Co 'l raggio dei veglianti astri, co 'l raggio

De la candida luna, io ti saluto,

Dolce sospiro mio! Veglian le stelle

Come l'anima mia; scema è la luna

Come la fronte de la mia speranza.

Pur benedetto il dì che dentro al core,

Palpitommi il tuo sguardo, e benedetta

La furtiva parola e il bacio primo,

Che di perpetuo amor l'alme ne avvinse,

E benedetti ad uno ad un gli affanni,

Ch'io per te soffro e soffrirò! Tal cosa,

Cara, tal cosa è l'amor mio, che nullo

O sgomento o pietà dammi di questa

Misera vita, che a tant'ira è segno,

Chè anzi maggior di tutte ire mi rende,

E miglior di me stesso e più superbo!

Ma qualor da lontan miro la stanza,

Ove a me nota ed al dolor tu vivi,

E rovesciar sul tuo capo infelice

Sento il fiel di tant'alme e tanta parte

De le tempeste mie, con fiero istinto

Guardo al viver mio vano, e spegner tutto,

Come vil face, l'esser mio vorrei!

Odi, Giselda, e non ti faccia inganno

L'amor tuo santo, e la pietà ch'ài molta

Pei miei giorni infelici! Una secreta

Tenebra di dolor gravita e pende

Su 'l capo mio. Qual essa sia, qual fonte

Abbia il mio pianto e quali abissi il core,

Nè il so, nè il cerco. Una paura io sento

Fredda, crudel, ch'esser potria rimorso,

Se delitti avess'io! Morta è la fede,

Morta è la gioia in me: sorride e spera

Altri ove io piango; un'incessante, inqueta

Smania mi caccia; dove i passi io volga

Non trovo, e ciò che non è tedio o sdegno,

Dentro a l'anima mia diventa affanno.

Per non segnato ciel, per mondi ignoti,

Straniero al mondo, erra il mio spirto in cerca

Di non viste fantasme; e aspetto, e impreco,

Ed or me stesso, or pazzi gli altri estimo.

Solo sull'orlo a questo vuoto immenso

Che universo si noma, a cui, se dànno

Luce tant'astri è per mirar nostr'ombra,

Muto, tremante e derelitto io pendo,

O ch'io deggia anzi tempo entro gli abissi

Gittar questo d'affanni e di memorie

Penosissimo incarco, o ver dal tempo

Trascinar là mi lasci ove, se cosa

Resta di noi, rider di noi potremo.

Sorger vedo a me innanzi un'incompresa

Larva di Dio, che di me stesso è l'ombra,

E fra un mar d'infecondi atomi e un suono

Che dir non so se sia pianto o sorriso,

Come fra cielo e mar, veggio una candida

Forma nuotar, che pensierosi e mesti

Gira gli sguardi, e un'armonia diffonde

Che al suon de l'aure e al tuo parlar somiglia.

Che vuoi tu, che vuoi tu, candido sogno

Del viver mio; speranza ultima e bella

Dei giorni miei, qual porto mai, qual riva,

Qual riposo avrem noi? Zolle pietose

Di quest'isola mia, lidi lontani,

Vergini selve, intatti boschi, or date

Date ghirlande a me! L'amor che sorge

Fra le tenebre mie, l'amor che solo

Splende dentro al cor mio, vorria d'un fiato

Fare april su la terra, eterno aprile

Sugli abissi del mar. D'astri e di fiori

Tesser vuo' intorno a lei tessere un velo,

Che ravvolga e profumi il paradiso

De le nostre speranze; un vel che tutta

Chiuda la vita in un sospir, la terra

In un sol guardo, in un momento solo

L'eternità: tessere un velo, un mondo

Popolato di sogni, ove sian l'alme

Sensibil cosa, e lingua unica i baci,

E Dio la colpa, e voluttà il morire!

