I banchi di kelp.

Ritrovato Bisby, la _Stella Polare_ aveva ripresa la sua rapida corsa

verso le terre polari del Sud, dirigendosi sulle Shetland australi,

considerevole gruppo d’isole che circonda le spiagge settentrionali

della Terra Trinity e quella di Palmer.

La spedizione aveva fretta di giungere presso le coste del continente

polare per evitare i grandi banchi di ghiaccio, che si staccano durante

le stagioni estive, emigrando poi in gran numero verso le regioni

settentrionali e accumulandosi talvolta nei dintorni del lontano capo

Horn.

È bensì vero che l’estate non era ancora cominciata, ma un ritardo

poteva essere disastroso, sia per gli americani che per gli inglesi. In

quelle regioni, il sole non è mai caldo e se riesce a sgelare i banchi,

le montagne ed i campi di ghiaccio, basta una bufera per saldare ancora

quei colossi e chiudere qualsiasi sbocco del continente australe.

Era necessario quindi, soprattutto per l’armatore, di trovarsi più

al Sud che era possibile al principiare dello sgelo, per tentare

l’esplorazione della Terra Alexandra. Solo allora poteva sperare di

seguire le spiagge di quell’isola e di spingersi tanto innanzi nel

cuore del continente, da avvicinarsi a quel misterioso polo che fino

allora nessun essere umano aveva toccato.

La velocità della _Stella Polare_, quindi non scemava. Malgrado la

folta nebbia, filava verso le regioni australi, senza deviare dalla

rotta stabilita, fendendo con cupo fragore le onde di quell’Oceano,

che travolgevano fra la spuma i primi ghiacciuoli, l’avanguardia degli

_ice-bergs_ e dei campi immensi di ghiaccio.

Una profonda oscurità avvolgeva quel gelido mare, quantunque fosse di

giorno. Quel nebbione impediva al sole d’illuminare quella regione,

sebbene già dovesse splendere fino ad ora tarda, tramontando alle

undici di sera.

Il silenzio che regnava era solamente rotto dal frangersi dei

ghiacciuoli e dalle rapide pulsazioni della macchina. Talvolta

però echeggiavano delle rauche strida e si vedevano giuocherellare,

attraverso alla nebbia, degli stormi di uccelli, i quali nuotavano

verso le regioni meridionali.

Erano bande di _Micropterus cinerus_, strani uccelli somiglianti

ai pinguini, colle penne grigio-plumbee sul petto e sul collo,

bianco-giallastre sotto il ventre, il becco color arancio e grosse

sopracciglia biancastre che sembrano occhiali.

Hanno il volo pesante, essendo grossi e possedendo delle ali corte,

quindi non si alzano quasi mai, ma sono eccellenti nuotatori e possono

rimanere sott’acqua anche parecchi minuti.

Qualche volta invece volteggiavano in alto degli stormi immensi di

grosse procellarie, di berte e anche di quando in quando passava,

rasentando gli alberi della goletta, qualche diomedea fuliginosa,

grossissimi volatili, chiamati giustamente avoltoi dell’oceano,

voracissimi e dotati d’un volo potente, possedendo delle ali che

misurano, quando sono spiegate, circa quattro metri di larghezza.

A mezzodì, mentre la _Stella Polare_ rallentava la corsa per tema di

urtare improvvisamente contro qualche grande banco di ghiaccio, l’elice

cessò improvvisamente le sue evoluzioni. Già da qualche minuto pareva

che girasse con difficoltà, imprimendo alla nave delle strane scosse,

ora rallentando ed ora accelerando le battute.

— Abbiamo urtato? chiese Linderman che si trovava in coperta.

— È impossibile, signore, rispose il capitano Bak, curvandosi sul bordo.

In quel momento il capo-macchinista apparve sul ponte.

— Signore, disse, volgendosi verso il capitano. L’elice non funziona

più.

— Lo vedo, rispose il comandante. Che sia avvenuto un guasto?

— No, rispose una voce a prua. L’elica è stata legata.

— Legata!... esclamarono Linderman e il capitano.

— Sì, signori, disse Wilkye, facendosi innanzi. Noi passiamo sopra una

grande piantagione di kelp.

— Sopra delle alghe, volete dire?

— Sì, signor Linderman.

— E credete che non riusciremo a sbarazzarci?

— Sarà un po’ difficile, per ora. Vi consiglio di far spiegare le vele;

più tardi farete liberare l’elica.

