[550] _Carte del Machiavelli_, cassetta III, n. 30. Il dì 11 ottobre

aveva scritto allo stesso: «Il discorso vostro et il ritratto non

potrebbe essere suto più approvato, et conoscesi quello che sempre

io in spetie ho cogniosciuto in voi, una necta, propria et sincera

relatione, sopra che si può fare buono fondamento.» Ivi, cassetta III,

n. 12: _Appendice_, documento XIX. Le medesime cose scrivevano i Dieci,

il Soderini, molti amici. Vedi fra le altre le lettere del Soderini, in

data 14 e 28 novembre, _Opere_ (P. M.), vol. IV, pag. 169 e 201.

[551] La lettera di M. Virgilio è scritta in data 7 novembre 1502, e

trovasi fra le _Carte del Machiavelli_, cassetta III, n. 32. In essa

dice che mal volentieri gli scrive queste cose, perchè «mi truovo con

le faccende mie, con le tue e con la lectione addosso.» Il che prova,

come altrove dicemmo, che il primo Segretario continuava ancora ad

insegnare nello Studio. _Appendice_, documento XIX.

[552] La lettera del gonfaloniere Soderini, scritta il 21 dicembre,

trovasi anch'essa fra le _Carte dei Machiavelli_, e fu pubblicata nelle

_Opere_ (P. M.), vol. IV, pag. 243. Vedi anche la lettera dei Dieci

pubblicata nello stesso volume, a pag. 239-41.

[553] Il 27 ottobre 1502 gli ambasciatori fiorentini in Francia, Luigi

Della Stufa e Ugolino Martelli, gli scrivevano: «Di voi avemo qualche

compassione, che avete lasciata la donna e la casa come noi, se non

giudicassimo che la profondità delle faccende di là vi debbino avere

oggimai infastidito, e che volentieri relassiate l'animo e riposiate

il corpo; che il mutare aria e vedere altri volti e massime di cotesta

qualità, suole assottigliare la mente; e però ce ne rallegriamo

con voi, e vi confortiamo che, avanzandovi tempo, non vi rincresca

scriverci qualche cosa.» _Opere_ (P. M.), vol. IV, pagine 133-34.

[554] Il PASSERINI, nelle sue note alla _Marietta de' Ricci_, romanzo

dell'Ademollo, disse addirittura, che il Machiavelli, credendo d'avere

nel Valentino «trovato lo strumento che mettesse ad esecuzione la sua

tanto idolatrata idea della libertà ed unione d'Italia, _lo istigava

al tanto famoso tradimento di Sinigaglia_.» (Nota 10 al cap. IV). Lo

stesso ripete nelle _Opere_ (P. M.). Questa stranissima opinione senza

verun fondamento storico, sostenuta prima e dopo anche da altri, fu,

tra i primi, combattuta energicamente dal Gervinus.

[555] Una lettera di Bartolommeo Ruffini, in data del 23 ottobre

1502, diceva: «Le vostre lettere a Biagio et alli altri sono a tutti

gratissime, et i motti e le facezie usate in esse muovono ognuno

a smascellare dalle risa. La donna vostra vi desidera, e manda qui

spesso ad intendere di voi e del ritorno.» _Carte del Machiavelli_,

cassetta III, n. 14. Lo stesso cavasi da molte lettere del Buonaccorsi:

_Appendice_, documento XIX.

[556] _Carte del Machiavelli_, cassetta III, n. 6. La sua affezione pel

Machiavelli era tale, che il 18 ottobre 1502, dopo avergliene scritto,

aggiungeva: «Di che io non voglio mi sappiate grado, perchè volendo non

amarvi e non esser tutto vostro, non lo potrei fare, forzato, dicasi,

dalla natura che mi costrigne ad farlo.» Ivi, cassetta III, n. 5:

_Appendice_, documento XIX.

[557] Lettera del 20 novembre.

[558] Lettera del 20 novembre. In un dispaccio del 7 agosto 1502, il

Giustinian scriveva, che il Papa confessava d'essere stato trascinato a

secondare Vitellozzo e gli Orsini nell'affare d'Arezzo. L'ambasciatore,

sempre accortissimo, ne induceva che egli parlava così, per mettere

le mani avanti, avendo forse scritto qualche lettera agli Orsini ed a

Vitellozzo, la quale poteva scoprirlo.

[559] Nel dispaccio del 13 novembre, il Giustinian scriveva che il Papa

gli aveva detto che gli Orsini tentavano di continuo i Fiorentini con

la speranza di dar loro Pisa, «e quei pazzi ci credono..., che per aver

Pisa darìano l'anima al diavolo, abbandonerìano il Re di Franza, noi e

tutto il mondo.»

[560] Prima lettera del 6 dicembre.

[561] Lettera del 28 novembre 1502.

[562] _Lettere di Piero Ardinghelli, Commissario fiorentino_ (tra i

Manoscritti Torrigiani), pubblicate da C. GUASTI, _Archivio Storico_,

Serie III, tomo XIX, pag. 21 e seg.

[563] È chiamato indistintamente messer Rimino o messer Ramiro d'Orco;

il suo vero nome era Remigius de Lorqua. Vedi i _Dispacci_ di A.

GIUSTINIAN, vol. I, pag. 226, nota.

[564] Lettera del 14 dicembre 1502, da Cesena.

[565] Lettere del 20 e 23 dicembre.

[566] GIUSTINIAN, dispaccio 29 dicembre, e nota allo stesso.

[567] Lettera del 26 dicembre, ultima fra quelle scritte da Cesena.

[568] Lettera del 23 dicembre 1502. — Il signor E. ALVISI nel suo

libro _Cesare Borgia_ (Imola, Galeati, 1878) ha pubblicato importanti

documenti, i quali provano che veramente questo messer Ramiro aveva

oppresso le popolazioni, andando qualche volta al di là, ed anche

contro gli ordini del Duca.

[569] Lettera del 26 dicembre. Nel _Principe_ (cap. VII) il

Machiavelli, accennando a questo fatto, dice che il Duca volle

liberarsi dall'accusa di crudele, venutagli dall'operare di messer

Ramiro, dopo che questi lo aveva liberato dai nemici. Vedi anche

_Dispacci_ di A. GIUSTINIAN, vol. I, pag. 293.

Nella stessa lettera il Machiavelli ringraziava i Dieci di avergli

mandato i 25 ducati d'oro e le 16 braccia di dommasco nero, di cui s'è

detto più sopra. Al quale proposito il Buonaccorsi gli scriveva il 22

dello stesso mese: «Voi sgallinerete pure un farsetto di questo drappo,

tristaccio che voi siete.» Vedi nelle _Opere_ la nota, a pag. 332 del

vol. VI.

[570] UGOLINI, _Storia dei Conti e Duchi d'Urbino_, vol. II, pag.

106-115.

[571] Lettera del 31 dicembre 1502.

[572] La lettera veramente dice solo che furono fatti morire, ma è noto

che vennero strangolati, e lo afferma altrove anche il Machiavelli. Nel

cap. VIII del _Principe_, egli narra che Oliverotto da Fermo, allevato

da suo zio Giovanni Fogliani, e mandato a militare sotto Paolo e poi

sotto Vitellozzo Vitelli, era divenuto il primo uomo nella milizia di

quest'ultimo. Volendo impadronirsi di Fermo, dove molti erano scontenti

dello zio, si mise prima d'accordo con alcuni della città, e poi gli

scrisse che voleva tornare a riveder lui e la terra natale. Entrò con

100 cavalli, e fu ricevuto con grande onore per opera dello zio; dette

un solenne desinare a lui ed ai primi uomini di Fermo, e poi li fece

tutti uccidere.

Niccolò Vitelli ebbe cinque figli, quattro dei quali morirono di morte

violenta. Il primo, Giovanni, d'una cannonata all'assedio d'Osimo; il

secondo, Camillo, d'un sasso a Circello nel Napoletano, combattendo pei

Francesi; Paolo fu decapitato; Vitellozzo strangolato.

Il GREGOROVIUS, ecc., _Geschichte_, vol. VII, pag. 483, osserva in

nota, come, a proposito di questo assassinio, il Giovio scrisse nella

sua Vita di Cesare Borgia, che questi aveva «con bellissimo inganno»

ammazzati gli Orsini; e il re di Francia aveva detto, secondo l'orator

di Ferrara, che era stata «un'azione da Romano.» I Veneziani invece

disapprovarono il fatto come assai crudele, ma l'oratore di Ferrara

colà scriveva che dovettero tacere, quando egli dimostrò loro che assai

bene avevano fatto Papa e Duca «_etiam_ a squartare costoro, per infino

all'ultimo esterminio di quella casa.» È singolare poi vedere che in

questo momento, Isabella Gonzaga, con lettera del 15 gennaio 1503,

mandava da Mantova 100 maschere al Duca, il quale assai la ringraziò

con lettera del 1º febbraio. Si leggano i documenti XLIV e XLV nella

_Lucrezia Borgia_, del GREGOROVIUS.

[573] Il cardinale Orsini.

[574] Lettera del dì 1º gennaio 1503.

[575]

«Sentì Perugia e Siena ancor la vampa

Dell'Idra, e ciaschedun di quei tiranni,

Fuggendo innanzi alla sua furia scampa.»

MACHIAVELLI, _Decennale primo_.

[576] _Lettere di Piero Ardinghelli_, più sopra citate.

[577] Lettera del dì 8 gennaio 1503.

[578] Lettera del dì 10 gennaio.

[579] _Carte del Machiavelli_, cassetta I, n. 19, autografo. Questo

brano di lettera fu pubblicato nelle _Opere_ (P. M.), vol. IV, pag.

254. Il Passerini la giudica scritta il 31 dicembre 1502; ma in essa

si dice già arrivato il nuovo ambasciatore, che il 13 gennaio 1503 era

ancora aspettato.

[580] Più volte infatti gli scrisse, che lo accusavano di far troppo

gran caso del Valentino.

[581] GIUSTINIAN, dispacci dei giorni 1, 7 e 18 ottobre 1502.

[582] Dispaccio del 22 ottobre.

[583] Dispaccio del 23 ottobre.

[584] Dispaccio del 24 ottobre 1502.

[585] GIUSTINIAN, dispaccio del 4 novembre.

[586] Cioè, il veleno a termine fisso. GIUSTINIAN, dispaccio del 6

novembre, e nota alla pag. 195 del vol. I.

[587] GIUSTINIAN, dispacci del 7 e 15 novembre e del 2 dicembre 1502.

[588] Dispaccio del 15 novembre 1502. È il secondo che fu scritto in

quel giorno, ed è segnato col numero 168.

[589] Dispaccio del 17 dicembre 1502.

[590] Dispaccio del 23 dicembre.

[591] Il BURCARDO nel suo _Diario_ racconta (il 25 dicembre) d'una

mascherata di trenta persone che vennero in Piazza San Pietro _habentes

nasos longos et grossos in formam priaporum sive membrorum virilium,

in magna quantitate, precedente valigia cardinalari_. Il Papa guardava

dalla finestra. Nelle feste natalizie dell'anno precedente si era,

secondo lo stesso scrittore, fatto anche peggio.

[592] GIUSTINIAN, dispaccio del 30 dicembre.

