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_Traduzione assai libera, fatta dal Machiavelli, d'un brano
dell'_Historia persecutionis vandalicae_ di Vittore Vitense._
_Libro delle persecutione d'Africa per Henrico re dei Vandali, l'anno
di Cristo 500, et composto per San Victore vescovo d'Utica._ — Già sono
sexanta anni da questo tempo, che quello crudele popolo de' Vandali
entrò ne' confini d'Affrica, passando per lo stretto del mare, quale
è intra l'Africa et la Spagna. Venendo adunque questa generatione
di huomini, che erano fra piccoli et grandi, giovani et vecchi, più
che octocento mila, secondo che loro medesimi affermavano, acciò che
li huomini sbigottiti da tale numero pensassino meno a difendersi;
et trovando l'Affrica pacifica et quieta, piena di richeze et d'ogni
bene abbundante, non mancorno di alcuna ragione d'iniuria, così contro
alli huomini come contro al paese, perchè questo arsono et ruinorno
dovunche passavano, et li huomini rubavano, ammazavano, pigliavano ad
prigioni, et li facevono morire in carcere, con ogni ragione suplitio.
Nè perdonò la loro crudeltà alli arbori et ad le piante, et, che è
peggio, non lasciorno indreto le chiese, nè le sepulture de' sancti,
che tucte le arsono et disfeciono. Nè valeva ad li huomini nascondere
loro et loro cose per le valli o selve o caverne, perchè in ogni loco
erano ritrovati, et dipoi rubati et morti, et con maggiori odii et
maggiori persecutioni guastavano e' templi di Dio che le case de'
privati, et trovandole serrate, con le scure le assaltavono, come si
fa le querce ne' boschi, acciò che si potesse dire quel verso della
Scriptura: _Quasi in silva lignorum, securibus conscinderunt ianuas
eius; in securi et ascia deiecerunt eam, incenderunt igni sanctuarium
tuum._[789]
Quanti preclari[790] vescovi et prelati et nobili sacerdoti furono
morti con diversa ragione di suplicio, acciò che palesassino[791]
s'egli havevono o oro o ariento apresso di loro. Et non bastava che
dessino loro quello ch'egli havevono, perchè semple (_sic_) estimando
che ne potessino dare più, quanta maggior somma ne davono, tanto più li
tormentavano, mettendo ad alcuno del fango puzolente giù per la gola,
ad alcuni facevono bere acqua di mare, ad alcuni aceto, ad alcuno altro
sterco o feccia di vino, o qualunque altra cosa liquida et puzolente,
et di quelle li riempievono come otri, senza havere di loro alcuna
misericordia: nè perdonavano anchora alle donne o alle fanciulle.
Quivi non era consideratione di nobiltà nè di doctrina, non reverentia
di sacerdotio; ma queste cose facevano li animi loro più efferati;
et dove era più nobiltà et più grado, quivi si vedeva il loro furore
più esercitarsi. Quanti sacerdoti egregii, quanti huomini inllustri
(_sic_) si vedevono con pesi adosso, ad uso di cammegli et d'asini, e'
quali erano da loro con certi pungenti, come e' buoi, punzechiati, ad
ciò ch'eglino accelerassino el passo, de' quali molti socto la graveza
di detti pesi morivano. Non gli moveva ad misericordia la vechiaia,
non la pueritia; et infiniti fanciulli erano da' pecti delle madri
divelti o[792] mandati in captività, o presi per li piedi et bactuti
in el conspecto delle madri in terra, o veramente presi per le gambe,
et divisi infino al capo in due parti. Et potevasi in ogni loco dire
questo verso: _Dixit inimicus incendere se fines meos, interficere
infantes meos, et parvulos meos se elisurum ad terram_.[793]
Quelli edifitii che per lo splendore et grandeza loro non potevono
essere offesi dal fuoco, li distruggevono con la ruina, in modo che
l'antiqua belleza di molte città non apparisce niente come la era
già; et molte terre o da nessuno o da pochi sono habitate, et in
Cartagine si vede come e' teatri, le chiese, la via che si chiamava
celeste, et molti altri belli edifitii essere ruinati. Oltra di questo,
molte chiese che non destruxono, come la basilica dove sono e' corpi
di Sancta Perpetua et di Sancta Felicita, li accomodorno ad templi
della loro religione; et dove e' trovavano qualche ròcca o sito forte
che loro non potessino expugnare, e' vi ammazavono intorno di molti
huomini,[794] et conducevonvi di molti huomini morti, acciò che quelli
di drento fussin constrecti per il puzo o morire o arrendersi.
