Niccolò, anchora che voi siate savio et prudente, et che la mia sia
presumptione ad volervi ricordare come habbiate ad scrivere, et di
quelle cose maxime che a omni hora vedete in viso; _tamen_ io vi dirò
brevemente quello mi occorre, non obstante che qui io habbi facto
il debito mio, in tutti quelli luoghi et con tutti quelli che vi
havessimo volsuto dare carico. Et prima vi ho ad ricordare lo scrivere
più spesso, perchè lo stare otto dì per volta ad venire quagiù vostre
lettere, non passa con vostro honore, nè con molta satisfactione di chi
vi mandò; et siatene stato ripreso da' Signori et dalli altri, perchè,
sendo coteste cose della importantia sono, qui si desidera assai
intendere spesso in che grado si truovino. Et non obstante che voi
habbiate scripto largamente le genti che si truova cotesto Principe,
et li aiuti in che li spera, et il prompto animo suo ad defendersi; et
che voi habbiate benissimo dichiarato et le forze sua et quelle delli
inimici, et messole avanti alli ochi, _tamen_ voi fate «una conclusione
troppo gagliarda» quando voi scrivete, che «li inimici non possono
horamai nuocere molto a cotesto Signore;» et a me pare, nonchè di
questo ne habbiate havuto carico che io sappia, che voi non ne possiate
fare iudicio così resoluto, perchè costì ragionevolmente, et secondo
havete scripto, non si debbano publicare li progressi delli inimici,
et che forze si habbino così ad punto, da che ha ad nascere il iudicio
vostro. «Et qui per diversi advisi si intende le cose de la lega essere
gagliarde, et non si fa molto buono iudicio de le cose di cotesto
Signore:» sì che come voi havete facto et prudentemente, discorso
che havete particolarmente tutto quello ritrahete, «del iudicio
rimetetevene a altri;».... et non me ne rispondete cosa alcuna.[893]
La lettera al Salviato si presentò, et lui ve ne risponde. Et
scrivendomi voi che, riscotendo, vi mandi la berretta, non havendo
riscosso, non credo la vogliate; volendola a omni modo, advisate che
la comperrò del mio, et con più rispiarmo potrò. Le altre vostre a
Niccolò et Albertaccio similmente si presentorono; et io di bocca
feci lo officio da amico con Piero Soderini, leggendoli la vostra;
perchè nell'ultimo, dove voi chiedete licentia o etc., lui rise; et
io seguitai con dire che mi havate scripto, che se non eri provisto ve
ne verresti, perchè havate inteso che qui non si stantiava se non alli
electi per li Ottanta, et che voi non volavate consumarvi.[894] Ridendo
mi rispose et dixe: — Elli ha ragione, ma li scrive troppo di rado,
— et così finirono li nostri ragionamenti. Et io vi conforto ad non
adormentarvi, perchè voi non ritrarresti mai il servito; governatevi
hora come meglio vi pare....
Il signore Niccolò Valori mi ha facto fare dua lettere in nome
vostro, una al signore Luigi Venturi, et l'altra al signore Giannozo,
pregandoli vi provegga: et in effecto mi hanno promesso lo faranno.
Io ci uso ogni extrema diligentia, et credo bucherare tanto, ve li
manderò. _Nec plura_.
Florentie, die 28 octobris 1502.