[593] Espressione usata dal Giustinian per significare che lo

lusingavano e blandivano.

[594] GIUSTINIAN, dispaccio del 1º gennaio 1503.

[595] Dispaccio del 5 gennaio 1503, ad ore 20.

[596] GIUSTINIAN, dispacci del 6 e dell'8 gennaio.

[597] Dispaccio dell'8 gennaio, _hora 19_.

[598] Dispaccio del 7 gennaio.

[599] Dispaccio dell'8 gennaio 1503, _hora 2 noctis_.

[600] GIUSTINIAN, dispaccio del 21 febbraio.

[601] Dispacci 22, 23 e 24 febbraio.

[602] _Quia idem Cardinalis diligebat et cognoscebat principissam,

uxorem fratris dicti Ducis, quam et ipse Dux cognoscebat carnaliter._

BURCARDO citato dal GREGOROVIUS, _Geschichte_, ecc., vol. VII, pag.

486, nota 4.

[603] Così racconta il BURCARDO nel suo _Diario_, il 23 gennaio 1503.

[604] GIUSTINIAN, dispacci 26 e 27 febbraio.

[605] Quando il Duca inganna gli Orsini, lo chiama _il basalischio_;

quando va verso Perugia, lo chiama _l'idra_; quando spera in Giulio II,

osserva:

E quel Duca in altrui trovar credette

Quella pietà che non conobbe mai.

Quando fu preso a tradimento, e fatto prigioniero da Consalvo di

Cordova, il Machiavelli dice:

gli pose la soma

Che meritava un ribellante a Cristo.

E finalmente, narrata la morte di Alessandro VI, aggiunge:

Del qual seguirno le sante pedate

Tre sue familiari e care ancelle,

Lussuria, Simonia e Crudeltate.

Vedremo quel che dice poi nella prima _Legazione_ a Roma.

[606] _Descrizione del modo tenuto dal duca Valentino nello ammazzare

Vitellozzo Vitelli, Oliverotto da Fermo, il signor Pagolo e il duca di

Gravina Orsini. Opere_, vol. II, pag. 391 e seg.

[607] Tutte le edizioni dicono: «e per più _assicurarsi_, licenziò

le genti francesi;» ma l'autografo, che si conserva nell'Archivio

fiorentino (Carte Strozziane, filza 139, carte 208 e seg.) dice: «e per

più _assicurargli_,» cioè, per meglio ingannare i congiurati.

[608] Il 28 dicembre 1502 i Dieci scrivevano al commissario Giovanni

Ridolfi, in conseguenza delle notizie avute dal Machiavelli e da altri,

che non si capiva la ragione di questa improvvisa ritirata, non essendo

sorto pericolo in Lombardia. «Donde pare si possa concludere, che sia

suto solo a fine di raffrenare el corso di questa sinistra fortuna et

pensieri et disegni di accrescere.» In ogni caso era tutt'altro che

furberìa del Duca. (Archivio fiorentino, Cl. X, dist. 3, n. 104, fog.

59^t). Vedi anche A. GIUSTINIAN, _Dispacci_, vol. I, pag. 293, e doc.

III in fine dello stesso volume.

[609] PARENTI, _Storie Fiorentine_, Ms. nella Biblioteca Nazionale di

Firenze, Cl. II, Cod. 133, vol. V, a c. 87 e seg.

[610] _Parole da dirle sopra la provvisione del danaio, fatto prima un

poco di proemio e di scusa_. Questo discorso fu pubblicato la prima

volta nell'_Antologia_ di Firenze (luglio 1822, tomo VII, pag. 3-10)

da un manoscritto autografo del Machiavelli; venne poi ristampato a

Milano, coi torchi di Felice Rusconi, 1823; nelle _Opere minori_ del

MACHIAVELLI: Firenze, Le Monnier, 1852; e nell'edizione (poco nota)

di tutte le _Opere_, fatta in Firenze, A. Usigli, 1857. Alcuni lo

credettero recitato dal Machiavelli nel Consiglio Maggiore; ma nè

egli, che come ufficiale amministrativo e stipendiato non vi poteva

essere ammesso a discutere e votare, nè altro cittadino, ad eccezione

del Gonfaloniere stesso, poteva tenere il linguaggio tenuto in quel

discorso. Nel Consiglio Maggiore allora o si votava senza parlare,

contro le proposte del governo, o si parlava in favore, per poi votare.

E non si parlava in nome proprio, ma delle varie _pancate_, in cui i

cittadini si dividevano a consultare sul partito da prendere: tutto

ciò sempre con infiniti riguardi. Il Parenti racconta d'un tale che

venne in questa occasione appunto imprigionato e poi esiliato, per

avere parlato con troppa vivacità contro le passate imposte. (Vedi

anche la mia _Storia di Girolamo Savonarola_, lib. II, cap. V, dove

ho minutamente esposto come si soleva procedere allora in Consiglio).

Nelle _Consulte_ o _Pratiche_, assai più ristrette, si discorreva

con maggiore libertà; ma oltre che non è credibile che il Machiavelli

v'intervenisse, il _Discorso_ di cui parliamo è diretto ai cittadini

in genere, ed ha tutta la solennità del linguaggio che si tiene in una

grande assemblea. Nè molto meno crediamo ammissibile l'altra ipotesi

che lo vuole indirizzato ai Dieci di Balìa, i quali erano i superiori

del Machiavelli. Esso è scritto per esser detto nel Consiglio Maggiore,

dove solo il Soderini poteva tenere quel linguaggio. Il Parenti

racconta, infatti, che il Gonfaloniere fece allora un discorso solenne;

e noi teniamo per certo che il Machiavelli lo componesse in questa

occasione, sia che gli venisse commesso, sia che lo scrivesse allora

come semplice esercizio letterario. Anco il Guicciardini ci lasciò

molti discorsi dello stesso genere, che sono, senza dubbio, semplici

esercizî letterarî, spesso anche destinati a far parte della sua

_Storia_.

[611] Vedi la _Commissione_ che gli fu data dai Dieci. _Opere_, vol.

VI, pag. 261.

[612] Lettera del dì 1º maggio 1503, nell'Archivio fiorentino, Cl. X,

dist. 3, n. 104, a carte 157.

[613] Loc. cit., a carte 163.

[614] La prima probabilità era di 12, la seconda di 18 su 20, la lira

essendo di 20 soldi. Lettera del 14 maggio 1503, Cl. X, dist. 3, n.

103, a carte 172. Vedila in _Appendice_, doc. XX. Le filze 103 e 104

contengono un gran numero d'altre lettere del Machiavelli sullo stesso

argomento.

[615] Archivio fiorentino, Cl. X, dist. 3, n. 108, a carte 7^t.

[616] Lettera del 25 maggio 1503, nell'Archivio fiorentino, Cl. X,

dist. 3, n. 108, a carte 18.

[617] Vedi la lettera del 27 maggio in _Appendice_, doc. XXI, Cl. X,

dist. 3, n. 107, a carte 24.

[618] Lettera del 14 giugno, Cl. X, dist. 3, n. 107, a carte 47^t.

Vedila in _Appendice_, doc. XXII.

[619] Cl. X, dist. 3, n. 108, a carte 54.

[620] Lettera del 22 giugno 1503, nell'Archivio fiorentino, Cl. X,

dist. 3, n. 108, a carte 58.

[621] Archivio fiorentino, Cl. X, dist. 3, n. 108, a carte 111.

[622] GIUSTINIAN, dispacci dei giorni 1 e 28 febbraio, 1, 4, 8, 11

marzo 1503.

[623] Dispaccio 304, primo con la data del 3 marzo. Vedi anche quello

del 19 marzo.

[624] Dispaccio 29 marzo.

[625] Dispaccio 31 maggio.

[626] GIUSTINIAN, dispaccio del 13 aprile 1503.

[627] Dispaccio 8 giugno.

[628] Dispaccio 387, primo del 19 maggio 1503, e dispaccio 390, secondo

del 20 maggio.

[629] Questa lettera trovasi fra le _Carte del Machiavelli_, cassetta

I, n. 1, e venne pubblicata dal PASSERINI, _Opere_ (P. M.), vol.

IV, pag. 298. Se non che egli non interpretò bene il nome della

persona, di cui si parla, leggendo Noch, invece di Troche, e quindi

suppose che si trattasse d'un soldato ignoto. Nè si accorse che quel

foglio contiene solo una copia fatta dal Machiavelli della lettera

originale. Indotto forse in errore dall'aver questi un poco imitato

la firma convenzionale, che il Valentino usava specialmente nelle

lettere d'ufficio, suppose che fosse un ordine scritto dal Machiavelli

e firmato dal Valentino. Dovè quindi supporre una gita ignota del

Segretario fiorentino a Roma, e ne prese occasione a ritornare

sull'altra sua ipotesi, che questi cioè fosse stato il consigliere

della politica e degli assassinii del Valentino. Tutto ciò va in

fumo quando si osserva il documento. La firma del Valentino non è

autografa, ma imitata; manca quella di Agapito, che trovasi in tutti

gli ordini del Valentino; non v'è sigillo nè bollo di alcuna sorte, e

la lettera non ha indirizzo: dietro v'è però scritto, sempre di mano

del Machiavelli e con qualche abbreviazione: _1503, di messer Troche_.

Il signor NITTI, op. cit., vol. I, pag. 223-24, nota (1), osservando

che il 16 maggio il Machiavelli scriveva una lettera da Firenze, dubita

giustamente della supposta gita a Roma; fa però un'altra ipotesi non

meno impossibile, che il Valentino cioè mandasse al Machiavelli un

foglio in bianco, colla sola sua firma, perchè questi vi scrivesse

sopra l'ordine, nel modo che credeva. L'egregio signor Nitti però

ha dovuto in quel momento dimenticare affatto chi erano i Borgia e

chi era il Valentino, per poter fare una tale ipotesi. Perchè poi si

dovesse mandare al Machiavelli una firma in bianco, trattandosi solo di

scrivere una circolare come quella, non si capisce; ed in ogni caso il

Valentino non avrebbe mai fatto tal cosa neppure con Agapito, con don

Micheletto o chiunque dei suoi più fidi, fra i quali non si potrà mai

mettere il Machiavelli. Notiamo in fine che non solo il 16, ma il 17,

il 18, il 19, il 21 maggio, questi scriveva lettere da Firenze, come

apparisce dai Registri dei Dieci nell'Archivio fiorentino (Cl. X, dist.

3, n. 108, da carte 2 a carte 12). La sua gita a Roma è, quindi, non

solo improbabile, ma impossibile. Il Troccio fuggì da Roma il 19 maggio

(GIUSTINIAN, dispaccio 19 maggio), e l'ordine d'arrestarlo è datato da

Roma lo stesso giorno. Il Machiavelli dunque non può averlo scritto in

nessun modo.

