DOCUMENTO I.

(Pag. 243)

_Lettera di Piero Alamanni a Piero de' Medici, nella quale si

discorre della prossima venuta dei Francesi in Italia, e di ciò

che a questo proposito diceva Lodovico il Moro. — 30 e 31 marzo

1494._[776]

Magnifico Piero....[777] Stamani andai a Castello um poco innanzi

agl'altri, et lexi la lectera tua de xxiiij al sig. Lodovico, presente

il Chalcho,[778] la quale S. E. stette a udire con grande attentione.

Poi mi rispose: — Io non ho manco desiderio della amicitia vostra,

come altre volte vi ho decto, che voi diciate desiderare la mia, per

le ragioni altre volte narrate; et se io intendessi liberamente quello

che desiderate, come etiam più volte vi ho decto, non mancherei dello

offitio mio. Ma voi mi parlate pure di questa Italia, et io non la

vidi mai in viso; et non sento che di noi altri si faccia pensiero,

il che dà anchora a me confusione d'animo; et quando voi parlerete

liberamente con me, et che vi lasciate intendere, sempre troverrete

correspondentia. — Io li risposi: — Quanto al parlare delle cose

d'Italia, mi parea che si potessi intendere e' beneficii nostri,

benchè non si dicessi per expresso; a il lasciarsi intendere, che noi

li haviamo parlato molto liberamente: prima, che desiderando la pace

et quiete, la venuta de Franzesi per niente non ci piaceva, et più

preghavamo la Excellentia Sua che, come l'havea dato principio a dare

favore in Francia, che non havessimo a essere astretti a declaratione,

seguitassi. Ma ci dava bene grandissima molestia d'animo havere veduto

la Excellentia Sua dar principio a tante buone cose, et da poi in uno

subito mutarsi come ha facto, non ci conoscendo maxime alcuna nuova

cagione. —

La S. E. dixe, che poichè non era chi pensassi a' facti suoi, era

necessario che vi pensassi lui, et se non basteranno i Franzesi, sarà

necessitato aiutarsi et con Franzesi et con Tedeschi; et saltò a dire:

— Questi regii hanno usato dire, che il re Alfonso si farà innanzi

insino qua con la gente dell'arme; et che[779] havea scripto una

lettera che faceva intendere alla Maestà Sua, che, volendo muovere la

gente d'arme, facessi pensiero di non passare le terre della Chiesa,

perchè, quando volessi venire più avanti, li andrebbe all'opposito con

tucte le sue forze, et rimanderebbeli la figliuola a casa. — Ad questo

io risposi, che credevo che in questa proposta il Re farebbe pocha

perdita, perchè si stima che, venendo e' Franzesi con le spalle di S.

E., l'harebbe per nimica in ogni modo. — Replicò che non era obbligato

a' Franzesi, se non a cinquecento huomini d'arme. — Io li subiunsi, che

la E. S. havessi rispecto di non mettersi Franzesi in casa, perchè,

quando fussi imbarcato, li bisognerebbe andare a 500 et a 1000, et a

quella somma che paressi a loro. Et in su questo mi parve di toccarlo

umpoco più avanti, et dixi: Signore, io vi voglio parlare liberamente

come servitore, et ho caro ci sia presente messere Bartolommeo. Io vi

affermo quello che altre volte vi ho decto, che della città nostra et

di Piero in specie, la E. V. si può promettere come delle prime cose

che abbi, andando con quelli termini che ragionevolmente si conviene

alli amici. Dipoi le voglio ricordare amorevolmente, che consideri bene

in che termine si truovano le cose; et havendo quella autorictà che ha

di poterle posare, se è bene lasciarle schorrerle; perchè, quando pure

si venissi all'arme in Italia, o per mezo di Franzesi o altrimenti,

potrebbe accadere che non sarebbe poi in sua facultà poterle posare

quando li paresse, et ch'io ero certo, per la sua prudentia, ne

intendeva più di me. — Dixe: — A questa parte non voglio rispondere. Ma

che vorresti voi da me? Domandatemi liberamente ciò che voi vorresti,

et io vi responderò. — Dixi: — Che la E. V. mi chiarisca, che cagione

l'ha facto fare tanta mutazione: acciò che noi possiamo remediarvi,

se e' nascessi da noi. — Risposemi, la cagione essere che avendoci

richiesto d'uno scripto per la sicurtà,[780] etc., tu li havevi renduto

solamente buone parole; et che, veduto non era havuto consideratione

a' facti suoi, era constrecto pensarvi _ut supra_; accennando che non

li basterebbe anche starne alla sicurtà vostra sola; che si vede volle

ritornare a quello ti scripsi per l'ultime mie, che questi Signori non

li erano venuti a particulare alcuno, etc. Et subiunse: — Et anche vi

ricerchai per mio fratello della sicurtà delli Orsini, come sapete, che

benchè io sia disposto di queste cose di Roma non me ne travagliare,

pure tuttavolta non posso lasciare mio fratello.[781] — Io domandai

di nuovo: — Sono queste le cagioni che hanno facto mutare la E. V.?