— Il vento è favorevole, disse il capitano. Soffia dal nord-ovest e

potremo filare comodamente sei o sette nodi all’ora.

— Fate — disse Linderman.

Al primo fischio emesso dal mastro d’equipaggio, i marinai si

affrettarono ad eseguire la manovra.

Le rande, le contro-rande e i fiocchi in pochi istanti furono spiegati,

e la goletta, obbedendo all’azione del vento e del timone, scivolò

leggiera leggiera sul denso strato d’alghe, civettuolamente inclinata

sul babordo.

Come aveva detto Wilkye, era giunta nel mezzo di un immenso banco di

_kelp_. Queste alghe, che chiamansi _Macrocystis pyrifere_, nascono

solamente nei mari australi e avvertono la vicinanza di bassi-fondi

o di isole. Raggiungono delle lunghezze incredibili, poichè sovente

misurano settecento, ottocento e perfino mille piedi, ossia circa

trecentotrenta metri.

Esse fissano le radici in fondo al mare, si ramificano e salgono

obbliquamente verso la superficie. Alcune sottilissime si tengono

celate sott’acqua, ma altre più larghe, in forma di lamine dentellate,

emergono. Queste sono le più pericolose, poichè giunte a fior d’acqua

si ramificano enormemente, imprigionando di frequente le navi.

Esse sono sorrette da piccolissime vesciche aeree e in mezzo a quel

caos di nastri giganteschi brulica una quantità di animaletti, come

l’_uraster_, che è di un bel giallo aranciato, l’_acanthocyclus gai_,

che è un crostaceo, il _lophyrus granosus_ e il _comholepas oblungus_,

che sono molluschi e soprattutto dei veri banchi di _clios_ australi,

molluschi lunghi tre centimetri, che sono avidamente ricercati dai

cetacei; anzi costituiscono la così detta zuppa delle balene.

Si dice che il _kelp_ circondi tutto il continente australe,

racchiudendolo entro un immenso cerchio.

La _Stella Polare_ però passava facilmente sopra quella grande prateria

marina. Se l’elica non poteva più funzionare, il vento la spingeva con

rapidità verso il Sud, gonfiando le rande e le contro-rande.

Pel momento non era il caso di liberare l’elica, poichè quei lunghi

vegetali non avrebbero tardato ad imprigionarla ancora.

Tutto il giorno la goletta navigò sul _kelp_, ma verso le otto di sera,

nel momento che il nebbione si alzava, e che il sole cominciava ad

apparire indorando le cupe acque dell’oceano Antartico, le alghe quasi

improvvisamente scomparvero.

Tosto furono ammainate le vele, la gran scialuppa fu calata in mare e

sei uomini andarono a sbarazzare l’elica. Non fu però una operazione

facile, poichè le alghe si erano attortigliate alle pale in siffatto

modo, da richiedere una lunga operazione prima di reciderle.

Alle nove però, la _Stella Polare_ si rimetteva in marcia a tutto

vapore.

Quasi nel medesimo istante compariva in coperta Bisby. Aveva dormito

una dozzina di ore dopo d’aver bevuto una bottiglia di vino caldo e

pareva completamente rimesso da quella brutta avventura che per poco

non gli era costata la vita.

Si era infagottato in vesti di pelle di foca, si era avvolto

maestosamente nella sua famosa pelle di bisonte che gli dava un aspetto

di capo indiano e si era messo in testa un cilindro nuovissimo, avendo

perduto l’altro nel brutto capitombolo.

La sua prima domanda, appena mise piede in coperta, fu questa:

— È cucinato il mio albatros?

— Il ghiottone! esclamò Wilkye. Tanto vi preme la carne coriacea di

quell’uccellaccio?

— Cospettaccio!..... se mi preme?..... Ah! voi non sapete che voleva

mangiarmi?

— Eh via! esclamò Linderman, ridendo. Non siete un gabbiano, nè un

pesce.

— Mi aveva assalito, signore, e se non lo strozzavo non so se sarei

ancora vivo.

— Ma come siete caduto? chiese Wilkye.

[Illustrazione: ... alcuni uomini andarono a sbarazzare

l’elica (pag. 82)]

— Ve lo dirò poi; ma voi, non vi eravate accorti della mia scomparsa?

— No, Bisby; vi credevamo nella vostra cabina e ci accorgemmo solamente

due ore dopo. Siete stato fortunato di farvi trovare, con quel nebbione

che scendeva sull’oceano.