[630] GIUSTINIAN, dispaccio dell'8 giugno 1503. Vedi in _Appendice_,

doc. XXIII, la lettera dell'ambasciatore ferrarese Beltrando Costabili,

in data 11 giugno, citata anche nella _Storia_ del GREGOROVIUS. Parrà

singolare che un uomo come il Troccio s'occupasse di poesia; eppure ciò

apparisce da due sue lettere, in cui chiede con grande premura alcuni

sonetti alla marchesa di Mantova. Vedi anche, nella _Lucrezia Borgia_

del GREGOROVIUS, i documenti 42 e 43. Del resto simili fatti non erano

punto rari nel Rinascimento italiano, come prova la vita di Sigismondo

Malatesta di Rimini. È noto anche che il capitano G. G. Trivulzio,

sopra tutte le cose perdute nella presa di Milano, deplorava quella di

un Quinto Curzio, facendo grandi promesse e ricerche per averlo.

[631] Dispaccio 19 giugno e nota.

[632] GIUSTINIAN, dispaccio del 2 agosto 1503.

[633] Dispaccio dell'8 giugno.

[634] GIUSTINIAN, dispacci del 7 e 8 giugno 1503.

[635] Dispaccio del 29 maggio.

[636] Dispacci de' 7 giugno e 31 luglio.

[637] GIUSTINIAN, dispaccio del 7 agosto, e nota 1 a pag. 99 del vol.

II.

[638] Dispaccio del 13 agosto.

[639] Sebbene il Burcardo ed il Giustinian vadano d'accordo nei

ragguagli che danno, pure fu osservato come il primo afferma che al

Papa furono, il 15 agosto, cavate 13 once di sangue vel circa, quando

invece il secondo scrive che già il 14 gli furono cavate, chi diceva

12 e chi 14 once di sangue. È però da osservare ancora che il Burcardo

non dice nulla addirittura del giorno 14, e che nel giorno 15, il

Giustinian, scrive nuovamente d'un salasso di otto once di sangue,

aggiungendo essergli impossibile aver notizie veramente precise e

sicure su tutti questi particolari.

[640] Anche il Burcardo la chiama, nel _Diario, febris tertiana_.

[641] «Dux nunquam venit ad Papam in tota eius infirmitate nec in

morte, nec Papa fuit unquam memor sui vel Lucretiae, in aliquo minimo

verbo, etiam in tota sua infirmitate.» BURCHARDI, _Diarium_, Ms. della

Biblioteca Nazionale di Firenze, tomo IV, a carte 1. L'ediz. Thuasne

(III, 239) dice: «nec in sua infirmitate.»

[642] GIUSTINIAN, dispacci 484-87, in data del 18 agosto 1503.

[643] Nel Sanuto si trovano ragguagli che portano questa somma fino

a 500,000 ducati. Noi stiamo a quella più generalmente ripetuta dagli

scrittori.

[644] BURCHARDI, _Diarium_, tomo V, a carte 1 e seg.

[645] «Et continuo crevit turpitudo et negredo faciei, adeo quod

hora vigesima tertia qua eum vidi, factus erat sicut pannus vel morus

nigerrimus; facies livoris tota plena; nasus plenus; os amplissimum;

lingua duplex in ore, quae labia tota implebat; os apertum et adeo

horribile, quod nemo viderit unquam, vel esse tale dixerit.» BURCHARDI,

_Diarium_, ediz. Thuasne, I, 243. E andò divenendo sempre più orribile,

come dicono del pari gli ambasciatori Costabili, Giustinian, ecc.

[646] GIUSTINIAN, dispaccio del 19 agosto, _hora 24_.

[647] «Et cum pugnis pestarunt eum ut capsam intraret, sine intorticiis

vel lumine aliquo, et sine aliquo presbitero vel persona una vel

lumine.» BURCHARDI, _Diarium_, loc. cit.

[648] Lettera del 22 settembre 1503, in GREGOROVIUS, _Lucrezia Borgia_,

documento 49. Più tardi il cadavere di Alessandro VI fu dalle Grotte

Vaticane portato in San Giacomo degli Spagnuoli, e poi in Santa Maria

di Monserrato, dove si trova con quello di Calisto III, dietro l'altar

maggiore, senza alcuna iscrizione. Anche quella che era stata messa in

Santa Maria del Popolo alla Vannozza ed ai figli, fu tolta.

[649] Il Giovio afferma che il cardinale gli disse di credere, che la

sua malattia era conseguenza del veleno datogli dai Borgia. Se non che,

le affermazioni del Giovio non sono sempre credibili, e poteva anche

il cardinale, che pur s'era ammalato, credere d'avere avuto il veleno,

quando da per tutto se ne parlava, senza che perciò il fatto fosse

vero.

[650] Sebbene anche gli scrittori più sinceramente cattolici abbiano

dovuto riconoscere le colpe, i delitti e la pazza politica dei Borgia

in genere e di Alessandro VI in specie, pure non mancarono mai gli

apologisti, e neppure oggi, nonostante i molti nuovi documenti che

parlano sempre più chiaro, mancano coloro che vorrebbero attenuare

il giudizio severo della storia imparziale. A questa tendenza noi

crediamo che abbia obbedito il signor R. GARNETT (_English Historical

Review_, aprile 1892, pag. 312-14) nel ripubblicare una parte della

orazione funebre in onore di Alessandro VI, scritta e letta dal Vescovo

di Gallipoli, dinanzi ai Cardinali che dovevano entrare in Conclave.

Egli vorrebbe in essa trovare un'attenuazione autorevole dei giudizî,

secondo lui, troppo severi di molti storici sui Borgia. Quale era il

valore storico delle orazioni funebri ufficiali, pronunziate nei secoli

XV e XVI, lo sanno tutti; e nessuno può, io credo, dare importanza a

certe frasi convenzionali, in simili occasioni, allora universalmente

ripetute.

Mi sembra piuttosto, che sia una prova sicura della pessima opinione,

che tutti avevano allora di Alessandro VI, il sentir l'oratore

ufficiale pronunziare, dinanzi ai Cardinali, molti dei quali creati

dallo stesso Papa, parole come queste: «Quid plura? Adeo et sermone

et ingenio confidebat ut videretur non quid aggrediendum, sed quid

cupiendum cogitare. Unde tantam auri vim in pontificatu collegit,

quantam nec ipse fortassis si viveret, rationem reddere posset. Forma

etiam oris proceritateque corporis, ut nostis, egregius fuit. His

autem naturae fortunaeque dotibus quomodo usus fuerit, quid apud vos

attinet dicere, qui bene et fortasse melius nostis? Habet enim hoc

etiam infelicitatis principatus, quod, in excelso positus, nihil celare

potest.» E più oltre, dopo aver detto che una _quatriduana febris_

lo portò via dal mondo, aggiunge, confermando sempre più le parole

del Giustinian circa la morte e i funerali, d'averlo visto, «humili

feretro iacentem, turpem, fetidum, et usque ad horrorem deformem.»

Questa orazione parrà di certo una conferma assai notevole del pessimo

concetto in cui i contemporanei tenevano Alessandro VI, specialmente

se si pensa chi era l'oratore, chi erano gli uditori e quali erano il

tempo ed il luogo in cui essa fu letta.

[651] _Et nescit quo se vertit, nec ubi reclinet caput._ GIUSTINIAN,

dispaccio 489, secondo del 19 agosto 1503.

[652] Una lettera, in data 8 novembre 1503, firmata: _Sigismundus

doctor et clericus senensis_, e indirizzata ad Alessandro Piccolomini,

nipote di Pio III, dopo aver lodato la bontà di questo Papa, dice che

esso «non poter morir in miglior termine che ora, che era esaltato in

questa felicità, et prima che in quella lui si venissi a imbrattare;

chè chi è in quello luogo, non può far di manco.... Lui non ha facto

simonie; non ha fatto guerre a christiani; non ha facto homicidî,

nè impiccar, nè far iustitia; non ha dissipato el patrimonio di San

Pietro in guerre, in bastardi, nè in altra gente.» — Tale era il

concetto, in cui erano allora tenuti i Papi! Questo Sigismondo, nato

a Castiglione Aretino, eletto nel 1482 cittadino senese, fu autore di

storie scritte in latino. La sua lettera venne pubblicata a Siena co'

tipi dell'Ancora, nel 1877, per le nozze Piccolomini-Giuggioli, dal

compianto signor Giuseppe Palmieri-Nuti.

[653] Circolare del 20 agosto 1503, nell'Archivio fiorentino, Cl. X,

dist. 3, n. 108, a carte 129. Molte altre lettere del Machiavelli si

trovano nella stessa filza. Citiamo solo quelle a carte 136, 139 e 148

che ci sembrano più importanti.

[654] Lettera del 25 agosto, loc. cit., filza 107, a carte 136, e

lettera del 12 settembre, a carte 156.

[655] Lettera del 5 ottobre ad Americo Antinori, filza 107, a carte

171. Vedi _Appendice_, documento XXIV.

[656] Fino dal 28 agosto era stato deliberato di mandarlo a Roma, come

apparisce dai registri dei Dieci. Ma poi non partì altrimenti, e più

tardi fu di nuovo deliberata la sua commissione. Le istruzioni e la

lettera al cardinal Soderini, si trovano con la _Legazione_, nelle

_Opere_, vol. VI, pag. 364 e segg.

[657] BUONACCORSI, _Diario_, pag. 83 e segg.

[658] Lettera del 29 ottobre 1503.

[659] GIUSTINIAN, dispaccio del 19 ottobre.

[660] GIUSTINIAN, dispaccio del 30 ottobre.

[661] Dispaccio del 6 novembre.

[662] Lettera del 4 novembre.

[663] Questa lettera, senza data, è la IX nella _Legazione. Opere_,

vol. VI, pag. 388.

[664] Lettera dell'11 novembre.

[665] Francesco Loris, vescovo d'Elna. Spesso lo dicono d'Euna,

d'Herina, d'Helna. Pel vero suo titolo vedi i _Dispacci_ di A.

GIUSTINIAN, vol. I, pag. 247, nota 1.

[666] Lettera del 14 novembre.

[667] Le due lettere di raccomandazione si trovano nelle _Opere_ (P.

M.), vol. IV, pag. 349.

[668] Lettera del Buonaccorsi, in data 15 novembre 1503, _Carte del

Machiavelli_, cassetta III, n. 21: _Appendice_, documento XXV. Vedi

anche a questo proposito la lettera dei Dieci. _Opere_ (P. M.), vol.

IV, pag. 361.

[669] Lettera del 18 novembre. Il Giustinian scriveva il 17 dello

stesso mese: «Il Papa attende alla destruzion del Duca, ma non vuol che

para la cosa vegni da lui.» E il 13 aggiungeva, che il Papa stesso gli

aveva detto: «Questo Duca è tanto volubile e inintelligibile, che certo

non sapremo come dei fatti suoi possiamo affermarvi alcuna cosa....;

lassatelo pur andar, che credemo che sarà svalizato.»

[670] Lettera del 18 novembre.

[671] Lettera del 19 novembre.

[672] Trovasi nelle _Opere_, vol. VI, a pag. 430, in nota.

[673] Lettera del 20 novembre.

[674] Lettera del 24 novembre.