Ma qual astro e qual fior ride al deserto

Tramite mio? Come vestir di rose

La tua vita io potrò, dolce ed amaro

Strazio e conforto mio? L'anima, il cielo,

(Se tal fede ebbi mai) la gloria, il regno

De la morte e del nulla, unico asilo

Ove riposo a tanti mali io spero,

Tutto io darei per te! Se cosa vile

Capir l'alma potesse, io fino all'onta

Fino al delitto scenderei, pur ch'alto

Sopra gli affanni altrui segga il tuo core

E il tuo cor presso al mio! Crudel talvolta

L'amor mi fa! Se al voler mio conforme

Fosse il poter, questo vedresti a un punto

Civile ordin distrutto, e l'uomo ignudo

Errar nei boschi a disputar la ghianda

Ai più forti di lui. Lacci e catene

Per fiero istinto di vendetta e d'ira

Contro noi stessi ci tessiam; di pazze

Larve e d'ombre mendaci e di paure

Ingombriam l'alme nostre, e qual più geme

E men leva la fronte al reo flagello

Quel virtuoso è più! Voto fantasma,

Virtù, vana parola, ove altro serto

Che di spine non hai, s'altra promessa

Dar non sai che del ciel, su questa terra

Che l'ossa nostre, e l'alme forse, inghiotte,

Nel nome de l'amor, ti maledico!

Perdona, anima cara. Empio e crudele

Suona il mio dir; ma de le mie sventure

Vil lamento io non movo. Ad uno ad uno

Vidi cader da la mia fronte i fiori

De le speranze mie; morto il sorriso

De la rosea salute; e magra e lenta

Co' suoi voti bisogni, al fianco mio

L'abbominosa povertà s'asside.

Divorai muto il pianto, e muto io tolsi

Le mie sciagure, e le torrò. Di strane

Non comprese speranze il canto aspersi,

E plauso ebbi di vate, e alcun non seppe,

Che chiusa avea la speme e il doman morto

Chi altrui la speme e l'avvenir schiudea.

Tal io t'apparvi in pria: l'amor mi rese

Debol sì, ma non tal ch'altri conosca

Fuor di te il dolor mio: d'invidia degno

Esser io vuo', non di pietà. S'io prego,

S'io mi querelo e maledico e piango,

Egli è solo per te! Povera barca

Senza temo, nè vela, a l'onde in preda.

Correr meco vuoi tu la fredda, immensa

Solitudin dei miei fati infelici?

Insanguinar le delicate piante

Sovra i triboli miei? Sparger commisto

Al mio pianto il tuo pianto, e temprar l'ira

Che mi bolle nel cor negra e funesta,

Co 'l dir pietoso, ed affrenar co' baci

L'empia bestemmia, che dal labbro irrompe

Su questa terra senza april, su questi

Uomini senza cor, ciel senza Dio?

Deh! ascolta anima cara; e se tant'alto

Amor ti parla, che dolente e solo

L'alma tua rara non sostien ch'io viva,

Vieni, ah! vieni al mio cor, tergi il mio pianto,

Dolcezza unica mia! Le braccia io tendo

A te, come il nocchier le tende al porto;

Schiudo io l'anima a te, come a la pioggia

S'apre la terra, il fiore a la rugiada.

La notte agli astri e il duro verno al sole.

Vieni, ah! vieni al mio cor, tergi il mio pianto

Speranza unica mia! Finchè a me splende

Raggio di sol negli occhi, entro al mio petto

Splenderan gli occhi tuoi; stanchi d'amplessi

Le mie braccia cadran, quando a l'amplesso

S'apriran de la morte, e freddi a un tempo

Taceran le mie labbra e i baci miei!

Vieni ah! vieni al mio cor, tergi il mio pianto,

Compagna unica mia! Da questi lidi

Ricchi di fior', ma di bei sensi avari,

Muoverem lungi un dì, muoverem soli

Coi nostri affanni e il nostro amor! Vedrai

Quanto de l'ire altrui, del soffrir mio

Dispregio io serbi; e che fra tanti affanni

Sol non avrò questa virtù perduta

Di portar l'amor mio ne l'urna invitto.

