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_Lettera di Piero Alamanni a Piero de' Medici, nella quale si
discorre della prossima venuta dei Francesi in Italia, e di ciò
che a questo proposito diceva Lodovico il Moro. — 30 e 31 marzo
1494._[776]
Magnifico Piero....[777] Stamani andai a Castello um poco innanzi
agl'altri, et lexi la lectera tua de xxiiij al sig. Lodovico, presente
il Chalcho,[778] la quale S. E. stette a udire con grande attentione.
Poi mi rispose: — Io non ho manco desiderio della amicitia vostra,
come altre volte vi ho decto, che voi diciate desiderare la mia, per
le ragioni altre volte narrate; et se io intendessi liberamente quello
che desiderate, come etiam più volte vi ho decto, non mancherei dello
offitio mio. Ma voi mi parlate pure di questa Italia, et io non la
vidi mai in viso; et non sento che di noi altri si faccia pensiero,
il che dà anchora a me confusione d'animo; et quando voi parlerete
liberamente con me, et che vi lasciate intendere, sempre troverrete
correspondentia. — Io li risposi: — Quanto al parlare delle cose
d'Italia, mi parea che si potessi intendere e' beneficii nostri,
benchè non si dicessi per expresso; a il lasciarsi intendere, che noi
li haviamo parlato molto liberamente: prima, che desiderando la pace
et quiete, la venuta de Franzesi per niente non ci piaceva, et più
preghavamo la Excellentia Sua che, come l'havea dato principio a dare
favore in Francia, che non havessimo a essere astretti a declaratione,
seguitassi. Ma ci dava bene grandissima molestia d'animo havere veduto
la Excellentia Sua dar principio a tante buone cose, et da poi in uno
subito mutarsi come ha facto, non ci conoscendo maxime alcuna nuova
cagione. —
La S. E. dixe, che poichè non era chi pensassi a' facti suoi, era
necessario che vi pensassi lui, et se non basteranno i Franzesi, sarà
necessitato aiutarsi et con Franzesi et con Tedeschi; et saltò a dire:
— Questi regii hanno usato dire, che il re Alfonso si farà innanzi
insino qua con la gente dell'arme; et che[779] havea scripto una
lettera che faceva intendere alla Maestà Sua, che, volendo muovere la
gente d'arme, facessi pensiero di non passare le terre della Chiesa,
perchè, quando volessi venire più avanti, li andrebbe all'opposito con
tucte le sue forze, et rimanderebbeli la figliuola a casa. — Ad questo
io risposi, che credevo che in questa proposta il Re farebbe pocha
perdita, perchè si stima che, venendo e' Franzesi con le spalle di S.
E., l'harebbe per nimica in ogni modo. — Replicò che non era obbligato
a' Franzesi, se non a cinquecento huomini d'arme. — Io li subiunsi, che
la E. S. havessi rispecto di non mettersi Franzesi in casa, perchè,
quando fussi imbarcato, li bisognerebbe andare a 500 et a 1000, et a
quella somma che paressi a loro. Et in su questo mi parve di toccarlo
umpoco più avanti, et dixi: Signore, io vi voglio parlare liberamente
come servitore, et ho caro ci sia presente messere Bartolommeo. Io vi
affermo quello che altre volte vi ho decto, che della città nostra et
di Piero in specie, la E. V. si può promettere come delle prime cose
che abbi, andando con quelli termini che ragionevolmente si conviene
alli amici. Dipoi le voglio ricordare amorevolmente, che consideri bene
in che termine si truovano le cose; et havendo quella autorictà che ha
di poterle posare, se è bene lasciarle schorrerle; perchè, quando pure
si venissi all'arme in Italia, o per mezo di Franzesi o altrimenti,
potrebbe accadere che non sarebbe poi in sua facultà poterle posare
quando li paresse, et ch'io ero certo, per la sua prudentia, ne
intendeva più di me. — Dixe: — A questa parte non voglio rispondere. Ma
che vorresti voi da me? Domandatemi liberamente ciò che voi vorresti,
et io vi responderò. — Dixi: — Che la E. V. mi chiarisca, che cagione
l'ha facto fare tanta mutazione: acciò che noi possiamo remediarvi,
se e' nascessi da noi. — Risposemi, la cagione essere che avendoci
richiesto d'uno scripto per la sicurtà,[780] etc., tu li havevi renduto
solamente buone parole; et che, veduto non era havuto consideratione
a' facti suoi, era constrecto pensarvi _ut supra_; accennando che non
li basterebbe anche starne alla sicurtà vostra sola; che si vede volle
ritornare a quello ti scripsi per l'ultime mie, che questi Signori non
li erano venuti a particulare alcuno, etc. Et subiunse: — Et anche vi
ricerchai per mio fratello della sicurtà delli Orsini, come sapete, che
benchè io sia disposto di queste cose di Roma non me ne travagliare,
pure tuttavolta non posso lasciare mio fratello.[781] — Io domandai
di nuovo: — Sono queste le cagioni che hanno facto mutare la E. V.?