[675] Lettera del 21 novembre. Nella lettera seguente il Machiavelli

chiede danari ai Dieci, e fa loro i suoi conti. Ebbe in sul partire

33 ducati. Ne spese 13 nelle poste, 18 in una mula, 18 in una veste di

velluto, 11 in un catelano, 10 in un gabbano, il che fa un totale di 70

ducati. Era all'osteria con due garzoni e la mula, spendendo 10 carlini

al giorno. Sebbene gli avessero dato il salario che aveva chiesto,

pure non conosceva allora la carestìa che era in Roma. Chiedeva

perciò che gli fosse almeno pagata la spesa del viaggio, come soleva

praticarsi cogli altri. Il suo desiderio fu esaudito. Infatti trovasi

nell'Archivio fiorentino uno stanziamento del 3 gennaio 1503 (1504),

in cui è detto che, essendogli stato concesso un salario di 10 lire

di piccoli al giorno, compreso in ciò il suo ordinario stipendio, gli

toccavano dal 23 novembre al 22 dicembre lire 300. Cavandone lire 164,

soldi 3, danari 4, per salario ordinario, restavano lire 132, soldi 12,

danari 8, di cui si ordinava il pagamento, con più 25 fiorini larghi in

oro, e lire 6 di piccoli, che «appare per il conto, lui havere speso

per andare ad Roma, et tornare in sulle poste.» _Opere_ (P. M.), vol.

I, pag. LXII.

[676] Lettere del 23 e 24 novembre.

[677] Lettera del 26 novembre. È inutile quasi avvertire, che molti

brani di queste lettere erano scritti in cifra.

[678] Prima lettera del 28 novembre.

[679] Lettera del 15 novembre, citata più sopra.

[680] Lettera del 29 novembre. Vedi ancora il dispaccio scritto nel

medesimo giorno dal Giustinian. I due oratori dànno qualche volta le

stesse notizie quasi con le stesse parole, caso che non è molto raro

nelle corrispondenze diplomatiche di quel tempo. In parte dipende

dalla fedeltà e precisione degli ambasciatori italiani; in parte, io

credo, anche dal servirsi dei medesimi agenti segreti nell'attingere le

notizie, o dall'aver letto di straforo i medesimi documenti, le stesse

frasi trovandosi riprodotte nelle lettere non di uno o due solamente,

ma anche di più oratori. Nel pubblicare i _Dispacci_ del GIUSTINIAN, ci

è più volte occorsa questa osservazione, quando li abbiamo paragonati

con quelli di altri oratori.

[681] Lettera del dì 1º dicembre.

[682] Lettera del 3 dicembre.

[683] Vedi la lettera del 29 agosto 1502, pubblicata nel già citato

libro dei signori LUZIO e RENIER, a pag. 142. Tutto il cap. III dà

particolari e documenti importanti su questo dramma doloroso.

[684] Questa importantissima lettera fu trovata e pubblicata

dall'UGOLINI nella sua _Storia dei Duchi d'Urbino_, vol. II, pag. 523.

Manca la data del giorno, essendovi scritto solo: _Dat: Romæ V....

1503_.

[685] Lettera del 14 dicembre. Il 17 il Giustinian dava i medesimi

ragguagli.

[686] Trovasi nelle _Opere_, vol. VI, pag. 494, in nota.

Fra le lettere di questa _Legazione_ se ne trova una, segnata nelle

_Opere_ col numero XLII, e diretta ad un cittadino fiorentino in forma

privata. Il Machiavelli scrive in essa di non poter fare altro che

ripetere alla buona le cose già dette d'ufficio: «parlerò in volgare,

se io avessi parlato con l'ofizio in grammatica, che non mel pare

aver fatto.» Generalmente si suppone che sia scritta al Soderini: ma,

a questo proposito, osserva giustamente il signor NITTI (op. cit.,

vol. I, pag. 261), che la forma ne è troppo familiare per poterlo

credere. Egli la ritiene, invece, scritta ad un messer Tucci, che era

allora dei Signori, e che, secondo una lettera del Buonaccorsi, in

data del 4 dicembre, s'era molto doluto che il Machiavelli non gli

avesse risposto; nè è impossibile che sia così, giacchè questi si

scusa appunto del suo silenzio. La cosa del resto non ha importanza.

Solamente notiamo che lo scrivere _in volgare e non in grammatica_ non

ha il significato di risentimento che gli attribuisce il signor Nitti,

e che verso uno dei Signori il Segretario non avrebbe usato, come

egli suppone, «vive e pungenti parole.» La lettera del Buonaccorsi,

accennata dal signor Nitti, contenendo anche altre notizie sul

Machiavelli, la diamo in _Appendice_, documento XXVI.

[687] _Opere_, VI, 495. L'originale trovasi nelle _Carte del

Machiavelli_, cassetta III, n. 130, e non è scritto di mano di M.

Virgilio, come afferma il PASSERINI, _Opere_ (P. M.), vol. V, pag. 3,

nota 1, ma di altro ufficiale della Cancelleria, con qualche postilla

messa dal Machiavelli per suo uso. La minuta, non intera, che v'è

unita, è della stessa mano, e non del Machiavelli, come afferma il

Passerini.

[688] Lettera del 22 gennaio 1504, da Milano.

[689] Il signor GASPAR AMICO, a pag. 182 del suo libro, _La Vita di

Niccolò Machiavelli_ (Firenze, Civelli, 1875), parla d'una gita finora

ignota del Machiavelli in Francia, nel gennaio del 1502, e cita, in

conferma di ciò, una lettera, che crede inedita, di Francesco Vettori,

in data del 17 gennaio di quell'anno, da Pulsano. La lettera però,

che trovasi non a carte 8, ma 83 del codice da lui citato (Archivio

fiorentino, Cl. X, dist. 4, n. 92) è scritta da Bulsano (Bolzano), e

porta la data, non del 17 gennaio 1502, ma del 17 gennaio 1507, quando

il Vettori era ambasciatore presso l'Imperatore. Al signor Amico è

inoltre sfuggito, che la lettera da lui pubblicata è quella stessa che

trovasi come terza nella _Legazione all'Imperatore_, nel 1507.

Una lettera poi di Niccolò Valori (_Carte del Machiavelli_, cassetta

III, n. 63) dà luogo ad una serie di congetture del signor NITTI

(op. cit., vol. I, pag. 220, nota 1), che a noi sembrano assai poco

probabili. Egli vede in essa la prova che il Machiavelli s'adoperasse

col Valori a «ricondurre all'antica intima unione la casa Borgia

col re di Francia.» Il Machiavelli avrebbe seguìto una politica per

conto suo, cercando col Valori riannodare legami, pei quali essi non

avevano ricevuto alcun incarico. Ma il Segretario dei Dieci non poteva

pigliarsi queste libertà. Del resto tutto l'equivoco è nato dal non

avere osservato che la data della lettera: Rouen, 7 marzo 1503, è

secondo lo stile fiorentino, e risponde perciò al 7 marzo 1504, nello

stile moderno. Allora Alessandro VI era morto, il Valentino era stato

arrestato ad Ostia, e non contava più nulla. La lettera fu scritta

dal Valori, quando il Machiavelli dalla Francia tornava in Firenze,

ed accenna ad alcuni affari, di cui doveva per viaggio occuparsi a

benefizio della Repubblica, in nome e per ordine del Gonfaloniere

stesso. Non v'è quindi nulla di misterioso, e non c'entrano i Borgia.

[690] _Opere_, vol. VI, pag. 564.

[691] GUICCIARDINI, _Storia Fiorentina_, cap. XXVIII.

[692] BUONACCORSI, _Diario_, pag. 88-89.

[693] Archivio fiorentino, Cl. X, dist. 3, n. 113, foglio 32.

[694] GUICCIARDINI, _Storia Fiorentina_, cap. XXVIII, pag. 315.

[695] Archivio fiorentino, Cl. X, dist. 3, n. 112, foglio 89^t:

_Appendice_, documento XXVII.

[696] Fra le _Carte del Machiavelli_ (cassetta VI, n. 78): trovasi

su tutto ciò una relazione fatta dal Buonaccorsi. Il Bentivoglio

dichiarava impossibile l'impresa anche perchè, secondo lui, dalla parte

dello stagno bisognava percorrere circa sette miglia, ed il terreno

pendeva meno che da quella su cui scorreva il fiume. «Queste ragioni,

quale sono tutte palpabile et infalibili,» conchiude il Buonaccorsi,

«_tamen_ non furono admesse. La experientia ha chiarito ogni homo.»

[697] Cioè: questa cosa che par tanto facile, riuscirà nel fatto assai

difficile. Lettera ai Dieci, del 25 agosto 1504. _Arch. Stor. It._,

vol. XV, pag. 296. Il NARDI, _nella Vita di Antonio Giacomini_, dice:

«Fu commessa tale opera ad Antonio, ed egli la faceva conducere con

ogni diligenza e sollecitudine, comecchè da lui e da messer Ercole

Bentivogli non fusse approvata, come spesa e fatica inutile.»

[698] Anche questa lettera del Giacomini trovasi pubblicata nell'_Arch.

Stor. It._, vol. XV, pag. 306; la concessione della licenza chiesta, e

l'annunzio della nomina del Tosinghi sono nell'Archivio fiorentino, Cl.

X, dist. 3, n. 113, a carte 125^t.

[699] Vedi Archivio fiorentino, Cl. X, dist. 3, n. 112, a carte 94 e

103^t, e n. 113, a carte 96^t. Queste due filze sono piene di lettere

del Machiavelli sul deviare l'Arno.

[700] BUONACCORSI, _Diario_, pag. 93 e seg.

[701] Archivio fiorentino, Cl. X, dist. 3, n. 113, a carte 152 e 154.

Vedi in _Appendice_, documento XXVIII, la prima di queste due lettere.

[702] Archivio fiorentino, Cl. X, dist. 3, n. 113, a carte 147^t.

[703] Il bando trovasi, loc. cit., n. 112, a carte 156: _Appendice_,

doc. XXIX. Vedi anche GUICCIARDINI, _Storia Fiorentina_, cap. XXVIII,

pag. 314-15.

[704] Archivio fiorentino, Cl. X, dist. 3, n. 112, a carte 160^t.

[705] Loc. cit., a carte 157^t: _Appendice_, documento XXX.

[706] Il cardinale Soderini scriveva da Roma al Machiavelli, il 26

ottobre 1504: «Assai c'è doluto che in quelle acque si sia presa tanta

fallacia, che ci pare impossibile sia stata senza colpa di quelli

maestri, che si sono ingannati sì in grosso. Forse anche che piace

così a Dio, a qualche miglior fine incognito a noi altri.» _Carte del

Machiavelli_, cassetta III, n. 58.

[707] _Opere_, vol. V, pag. 351-73.

[708] Ivi, a pag. 355.

[709] Ciò apparisce dalla lettera 5 del Buonaccorsi pubblicata in

_Appendice_, documento XXXVIII.

