DOCUMENTO XXIV.

(Pag. 449)

_Lettera dei Dieci al Commissario in Castrocaro. 5 ottobre

1503._[924]

_Amerigo Antinori, Capitaneo et Commissario Castricarii. Die quinta

octobris._ — Questa mattina si è ricevuto la tua di hieri, et con

piacere habbiamo inteso la venuta costì del signor Antonio degli

Ordelaffi, che veramente la liberalità sua dello essersi rimesso nelle

mani nostre et lo honore che gli ha facto ad questa Repubblica ci ha in

modo satisfacto, che quando e' non ci havessi ad muovere altro rispecto

ad piacerli, ci ha ad muovere questo. Et perchè e' si hanno in questa

materia ad praticare più cose, che hanno necessario della presentia sua

qui, e conviene, ad volerne deliberare bene, parlarli ad boca, voliamo

gli facci intendere per parte nostra, che, quanto prima e' può, ne

venga alla volta nostra. Et t'ingegnerai che parta subito, perchè lo

attendiamo acciò non si habbi ad perdere tempo, quando o la occasione

o altra cosa si mostrassi favorevole ad li disegni di Sua Signoria et

nostri; et ce li offerirai.

_Post Scripta._ — L'allegata ti si scrive, acciò la possa leggiere

et comunicare al signor Giovannantonio, et appresso fare opera come

in quella si contiene, che detto Signore ne venga qui; et perchè noi

pensiamo che lui habbi bisognio di qualche danaio per potersi levare,

voliamo che, ricercandotene lui o bisognandogli, lo serva al più di

25 ducati d'oro, et noi ci obblighiamo ad rimborsartene al primo

tuo adviso. Et in summa lo ofitio tuo debbe essere circa al decto

Signore, di fare con ogni dextreza che subito ne vengha ad questa

volta. _Ulterius_, noi pensiamo che questa venuta costà di decto signor

Antonio habbi dall'un canto dato buona speranza ad quelli di Furlì,

che desideravono e' ritornassi per le mani nostre, et fàccilli stare

sollevati; et è ragionevole che ti mandino ad fare intendere qualche

cosa di loro animo. Dall'altra parte crediamo che 'l maiordomo et altri

huomini, ofitiali et partigiani del Duca Valentino, e' quali per ordine

nostro da Giovambaptista Ridolfi sono stati intractenuti infino ad

qui et favoriti, insospectischino al presente di noi, et dubitino che

noi non voliamo perturbare lo Stato di Furlì, et disfavorire el loro

Signore con questo signore Antonio, et che quello che noi vedevamo di

non potere fare con Madonna[925] et li figliuoli, per le conditioni

loro, noi lo vogliamo fare con cotestui. Et essendo certi che le

cose di quella terra saranno in tali dispareri, et non ci venendo per

ancora ad proposito farci inimici di alcuna delle parti, voliamo, in

quanto fare si può, che le s'intractenghino tutte addua, in questo

modo: che ad li huomini ed ministri del Duca facci intendere, quando

gli vedessi ne' sospecti predecti, che decto signor Antonio si è

facto venire di qua _solum_ ad benefitio del Duca loro, per levare ad

li Vinitiani questa via di perturbare quella città di Forli, et per

chiudere loro quella porta che solo pareva fussi loro aperta; et con

questa iustificatione li intracterrai. Et per adverso, a' Furlivesi che

favorissino el signore Antonio predecto, et che ti facessino intendere

alcuna pratica, mostrerai come noi lo haviamo facto venire qui in

Firenze per pratichare, ordinare et disporre seco quanto sia da fare,

et che non si mancherà di cosa alcuna. Et così da ogni parte verrai

bilanciando la cosa, acciò noi ci guadagnamo tempo, el quale stimiamo

assai in questo maneggio; ma bisogna haverci buona prudentia et

dextreza, et governarlo secretamente et in modo colorirlo, che nessuna

delle parti si advegha di essere o adgirata o tenuta in pratica. Et

sappiamo che non ci mancherai dentro, et sopr'ad tucto ci scriverrai

spesso quanto harai o inteso o operato in questa materia.

Ricorderenti solo questo, che di tucte quelle cose che aspectono tempo,

te ne rimetta ad scrivercene et pigliarne ordine et parere da noi.

Niccolò Machiavelli e i suoi tempi, vol. I · 第 91 / 116 题