— Dixe: — Sì veramente. — Risposili, parermi che la E. S. havessi
torto, concio sia che le lettere tue, dal mandare lo scripto infuora,
parlavano in modo che gli haveva molto bene potuto comprehendere lo
animo tuo buono; et intorno a questo m'ingegnai quanto potei farli
intendere la tua buona disposizione, nientedimeno con parole di natura
che non obligassino, et non togliessino speranza. Alla parte delli
Orsini: che la S. E. medesimamente haveva inteso, che tucta la autorità
che tu havevi con loro, la opereresti più volentieri per monsignore
Ascanio, che non faresti pel Cardinale tuo. Et compresi che, o per
le parole li haveva prima decte el Conte,[782] aggiunte quelle gli
havevo decte io, che furono più non ti scrivo per brevità, et delle
brusche et delle dolci, o perchè così fussi disposto, che gl'era volto
di cominciare a parlarmi liberamente, et per tornare in su quelli
ragionamenti buoni che ti scripsi. Et sopragiugnendo li ambasciatori
regii et venetiano, dixe: — Io voglio che ci riserbiamo a oggi a finire
questo ragionamento. — E diemmi la posta alle xx hore.
Non voglio lasciare di dirti, che nel sopradecto discorso egli toccò
pure qualche paroletta di quelle ha altra volta facto, se e' ti piaceva
tanta grandezza del Re;[783] et mostrando lui che 'l Papa se n'andava
alla volta di Sua Maestà, subiunse, che, non li bisognando più le
gente d'arme di questo Stato, le richiamerebbe, con dire che un altro
li farebbe forse un Concilio adosso come potrebbe lui; ma che essendo
in quella sede per loro, et havendolo beneficato (come hanno), non si
potevono sì presto ridire, et che se la Santità Sua non farà verso di
loro quello che è conveniente, non sarà per questo che li vogli fare
altro che bene.
Desinando, arrivò la tua de' xxviij con li advisi da Roma de' 26. Andai
a Castello alle xx hore, secondo l'ordine datomi; trovai el signore
Lodovico essendo con tucti e' consiglieri, che erono gran numero; et
per quanto ritrahessi da uno amico, erono in sull'accordo di Roma, che
ne haveva lettere di là, de xxiij, che gliene davono qualche fiuto,
ma non particolarmente, come intesi poi per la tua. Stette poco et
licenziolli, et fecemi chiamare, et trova' lo assai di buona cera.
Quando li lexi le particolarità dello achordo, si vide manifestamente
et mutarsi et risentirsi, et poi mi disse: — Ambasciatore, havetemi
voi a dire altro? — Risposi, che ero venuto per finire quello
ragionamento, come eravamo rimasti stamani. Dixemi, che era in sulla
medesima sententia di stamane, ciò è che s'era mutato per le cagioni
predecte. Quanto alle cose di Ascanio, ciò è delli Orsini, etc., non
ne dixe parola; ma che bene era xv o xx dì, che haveva scripto ad
Ascanio, che e' farebbe bene a venirsene di qua sotto ombra di venire
ad visitarlo, che riscontra che Ascanio si partirà di Roma. Entramo
dipoi nelle cose nostre di Francia, et promise più liberamente che
havessi ancora facto mai, di aiutarci sanza exceptione alchuna, et che
non era per fare a voi in queste occorrentie mercantìa, sì come non
vorrebbe che voi pensassi di volerla fare seco.... Mi tochò quest'altra
corda: che non li mancherà riconoscere el re Alfonso per cognato,
et il Duca di Calabria per nipote, et che dalla sera alla mattina lo
potrebbe fare....[784] Et vedesi manifestamente che lo adviso da Roma
li ha entorbidato in modo el cervello, che e' restò tucto confuso e
con grandissima suspensione, che mi persuado fussi cagione che non
seguitassi el ragionamento. Sarò domattina con la E. S., et farò quel
bene che potrò, et di tucto ti darò adviso. Et io non mi sono molto
curato che la sia ita per hoggi così, perchè non ho giudicato fuora di
proposito lasciarlo stare in questa concia, tanto che habbi resposta da
te come mi habbi a governare....