[710] La prima edizione, fatta nel febbraio 1506 da AGOSTINO VESPUCCI,

aveva per titolo queste parole: _Nicolai Malclavelli florentini,

compendium rerum decennii in Italiam gestarum ad viros florentinos

incipit feliciter_. Essa venne dopo venti giorni contraffatta, ed il

Vespucci ne mosse querela agli Otto, del che parla in una sua lettera

al Machiavelli, nella quale aggiunge che, non conoscendo i magistrati

«questa vostra cantafavola,» egli era uscito di casa con dieci copie,

per farle legare elegantemente, e darne poi una a ciascuno di loro e

ad altri due cittadini. La lettera è in data del 14 marzo 1506, e fu

pubblicata dal PASSERINI, _Opere_ (P. M.), vol. III, pag. LXIII. Questa

rarissima edizione del _Decennale_, senza data di luogo nè d'anno, fu

dal Libri creduta del 1504; ma la lettera del Vespucci leva, secondo

noi, ogni dubbio. — Il signor GIUSEPPE TORRE (_Bibliofilo_, anno

II, n. 5: Firenze, Success. Le Monnier, 1881), dice che possiede un

esemplare della prima e rarissima edizione del _Decennale_, e torna a

sostenere che è del 1504, ma senza argomenti che possano convincere.

Tutto si riduce a dire che, trattandosi di libri, l'autorità del Libri

deve aver molto valore, e che il libraio inglese Boone affermava aver

visto l'esemplare posseduto dal Bembo, il quale di sua mano vi aveva

scritto sopra: _stampato a Venezia nel 1503_. Ma il _Decennale_ così

sarebbe stato stampato un anno prima che fosse scritto. In ogni modo

l'esemplare posseduto dal signor Torre, secondo la descrizione che ne

dà egli stesso, è in-4, di 12 carte. Il titolo latino è quello stesso

che abbiam dato qui sopra. Sulla prima pagina è stampato solamente:

_Decemnale_; sulla seconda c'è questa lettera del Vespucci.

«_Augustinus Mathei N. V._

_Viris Florentinis Salutem._

Se le cose pericolose a passare sono dilectevole ad ricordarsene, la

memoria de proximi tempi vi doverrà esser grata, sendo suti quelli

pericolosissimi. Onde havendoli Niccolò Machiavegli in versi et con

mirabile brevità descripti, come quello che desideroso in qualche parte

mostrarsi grato de molti honori, quali confessa havere ricevuti da voi;

mi è parso imprimerli, et fare questo suo dono più liberale.»

Il TOMMASINI pubblicò la medesima lettera dall'autografo, che trovasi

in un manoscritto strozziano della Nazionale di Firenze, nel quale

essa è più lunga assai. Quella a stampa ne sarebbe solo la prima

metà. Secondo lui le parole, _Augustinus Matei N. V. Viris Florentinis

Salutem_, provano che il Vespucci dedicò la stampa ai (Nobili o Nostri)

Cinque Conservatori del Contado e dominio fiorentino, magistrato

autorevole della Repubblica fiorentina.

[711] Questa lettera fu pubblicata dal NITTI, vol. I, pag. 301, in

nota. Trovasi fra le _Carte del Machiavelli_, cassetta IV, n. 99.

[712] Vedi nella Biblioteca Nazionale di Firenze il _Priorista_ del

RICCI, quartiere Santo Spirito, famiglia Machiavelli, a carte 161 e

seg.

[713] Lettera del 9 dicembre, nell'Archivio fiorentino, Cl. X, dist.

3, n. 113, a carte 211^t: _Appendice_, doc. XXXI. Nelle filze 114

e 116 sono molte lettere del Machiavelli relative ai fatti, di cui

discorriamo ora.

[714] È notevole, fra le altre, la lettera al Capitano di Livorno.

Archivio fiorentino, filza 116, a carte 23: _Appendice_, documento

XXXII.

[715] Archivio fiorentino, Cl. X, dist. 3, n. 116, a carte 69 e 70.

[716] MATARAZZO, _Cronaca di Perugia_, nell'_Arch. Stor. It._, vol.

XVI, parte II, pag. 59.

[717] Le sue lettere trovansi a Venezia nella Biblioteca di San Marco:

_Epistolae Variorum_, vol. II, Cl. X, codice CLXXVI. Esse sono scritte

in italiano, spesso aggiungendovi il Cardinale, di suo pugno, qualche

parola in spagnuolo. E per citare un esempio, in quella del penultimo

luglio, scritta da Perugia, chiedendo soldati per tenere a dovere le

genti di Todi e di Narni, prima di firmare, egli fa nuove premure in

spagnuolo, concludendo col dire che quelle tumultuose popolazioni _no

obeyexen perque son vilans i mala gent, que volen lo basto y que quyls

ha de governar los puga manar, que altrament no sen pot aver overa_. E

firmava generalmente: _De V. S. esclav e factura, qui los benerats peus

li besa_,

_lo Car.al de Boria._

[718] MATARAZZO, op. cit., pag. 130-144.

[719] MATARAZZO, op. cit., pag. 150.

[720] _Ibidem_, op. cit., pag. 241.

[721] Vedi la _Legazione_ nelle _Opere_, vol. VII.

[722] BUONACCORSI, _Diario_, pag. 102-103. Ascanio Sforza aveva da

lungo tempo aspirato a governare Milano. Fin dal 10 settembre 1487,

l'ambasciatore Lanfredini in Roma scriveva a Lorenzo il Magnifico,

che il cardinale Ascanio gli aveva detto: «Io sono advisato da Milano,

che il signore Lodovico è gravemente malato, et che sanza la grazia di

Dio non può scapolare di questo male, et li medici ne parlano chiaro.

Io, quando Dio facessi altro di lui, desidererei, come mi pare sia il

dovere, di andare ad quello ghoverno, et nessuno credo li sia ad chi

tocchi più che ad me, nè di chi quello Stato et quello signore» (il

nipote Giovan Galeazzo ancora minorenne) «possa viver più quieto, per

esser io suo barba, et _etiam_ per essere nello habito che io sono di

religione.» Chiedeva poi, per mezzo dell'ambasciatore, di essere a ciò

aiutato da Lorenzo. Vedi le _Lettere dell'ambasciatore Lanfredini_,

nell'Archivio fiorentino, _Carte Medicee_, filza LVIII.

[723] Vedi la _Commissione_, nelle _Opere_, vol. VII, pag. 13. Nelle

_Opere_ (P. M.), vol. V, pag. 103 e seg., sono pubblicati i Capitoli

proposti per la condotta.

[724] Archivio fiorentino, Cl. X, dist. 3, n. 116, a carte 151:

_Appendice_, documento XXXIII. Vedi anche CANESTRINI, _Scritti

inediti_, pag. 188, 190-91.

[725] Lettere del 28 giugno: Archivio fiorentino, Cl. X, dist. 3, n.

116, a carte 143.

[726] _Ibidem_, n. 116, a carte 141^t: _Appendice_, documento XXXIV.

[727] Vedi questa _Legazione_ nelle _Opere_, vol. VII, pag. 16 e segg.

[728] Lettera del 17 luglio.

[729] Lettera del 18 luglio.

[730] Lettera del 20 luglio.

[731] Lettera del 21 luglio, _hora_ 19.

[732] Lettera del 21 luglio.

[733] Lettera del 23 luglio.

[734] Archivio fiorentino, Cl. X, dist. 3, n. 114, a carte 173.

_Ibidem_, n. 116, a carte 171^t: _Appendice_, documento XXXV.

[735] Archivio fiorentino, Cl. X, dist. 3, n. 116, a carte 178^t.

[736] Loc. cit., a carte 191^t: _Appendice_, documento XXXVI.

[737] BUONACCORSI, _Diario_, pag. 113. La sera stessa il Giacomini

scrisse ai Dieci una lettera, in cui narrava la rotta data all'Alviano.

_Carte del Machiavelli_, cassetta IV, n. 11: vedi _Appendice_,

documento XXXVII.

[738] Anche la lettera del Bentivoglio è in data del 17 agosto, e

trovasi fra le _Carte del Machiavelli_, cassetta IV, n. 10.

[739] BUONACCORSI, _Diario_, pag. 115-17; CANESTRINI, _Scritti

inediti_, pag. 205 e seg.; GUICCIARDINI, _Storia Fiorentina_, cap.

XXVIII, pag. 321-22; NARDI, _Vita di A. Giacomini_; PITTI, _Vita di A.

Giacomini_, nell'_Arch. Stor. It._, vol. IV, parte II.

[740] Vedi le tre lettere dei Dieci, non scritte dal Machiavelli,

pubblicate nelle _Opere_, vol. VII, pag. 48-55.

[741] Vedi la _Vita del Giacomini_ scritta dal NARDI, e l'altra scritta

dal PITTI.

[742] Vedi la _Istruzione_ al Machiavelli, nelle _Opere_, vol. VII,

pag. 64.

[743] Lettera del 29 agosto da Civita Castellana, e dell'ultimo

d'agosto da Viterbo.

[744] Lettere del 9 settembre da Castel della Pieve, e del 12 settembre

da Corciano.

[745] Lettera del 13 settembre.

[746] Lettere del 16 e 19 settembre da Perugia.

[747] Lib. I, cap. XXVII.

[748] Vedi le lettere del Buonaccorsi nell'_Appendice_, docum. XXXVIII.

[749] _Principe_, cap. XI.

[750] Lettera del 25 settembre da Urbino.

[751] Prima lettera del 28 settembre.

[752] Lettere del 3, 4 e 5 ottobre.

[753] Lettera del 10 ottobre da Forlì.

[754] Lettera del 17 ottobre 1506, pubblicata nelle _Opere_ (P. M.),

vol. V, pag. 231, nota 1.

[755] Vedi il brano di documento riferito dal CANESTRINI negli _Scritti

inediti_ del MACHIAVELLI, _Prefazione_, pag. XXXVI.

[756] È la novella XL della parte I: _Inganno usato da una scaltrita

donna al marito, con una subita astuzia_. Il Machiavelli incomincia a

narrarla così: «Io, Signor mio, porto ferma opinione, che se questa

mattina voi non mi levavate d'impaccio, noi ancora ci troveremmo

in campagna, al sole.» Vedi anche il _Proemio_ che è indirizzato a

Giovanni dei Medici, e nel quale l'autore, dopo raccontato l'aneddoto,

dice: «Vi prego bene a considerare che messer Niccolò è uno dei belli

e facondi dicitori e molto copioso della vostra Toscana, e che io sono

lombardo; ma quando vi sovverrà che è scritta dal vostro Bandello, che

tanto amate e favorite, io mi fo a credere, che non meno vi diletterà

leggendola, di quello che si facesse allor che fu narrata. State sano.»

[757] GUICCIARDINI, _Storia Fiorentina_, cap. XXIX, pag. 324.

[758] _Due scritture inedite_ di Niccolò Machiavelli, pag. 11: Pisa,

Nistri, 1872. Furono pubblicate dal prof. A. D'ANCONA per le nozze

Cavalieri-Zabron. Solo la prima di esse tratta dell'Ordinanza, ed era

stata già pubblicata nel 1868 dal Ghinassi, per nozze Zambrini-Della

Volpe: Faenza, tipografia di Pietro Conti. Queste pubblicazioni per

nozze sono spesso così difficili ad aversi ed a conoscersi, che come

il D'Ancona, diligentissimo, non conobbe quella del suo predecessore,

così altri potrebbe ignorare o non trovare la sua. E però noi diamo in

_Appendice_, documento XXXIX, quella relativa all'Ordinanza.

[759] _Appendice_, documento XXXIX.