UN GIUNCO.

Sol soletto a la gioconda

Fresca brezza del mattin

Trema un giunco in su la sponda

D'un argenteo ruscellin.

Dentro al suol per via romita

Lieto ei sugge il fresco umor,

Nè gli cal se la sua vita

Non ha fronda e non ha fior.

Scherza il rivo a lui d'intorno.

Sopra lui sorride il ciel;

Guarda ei l'onda e notte e giorno,

Ma fin lei non va il suo stel.

Fresca, tersa e cristallina

L'onda volvesi al suo piè;

Lento lento egli si china,

E par chiegga a lei mercè.

Verso l'onda, verso il rivo

Più si china e notte e dì,

Già il saetta il raggio estivo,

Già il suo verde inaridì;

China, china, e dolce invito

Nel fuggir l'onda gli fa;

Purchè a l'onda ei muoia unito

Lascia il suolo e al mar sen va.

Su quell'onda a l'aer nero

Un pietoso astro brillò;

Venne a l'alba un capinero,

E così così cantò:

Amor mio, dolce amor mio,

Come il giunco io vuo' languir,

Come il giunco in grembo al rio

Vuo' baciarti e poi morir.

NEL NATALE.

La cornamusa del natal, la mesta

Musica dei pastori,

Vien sotto al mio balcon, viene, e mi desta

Coi mattutini albori.

Malinconico, incerto a l'aure vane

Nuota quel pio concento;

Uggiola per le vie rigide il cane,

Fischia ai miei vetri il vento.

Care gioie infantili, aurei fantasmi

De la mia prima aurora,

Ingenue fedi, ardenti entusïasmi,

Morti non siete ancora.

Veggio al mio freddo letticciol d'intorno

Danzar la mia speranza;

Torna a le rose ch'io sognava un giorno

La giovanil fragranza;

Piove un balsamo pio sovra ai mortali

Sensi del mio dolore;

Sento aleggiar sui tiepidi guanciali

Il mio sogno d'amore.

Corre un'aura di ciel dentro a l'amato

Guardo che il cor mi tocca,

E la vaghezza d'un gentil peccato

Gli freme in su la bocca.

Vieni, oh! vieni, amor mio, lieve siccome

Foglia di fior sul rivo;

Chiuderò fra le tue nitide chiome

Il mio bacio furtivo.

Vieni, saprai perchè distrugge il sole

Le brume a la foresta,

E perchè al suono de le tue parole

Arde quest'alma mesta.

Ma il suon cessò. Da lo spiraglio incerto

Manda l'alba il suo lume;

Lascianmi i sogni miei freddo e deserto

Su l'incresciose piume.

Cessò quel suono. Io derelitto e muto

Co 'l mio dolor rimango...

Caro amor mio, ti mando il mio saluto,

Bacio i tuoi fogli, e piango.

TEDIO.

Con la foglia che cade

Dal derelitto ramo,

Coi fiori e le rugiade

Cader cader io bramo;

Cader rapido o lento

Come mi caccia il vento.

De le stagioni al volo

Muta ogni cosa: or veste

April di fiori il suolo,

Or di nevi e tempeste

Mugghiante, orrida piena

Il verno irto scatena;

Ma torba, inerte, occulta

Qual'onda al sole ignota,

Entro al tedio sepulta

Sta la mia vita immota,

E di fastidio indegno

Sento morir l'ingegno.

Oh! a questo viver vano

Date le stelle e i fiori,

L'ali dell'uragano,

Dell'iride i colori,

La possa al genio mio

D'un dèmone o d'un Dio!

Del vasto essere in grembo

Turbinar voglio un'ora,

Co 'l zeffiro o col nembo,

Con gli astri o con l'aurora,

Di sol cinto di gelo

Correr la terra e il cielo.

