XXXIX.

Capelli biondi.

Corrado viaggia; valica fiumi e monti, fugge inseguito da rimorsi

senza nome — poi ad uno ad uno i fantasmi neri si stancano e lo

abbandonano per via, finchè solo le immagini della sciagura rimangono

a contemplarlo con occhio di pietà, mentre egli attraversa pensoso le

ultime borgate che lo separano da V***.

E un bel giorno, nell’ora del tramonto, laggiù nella valle della

Varaita, dinanzi alla Narcisa che piange, a Gianni che ride e guarda

con occhi spalancati, egli se lo piglia nelle braccia, il bambinello,

e gli scioglie i nastri della cuffietta bianca, e a lungo, a lungo,

accarezza la lanuggine della testina bionda.

È passato un anno.

Altri anni volano e passano. Antonio non è mutato; egli sa di dover

rimanere al mondo per servire il padrone, ha promesso a sè stesso di

non morire e comincia dal non invecchiare; vedilo ritto sulla soglia,

duro, impettito, solenne, quando entra od esce il suo tiranno — è un

uomo nuovo, come è nuova la casa, come nuova è la vita in quel paesello

svizzero.

Quanto alla Valentina, è tal quale; i suoi canarini vengono e se ne

vanno — vengono ignoranti e se ne vanno pieni di dottrina; la mamma li

battezza e li sepellisce, ma non muta. E Mario? morto; la buona donna

pensa qualche volta che lassù ci deve essere una bella gabbietta anche

per lui.

Corrado solo invecchia; si è lasciato crescere la barba, e nessuno gli

strappa i fili d’argento dei capelli. Non è allegro, ma è felice; una

pace profonda, una contentezza che spicca dal fondo d’un dolore lontano

— ecco la sua felicità, la sola felicità della terra.

Nel paesello tutti lo conoscono e lo amano, perchè fa l’elemosina d’un

pane e d’un sorriso alla povera gente; ma quando passano entrambi,

tenendosi per mano, egli e suo figlio, tutti si voltano a guardarli,

qualcuno li benedice.

Corraduccio è bello, coi suoi occhioni neri, colle guancie di rosa e la

testina ricciuta, così bello, che pare ogni volta più bello.

Spesso, nell’ora del tramonto, il povero padre se lo tira fra le

ginocchia, e lo fa cianciare per udirne la vocetta gentile; poi pensa,

si ricorda, lo prega di star zitto, e lo guarda lungamente per rivedere

in lui.... E dice dentro di sè: «ah! se invece!...» si arresta, si

pente, gli pare di offendere la creaturina, che gli chiede sbigottita:

«Perchè mi guardi così, babbo?

Corrado alza il capo e domanda:

— Non è vero che mi somiglia?

E allora Antonio, il quale per caso si trovava in contemplazione nel

vano d’un uscio, si fa innanzi partendo col piede sinistro e dice

solennemente:

«Sfido a dubitarne io; la fronte è la stessa, il nasino identico, gli

occhi gettati nello stesso stampo e tinti colla stessa vernice.... solo

la bocca, se l’ho da dire.... è diversa....

— Sì, la bocca è diversa, risponde il babbo innamorato, e i capelli non

somigliano ai miei....

Corraduccio è curioso, come tutti i bimbi dell’età sua; se vede un

fanciullo scamiciato, lacero e scalzo, con un tozzo di pane nero in

mano, domanda: «Perchè quel bambino non è vestito come me?»

— Perchè è povero.

— E perchè è povero?

— Perchè è nato così.

— E che cosa ha fatto per nascere così? È un ragazzo cattivo?

— La giustizia è altrove, risponde allora il babbo.

— Dov’è?

— Dov’è la mamma.

E il curioso Corraduccio vuol sapere dov’è, perchè se n’è andata,

com’era, e s’egli la vedrà ancora, la mamma.

Corraduccio è buono; par che senza saperlo egli voglia compensare il

babbo della gran gioia che non gli può dare — non disobbedisce, non

s’impunta. E ogni giorno, quando incontrano un poverello per la via,

egli riceve una moneta perchè, dandola in elemosina, faccia sorridere

la creatura vestita di cenci.

— Sei stato buono, gli dice il babbo, e per questo la farai tu

l’elemosina....

— E se fossi stato cattivo?

— L’avrei fatta io; perchè vedi, per fare il bene non basta volerlo,

ma bisogna anche essere degni di farlo. Queste parole, ora non le puoi

capire; pure ricordale — sono della tua povera mamma.

Capelli biondi · 第 53 / 57 题