XXV.

Infra la gente dello re Anibal e li Romani che là erano, era la

battaglia sì intrapresa, che tutti erano alla battaglia per avere

vittoria tale, come ciascuno aspettava d'avere; e sappiate che di

quella battaglia avvenne peggio a' Romani che mai avvenisse in nulla

battaglia, e sappiate bene che gran dolore e gran gravezza averebbe

altri di contiare e di dire sì fatta perdita, come e Romani fecero, se

fussero stati Cristiani, ed avessero adorato il nostro Signore Iddio,

imperò che in questa battaglia che io v'ô detta, vi fu morto lo consolo

Emilio e vinti altri tra consoli e pretori di Roma, e quali menavano e

conducevano Roma, e anco vi furo morti trenta senatori, onde la città

di Roma fu duramente sconsigliata, e fuvi morti bene cento dieci altri

uomini nobili e di grande lignaggio, e tre milia cavalieri e bene

quaranta migliaia di pedoni tutti provati e pieni d'ardimento e di

gran prodezza[28]; e sappiate bene certamente, che innanzi che quelli

che io v'ô detti, morissero o fussero presi, n'uccisero molti di loro

nemici e molto duramente li menovaro, e allora fu la forza dello re

Anibal molto menovata.

Uno consolo che aveva nome Varro, si fuggì con cinquanta cavalieri

verso Morinde, quando vidde che tutta sua cavallaria fu venta e morta,

e di ciò non siate in dottanza, che quello dì non fu l'ultimo della

battaglia, chè sappiate che se lo re Anibal n'avesse auto o uno o

due più, l'onore e la podestà di Roma era al tutto perduta senza

potere ricoverare; e sappiate che se lo re Anibal, ch'era molto buono

cavaliere e pro', fusse andato dritto a Roma quando ebbe la battaglia

venta, l'arebbe presa senza contradizione nissuna; ma elli non fece

niente così, perciò che non se ne accorse, e altri non può essere

d'ogni cosa appensato, ma sappiate che lui fece ine dimoro molto gran

prezzo e molto longo tempo. Poi fece un'altra cosa, che fece tutto

il campo cercare per sua gente cognosciare da' Romani, imperò che li

voleva fare sotterrare e onorare secondo l'usanza del paese; e quando

ebbe ciò fatto, elli fece prendare tutti li corpi de' suoi uomini

ch'erano morti, e sì li fece ardare e mettare in cenare, chè cotale

era il costume del paese a quel tempo. E quando tutto ciò fu fatto, lo

re Anibal fece trarre tutte l'anella del dito a' Romani, e sappiate

che quelli che portavano anello in dito, erano e più alti uomini di

Roma, e quali uomini erano stati morti nella battaglia; e sì li fece

tutti ragunare insieme, e poi li fece misurare con dritta misura, e

mandonne in Cartaggine tre mine e più in testimonio della gran vittoria

ch'avevano auta contra a' Romani, e in tale maniera vi furo portati

per buoni messaggi che Anibal vi mandò; e quando quelli di Cartaggine

viddero queste cose e questo bel presento[29], ne furo sì lieti e sì

gioiosi, che ciò fu maraviglia, imperò che non potevano credare di

potere avere vittoria contra sì forte gente, come erano li Romani.

La Seconda e Terza Guerra Punica Tratto da un codice dell'Ambrosiana · 第 43 / 117 题