Poi stanco d'odî e d'ire,

Di gioie e di tormenti

Sognar, cader, sparire

Con le stelle cadenti,

Sognar, morir sul core

Del mio lontano amore.

IO LE DICEA TREMANDO...

Io le dicea tremando: Altra, già il sai,

Ricchezza altra io non ho, fuor che il tuo core,

Altra luce non ho fuor che i tuoi rai,

Altra fede non ho tranne l'amore.

Scrollava ella al mio dir la bionda testa,

Qual chi creder vorria nè crede a nulla,

E ripetea tra sorridente e mesta:

L'abbandonaste voi quella fanciulla?

— Che t'importa di lei? L'aura solinga

Che susurra al tuo crin, fugge dal fiore,

Cade con l'alba la stella raminga,

E in un sorgente amor cade un amore.

Che t'importa di lei? Rapide e brevi

Son tutte cose come il tuo sospiro;

Siccome albe e tramonti, aprili e nevi,

Pur gli affetti del cor vengono in giro.

Oh! non mi dir che son vuote e fallaci

Le mie promesse e i sogni miei son vani;

Amami fin che puoi, dammi i tuoi baci,

E mi sia chiuso il ciel, morto il domani. —

Io tacqui. Sui pensosi occhi di lei

Brillava il pianto, e pur dicea: son lieta!

Porse ardente la bocca ai baci miei,

Ma non mi disse mai: t'amo, o poeta!

I TUOI BACI.

Su la mia stanca testa

Splenda, o s'oscuri il sole,

S'incoronino a festa,

O si vestan di gel le verdi aiuole,

Che importa a me? Più dolci e men fugaci

De la luce e dei fior sono i tuoi baci.

Di fulvo oro e d'alati

Cocchi altri vada altero,

Altri incateni i fati

Per le vie de la gloria al suo destriero,

Che importa a me? Più dolci e men fugaci

De la gloria e de l'or sono i tuoi baci.

Due ben, caro amor mio,

Concesse a noi la sorte:

Un bacio ed un addio,

Un talamo e una fossa, amore e morte.

Vana è la vita, e sono i dì fugaci,

E a me dolce è il morir dopo i tuoi baci.

PENSO TALOR...

Penso talor: Se istabili e fallaci

Fosser le tue promesse e i sogni miei,

Come le perle tue falsi i tuoi baci,

O cara, io riderei!

Che mi fa? La cileste onda tranquilla

Bacia anch'essa così l'arido lido;

Così april bacia il prato, espero brilla

Nel sen del flutto infido.

Amor cangia e s'immuta, amor rinnova

Con gli astri il fronte e con l'april la vesta;

Ei nel deserto il fiorellin ritrova,

L'iri ne la tempesta;

Ed egli, il caro amor, di te non meno,

Bello e gentil saprà trovarmi un fiore,

Un guancial troverammi, un nido, un seno,

Ov'io posi il mio core.

E amerò sempre sempre; amerò come

Quel primo dì che ti serrai sul petto;

Nè morirà per imbiancar di chiome

Il mio fervido affetto.

Upupa o rosignol, bruco o farfalla,

Sento qualcosa in me che canta e gira,

Qualcosa che tra' fiori or dorme, or balla,

Che ride e che sospira.

Oggi re, doman servo; oggi a l'altera

Rosa chiudo nel sen l'ali opaline,

Doman fra' poveretti ozzimi a sera

Aspetterò le brine.

Penso talor così. Ma allor che gli occhi

Al ciel volgo superbo e rido e canto,

Sento, che assisa sovra i miei ginocchi

Ella terge il mio pianto.

VILLEGGIATURA.

Lungi da me ten vai,

Spensierata fanciulla,

E cerchi i campi e l'aure

Profumate d'april lungi da me;

Spensierata! non sai,

Che nero è il cielo e la campagna è brulla

Dove l'amor non è!

