II.

L'Angiolo! Oh amabil creatura! Un Ente

Tutto bellezza, e intelligenza e amore,

Che tutto legge nell'eternamente!

L'uom qual angiol saria se affrontatore

Della sconfitta sua stato non fosse,

Bandiera alzando contro al suo Fattore.

Ma il reo di sua stoltizia addolorasse,

E lagrime spargendo si sommise,

E Dio intese sue preci, e si commosse.

Del mortale a custodia un Angiol mise,

Che lo guidi e consoli, e ognor ripeta:

«Tieni a salute le pupille fise».

Dal giorno poi che nostra afflitta creta

Iddio venne a vestire ed a noi diessi,

Dolorando e morendo, esempio e meta,

Portando noi del divin sangue impressi

Sulla fronte i caratteri possenti,

Più invidia non ci fan gli Angioli istessi.

Angioli siam noi pur, benchè gementi

In questo passeggier regno di morte:

Gesù nobilitò nostri tormenti!

Perdermi ancor potrei; ma la mia sorte

Fidata venne ad un guerrier del cielo:

Ei mi regge e difende con man forte.

L'Angiol che per mio bene arde di zelo

Amo, e cerco, ed invoco, e benedico,

E pur di poco amarlo io mi querelo.

Ei fra' creati fu il mio primo amico!

Il Genio che svolgea ne' miei prim'anni

Del Bel l'amore, ond'oggi il cor nutrico!

Il confidente de' secreti affanni!

L'incanto che i pensier m'ha raddolciti!

Il braccio che strappommi a crudi inganni!

Oh tutti voi, che da dolor colpiti

Gemete in questa valle, abbiate spene

Ne' tutelari Spirti a voi largiti!

Io troppo spesso ad amistà terrene

Volli appoggiarmi, ed eran pochi i fidi

Che davver s'attristasser di mie pene.

I più m'amavan per sè stessi, e vidi

Taluni rinnegarmi, e perfid'eco

Far contra me di vil calunnia a' gridi.

Ed io, folle, piangea!--Ma quand'io meco

Sentìa il celeste amico mio verace,

L'angosciato mio core effondea seco,

Ed ei benigno v'istillava pace!

Poesie inedite vol. I · 第 18 / 60 题