(Pag. 431)
_Lettera dei Dieci ai Commissarî nel Campo presso Pisa._
_Commissariis in Castris. Die 27 maij 1503._ — Questo giorno occorre
fare risposta alla vostra di hiarsera, data ad 2-1/2 di notte, per la
quale restiamo advisati della cagione perchè hieri non passasti Arno,
et come hoggi disegnavate ad ogni modo passarlo, et noi crediamo lo
habbiate facto. Et quanto a' fanti da pagarsi di nuovo, vi si mandorno
hieri e' danari, et con lo adviso come havessi ad soldare et pagarli,
et così come e' danari dovettono arrivare hiarsera di buona hora,
così questa sera debbono essere arrivati Lazzero di Scaramuccia et il
Guicciardino, perchè così ci promissono. Et perchè voi ci dite circha
el capo da darsi ad quelli cento fanti da farsi costì, non vi parere
ad proposito Bernardo di messere Criacho, rispecto alla emulatione, ci
conformiamo facilmente nell'opinione vostra; et se per la nostra vi se
ne scripse, fu più per ricordo che perchè ne fussimo al tucto resoluti;
et però ve ne governerete come vi parrà, et noi tucto approvreremo.
El discorso che voi ci fate del passare in val di Serchio, et la
prontepza dello animo vostro, non ci potrebbe più satisfare, il che
tanto più vi si adcrescerà, quanto voi vi vedrete provisti di quella
forza più per li fanti 200 nuovamente ordinati. Nè vi potremo più
confortare ad procedere animosamente et tirare la 'mpresa avanti;
perchè veggiamo el tempo fuggirsi fra le mani, et essere in preiuditio
nostro et in favore de' nemici, e' quali si vede che non pensono ad
altro, se non come e' possessino temporeggiarci. Voliamo nondimancho
ricordarvi più per el debito dello ofitio nostro, che per credere che
bisogni farlo, che noi equalmente desideriamo et stimiamo la salute di
cotesto exercito quanto il danno dell'inimici, et però vi confortiamo
ad adoperare in questa parte animo, et in quella prudentia, et ad
pensare bene ogni accidente che potessi nascere, non perchè vi facci
stòrre dalla impresa, nè dal procedere avanti; ma per farvi entrare
ne' periculi con maggiore securtà et più cautamente. Le cose che noi
vi havemo ad ricordare in questa parte sarebbono molte; ma non ci pare
da dirle per giudicarlo superfluo, sapiendo voi el paese come egli è
facto, le fiumare come le stanno, quello possete temere da Pisa per la
disperatione loro, quello da Lucha per la invidia et odio naturale di
ogni nostro bene. Et havendo innanzi ad gli ochi tucte queste cose,
potrete facilmente pensare ad li rimedii, e' quali noi giudichiamo
facili, stando voi ordinati sempre, et ciascuno sotto le bandiere sua,
non permettendo ad alchuno che esca dell'ordine, o per cupidità di
preda, o per altra insolentia che suole disordinare e' campi, et fare
spesso ruine grandissime: di che stiamo di buona voglia per conoscere
e' capi, et sapere che tenete bene el segno nostro, et vi fate
obbidire.
Noi, perchè la desperatione de' Pisani non ci offenda, haviamo
provedute quelle tante forze havete con voi; ma perchè l'odio de'
Luchesi non vi nuoca oltre alle forze vi trovate, come più dì fa vi
si dètte notitia, si mandò Andrea Adimari in montagna di Pistoia, Lº.
Spinelli in Val di Nievole, et prima si era mandato Girolamo de' Pilli
in Lunigiana, con ordine tenessi parati tucti gli huomini delle loro
provincie et in su quella frontiera di Lucha, per assaltare e' Luchesi
da quella banda, quando e' movessino contro a di voi in su la factione
del Val di Serchio. Commissesi loro s'intendessino con voi, et colli
cenni, ordini et consigli vostri si governassino. Non si sono dipoi
altrimenti sollecitati, per volerli lasciare disporre ad voi, e' quali
scriverrete quanto sia necessario, componendovi con quelli del modo,
acciò che altri stia a' termini, et che disordine non segua sanza
bisogno.
Et perchè voi ci dite, che non potendo condurre con voi in una volta
tante vectovaglie in Val di Serchio, che voi potessi fare quella
factione, et che, bisognandovi ritornare per esse, è bene pensare
di farne una canova o ad Bientina o ad Monte Carlo, vi si risponde
che questa cura ha ad essere vostra, et di quello di voi che ha ad
rimanere ad Cascina, dove è bene rimanghi tu, Pierfrancesco, ad ogni
modo, perchè una volta havete la Comunità obbligata ad portare el pane,
havete costì la farina, havete e' ministri che ne hanno carico, a'
quali potrete ordinare dove le habbino ad volgere et ad farne canova,
per rinfrescarne lo exercito, anchora che ad noi paressi che fussi più
ad proposito fare capo con quelle a Bientina che ad Monte Carlo, per
potervi servire del lago, et condurvele co' navicelli incontro.
Noi crediamo che vi sia venuto in consideratione in questa passata
d'Arno, ch'e' Pisani non possono havere altro expediente ad molestarvi,
che assaltare Cascina o qualchuno di cotesti luoghi nostri; et siamo
certi, havendovi pensato, vi harete anchora proveduto. Et noi, stimando
questa cosa, disegnavamo mandare ad Cascina gli huomini d'arme di
Luca Savello, e' quali questa sera in parte debbono essere comparsi ad
Poggibonzi. Ma non volendo noi _etiam_ abbandonare in tucto le cose di
sopra, per esservi pure qualche cavallo del Duca, c'è parso fermarle
ad Poggibonzi, per potercene servire ad un tracto, et ad Cascina et
di sopra. Haviamovi voluto scrivere la verità, et voi darete nome che
decte genti habbino ad venire subito costì ad Cascina, per tenere e'
nemici addreto, et valervi di questa reputatione....