Corrado provava tutte le ansie crudeli di una coscienza che, non avendo
mai interrogato sè stessa, sapeva trattare il sofisma come un coltello.
Ogni domanda nuova spalancava una voragine, in cui la mente provava la
vertigine dell’incertezza. Al termine d’una notte insonne egli credeva
d’essersi persuaso che quarant’un anno non sono molti, specialmente
quando tutti ve ne danno trentasette; e che la sproporzione d’età negli
sposi non è quasi mai cagione di domestici guai. Poteva citare A. B.
C. e parecchie altre lettere dell’alfabeto in favore della sua tesi —
e non dubitava che colla statistica alla mano si potesse anzi provare
questa verità di fede: «per fare un matrimonio felice le migliori
condizioni sono che lo sposo abbia passato i quaranta e la sposa non
sia arrivata ai diciasette.» Di questo non ne dubitiamo nemmanco noi —
perchè qual mai verità di fede non si può provare colla statistica alla
mano?
Ma una voce, che invano si era provata a dire, riuscì finalmente a
farsi ascoltare:
«A, B, C, sono eccezioni; bada che essi non hanno fatto la tua vita,
non si sono logorati nei piaceri, hanno serbata una gioventù: quella
del cuore — e una verginità: quella dell’anima. A, B, C, erano buona
gente perduta nell’alfabeto del mondo, non fecero mai parlare di sè
con uno scandalo, vivevano tranquilli, operosi senza logorarsi la
fibra, fantasticando senza lasciare un lembo di fede ad ogni sterpo
della vita — erano sani, erano ingenui; se l’età non si misura ad
anni, erano giovani. A te invece che rimane? Togli le ricchezze, e di’,
qual parte di te credi degna di Grazietta? Oh! se tu le potessi dire:
«senti fanciulla mia — un giorno mi trovai dinanzi ad una seduzione,
il desiderio mi attirava, ma mi feci forte, trionfai di me medesimo,
perchè, senza conoscerti, pensavo a te!» Cerca tra le larve del tuo
passato una bella seduttrice respinta.... non ne trovi. E invece a
quante tentazioni volgari hai ceduto riluttante! Quanti frutti bacati
hai accostato alla bocca nauseata!»
Passò quel giorno, venne il domani. Benvenuto Maggio!
Un’altra corrente afferrò lo spirito vagabondo; il fascino d’un’altra
idea lo avvinse; un’impazienza nota gli pose i nervi in sussulto.
Al mezzodì, impotente a resistere oltre, scrisse sopra un suo biglietto
da visita — MAGGIO I — e lo mandò per mezzo d’un fattorino ad Agnese.