DOCUMENTOS INEDITOS, III, 300, Lettera del duca d’Alba contro la
deliberazione di continuar la guerra in Levante, ridendosi di Pio V, e
di qualche altro: «_Que no pueden entender estas cosas._»
[300] DON JUAN DE ZUÑIGA a don Juan de Austria. Roma, 13 febraro 1572.
App. Rosell, p. 241: «_Se firmaran los capitulos por la orden de S.
M. que se dè satisfacion a venecianos por deseo de que estos no se
concierten._»
[301] LADERCHI, _Ann. Ecclesiæ_, in-fol. Roma, 1737, t. III, p. 437:
«_Ad hæc illud Pio pariter molestum accidisse quod de M. A. Columna
Philippo delatum esset.... quod igitur Pontifici pro sua in Regem
charitate gratiam conciliare vel augere debebat id Columnæ invidiam
conflasse. Sed quod gloriæ esse par erat, id vitio verti minime
oportere. Denique non ut Pii gratia Columnæ prodesset, sed ne obesset
Regem rogari_.»
GRAZIANI cit., p. 269: «_Columna quia particeps victoriæ fuerat, quia
redeunti domum honor ei a Pontifice habitus sit, prope eius rei invidia
apud Regem, criminantibus hispanis, deflagrasse_.»
[302] RATTI, _Della famiglia Cesarini, Sforza, Conti_ ec., in-4. Roma,
1794.
GENTILE SASSATELLI, _Al Card. di Como informazione e soldati_. ARCH.
SECRET. VATIC., _Armata del 1572_, Cod. 3439, p. 333.
[303] SERENO cit., p. 264. Forse per ciò che si è detto a p. 260.
[304] ARCH. COL. cit., t. I, p. 202.
[305] ARCH. COL. cit., t. I, p. 201 a 212, e t. IV, p. 118. Rassegna
fatta dal Commissario.
[306] ARCH. COL. cit., t. IV, Rassegna del 10 luglio 1572, p. 115.
[307] CONTARINI, cit. — V. sopra p. 79, 158, 195.
[308] Il corpo del santo Pontefice dalla basilica Vaticana, ove era
stato umilmente deposto nella cappella di Sant’Andrea, fu poi da
Sisto V trasportato a santa Maria Maggiore; e degnamente riposto in
un bel monumento ricco di marmi e di scolture. I fedeli concorrono
a venerarlo nell’annuale ricorrenza della sua festa alli cinque di
maggio. Sulla fronte del monumento sono tre bassi rilievi: la creazione
del Pontefice, il concistoro per il generalato di Marcantonio, e
l’ordinanza delle armate alla battaglia di Lepanto.
[309] MAFFEI cit., p. 399.
CATENA cit., p. 217.
GABUSSI, _Vita di san Pio_, in-fol. Roma, 1605, p. 191.
[310] GABUSSI cit., p. 192.
SERENO cit., p. 267.
[311] Vedi sopra, Lib. II, c. 6. p. 154.
[312] È cosa notissima, e di più risulta da due lettere di esso Cosimo
pubblicate dal padre THEINER cit., t. I, p. 356 e 357, nelle quali
ardisce tentar Gregorio XIII a lasciar la guerra di Grecia e rivoltar
le forze della lega in Africa, contro quel che aveva deliberato san
Pio.
[313] THEINER, _Ann. Eccles_., in-fol. Roma, 1856, t. I, p. 457.
_Epistola S. R. E. Cardinalium Magno Etruriæ Duci sub die VI maij 1572_.
[314] Si noti che l’imprese dell’Africa proposte dagli Spagnoli vengono
da tutti i cardinali chiamate di poco conto.
[315] THEINER cit., t. I, p. 460, _Epistola S. R. E. Cardinalium
Castellano Civitatis Veteris sub die IX maij 1572_.
[316] THEINER cit., t. I, p. 461, _Epistola S. R. E. Cardinalium
Castellano Civitatis Veteris sub die X maij 1572_.
Si noti che gli schiavi tenuti dal Castellano di Civitavecchia, di
che qui si parla, erano quei Turchi prigionieri che Marcantonio aveva
condotti da Lepanto. Le Mojane, dal francese _Moyenne_, erano cannoni
di mezzano calibro da dodici e da diciotto, usati sulle galere del
cinquecento. Le galere ponentine della Cristianità portavano più
artiglieria che le levantine dei Turchi. I nostri avevano copia di
falconetti o archibusoni da posta, alla spalliera, alla mezzanía e
alla poppa: ed oltracciò la batteria sotto le rambate sempre di cinque
pezzi. Il cannon grosso, chiamato pur cannon di corsía, da quarantotto;
due mojane da dodici, e due sagrì da sei e più libre di palle. I Turchi
non ne avevano che tre: il cannon di corsía, o petriero; e due sagrì.
Nondimeno, diceva Giannandrea, bisognava fuggire.
[317] EPISTOLA S. R. E. CARDINALIUM _Gentili Comiti Sassatelli sive
in ejus absentia Protonotario Brisegno Apostolicæ Sedis apud Magnum
Etruriæ Ducem nuntio_, ap. THEINER cit., t. I, p. 456 et 458.
[318] Conclave nella sede vacante di Pio V, nel quale fu creato Papa
il Cardinal Boncompagni detto Gregorio XIII, ap. THEINER cit., t. I, p.
444, col. I, lin. 15.
[319] EPISTOLA _S. R. E. Cardinalium, Vice-Regi Neapolis sive ejus
Locumtenenti et Nuntio Neapolis Alexandro Simonetæ et Comunitatibus
locorum per quæ milites Sedis Apostolicæ ad expeditionem sacri fœderis
destinatos a civitate Viterbii usque ad confinia regni neapolitani
transire contingerit_. THEINER cit., t. I, p. 458 e 459.
[320] CONCLAVE ut supra, p. 446, col. 1, lin. 45, — e p. 448, col. 1.
[321] GRAZIANO cit., p. 257: «_Cardinales conclavia intrarunt, et
Alexandro Farnesio magnis opibus ambiente summum honorem repulso,
Ugonem Boncompagnum pontificem appellarunt_.»
SERENO cit., p. 268.
[322] GIAMPIETRO MAFFEI, _Annali di Gregorio XIII_, in-4. Roma. 1742.
IGNATIUS BOMPLANUS, _Historia Pontificatus Gregorii XIII_, in-12. Roma,
1655.
CIACCONUS, _Vitæ Pontificum_.
[323] SERENO cit., p. 268.
[324] GRAZIANO cit., p. 270: «_Columna animo versabat: nullum esse nunc
Pium cuius auctoritate gratiaque tegeretur_.»
[325] CARACCIOLO, 60.