— Dixe: — Sì veramente. — Risposili, parermi che la E. S. havessi

torto, concio sia che le lettere tue, dal mandare lo scripto infuora,

parlavano in modo che gli haveva molto bene potuto comprehendere lo

animo tuo buono; et intorno a questo m'ingegnai quanto potei farli

intendere la tua buona disposizione, nientedimeno con parole di natura

che non obligassino, et non togliessino speranza. Alla parte delli

Orsini: che la S. E. medesimamente haveva inteso, che tucta la autorità

che tu havevi con loro, la opereresti più volentieri per monsignore

Ascanio, che non faresti pel Cardinale tuo. Et compresi che, o per

le parole li haveva prima decte el Conte,[782] aggiunte quelle gli

havevo decte io, che furono più non ti scrivo per brevità, et delle

brusche et delle dolci, o perchè così fussi disposto, che gl'era volto

di cominciare a parlarmi liberamente, et per tornare in su quelli

ragionamenti buoni che ti scripsi. Et sopragiugnendo li ambasciatori

regii et venetiano, dixe: — Io voglio che ci riserbiamo a oggi a finire

questo ragionamento. — E diemmi la posta alle xx hore.

Non voglio lasciare di dirti, che nel sopradecto discorso egli toccò

pure qualche paroletta di quelle ha altra volta facto, se e' ti piaceva

tanta grandezza del Re;[783] et mostrando lui che 'l Papa se n'andava

alla volta di Sua Maestà, subiunse, che, non li bisognando più le

gente d'arme di questo Stato, le richiamerebbe, con dire che un altro

li farebbe forse un Concilio adosso come potrebbe lui; ma che essendo

in quella sede per loro, et havendolo beneficato (come hanno), non si

potevono sì presto ridire, et che se la Santità Sua non farà verso di

loro quello che è conveniente, non sarà per questo che li vogli fare

altro che bene.

Desinando, arrivò la tua de' xxviij con li advisi da Roma de' 26. Andai

a Castello alle xx hore, secondo l'ordine datomi; trovai el signore

Lodovico essendo con tucti e' consiglieri, che erono gran numero; et

per quanto ritrahessi da uno amico, erono in sull'accordo di Roma, che

ne haveva lettere di là, de xxiij, che gliene davono qualche fiuto,

ma non particolarmente, come intesi poi per la tua. Stette poco et

licenziolli, et fecemi chiamare, et trova' lo assai di buona cera.

Quando li lexi le particolarità dello achordo, si vide manifestamente

et mutarsi et risentirsi, et poi mi disse: — Ambasciatore, havetemi

voi a dire altro? — Risposi, che ero venuto per finire quello

ragionamento, come eravamo rimasti stamani. Dixemi, che era in sulla

medesima sententia di stamane, ciò è che s'era mutato per le cagioni

predecte. Quanto alle cose di Ascanio, ciò è delli Orsini, etc., non

ne dixe parola; ma che bene era xv o xx dì, che haveva scripto ad

Ascanio, che e' farebbe bene a venirsene di qua sotto ombra di venire

ad visitarlo, che riscontra che Ascanio si partirà di Roma. Entramo

dipoi nelle cose nostre di Francia, et promise più liberamente che

havessi ancora facto mai, di aiutarci sanza exceptione alchuna, et che

non era per fare a voi in queste occorrentie mercantìa, sì come non

vorrebbe che voi pensassi di volerla fare seco.... Mi tochò quest'altra

corda: che non li mancherà riconoscere el re Alfonso per cognato,

et il Duca di Calabria per nipote, et che dalla sera alla mattina lo

potrebbe fare....[784] Et vedesi manifestamente che lo adviso da Roma

li ha entorbidato in modo el cervello, che e' restò tucto confuso e

con grandissima suspensione, che mi persuado fussi cagione che non

seguitassi el ragionamento. Sarò domattina con la E. S., et farò quel

bene che potrò, et di tucto ti darò adviso. Et io non mi sono molto

curato che la sia ita per hoggi così, perchè non ho giudicato fuora di

proposito lasciarlo stare in questa concia, tanto che habbi resposta da

te come mi habbi a governare....