Sorgi, se vuoi, coi primi

Raggi del sol sereno,

E agl'indiscreti zeffiri

Il tesoro consenti aureo del crin;

Di zàgare e di timi

Colma il tuo grembiuletto, ed orna il seno

Fresco come il mattin.

Forse allor che dai fiori

Il raggio ultimo invola

La sera, e al malinconico

Sguardo degli astri luccica il sentier,

Stanca dei lunghi errori,

Avrai paura di trovarti sola

Sola col tuo pensier.

Un suon d'ale e di canto

Per gli arbori deserti

Udrai fra' campi e l'etere

Un'ignota armonia d'astri e di fior,

E tu soletta intanto

Ricche ricche le chiome avrai di serti,

Ma vôto vôto il cor.

Odi! al gentil richiamo

La vispa forosetta

Sorge a l'aperto, e trepida

Su la siepe de l'orto il suo garzon:

— Oh! vieni, io t'amo, io t'amo,

Lascia i silenzi de la tua casetta,

Odi la mia canzon! —

Tu forse allora udrai,

Spensierata fanciulla,

Correr per l'aure un gemito

Che al solingo tuo cor parli di me,

E allora, allor saprai,

Che nero è il cielo e la campagna è brulla

Dove l'amor non è.

AUTUNNO.

Sento per l'aure molli

Una freschezza nova,

Erra pe' campi e i colli

Il dolce odor de la feconda piova;

Di liete orgie e di flauti

Suonan le vette amene,

E, il crin cinto di grappoli,

Il pampinoso autunno ecco sen viene.

O fresche aure, o remoti

Del caro Etna natio

Boschi tranquilli e noti

E presenti ogni tempo al pensier mio,

Coi muti astri, coi zeffiri,

Coi fior novi che io miro,

Con la nube fuggevole,

Con la foglia che cade io vi sospiro!

Qui, dove io son, men bello

Forse non ride il suolo,

Cantano al dì novello

Le spensierate allodolette a stuolo;

Suona ogni voce a l'aure

Melodïosa e cara;

Cinta d'eterne glorie

L'Arte qui siede, ed ogni zolla è un'ara.

Ma il ciel mite e le spume

Del mio lido e i sovrani

Campi e il facil costume

Dei miei tranquilli e semplici isolani,

Ma i monti ove ancor vergine

Ferve la vita, e brilla

La beltà ingenua, e ingenua

A par de la beltà l'Arte zampilla;

Ma l'amorosa e pia

Canzon cara a me tanto,

Ma i miei sogni e la mia

Povera mamma che m'aspetta in pianto,

La mia mamma, che in vedovi

Lutti racchiusa, al petto

Stringe una croce, ed ulula

Su la tomba del mio padre diletto,

Qui, dove io sono, indarno

Qual mesto esule invoco

Al flutto aureo de l'Arno,

A questo amor, cui tutto il ciel par poco.

Oh! questo amor! Con l'anima

Egli in me nacque, e come

Perduta cosa, in lacrime

Tanto il cercai, tanto il chiamai per nome!

Or lo trovai! Lontano

Dai miei lidi, soletto

Egli vivea, ma invano

Io no 'l chiamai, ch'egli volò al mio petto.

Seco or son'io! Lasciatemi,

Dolci memorie; o mio

Superbo Etna, o mia povera

Mamma, o diletta ombra paterna, addio!

LONTANANZA.

Ultimo amor de la mia vita, or come

Volgono i giorni tuoi, poi che ne volle

Novamente divisi il fato avverso?

Io, quale infermo sognator, che assai

Co 'l travolto pensier mari e paesi

Visitò sorvolando, e campi lieti

D'assidue primavere e monti d'oro

Miro stupito, ed allegrossi al bacio

Voluttuoso d'un'aërea forma

Fuggitiva con gli astri, ove a l'usata

Luce si svegli, doloroso intorno

Mira il povero letto e qualche pio

Volto che piange il dubitante amico,

Io deserto così, così dolente

Mi travaglio ne l'alma, or, che lontano

Dai pietosi occhi tuoi, riveggio il nero

Limitar de la mia stanza campestre,

E solingo m'aggiro ove altra cosa

Che ti guardi non è tranne il cor mio.