[760] _Ibidem._ Il Canestrini (_Arch. Stor. It._, vol. XV, pag. 258)

pubblica un documento _per la condotta di conestabili_, senza data,

senza nome d'autore, e dice che forse potrebbe essere del Machiavelli.

Io non lo credo, ed in ogni caso esso non parla dell'_Ordinanza_, ma

della _condotta di conestabili_ con soldati _provvigionati_.

[761] Queste due lettere del cardinal Soderini, ed un'altra dello

stesso, che citiamo più basso, trovansi fra le _Carte del Machiavelli_,

e furono la prima volta pubblicate dal PASSERINI nel _Periodico di

Numismatica e Sfragistica_, anno VI, fasc. VI, pag. 303-06: Firenze,

Ricci, 1874. Vennero poi quasi per intero ripubblicate dal NITTI, op.

cit., vol. I, pag. 340 e segg. Dalle _Carte del Machiavelli_ vedesi,

che sin dal 1504 egli scriveva sulla milizia al cardinal Soderini,

il quale gli rispondeva, fra le altre, con una lettera in data del 29

maggio dello stesso anno. Vedi cassetta III, n. 57.

[762] Così apparisce da una lettera di Roberto Acciaioli al

Machiavelli, che si trova nella Bibl. Naz. (_Carte del Machiavelli_,

cassetta IV, 59) e fu pubblicata dal TOMMASINI (I, 354, in nota).

[763] GUICCIARDINI, _Storia Fiorentina_, cap. XXIX, pag. 323. La

proposta fu deliberata dai Dieci il dì 1 aprile 1506, col titolo di

capitano, non di bargello.

[764] Lettera del 12 giugno 1506, nell'Archivio Fiorentino, Cl. X,

dist. 3, n. 121, a carte 1^t.

[765] Il GUICCIARDINI, _Storia Fiorentina_, pag. 324, dice che i fanti

erano esercitati «in ordinanza, al modo svizzero.» Molte occasioni

aveva allora avute il Machiavelli di conoscere in Italia la milizia

svizzera e la tedesca.

[766] _Opere_, vol. VII, pag. 56-58; _Opere_ (P. M.), vol. V, pag. 141.

[767] CANESTRINI, _Scritti inediti_, pag. 284 e seg.

[768] GUICCIARDINI, _Storia Fiorentina_, pag. 324-25; Opere (P. M.),

vol. V, pag. 147, nota 2.

[769] Archivio fiorentino, Cl. X, dist. 3, n. 121, a carte 1^t (citato

più sopra).

[770] Vedi le molte lettere nell'Archivio fiorentino, Cl. X, dist. 3,

n. 120 e 121.

[771] Qui era nella Relazione aggiunto: _Et ne avete mandati 500 in

campo_. Queste parole furono poi cancellate, forse per non ricordare

che le prove da essi fatte non erano state sempre felici.

[772] Al quale proposito il Machiavelli dice nella Relazione: «Et

così verrebbero sempre ad havere in confuso el loro superiore, et

riconoscere un pubblico et non un privato.» È sempre la medesima

diffidenza.

[773] Vedi nelle _Opere_, vol. IV, pag. 427 e seg., la provvisione. Le

parole qui sopra citate sono a pag. 444.

[774] La deliberazione del 27 febbraio trovasi nell'Archivio

fiorentino, Cl. XIII, dist. 2, n. 70 (_Deliberazioni dei IX

d'Ordinanza_), a carte 9^t. Il primo Registro delle _Deliberazioni

dei Nove_, dal 1506 al 1511 (Archivio fiorentino, Cl. XIII, dist.

2, n. 70), è fin dalla prima pagina scritto di mano del Machiavelli.

Si era poi così certi che egli sarebbe stato, in ogni caso, nominato

cancelliere dei Nove, che il 28 dicembre 1506 Agostino Vespucci, uno

dei suoi coadiutori, gli scriveva per essere anch'egli trasferito a

servizio dei Nove, che dovevano avere, oltre il cancelliere, uno o più

ufficiali: «Pregovi mi vogliate in questi casi havere per raccomandato;

et veggiendo voi sia il bisogno mio più sicuro che dove io sono,

operiate sì et in tal modo, io sia uno di quelli coadiutori, _cum

pro certo habeam, fore ut tu sis Cancellarius illorum Novem, ni locum

tuearis quo nunc frueris, quod Deus avertat_.» _Carte del Machiavelli_,

cassetta IV, n. 93.

[775] _Periodico di Numismatica e Sfragistica_, loc. cit.

[776] Archivio fiorentino, Cl. X, dist. 2, n. 18, a carte 16. Manca

l'anno, che però s'argomenta chiaro dal contesto della lettera.

Non è l'originale, ma una copia del tempo, e non fu pubblicata dal

Desjardins. Piero Alamanni, inviato dagli Otto di Pratica presso

Lodovico il Moro, teneva corrispondenza diretta anche con Piero de'

Medici, da cui certo aveva ricevuto particolari istruzioni, come

solevano fare i Medici con gli oratori della Repubblica.

[777] Le lacune accennate con punti, senza porre in nota alcuna

avvertenza, indicano i brani che si sono tralasciati, perchè di nessuna

importanza.

[778] Bartolommeo Calco, segretario del duca di Milano.

[779] Intendi: — egli, il Moro.

[780] Al Moro non era mai riuscito avere assicurazione scritta

dell'amicizia di Piero, che dava buone parole a tutti, ma in realtà

favoriva i Reali di Napoli.

[781] Il cardinale Ascanio Sforza.

[782] Giovan Francesco Sanseverino, conte di Caiazzo.

[783] Di Napoli.

[784] Qui intende dire, che da un momento all'altro, mutando politica,

potrebbe accordarsi con Napoli.

[785] Perrone de' Baschi.

[786] Archivio fiorentino, Cl. X, dist. 4, n. 54, a carte 53.

[787] Questa lettera, che dovrebbe avere la data del 16 giugno 1497,

manca nel Codice.

[788] _Carte del Machiavelli_, cassetta I, n. 73. Abbiamo in questo

scritto (forse giovanile) del Machiavelli conservata l'ortografia

dell'autografo anche nelle sue diversità.

[789] Salmo LXXIII, versetti 5, 6 e 7.

[790] L'autografo italiano dice: _prelati_; ma l'originale latino ha

invece: _praeclari_.

[791] Prima lezione, poi cancellata: _acciò che dessino loro_.

[792] Prima lezione, come sopra: _et_.

[793] _IV Re_, cap. VIII, versetto 12.

[794] Qui l'originale latino aggiunge: _ut putrefactis cadaveribus,

quos adire non poterant, arcente murorum defensione, corporum

liquescentium_ (Vandali) _enecarent foetore_.

[795] Papianus.

[796] _Posui ori meo custodiam, cum consisteret peccator adversum me.

Obmutui et humiliatus sum et silui a bonis._ Salmo XXXVIII, versetti 2

e 3.

[797] Qui il testo dice invece: _atque tractatibus popularibus, quos

Graeci Homilias vocant_.

[798] Il testo dice: _Quarum unam illarum, id est Siciliam, Odoacro

Italiae regi postmodum tributario iure concessit_.

[799] _Carte del Machiavelli_, cassetta I, n. 54. Fu scritta in cifra,

trovasi deciferata di mano del Machiavelli, ma accenna a lui come a

terza persona, e neppure dallo stile si può credere che sia sua. La

diamo solamente perchè ha qualche relazione con le prime due lettere

che abbiamo di lui. Vedi il testo, lib. I, cap. I.

[800] Prima era scritto: _ti scrivèmo el priore et io_; poi è stato

cancellato e sostituito: _ti scripse_.

[801] Nel _Quaderno di ricordanze_ da noi citato (lib. I, cap. I), si

trova scritto che nel 1393 Ciango de' Castellani lasciò, fra le altre

cose, a Buoninsegna e Filippo di Lorenzo Machiavelli, tutte le ragioni

del patronato della pieve di San Piero in Mercato.

[802] Lacune nell'originale, che qui è lacero.

[803] A tergo della lettera è scritto d'altra mano: «O' trovato _virum

bone conditionis, qui vocatur_ messer Bartolbleo (_sic_) Scaranfi, che

expedisce _gratis_, et serviracci senza voler chosa alcuna. Farassi la

impretatione; dipoi, avanti si pigli piato, lo consiglereno bene.»

[804] Sebbene io abbia già accennato nel testo alla opinione del mio

amico prof. Piccolomini, pure credo utile riportar questa sua lettera,

avendo egli speciale conoscenza dei Codici greci del secolo XV.

[805] _Carte del Machiavelli_, cassetta II, n. 78.

[806] _Carte del Machiavelli_, cassetta II, n. 77.

[807] Accenna alla lettera precedente, scritta d'ordine dei Dieci lo

stesso giorno.

[808] Altro coadiutore nella Cancelleria.

[809] Prima diceva: _stratiai io_.

[810] Caterina Sforza.

[811] Pel primo corriere.

[812] _Carte del Machiavelli_, cassetta II, n. 1.

[813] Sono altri ufficiali della Cancelleria.

[814] Intendi: — Raffaello disse.

[815] Intendi: — A proposito d'una certa lettera, mi parlò prima, come

per esaminarmi, e poi non mi mandò a dire altro.

[816] Lodovico il Moro.

[817] La Signoria di Venezia, alleata con Francia contro Milano.

[818] Questo verbo è spesso usato dal Buonaccorsi, e significa:

guadagnar con modi non sempre corretti. Qui però è usato in senso

burlesco.

[819] Archivio fiorentino, Cl. X, dist. 3, n. 91, a carte 77. In

margine l'amanuense scrisse: _Exortatoria pulcherrima_. Come abbiam

detto nel testo, questa e le due lettere seguenti, per molte ragioni,

noi le giudichiamo del Machiavelli; non possiamo però affermarlo con

tutta certezza, non avendo trovato l'autografo, ma solo la copia fatta

nei registri della Cancelleria.

[820] Archivio fiorentino, Cl. X, dist. 3, n. 91, a carte 81.

[821] In margine è scritto: _O quantus moeror!_

[822] Qui è scritto in margine: _Verba minantia_.

[823] Questi è quegli che fu preso e processato in Firenze.

[824] Il testo ha _Annòm_, e in margine è questa nota: _Annon in

Longobardia capitur_. Certo si tratta di Annone presso Asti. Il

BUONACCORSI parla di «Nori castello fortissimo presso Asti,» preso dai

Francesi il 17 agosto. _Diario_, pag. 25.

[825] Archivio fiorentino, Cl. X, dist. 3, n. 91, a carte 85^t.

[826] I due antecessori s'erano per la malaria ammalati, e uno di essi,

Piero Corsini, ne era morto. Successero perciò Paolo Antonio Soderini e

Francesco Gherardi. — Cfr. GUICCIARDINI, _Storia Fiorentina_, cap. XX,

pag. 207.

[827] _Carte del Machiavelli_, cassetta II, n. 75. Il Machiavelli vi

scrisse sopra queste parole: _Lettera di Pagolo Vitelli, di sua mano,

quando e' fu preso_. Fu già pubblicata dal signor NITTI, ma con qualche

variante. Noi abbiam seguìto fedelmente l'originale.