Come io ti ho tocho di sopra, costui si vede in tanta confusione di
animo, quanta io non credo che fussi mai alla vita sua; et per bene
che vedessi che il Papa era per accordarsi col Re, non stimò però mai
che l'accordo venissi con tanta securtà et reputatione del Re quanto
ha facto. Nè harebbe creduto che el Re si fusse lasciato andare a sì
gran partito col Papa, ciò è di dare Stati et sì gran provisioni al
figliuolo; et èccisi aggiunta la venuta subita del Vincula a Roma,
che interamente li ha tocho il cuore, et parli, quello che è il vero,
che ci sia andato assai della reputatione sua. Et per la sua natura
fumosa, et per havere parlato in sua gloria quanto ha facto a questi
tempi, questa bastonata è stata molto maggiore, e più li è doluta. Et
perchè tu intenda, qua, in fra e' suoi medesimi, ci ha tanto perso, che
non te lo potrei mai dire, benchè ci sieno molti che ne fanno fuoco
ne l'orcio. Et in effecto costui è tristo come una starna, et non
credo sia cosa alcuna, et fussi di che natura si vuole, vedendo fussi
a suo proposito, che e' non tentasse, che è pure da haverci qualche
consideratione. Et parmi ancora essere certo che buona parte del grado
tocchi a noi; et quando voi fussi in proposito di costà di non lasciare
andare le cose a totale disperatione, et di mantenervi costui, non so
se sia da lasciare transcorrere più in là, perchè, secondo el mio poco
iuditio, egli è in luogo che potrà molto bene conoscere, che quello
che si facessi procederebbe da altro che da paura et da minaccia, ma
da buona natura d'altri. Se noi giriamo tucta la buxula, si vedrà che
costui è necessitato o rimettersi nelli Ultramontani, et séguiti quello
che vuole, o reconciliarsi col Re nel modo che potrà, et temporeggiare
quanto potrà (et el Re per la natura sua et per posarsi, la doverìa
fare), o tentare qualch'altra via scandalosa, o veramente rassettarsi
et ritornare in fede et amicitia con voi, il che io credo senza dubio
nessuno, quando non havessi vergognosamente a mendicare, che sarebbe
volto a farlo, et sommamente lo desideri. Io col mio poco iuditio sono
nella sententia medesima che ti scripsi nell'altra, et crederrei quello
si aprovassi essere bene da farlo presto, in uno tempo a farlo in un
altro sarebbe grande differentia nell'averne o più o manco grado. Voi
siate prudenti, et in tutto vi resolverete bene, et _super omnia_ è
necessario che spesso spesso mi advisiate delle deliberationi vostre, a
fine che io possa di mano in mano accordarmi con quelle; chè vedi a che
termini strecti ci riduciamo.
Non lascerò di dirti che el signor Lodovico considerò molto bene
tucti quelli capi dello accordo, ad uno ad uno, più d'una volta; et
in su quella parola che dice, il Papa s'obliga difendere il Re contra
Franciosi et _quoscumque alios_, si fermò et replicò più volte quello
_quoscumque alios_, et mostrò considerarlo molto bene.
Tenuta a stamani a dì 31, che hiersera tornai tardi da Castello....
Postcripta. Deliberai, poi che tanto era soprastato il cavallaro, di
tenerla tanto che parlassi col sig. Lodovico. Et dixemi havere advisi
di Francia, che le cose procedono nel modo che advisano li ambasciatori
nostri, con quella caldezza, et che il Re insiste in voler venire in
persona. Dipoi mi dice, che Monsignore di Obignì era partito, et con
lui Perone di Baccie,[785] et già erano cominciate ad adviarsi le genti
d'arme, che sarebbono insino in ccc^to lancie....
Di sopra ti dico, che il sig. Lodovico mi aveva toccho di reconciliarsi
col Re, etc.; stamani ha decto a messere Ferrante, che in ogni modo
vuole aconciare le cose della Maestà del Re, et che li farà un servitio
el più relevato che si sia facto gran tempo fa a huomo in Italia.
_Ulterius_ li vuole dire un secreto con iuramento di grandissima
importantia, con promissione che la Maestà del Re non li faccia
risposta se non di sua mano o di mano del Duca di Calabria, perchè
non vuole che cancelliere nessuno l'habbi ad intendere. Questa è la
substantia di molte buone parole et liberalissime offerte ha facto
stamani a costoro, che sono molte più che insino ad hora habbi mai
facto: tucto non replico per non essere sì lungo....
_Servitor devotus_ PETRUS ALAMANNI.