O mio diserto amor, fu dunque un vôto

Sogno la mia felicità? Ben sento

Sovra la bocca mia qualcosa io sento

Che di te mi favella; odo nei santi

Penetrali del cor la tua promessa;

Arde, sol ch'io ti nomi, arde il mio sangue

Un dolce ed infinito impeto, e come

Dolorosa armonia dentro mi piange

Tutto l'affanno de l'estremo addio.

O mio lontano amor, no, non fu vôto

Sogno la mia felicità! Con queste

Derelitte mie braccia io tante volte

La tua snella persona al cor mi chiusi;

Con queste labbra mie bevvi la vita

Che spremea da le tue labbra l'amore;

E il languir dei tuoi grandi occhi, e i sorgenti

Ai sussulti d'amor veli negletti

Con questi occhi mirai ch'or apro al pianto.

O lontano amor mio, ricordi i giorni

Cui diede Amor tant'ale e tante rose?

Come colombe ci amavam; quest'egre

Giornate mie correan rapide e belle

Come raggio di luce! Ai nostri amplessi

Breve era il tempo; a le speranze nostre

Poca la terra; indifferente e muta

Coi suoi stolti tripudi e i suoi dolori

A noi dintorno discorrea la vita

Senza ieri o domani; e se del cielo

Mai ne sorse disio, come smarrite

L'alme nostre il cercâr dentro ai nostri occhi.

Dove ti cerco io più, dove tu sei,

Luce e respir de la mia vita? Io sento

Di quest'ultimi fiori, onde s'ingemma

Il romito vïal del mio giardino,

La modesta fragranza; ad uno ad uno

Sorger miro i tremanti astri, ma il dolce

Sospir non sento dei tuoi labbri, e in mezzo

A tanti astri i tuoi mesti occhi non miro.

Dove ti cerco io più, dove tu sei,

Luce e respir de la mia vita? Io sorgo

Mattutino con l'albe, erro pe' monti

Come pazzo fantasma, e le rugiade

Scintillanti su l'erbe avido io bevo,

Ma dolcezza e virtù pari non hanno

A le lacrime tue. Mormora il bosco

Secreti inni d'augelli, occulti amori

Di zeffiri e di ninfe, io dolorando

Chiamo su 'l labbro mio le tue canzoni

Dolcissime di tutto, e come avvolta

Entro un mar d'armonie l'alma sen fugge

Verso quel ciel dove tu aspetti e piangi.

Oh! non pianger così! Questa ch'io vivo

Da te lontan vita non è; perduta

Vela per ampio mare, irto di negre

Rupi e di mostri päurosi, in preda

Di scatenati demoni, lontana

D'ogni luce di faro e d'ogni riva,

La mia vita or somiglia; e quando inqueta

E tempestosa più l'anima freme,

E i cari regni del passato e i neri

Profondi abissi del doman vïaggia,

Allor tacita più, più inerte e immota

Stagna la vita mia. Fulmina il sole

I suoi fervidi raggi, ed io per terra

Qual vilissima cosa, immobil, muto

D'altri ignaro e di me giaccio, ed aspetto

Qual mai cosa non so, ch'or mi tien forma

D'una candida sposa, or si tramuta

In un fosco disìo che par la morte.

Lascia talor dai suoi morbidi rami

Qualche stella cader nitida e fresca

Il mio pietoso gelsomin, l'antico

Confidente dei miei sogni, e la posa

Con occulta pietà su' miei capelli,

Fra cui leggera e trepida intrecciossi

Tante volte la tua mano, e su 'l fronte

Scivolando freschissima, diffuse

Mille brividi ardenti entro al mio sangue.