[828] Archivio di Stato di Venezia, consiglio dei Dieci, _Misti_, reg.

27, c. 213^t.

[829] Arch. di Stato di Venezia, Consiglio dei Dieci, _Misti_, reg. 27,

c. 215.

[830] _Provisori nostro in Tuscia_, dice un doc. che precede nello

stesso registro.

[831] Così dice il codice, ma è chiaro, anche dalla precedente lettera,

che deve dir XL m.

[832] Nella prima edizione di quest'opera, non credetti di dover

pubblicare questa lettera, che trovasi fra le _Carte del Machiavelli_

(cassetta I, n. 49), perchè essa era stata già pubblicata, quasi

integralmente, dal NITTI, ed io non la credevo autografa del

Machiavelli, nè altrimenti sua. Ora però m'induco a stamparla intera,

riscontrandola coll'originale, perchè, riesaminandola e facendola

riesaminare, ho dovuto persuadermi che la scrittura, sebbene diversa da

quella che era solita del Machiavelli, ne serba tuttavia i caratteri

fondamentali. La diversità nasce forse dall'essere egli allora assai

giovane, e dall'avere, copiando, scritto con molta più cura del solito.

Di qui una forma calligrafica, che assai difficilmente si troverebbe in

altre sue scritture.

La lettera non ha data, non ha indirizzo di sorta, non ha firma.

Si vede però chiaro, che è diretta ad un segretario della Signoria

di Lucca, di Siena o d'altro vicino Comune, e che è scritta da un

qualche alto ufficiale della repubblica fiorentina, incaricato di

aprire e leggere le lettere che venivano intercette. Essa trovasi

fra quelle _Carte del Machiavelli_, che contengono altre lettere e

parecchi scritti non suoi, ma pur di sua mano copiati. Esaminandola

attentamente, vi si trova più d'una di quelle cancellature e correzioni

proprie di chi, copiando, salta qualche parola, e poi se ne avvede e

corregge. Ma oltre tutto ciò, e sebbene vi sia la forma propria del

tempo, a me riesce assai difficile crederla del Machiavelli, sia per

la lingua, sia per lo stile. Mancano la sua chiarezza, la sua vivacità,

evidenza ed acume; le idee sono intralciate, incerte, confuse; la forma

è quasi sempre pesante, e non poche sono le ripetizioni. Insomma non vi

trovo quelle qualità, che s'incontrano in tutte le opere, in tutte le

lettere del Machiavelli, di qualunque tempo sieno. Io non sono riuscito

a veder nessuna ragione intrinseca, per crederla decisamente di lui;

molte invece ne trovo per dubitarne.

[833] Qui accanto, nel margine del manoscritto, incomincia una postilla

o giunta, che continua fino al verso in cui sono le parole: _preso

sia per non pagarlo_. Essa ha, in principio ed in fine, il segno [v^],

senza che nel corpo della lettera si ritrovi un segno corrispondente.

Noi la riportiamo in nota, là dove ci sembra che il senso lo

suggerisca.

[834] Prima aveva scritto: _li huomini quali e' sieno_.

[835] Ecco la postilla marginale: — perchè se vi ricorderà bene, lo

exercito fio[re]ntino si adco[stò] ad Pisa sì [gag]liardo et sì [ben]e

pagato, et [fece] tale progre[sso] in pochi dì, come dimostrò la fuga

m. Piero Gambacorti et la paura vostra, che se la fraude vitellescha

non vi intercedeva, nè noi ci dorremmo della perdita, nè voi ve ne

rallegreresti. —

Le lettere che abbiamo messe nelle parentesi quadre, mancano

nell'originale, per essere corroso alquanto l'orlo del foglio.

[836] Prima aveva scritto: _del non pagarlo_, saltando le parole:

_haverlo preso, sia per_, come succede qualche volta a chi copia.

[837] Cioè aveva tenuto una compagnia di soldati di gran lunga, a gran

pezza, inferiore a quella per cui era pagato.

[838] Forse anche: biasimo, vitupero o simile. Le parole, che qui

abbiamo messe tra le parentesi, mancano nell'originale, per essere

strappato il cantuccio inferiore, a sinistra del foglio.

[839] Manca nell'originale questa parola, svanita per l'umidità.

[840] _Carte del Machiavelli_, cassetta I, n. 7. Solo il principio

di questa lettera fu, con qualche variante, pubblicato dal NITTI, op.

cit., vol. I, pag. 99.

[841] Stradiotti, com'è noto, erano generalmente Albanesi a cavallo,

armati alla leggiera. Qui intende: — impiegati minori.

[842] Dai registri della Cancelleria si vede infatti la molta facilità

del Machiavelli nello scrivere lettere. Il gran numero di quelle che

son di sua mano, e hanno la data del medesimo giorno, ne è una prova;

la rapidità del comporre apparisce dalla forma stessa della scrittura.

— Fin qui pubblicò il sig. Nitti.

[843] Un aumento di paga, mentre che era in Francia.

[844] Francesco Della Casa, compagno del Machiavelli nella legazione

presso il Re di Francia.

[845] Dopo la firma segue una breve poscritta del Buonaccorsi, senza

importanza, e poi una giunta assai lunga d'un altro impiegato della

Cancelleria, che si firma _Andreas tuus_. Questa non contiene nulla

di notevole, ed è piena di tali e tante oscenità, che non è possibile

pubblicarla.

[846] Non furono citate nel testo; le pubblichiamo, perchè utili a

conoscere i tempi e la vita romana d'allora.

[847] _Carte del Machiavelli_, cassetta III, n. 9.

[848] _Sullaturit_ o _syllaturit_: fa da Silla, silleggia. _Ita

syllaturit animus eius, et proscripturit_, trovasi in Cicerone.

[849] Una lettera di Roberto Acciaiuoli al Machiavelli (_Carte del

Machiavelli,_ cassetta I, n. 6), in data 4 genn. 1499 (1500, stile

nuovo), dice:

«De Iubilei non vi scrivo, perchè son già rinviliati, e dassene

pel capo a chi ne vuole, immodo che costui sommamente debba essere

commendato, perchè al tempo suo harà scoperto quanto si debbono stimare

queste cose, et un altro non c'ingannerà con la superstitione: et io

per me ne lo ringratio, che m'ha chiarito una gran posta, et cavatomi

d'un gran pensiero, poi che ho visto come nascon queste historie, et

quello che hanno sotto; ma son ben contento che mi costino ogni cosa da

danari in fora.» È sempre lo stesso scherno.

[850] Il tribunale della Ruota.

[851] _Carte del Machiavelli_, cassetta III, n. 39.

[852] Archivio fiorentino, Cl. X, dist. 3, n. 97, a carte 4: autografo

del Machiavelli.

[853] Archivio fiorentino, Cl. X, dist. 3, n. 101, a carte 2: autografo

del Machiavelli.

[854] Francesco Soderini, vescovo di Volterra, allora ambasciatore

presso il Valentino.

[855] Archivio fiorentino. Cl. X, dist. 3, n. 101, a carte 24:

autografo del Machiavelli.

[856] Solevano usare il plurale anche quando il commissario era uno

solo.

[857] De la Trémoille.

[858] Archivio fiorentino, Cl. X, dist. 3, n. 101, a carte 51:

autografo del Machiavelli.

[859] Il capitano francese Imbault.

[860] Quest'ultimo paragrafo non è di mano del Machiavelli.

[861] Archivio fiorentino, Cl. X, dist. 3, n. 101, a c. 134. Il

manoscritto di questa lettera somiglia moltissimo a quello del

Machiavelli, pure vi sono differenze notabili nel _d, b, et, f_, ecc.

Sono però certamente di mano del Machiavelli le correzioni che vi si

trovano.

[862] Era scritto _cotesto_. Di mano del Machiavelli è stato corretto

_q_ª (_questa_).

[863] Aggiunto _di buoni_, nell'interlinea, di mano del Machiavelli.

[864] Era scritto: _e' prieghi_; il Machiavelli corresse:

_intercessioni_. È poi rimasto _stati_, da correggersi in _state_.

[865] Qui si legge in margine: _di questa libertà_, non però di mano

del Machiavelli.

[866] Il lettore troverà forse che queste lettere di amici al

Machiavelli sono troppe, tanto più che di alcune già ne era noto

qualche brano citato nelle biografie. Pure chi vorrà leggerle con

attenzione, vedrà che sono assai utili a far conoscere il carattere

privato del Segretario fiorentino, e la vita che menava cogli amici

dentro e fuori della Cancelleria.

[867] _Carte del Machiavelli_, cassetta III, n. 12.

[868] Questa parola è abbreviata, e par che dica _vostro_. Intendi:

— Se il Duca è veramente, come si dimostra, amico di voi, che siete

nostro oratore, dovrebbe farsi avanti con proposte onorevoli.

[869] _Carte del Machiavelli_, cassetta III, n. 38.

[870] Marcello Virgilio e Bernardo de' Ricci, del quale ultimo si parla

nella seguente lettera del 18 ottobre 1502, scritta dal Buonaccorsi.

[871] Il giorno 18 dello stesso mese scrisse altra lettera in aggiunta

a questa, per dirgli che stésse tranquillo, perchè le cose andavano

discretamente bene: «et quello vi scrissi in latino ne' dì passati,

_rogatus feci_.» _Carte del Machiavelli_, cassetta III, n. 38.

[872] _Carte del Machiavelli_, cassetta III, n. 5.

[873] Abbiam dovuto sopprimere il principio di questa lettera, perchè

troppo osceno, e scritto con un gergo non sempre intelligibile.

[874] Allude a qualche commissione data e non eseguita, cui accenna

vagamente anche nel brano da noi soppresso.

[875] Questa parola è in cifra, come tutte quelle che in queste lettere

segniamo con virgolette, ed è di mano del Machiavelli interpretata

nell'interlinea, _ectione_, ma deve essere errore di scrittura.

[876] Un altro ufficiale della Cancelleria.

[877] Intendi — Giacchè fu presa la deliberazione di darmi il danaro

chiesto, me lo faccia avere di fatto.

[878] _Carte del Machiavelli_, cassetta III, n. 6.

[879] Il lucchettone, il lucco.

[880] Qui è al solito una esclamazione indecente, che si sopprime.

[881] Qui non intendiamo a che cosa alluda il Buonaccorsi. La moglie

del Machiavelli non poteva ancora aver figli, e molto meno una

figlia da marito. Della dote si riparla nella lettera 15, in data 21

dicembre 1502. Ma il gergo dal Buonaccorsi spesso usato ci riesce qui

impenetrabile.

[882] L'uno e l'altro coadiutori nella cancelleria.

[883] Si vede chiaro che queste lettere del Buonaccorsi erano scritte

a varie riprese, secondo che gli affari della Cancelleria lo lasciavano

qualche momento libero.

[884] Deliberazione di pagamento, oltre il salario, alla quale allude

anche nella lettera precedente.

[885] Cioè: — Quando avrete speso i danari avuti nel partire, non

chiedete stanziamento. Vi farete poi pagare quello che dimostrerete

avere speso di più. — Il Machiavelli però ebbe subito altri danari.

[886] _Carte del Machiavelli_, cassetta III, n. 30.