Quanti sancti sacerdoti fussino da costoro cruciati et morti non
si potrebbe explicare, infra e' quali el venerabile Pampinia[795]
(_sic_), vescovo della nostra città, con lame di ferro ardenti fu
tucto dibruciato, et similmente Mansueto fu arso in su la porta decta
Fornitana. Et in quel medesimo tempo la città di Ippona era assediata,
della quale era vescovo sancto Agostino, huomo degno di ogni laude,
perchè el fiume della sua eloquentia correva per tucti e' campi della
Chiesa; ma in quel tempo adverso si veniva ad sechare, et la dolceza
del suo parlare era convertita in amaro absentio, et verificavasi quel
detto di Davit: _Dum consisteret peccator adversum me, obmutui_.[796]
Infino a quel tempo lui haveva scripto dugento trentadue libri,
oltre alle innumerabili Epistole ch'egli haveva facte, insieme con la
expositione di tucto el Saltero et de' Vangelii,[797] le quali sono
decte ordinariamente Omelìe; el numero delle quali non si potrebbe
appena comprendere.
Che bisogna dire tante cose? Dopo molte crudeli impietà, Gisserico
expugnò et obtenue la bella et grande città di Cartagine, et quella
antiqua, ingenua et nobile libertà riduxe in servitù, perchè fece servi
tucti e' Senatori d'essa, et propose uno decreto, che ciascuno dovessi
portagli tucto l'oro, pietre pretiose et vestimenti richi ch'egli
havessi: et così in breve tempo li huomini si privorno delle robe che
'l padre et l'avolo havieno loro lasciate; perchè e' divise infra sua
soldati tucte le provincie, riservandosi ad sè le principali, anchora
che Valentiniano imperadore ne difendessi alcuna, le quali poi furno
medesimamente occupate da Gisserico dopo la sua morte. Nel quale tempo
egli occupò tucta l'Affrica insieme con l'isole che sono tra quella
et l'Italia, come la Sicilia, la Sardigna, Maiorca et Minorica, le
quali occupò et difese con la sua consueta superbia; nondimanco poi la
Sicilia a Clodoacro re d'Italia, con reservo di certo tributo.[798]
Facta che Gisserico hebbe questa distributione, comandò ad tucti e'
Vandali, che cacciassino tucti e' vescovi e tucti e' nobili de' luoghi
et terre loro, il che fu facto in dimolti lati: et noi conoscemo et
vedemo essere servi de' Vandali molti nobili vescovi et honorati et
clarissimi huomini.
In quel medesimo tempo el vescovo della detta cictà di Cartagine,
chiamato _Quodvultdeus_, insieme con una gran turba di cherici furono
spogliati et posti sopra certi navilii, et cacciati d'Affrica, e' quali
per miseratione di Dio si conduxono ad Napoli in Italia, e' quali,
cacciati di facto, la chiesa loro nominata Restituta, nella quale
sempre facevono residenza e' vescovi, la consacrò alla sua religione.
Et tucte l'altre chiese, così drento alla città come fuori, spogliò,
et in particulare due grandi et belle chiese, di San Cipriano martire,
l'una, dove lui sparse el sangue, l'altra dove fu sepolto, el quale
luogo si chiama Mappalia. Chi potrebbe sanza lacrime ricordarsi, come
questo crudele tiranno comandava, ch'e' corpi de' nostri sancti, sanza
solennità di salmi o altre cerimonie ecclesiastiche, fussino sepelliti?
Et mentre che queste cose si facevano, quelli sacerdoti delle decte
provincie che lui haveva divise, e' quali ancora non erano iti in
exilio, deliberorno d'andare ad trovare il Re, et suplicare che dovessi
havere compassione di loro. Et così, sendo tucti convenuti, andorno ad
Re, che era questo al lito Maxilitano, suplicandolo che per consolare
el popolo di Dio, e' dovessi essere loro dato solamente facilità di
potere habitare in Affrica, et mendicare la vita loro. A' quali dixe el
Re: — Io ho deliberato del nome et generatione vostra non ne lasciare
alcuno, et voi havete ardire di domandarmi gratia? — Et voleva farli in
quel medesimo punto gittarli tucti in mare, se non fussi suto da' suoi
baroni lungamente pregato, che non volessi fare questo male. Fattisi
loro maninconosi et afflicti, cominciorno, come potevano et dove
potevano, administrare e' divini misterii.