Strani e inqueti così volgono i giorni

Ch'io lontano da te vivo tra queste

Luttüose pareti, ove non scherza

Raggio di luce mai, dove non sorge

Spirto alcuno di gioia, e vi si asside

Tenebroso il silenzio, o vi si aggira

Ululando una bruna ombra, che nulla

Di vivente non ha tranne il dolore.

Povera madre mia! Di me sol'uno,

Dopo il pianto ella vive! Avria già chiusi,

Senza l'amor che al viver mio consacra,

I suoi vedovi giorni entro a la fossa,

E raggiunto anzi tempo il cener santo

Del mio padre infelice! Io la lasciai

Derelitta e piangente, e a le tue braccia,

De l'universo immemore, mi spinse

Quell'occulta virtù, che volge al cielo

Ogni pallida fiamma e a le nascenti

Rose del giorno il pellegrino augello.

Povera madre mia! M'aspettò tanto,

Tanto pregò propizii al mio ritorno

L'amor, l'onde, i celesti! Io la guardai

Come straniero, allor che con le aperte

Braccia al collo mi corse; ignota al core

Mi suonò la sua voce; indifferente

Passò sovra le mie guance il suo pianto,

E se dolce parola ebbe il mio labbro,

S'ebbe lagrima il ciglio, era a te vòlta

La mia dolce parola e il pianto mio!

Deh! perdonami, o madre! Amor s'è fatto

Tal tiranno di me, che a nulla io vivo

Fuor ch'ai governi suoi. Splendido e sordo

Siccome fiamma voratrice, egli arde

Nel petto mio; sugge il mio sangue, avvolge

Tutti nel suo furor memorie e cose

Ed affetti e speranze, e grande e solo

Sopra il fatto deserto ei vive e regna!

Pur la vita mi è cara, e nuova attingo

Virtù dal pianto. Dal mio pianto io miro

Sorger come una dolce iri di pace,

E crescer fra le mie lacrime il fiore

D'una cara speranza. Oh! tu che sai

Tutta l'anima mia, tu che sol vivi

De la promessa del mio cor, lontana

Gioia e sol'aura che il mio cor respira,

Tu quel fior con le pure aure alimenta

De la tua fedeltà! Forse, o ch'io sogno

Non concesse dolcezze, al nostro amplesso

Presiederà quella serena e pia

Divinità che da gran tempo invoco

A la sorda fortuna, ed ove indegne

Fian l'alme nostre del divin suo riso,

La pace mia la chiederò a la morte!

FINE.

INDICE

DEDICA _pag. 1_

PARTE PRIMA » 3

_Partenza_ » 5

_A te sola_ » 8

_Il Mandorlo_ » 12

_A Maria_ » 17

_A gentile operaia_ » 21

_Addio_ » 26

_Unica mea_ » 31

_A fanciulla inferma_ » 34

_A Ghita_ » 39

_A un segatore di pietre_ » 43

_Due fiori_ » 49

_Luna sulle nevi_ » 51

_Ad A. Salvini_ » 57

_Sole d'inverno_ » 62

_Ultimo Autunno_ » 69

INTERMEZZO » 79

_Francesca da Rimini_ » 81

PARTE SECONDA » 133

_Alla Natura_ » 135

_A Francesco dall'Ongaro_ » 141

_A Madonina_ » 147

_Un Astro_ » 150

_Cara se vuoi saper..._ » 153

_Alle Lucciole_ » 155

_A Giselda_ » 161

_Un Giunco_ » 171

_Nel Natale_ » 174

_Tedio_ » 177

_Io le dicea tremando..._ » 180

_I tuoi baci_ » 182

_Penso talor..._ » 184

_Villeggiatura_ » 187

_Autunno_ » 191

_Lontananza_ » 195

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo

senza annotazione minimi errori tipografici.

Ricordanze · 第 3 / 3 段