Sto per credere di averla addosso, se mi capita così frequentemente di
vedermi frainteso. Aveva pur troppo ragione il Voltaire quando diceva:
Datemi tre righe di un galantuomo e ve lo faccio impiccare. Io ne ho
scritte più di tre a proposito di Emilio Zola e della parte da lui
presa nell'affare Dreyfus, ed ecco il _Fanfulla_ che mi denuncia come
reo di lesa maestà della nazione francese, ed ecco il nostro _Marius_
che mi fa una lavata di capo, quasi io abbia mancato di rispetto a
Emilio Zola, augurandogli di riprendere presto la sua penna d'artista.
Gli spropositi dell'articolista del _Fanfulla_ potevo lasciarli
passare inosservati. Quando uno ha il coraggio di proclamare Emilio
Zola il più gran malfattore che abbia oggi la Francia, il maggior
responsabile di tutta la corruzione che rode come un cancro la società
contemporanea francese, non c'è da discutere. Si ride e basta. Ognuno
è spiritoso come può. Se i lettori del _Fanfulla_ si contentano
dell'amenità che lo _Zio Tobia_ ha loro ammanito, tanto meglio, o
tanto peggio, per essi. Forse pensano che certe sciocchezze sono
talvolta più esilaranti di un bel tratto di spirito; questa per
esempio: «La Francia, atterrata, ma non soffocata dalle sventure del
1870, avrebbe dovuto riprendere in breve tempo i sentieri luminosi
della civiltà; ma trovò sul suo cammino Emilio Zola e ricadde più
ferita di prima: anzi strozzata addirittura.»
A chi osa di scrivere queste parole (non hanno bisogno di un
qualificativo, ed io sarei imbarazzatissimo se dovessi trovarlo) posso
facilmente perdonare la ignoranza che dimostra intorno alle mie
convinzioni letterarie, e rassicurarlo che dicendo male dello Zola non
si è comprata, come egli crede, _a contanti_ la mia _irosa
inimicizia_; sarebbe troppo a buon mercato.
_Marius_ però deve avere la pazienza di ascoltarmi.
Da qual parte del mio articolo egli ha desunto che io mi permetto di
fare a Emilio Zola una _ramanzina, come ad un ragazzo impertinente che
trascura i suoi doveri_?
Debbo supporre che _il fioco lume d'una luna amareggiata da molte
nuvole_ e _il fioco lume della lampada del vagone_, o la narcotica
virtù del mio articolo lo abbiano ridotto in un dolce stato di
dormi-veglia che lo hanno poi indotto a fraintendermi?
Io ho voluto dire soltanto questo: Emilio Zola ha ormai compiuto il
suo dovere di cittadino. Coloro che egli accusava sono smascherati.
«Qualcosa di più potente che la voce di uno scrittore, quantunque
grande e famoso, la terribile eloquenza dei fatti, ha preso il posto
di lui, e parla, anzi, tuona alla coscienza del popolo francese.
Emilio Zola è passato in seconda linea. Questo non diminuisce punto la
nobilissima parte da lui rappresentata... Ritorni all'arte e scriva
quest'altra _Debacle_ più spaventevole della prima.»
E conchiudevo:
«O tranquilla palazzina di Médan, ieri violata dalla volgare persona
degli uscieri, umili strumenti di una giustizia, indegna di chiamarsi
tale, quando aprirai a due battenti il tuo cancello al profugo
artista?
«Allora veramente entrerà, assieme con Lui, nelle tue vaste sale la
solenne vindice giustizia; ed ha un nome altrettanto nobile e santo:
ella chiamasi l'ARTE.»
Quando mai mi è passato pel capo di diminuire il valore del coraggioso
atto cittadino del romanziere trasformatosi inattesamente in pubblico
accusatore?
Quando mai mi è passato pel capo d'insinuare che Emilio Zola, così
facendo, abbia voluto formarsi un _piedistallo di questa questione_, e
che abbia _preso il destro di afferrare quest'arma per servirsene a
vantaggio suo e dei suoi_?
_Marius_ ha trovato proprio le tre righe per farmi impiccare: le ha
strappate dal nesso logico del mio articolo, e ha impreso
caritatevolmente a lavarmi quel lucido capo, che appunto per questa
sua condizione non ne ha punto bisogno.
Se dire ad un artista, a un grande artista: Avete compiuto la missione
che vi eravate imposta con generosità senza pari. I resultati della
vostra lotta sono forse superiori a quel che voi vi attendevate. Ora,
per attaccare a una gogna immortale coloro che han disonorato
l'esercito francese e la Francia, scrivete un libro degno di voi,
prendendo a soggetto i tetri e tragici fatti di cui siete stato
testimone. «Mai còmpito di artista è stato più difficile e più
tentatore: voi avete il poderoso petto che occorre per affrontarlo»:
se dire questo a Emilio Zola significa fargli una ramanzina come a uno
scolaro che ha trascurato il suo dovere, io lo lascio giudicare ai
lettori della _Tribuna_, e mi rassegno anticipatamente alla loro
sentenza.
Le tre righe incriminate da _Marius_ volevano dire soltanto che
l'opera d'arte, per la sua speciale natura, ha un valore assai
superiore a qualunque nostro atto semplicemente morale. E citavo per
ciò Voltaire e Calas.
L'opera d'arte infatti, anche quando non ne ha la precisa intenzione,
è atto di alta moralità, di giustizia spirituale. _Io accuso!_ Ma
Emilio Zola, si può dire, non ha fatto altro in tutta la sua
dignitosissima vita. I suoi ventitrè romanzi sono atti di accusa e di
condanna nello stesso tempo; ed io non credo di ingannarmi dicendo
che quando, nel lontano avvenire, e anche nel non lontano, non si
parlerà più del processo Dreyfus e del coraggioso promotore della
revisione di esso, i _Rougon-Macquart_, e _Le trois villes_ con tutti
i loro difetti, e non ostante questi, vivranno nella memoria degli
uomini e continueranno ad accusare e a condannare il secondo impero e
la seconda republica.
_Io accuso!_ Emilio Zola lo ha lasciato trasparire anche troppo da
tutta la sua produzione di romanziere, e qualche volta fin facendo
sottostare le ragioni dell'arte alle sue convinzioni personali. La sua
carriera di critico e di artista è stata una lotta incessante. Il
_conspuez Zola_, prima che dalla gola della folla anti-semitica e
reazionaria, era risuonato parecchie volte dalle colonne dei giornali
per opera di articolisti che si affibbiavano la giornea di campioni
della morale e dell'arte; e i rammolliti decadenti e i pretesi
neo-spiritualisti avevano già ripreso a urlare quel _conspuez_ anche
dopo che gli altri si erano stancati.
Emilio Zola non si è minimamente commosso per questi incessanti
attacchi, come non si è impaurito delle dimostrazioni della folla che
minacciava non la sua opera d'arte, ma la sua vita.
La sua imperturbabilità di artista e di cittadino dimostra ad evidenza
che egli non ha mai avuto bassi secondi fini.
Quella ricchezza che è venuta a lui per virtù del suo ingegno, egli
l'ha messa a repentaglio spensieratamente per una causa che gli è
parsa altrettanto nobile e santa quanto la sua opera d'arte. Se questa
volta si fosse anche ingannato, le sue intenzioni non avrebbero potuto
essere giudicate meno disinteressate e generose.
E perchè convinto di questo, non ho potuto lasciare senza risposta le
parole dell'egregio _Marius_.
Al quale auguro in altra occasione una luna _meno amareggiata da molte
nuvole_ e una lampada di vagone _meno fioca_.