Allora quando Anibal stava all'assedio di Serragoza con cento
cinquanta migliaia d'uomini d'arme, siccome Eutropio racconta, vennero
a lui messaggi da Roma, e sì li dissero da parte de' senatori e
de' consoli, ch'elli lassasse Serragoza e sì se n'andasse, ma non
ne volse fare nulla per cosa ch'elli dicessero, anzi minacciò li
messaggi e villanamente li accomiatò. Li messaggi che tornarono a'
senatori, dissero la risposta di Anibal e la villania ch'elli aveva
detta. Allora ebbero li senatori e consoli consiglio, che mandassero
a Cartaggine, siccome fecero, e mandaro a' Cartagginesi sopra alla
pace, ch'ell'avevano promessa, che mandassero a Anibal loro re, che
contra quelli di Serragoza, che loro amici erano, non combattessero nè
non tenessero assedio dinanzi a loro città. Li Cartagginesi risposero
alli messaggi di Roma, che già non se ne tramettarebbero, nè niente
per li Romani farebbero, ma tornassero tosto addietro, altrimenti
perdarebbero la vita. Con tali parole e con più altre villaneggiaro
molto li messaggi de' Romani, e quali si partiro da loro il più tosto
che potero, e contiaro bene a' senatori ed a' consoli ciò che l'era
stato detto e fatto. Intanto fu Serragoza presa non per forza ma per
fame, chè quelli della città avevano sì grande caro, che mangiaro tutte
le bestie della città, e tutto ciò che potevano avere senza nulla
dimoranza; ed appresso si tennero tanto, ch'egli erano tutti infiati
innanzi che si volessero arrendare; ma nella fine non potero più
sofferire, che si convenne che si arrendessero allo re Anibal.