Angiol mio, dove sei? Mai dal mio fianco
Non ti partir, che s'appo me non t'odo,
Tu sai quanto al ben far divenga io stanco.
Di vane inquïetudini mi rodo,
Se a me incessantemente non favelli,
E ai vili penso, e d'abborrirli godo.
Ottienmi ch'io perdonar sappia ai felli,
Ed opri ognor secondo te, secondo
L'orme de' miei più nobili fratelli.
Gareggia cogli altr'Angioli che al mondo
Offron nelle guidate anime forti
D'ardue virtù spettacolo giocondo.
Perchè ne' dì lunghissimi che assorti
Vissi in prigion, mi sfavillò sì grande
La dolce carità de' tuoi conforti?
Perchè tratto m'hai poscia infra ammirande
Anime care, ond'una al guardo mio
Raggi con te di Paradiso espande?
Perchè in me suscitasti alto desìo
D'obbedire a quell'una, e perchè festi
Ch'ella a me dir curasse: «Amiamo Iddio»?
Grazie, grazie, Angiol mio, de' manifesti
Segni di fratellanza! ah sì, tu m'ami!
Tu vuoi condurmi a giubili celesti!
Tu in guise inenarrabili mi chiami,
Per me paventi della colpa i lutti,
E mi sveli d'inferno i lacci infami.
Salve, bell'Angiol mio! salvete tutti,
Angioli tutelanti l'universo,
Perch'egli a Dio suprema gloria frutti!
Quanti siete v'imploro, a fin che immerso
Non vada alcun d'infra gli amati miei
Nella voragin dello stuol perverso!
E te precipuo invoco, Angiol, che sei
Protettor delle belle Itale rive,
Difendi il popol mio da influssi rei!
Tuoni del Campidoglio in sul declive
Sì possente la voce della Chiesa,
Che salvatrice a tutte genti arrive!
E la face crudel della contesa
Fra le varie contrade Itale spegni,
E ferva ognuna al comun bene intesa!
E dell'alma Penisola i bei regni
Di dura signoria non giaccian preda,
Ne' di plebei sovvertitori ingegni!
Ad ogni alta virtù l'Italo creda!
Ogni grazia da Dio l'Italo speri!
E credendo e sperando ami, e proceda
Alla conquista degli eterni veri.