Io non v'andarò contando nè divisando l'onore della vittoria che
fu fatto a Scipio, e la festa e la letizia che per sua tornata fu
mostrata; s'io ciò volessi contiare, troppo avarei a fare, e però mi
tacerò a questa fiata. Ma appresso a tutta la gioia che li fu fatta a
Roma, sì deliberaro di nuovo e senatori e consoli di Roma, che Scipio
passasse in Affrica per conquistare Cartaggine e distruggiarla; e
mentre che lo re Anibal era ancora in Sicilia e in Calavria, Scipio
s'apparecchiò molto riccamente, e sì si partì di Roma con sì grande
gente e con sì gran ricchezza come per acquistare Cartaggine e tutto
lo regno d'Affrica; e quando ebbe preso commiato da' senatori di Roma
e da' prossimani amici e parenti, elli andò tanto che gionse al mare,
ove il navilio era bello e ricco. Lenio e Manlio, che l'oste guidavano,
amendue valenti principi di Roma, fecero le navi caricare di farina e
di biscotto e di vino e d'acqua dolce e di carne salata, e quando e
ricchi destrieri furo dentro entrati e prencipi e sergenti, li marinari
trassero le vele alte sugli arbori, e staccaro l'àncora da terra per
fare le navi partire di porto; e tosto si partiro e dilongaro da terra,
però che un gran vento si levò e ferì nelle vele di diversi colori, che
tosto li cacciò nel pelago di mare e dilongolli dalla terra d'Italia.