[887] _Carte del Machiavelli_, cassetta III, n. 41.

[888] Alessandro di Rinaldo Bracci, il quale era stato altra volta

inviato a Roma, vi tornò adesso, come già notammo, in qualità di

mandatario. Gianvittorio Soderini, fratello del Gonfaloniere, era

stato eletto ambasciatore; ma, trovandosi indisposto, partì solo il 7

dicembre, ed allora restò a Roma anche il Bracci come segretario.

[889] _Carte del Machiavelli_, cassetta III, n. 42.

[890] Specie d'imposta, sotto forma di prestito, che veniva restituita

a rate, almeno in parte.

[891] Sopperire.

[892] _Carte del Machiavelli_, cassetta III, n. 7.

[893] Intendi: — Nel rispondermi è meglio non tocchiate questo

soggetto. — Il Buonaccorsi temeva che le sue lettere fossero vedute da

altri.

[894] Il Machiavelli, come notammo, era stato inviato al Valentino dai

Dieci, senza essere eletto dagli Ottanta.

[895] _Carte del Machiavelli_, cassetta III, n. 3.

[896] Intendi: — Gl'impiegati sbucano, escono dall'ufficio.

[897] Aveva il dì 1º novembre scritto d'avere ricevuto per lui

30 ducati, che teneva a sua disposizione. Non s'era però fatto

stanziamento per essi. _Carte del Machiavelli_, cassetta III, n. 1.

[898] La moglie del Buonaccorsi.

[899] _Carte del Machiavelli_, cassetta III, n. 4.

[900] Si facevano sugli onorari ritenute, le quali rendevano il valore

reale assai inferiore al nominale.

[901] In altra lettera dice, che questo velluto era stato alla porta

della Città tolto a colui che lo portava.

[902] _Carte del Machiavelli_, cassetta III, n. 32.

[903] _Carte del Machiavelli_, cassetta III, n. 8.

[904] Intendi: scemare i salarî.

[905] _Carte del Machiavelli_, cassetta III, n. 15.

[906] Allude di nuovo alla temuta diminuzione de' salarî, di cui parla

nelle lettere antecedenti.

[907] In due lettere del dì 8 novembre, il Machiavelli aveva insistito

sulle grandi premure fatte dal Duca per venire ad accordo coi

Fiorentini. I Dieci avevano il 15 novembre, il giorno stesso cioè in

cui scriveva il Buonaccorsi, risposto che non era possibile venire

ad accordi come quelli desiderati dal Duca. Vedi la lettera dei Dieci

nelle _Opere_ (P. M.), vol. IV, pag. 178. Il significato delle parole

del Buonaccorsi ci par, presso a poco, questo: — Voi, caro Niccolò,

l'avete sbagliata, se credete d'aver fatto conclusione favorevole al

Duca. La risposta dei Dieci che parte oggi v'intorbida tutto. Siete

uno sciocco, se credete che noi vogliamo sforzarci tanto per venire poi

alla penitenza con lui.

[908] _Carte del Machiavelli_, cassetta III, n. 16.

[909] Il Buonaccorsi aveva scritto: _saldo proposito_; ma poi cancellò

la parola _saldo_.

[910] Qui segue una delle solite esclamazioni indecenti.

[911] _Carte del Machiavelli_, cassetta III, n. 17.

[912] Il Gonfaloniere infatti scriveva il 21 dicembre al Machiavelli,

che gli si mandava del danaro per ora, promettendo che sarebbe stato

richiamato, quando si fosse visto chiaro che via pigliavano le cose.

Vedi la lettera nelle _Opere_ (P. M.), vol. IV, pag. 219. Una lettera

d'Alamanno Salviati al Machiavelli, in data 24 dicembre 1502, dice:

«Toccante la licentia vostra, non credo ne siate compiaciuto per al

presente. La causa v'intendete benissimo, che questi Signori non

sono per lasciare cotesto Signore senza uno loro uomo. E l'essere

voi absente non credo abbia a tòrvi favore per la vostra rafferma, sì

perchè e' portamenti vostri sono suti e sono di qualità che più presto

havete a essere pregato che pregare altri, tanto più quanto siate fuori

per cose pubbliche, ed in luogo di non poca importanza.» _Carte del

Machiavelli_, cassetta III, n. 54.

[913] Foro nell'originale.

[914] Imbroncito.

[915] _Carte del Machiavelli_, cassetta III, n. 18.

[916] Allude all'eccidio di Sinigaglia.

[917] 1502 secondo lo stile fiorentino, 1503 secondo lo stile nuovo.

[918] Archivio fiorentino, Cl. X, dist. 3, n. 103, a c. 172: autografo

del Machiavelli.

[919] Archivio fiorentino, Cl. X, dist. 3, n. 107, a c. 24^t: autografo

del Machiavelli.

[920] Archivio fiorentino, Cl. X, dist. 3, n. 107, a c. 47^t: autografo

del Machiavelli.

[921] Archivio di Modena, _Cancelleria Ducale_, Dispacci da Roma, busta

13.

[922] Il giovedì mattina.

[923] Nel Giustinian non troviamo che don Micheletto comandasse le navi

pontificie, ma solo le armi di terra, e più specialmente quelle del

Valentino.

[924] Archivio fiorentino, Cl. X, dist. 3, n. 107, a c. 171^t:

autografo del Machiavelli.

[925] Caterina Sforza, già signora di Forlì.

[926] _Carte del Machiavelli_, cassetta III, n. 21.

[927] Allude alla lettera scritta dai Dieci il dì 14 novembre 1503, che

trovasi pubblicata nelle _Opere_ (P. M.) del Machiavelli, vol. IV, pag.

361.

[928] Intendi: — Ogni volta che ne ricordate solo il nome in una vostra

lettera, si crede subito che egli vi sia troppo accetto, che vogliate

favorirlo, perchè ora qui bisogna dirne solo male, e non mai bene.

[929] Qui come altrove le virgolette indicano le parole in cifra. Il

deciferato, quando non è del Machiavelli, è ricavato dalle Chiavi dei

cifrarî diplomatici esistenti nell'Archivio Fiorentino, e compilate da

Pietro Gabrielli già ivi archivista.

[930] Sembra un'allusione scherzevole al bimbo del Machiavelli.

[931] _Carte del Machiavelli_, cassetta III, n. 23.

[932] Il cardinal Soderini.

[933] Al battesimo del bimbo.

[934] _Carte del Machiavelli_, cassetta III, n. 26.

[935] Intendi: — non so che debba venire io.

[936] Desidera.

[937] Archivio fiorentino, Cl. X, dist. 3, n. 112, a c. 89^t: autografo

del Machiavelli.

[938] Aguti, chiodi.

[939] Archivio fiorentino, Cl. X, dist. 3, n. 112, a c. 152^t:

autografo del Machiavelli.

[940] Archivio fiorentino, Cl. X, dist. 3, n. 112, a c. 156: autografo

del Machiavelli.

[941] Archivio fiorentino, Cl. X, dist. 3, n. 112, a c. 157^t:

autografo del Machiavelli.

[942] Intendi: — Scorciandosi le giornate, per l'avanzarsi della

stagione.

[943] Archivio fiorentino, Cl. X, dist. 3, n. 113, a c. 211^t:

autografo del Machiavelli.

[944] Archivio fiorentino, Cl. X, dist. 3, n. 116, a c. 23: autografo

del Machiavelli.

[945] Archivio fiorentino, Cl. X, dist. 3, n. 116, a c. 151: autografo

del Machiavelli.

[946] Archivio fiorentino, Cl. X, dist. 3, n. 116, a c. 141^t:

autografo del Machiavelli.

[947] Intendi: — Il Signore di Piombino avere sollecitato Consalvo.

[948] Archivio fiorentino, Cl. X, dist. 3, n. 116, a c. 171^t:

autografo del Machiavelli.

[949] Istia d'Ombrone.

[950] Archivio fiorentino, Cl. X, dist. 3, n. 116, a c. 191^t:

autografo del Machiavelli.

[951] Questo segno indica che la lettera era venuta per staffetta.

[952] In margine è scritto: _Per_ Δ_, ad ore 2-1/2, al Console._ È

questa l'indicazione dell'ora in cui doveva, per staffetta, partire

questa risposta. _Console_ sarebbe il nome del corriere.

[953] _Carte del Machiavelli_, cassetta IV, n. 11.

[954] La lettera scritta lo stesso giorno dal governatore E.

Bentivoglio, molto più breve e lacera in diversi punti, dà assai minori

ragguagli della rotta. L'abbiamo citata a suo luogo.

[955] Pubblichiamo queste lettere, perchè, oltre le notizie politiche

che contengono, dimostrano chiaro come, anche lontano da Firenze,

l'animo del Machiavelli fosse allora rivolto sempre alle cure della

nuova milizia.

[956] _Carte del Machiavelli_, cassetta IV, n. 103.

[957] Questo segno è messo generalmente invece della parola staffetta.

[958] Le parole o lettere, qui e appresso, poste in parentesi quadra,

sono supplite, essendo in quei luoghi rotta la carta nell'originale.

[959] _Carte del Machiavelli_, cassetta IV, n. 105.

[960] _Carte del Machiavelli_, cassetta IV, n. 81.

[961] Cioè: — all'Imperatore.

[962] Qui il decifrato è di mano del Machiavelli.

[963] In una strisciolina di foglio, attaccata poco sopra

all'indirizzo, è scritto: _Bernardo Nasi è de' dieci in cambio del

Guicciardino._

[964] _Carte del Machiavelli_, cassetta IV, n. 83.

[965] _Carte del Machiavelli_, cassetta IV, n. 84.

[966] Alamanno Salviati, che non era amico del Soderini, e quindi

neppure del Machiavelli, sebbene questi gli avesse nel 1504 dedicato il

_Decennale Primo_, come vedemmo.

[967] Anche in questa lettera il decifrato è di mano del Machiavelli.

[968] Intendi: — Prima del tempo in cui vengono confermati in ufficio

gl'impiegati della Cancelleria.

[969] Ducato di Geldern.

[970] L'autografo di questo scritto si trova nelle _Carte del

Machiavelli_, cassetta I, n. 78. Non fu stampato in nessuna edizione

delle _Opere_; ma venne come dicemmo nella nota a pag. 506, pubblicato

in opuscolo per nozze, prima dal Ghinassi, poi più correttamente dal

prof. D'Ancona.

[971] Qui l'autografo ha queste parole, poi cancellate: _Et ne

havete già cinquecento in campo_. Al _già_ fu poi dall'autore stesso

sostituito _mandati_.

[972] Lo scritto finiva con _contado_. Seguono due cancellature (_Vale,

Vale_); poi: _et che sono cominciati_.

Nella coperta trovansi, pur di mano del Machiavelli, queste parole:

«1512. La cagione dell'Ordinanza, dove la si truovi, et quel che

bisogni fare. _Post res perditas_.» La data 1512, e la nota finale,

_post res perditas_, furono scritte d'altro inchiostro, e quindi più

tardi, quando cioè la Repubblica era caduta.

[973] L'asterisco indica che il documento è autografo del Machiavelli.

Niccolò Machiavelli e i suoi tempi, vol. I · 第 115 / 116 题