LXVII.

Quando tutte loro genti furo assembrate, ellino s'attendaro più presso

che potero l'uno all'altro, e li due prencipi, e quali erano coraggiosi

e fieri, avevano messo tutto loro ingegno e avere in gente ragunare

per avere la vittoria; e sì tosto com'ebbero ciò fatto, ellino non si

indugiaro più che non si assembrassero, che molto lo' parea all'uno

e all'altro che si tardasse la battaglia, tanto erano desiderosi

di combattare. Quelli due che prima s'assembrassero in su ricchi

destrieri dinanzi a tutte le schiere bene una balestrata, si fu Scipio

ed Anibal, che duramente si feriro in sulli scudi dorati, e quali

spezzare, e ruppero le lancio sugli sberghi doppi che non ne smagaro

niente, nè niuno de' due baroni cadde del destriere, anzi passare

oltre e misserò mano alle spade per combattare con coloro che lo'

venivano alla rincontra a grande ardire. Per questa giostra furo molti

cavalieri morti ed abbattuti, de' quali e cavalli fuggivano per lo

campo; e quando le genti appiei assembraro a quelli da cavallo, allora

fu grande dolore di sbudellare cavagli ed abbattere de' cavalieri, e

quelli che non si potevano levare, giacevano a terra; e sì avareste

da mille parti udito sgridare l'uno Cartaggine e l'altro Roma con

sì alte voci, che tutta la contrada ne rinsonava. Tre volte avvenne

che Anibal e Scipio combattero a corpo a corpo colle spade nude, e

tagliarsi li scudi innorati onde si coprivano, e tre volte li partì la

pressa de' loro cavalieri che si mettevano tra loro, e poco si poteva

sapere chi n'avesse il meglio; e quando le prime schiere di Scipio si

missero infra li alifanti, che quelli di Cartaggine avevano menati, in

quella parte Scipio si trasse colla forza de' Romani, chè coloro delle

castella che gli olifanti portavano, facevano di loro uomini molto

crudele dannaggio; ma poi che gli cominciaro a uccidare, eglino gli

fecero tutti tornare addietro, sicchè nullo ne potevano fare ritornare

alla battaglia di quelli che feriti erano e che fuggire potevano.

La Seconda e Terza Guerra Punica Tratto da un codice dell'Ambrosiana · 第 97 / 117 题