--E aggiungo che non vorrei esserlo, caso potessi. Sono
diventati stilisti tante brave persone che poi non hanno altro
all'infuori di quel tale _stilismo_, che non credo di dire una cosa
assurda asserendo che a furia di pazienza e di studio avrei potuto
divenire loro emulo anche io. Il vocabolario, per fortuna, non è
proprietà esclusiva di nessuno, e i modelli da copiare o da imitare
molto meno. Dico questo perchè la semplicità, la nudità del mio stile
non sia attribuita al mio naturalismo e non sembri una prova lampante
di esso; non già per scusarlo o per difenderlo. È giusto che questa
orazione _pro domo mea_ rimanga nei limiti dei principî e delle
intenzioni.
In quanto al resto, non debbo e non voglio entrarvi. Non ho mai fatto
polemiche, da giovine, per difendere questo e quel mio libro; e non
voglio cominciare ora che... non sono più giovane.
E mi si permetta di finire, con l'autorità che consentono gli anni,
raccomandando a tutti coloro che ora hanno l'invidiabile tesoro della
giovinezza:
--Lasciate da parte le discussioni astratte, le polemiche; non vi
compiacete delle belle etichette, che in fine non vogliono dir nulla
se il liquore della bottiglia non è poi di ottima qualità; siate
sinceri, se potete e se sapete, siate sinceri, sinceri, sinceri; il
resto, come dice il Vangelo, vi sarà dato in più dal gran Padre che
sta nei cieli!