— Lo credo, ma ora sto benissimo e non ho che un solo desiderio, cioè

quello di dare un colpo di dente a quel brutto uccellaccio che aveva

scambiata la mia testa per un pesce.

— Lo mangerete a cena in salsa piccante.

— Ma io ho fame!

— Fra mezz’ora la campana ci radunerà a cena.

— A cena!..... esclamò Bisby stupito. A pranzo, vorrete dire.

— No, amico mio: avete dormito dodici ore e sono quasi le 9 di sera.

— Ma voi siete pazzo o volete scherzare, Wilkye. Non vedete che splende

ancora il sole?

— E cosa vuol dire ciò?

— Che in nessun paese del globo, alle nove di sera si vede il sole,

guardate come è ancora lontano dall’orizzonte.

— Questa regione, mio caro Bisby, è diversa dalle altre e l’astro

diurno, per ora, non tramonterà che a undici ore, fra pochi giorni

a mezzanotte, e fra qualche settimana non si nasconderà più e

c’illuminerà per ventiquattro ore continue, anzi per tre o quattro

mesi, se continueremo a scendere al sud, e per sei se toccheremo il

polo.

— Ma che storie strabilianti mi narrate, Wilkye. Volete scherzare,

approfittando della mia ignoranza?

— No, vi do la mia parola; guardate il mio orologio: segna otto ore e

cinquanta minuti ed il sole non accenna a tramontare.

— E anche il mio! esclamò Bisby, che cadeva di sorpresa in sorpresa. Ma

che paese è mai questo?..... C’è da impazzire, Wilkye.

— E perchè amico mio?

— Perchè non comprendo questo fenomeno.

— Non è un fenomeno e la spiegazione è semplicissima, mio caro

Bisby. Nelle nostre regioni settentrionali, sapete perchè le giornate

d’inverno si accorciano?

— Non ve lo saprei dire; non m’intendo che di carni salate.

— Semplicemente pel fatto, che allora il sole volge i suoi raggi più

diretti verso le regioni meridionali situate al di là dell’equatore,

le quali appunto allora godono l’estate. Il polo nord, essendo

il più lontano dall’equatore e quindi anche dal sole che si trova

nell’emisfero australe, in causa della rotondità della terra non può

ricevere alcun raggio solare.

Infatti se Baltimora, e per conseguenza tutte le regioni situate sullo

stesso parallelo, all’inverno godono dieci ore di luce, quelle più al

nord ne godranno solamente nove, le altre più lontane otto, sette e via

via finchè talune non ne avranno affatto.

La stessa cosa avviene nelle regioni australi. Il sole ha passato

l’equatore e si allontana sempre più dall’emisfero settentrionale

scendendo verso il sud. I paesi situati al di là del circolo antartico,

avranno sempre il giorno e la notte, poichè la terra gira, ma il polo

che può considerarsi come il perno, rimane quasi fisso, quindi laggiù

il sole, durante l’estate non tramonta mai; quando però si allontana e

risale nell’emisfero settentrionale, piomba laggiù una notte orrenda

che ha l’istessa durata. Aspettate che sopraggiunga l’autunno, e in

queste regioni vedrete il sole allontanarsi rapidamente, le giornate

scorciarsi presto, finchè regnerà un’oscurità così profonda che nè le

stelle nè la luna riesciranno a rompere.

— Brrr! mi fate venire freddo, Wilkye.

— Ne avrete allora, Bisby, e molto. Queste regioni si copriranno di

nevi e di ghiacci spaventevoli e la temperatura discenderà a 40° e

perfino a 50° sotto lo zero.

— Ho la mia pelle di bisonte: sento che mi fa sudare.

— Ora sì, ma allora vi farà ben poco.

— E non ritorneremo prima?

— Chi può dirlo? Se la _Stella Polare_ viene imprigionata dai ghiacci,

saremo costretti a svernare sulle coste della Terra di Graham.

— Fra i ghiacci?

— Sì, Bisby.

— Non mi spiacerebbe vedere quei famosi monti di ghiaccio. Si dice che

siano belli.

— Volete vederne alcuni?

— Sì, Wilkye.

— Ecco laggiù una vera flotta: sono ammirabili quegli _ice-bergs_, ma

indicano che lo scioglimento è cominciato sulle coste del continente

polare e ci dicono che ben presto, la nostra valorosa goletta, sarà

messa a dura prova.

Al polo australe in velocipede · 第 14 / 37 题