XXVI.

Ora sappiate ch'e Romani ch'erano a Roma a quel tempo, caddero allora

in sì grande disperazione, che nullo il potrebbe dire, perciò ch'egli

erano così sconfitti e vinti da Anibal, e furo in sì gran confusione,

ch'e senatori ebbero gran volontà di lassare la città di Roma e tutta

la terra di Italia, e d'andare a trovare altre terre e altre contrade

stranie, ove potessero abitare più comodamente, imperò ch'egli erano

in sì gran sospezione, che credevano tutti essere morti e distrutti

in picciolo tempo, e none aspettavano aiuto nè soccorso da persona

del mondo. Queste cose e parlamento disse primamente Cecilio Metello,

uno de' maggiori consoli di Roma, e così tutti li altri l'avarebbero

volentieri fatto e consentito, e sì avarebbero la città tutta vota, se

non fusse uno savio uomo che là era, che aveva nome Cornellio Scipio,

ed era allora conestabile della cavallaria, il quale fu poi chiamato

Scipio Affricano. Costui trasse la spada fuore tutta innuda dinanzi a

coloro ch'erano al conseglio, e disse una parola di molta fierezza e

di gran prodezza, che disse che innanzi che lassasse la città di Roma,

elli tutto solo combattarebbe con tutti suoi nemici e la difendarebbe

da tutti, malgrado dello re Anibal e de' suoi, nè ellino non fussero

sì arditi che lassassero la signoria di Roma, ma fussero tutti

prod'uomini e leali; e sì difendarebbero molto bene a loro podere

loro paese e loro contrada, e non facessero sì che di loro andasse

mala fama in altrui paese, che troppo grande ontia e troppo grande

malvagità sarebbe, ma fussero di buono cuore tanto come vivessero, e

sì guardassero bene loro onore e loro franchigia e loro drittura, chè

ciò dovevano bene fare; e tutti li valenti uomini e quelli che savi

erano, non dovevano niente tanto dottare la morte, che n'avessero

ontia e disonore, imperò che non avevano a morire più ch'una volta, e

meglio lo' veniva di morire a onore che di vivare in viltà. Per queste

parole e per più altre che Scipio disse, e per lo grande tremore di

lui tornaro li Romani in buona speranza, e furo tutti rassicurati come

coloro ch'erano tutti sbigottiti, e poi presero cuore e ardimento per

le parole dì Scipio.

La Seconda e Terza Guerra Punica Tratto da un codice dell'Ambrosiana · 第 45 / 117 题