Come io ti ho tocho di sopra, costui si vede in tanta confusione di

animo, quanta io non credo che fussi mai alla vita sua; et per bene

che vedessi che il Papa era per accordarsi col Re, non stimò però mai

che l'accordo venissi con tanta securtà et reputatione del Re quanto

ha facto. Nè harebbe creduto che el Re si fusse lasciato andare a sì

gran partito col Papa, ciò è di dare Stati et sì gran provisioni al

figliuolo; et èccisi aggiunta la venuta subita del Vincula a Roma,

che interamente li ha tocho il cuore, et parli, quello che è il vero,

che ci sia andato assai della reputatione sua. Et per la sua natura

fumosa, et per havere parlato in sua gloria quanto ha facto a questi

tempi, questa bastonata è stata molto maggiore, e più li è doluta. Et

perchè tu intenda, qua, in fra e' suoi medesimi, ci ha tanto perso, che

non te lo potrei mai dire, benchè ci sieno molti che ne fanno fuoco

ne l'orcio. Et in effecto costui è tristo come una starna, et non

credo sia cosa alcuna, et fussi di che natura si vuole, vedendo fussi

a suo proposito, che e' non tentasse, che è pure da haverci qualche

consideratione. Et parmi ancora essere certo che buona parte del grado

tocchi a noi; et quando voi fussi in proposito di costà di non lasciare

andare le cose a totale disperatione, et di mantenervi costui, non so

se sia da lasciare transcorrere più in là, perchè, secondo el mio poco

iuditio, egli è in luogo che potrà molto bene conoscere, che quello

che si facessi procederebbe da altro che da paura et da minaccia, ma

da buona natura d'altri. Se noi giriamo tucta la buxula, si vedrà che

costui è necessitato o rimettersi nelli Ultramontani, et séguiti quello

che vuole, o reconciliarsi col Re nel modo che potrà, et temporeggiare

quanto potrà (et el Re per la natura sua et per posarsi, la doverìa

fare), o tentare qualch'altra via scandalosa, o veramente rassettarsi

et ritornare in fede et amicitia con voi, il che io credo senza dubio

nessuno, quando non havessi vergognosamente a mendicare, che sarebbe

volto a farlo, et sommamente lo desideri. Io col mio poco iuditio sono

nella sententia medesima che ti scripsi nell'altra, et crederrei quello

si aprovassi essere bene da farlo presto, in uno tempo a farlo in un

altro sarebbe grande differentia nell'averne o più o manco grado. Voi

siate prudenti, et in tutto vi resolverete bene, et _super omnia_ è

necessario che spesso spesso mi advisiate delle deliberationi vostre, a

fine che io possa di mano in mano accordarmi con quelle; chè vedi a che

termini strecti ci riduciamo.

Non lascerò di dirti che el signor Lodovico considerò molto bene

tucti quelli capi dello accordo, ad uno ad uno, più d'una volta; et

in su quella parola che dice, il Papa s'obliga difendere il Re contra

Franciosi et _quoscumque alios_, si fermò et replicò più volte quello

_quoscumque alios_, et mostrò considerarlo molto bene.

Tenuta a stamani a dì 31, che hiersera tornai tardi da Castello....

Postcripta. Deliberai, poi che tanto era soprastato il cavallaro, di

tenerla tanto che parlassi col sig. Lodovico. Et dixemi havere advisi

di Francia, che le cose procedono nel modo che advisano li ambasciatori

nostri, con quella caldezza, et che il Re insiste in voler venire in

persona. Dipoi mi dice, che Monsignore di Obignì era partito, et con

lui Perone di Baccie,[785] et già erano cominciate ad adviarsi le genti

d'arme, che sarebbono insino in ccc^to lancie....

Di sopra ti dico, che il sig. Lodovico mi aveva toccho di reconciliarsi

col Re, etc.; stamani ha decto a messere Ferrante, che in ogni modo

vuole aconciare le cose della Maestà del Re, et che li farà un servitio

el più relevato che si sia facto gran tempo fa a huomo in Italia.

_Ulterius_ li vuole dire un secreto con iuramento di grandissima

importantia, con promissione che la Maestà del Re non li faccia

risposta se non di sua mano o di mano del Duca di Calabria, perchè

non vuole che cancelliere nessuno l'habbi ad intendere. Questa è la

substantia di molte buone parole et liberalissime offerte ha facto

stamani a costoro, che sono molte più che insino ad hora habbi mai

facto: tucto non replico per non essere sì lungo....

_Servitor devotus_ PETRUS ALAMANNI.

Niccolò Machiavelli e i suoi tempi, vol. I · 第 48 / 116 题