E l’altra subito: «Non lo so.»

All’una o all’altra, nel discorrere, si presenterà opportuna la

citazione del passo d’un libro, d’una sentenza, d’un verso. Non è mica

facile il farla bene. O ci si mette, senz’addarsene, un po’ di tono di

pretensione; o il timore che altri ce lo senta, questo tono, ci fa

esitare e confondere; o il buttar là le parole alla libera può parere

una pretensione più accorta. Ma esse, senza tanti rigiri, vi dicono

ingenuamente: «Aspetti!» e volgendo gli occhi in su, cercano di ridursi

alla mente la frase esatta; l’una guarda l’altra, s’aiutano, sorridono,

e la citazione vien fuori, fresca, modesta e cara, come se fosse uscita

alla prima.

Voi esprimete il vostro parere sur un libro che hanno letto, e questo

parere sarà uguale al loro. Allora esse acconsentono collo sguardo, col

sorriso, coi gesti, con tutta la persona ad ogni vostra parola; si

guardano, dicendosi l’una all’altra: «Ma sì!» e precorrono

coll’espressione del viso il vostro discorso; e se vi manca l’ultima

parola d’una frase, ve la dicono, è quella; e se v’interrompono con

un’osservazione, completano il vostro pensiero; ed esclamano poi ad una

voce, con un accento pieno di vigore e di grazia: «Come è vero!» Ma se

di quel libro non avranno lo stesso concetto, non v’aspettate finzioni o

silenzi; esse vi diranno con un’aria di rincrescimento sincero: «Non ci

piace;» e si guarderanno di nuovo nell’atto di dirsi: «Peccato!»

Ah! le avete toccate nel vivo, avete nominato uno dei loro libri

prediletti, un amico della loro infanzia, ora lasciate che s’aprano e si

sfoghino. Ecco, da un moto della loro fronte s’indovina che quel nome ha

destato una folla di ricordi cari e gentili, e ravvivata tutta la gioia

delle prime letture. Non sanno come cominciare, ma è impossibile che

tacciano. Ebbene, diranno le parole solite: «Ho provato questo, ho

sentito quest’altro, mi pareva, pensavo, l’anima, il cuore, la vita;» ma

ve le diranno in modo che vi parranno nuove, come tutte le parole in cui

si versa l’affetto nel suo imperioso prorompere. L’una ricorderà

concitatamente una scena, l’altra, impaziente, coglierà un’istantanea

sospensione della prima, per tagliare il discorso e ricordare la sua; le

voci si confonderanno: «È così, non è così, aspetta, senti;» tratto

tratto usciranno in una esclamazione impetuosa e sonora: «Bello!» e

dall’accento, dall’occhio, dai gesti, da tutto quello che in una

creatura umana si muove ed esprime, trasparirà la loro anima, bella

innocente e buona; finchè all’improvviso taceranno tutt’e due insieme, e

chineranno il viso sul lavoro, per rialzarlo dopo un istante soffuso di

rossore, e dirvi con un timido sorriso:

— Che furia, eh? —

Fatele ancora parlare, interrogatele, forzatele ad esprimere i loro

pensieri e i loro sentimenti più famigliari e più occulti. Voi vedrete

che in quelle loro menti limpide, ogni libro letto o discorso udito ha

lasciato un’impronta netta e spiccata come una mano nella neve. E vi son

pur rimasti i modi e le forme pellegrine delle scritture forbite, onde

qualche volta, parlando, vestono in gala, senza addarsene, un pensiero

comune e dimesso, e ne riesce un contrasto graziosissimo tra la cosa e

la parola; senonchè l’intimo senso, educato alla semplicità e

all’armonia, ne le avverte subito, e si ripigliano con una sollecitudine

e un turbamento più grazioso ancora del contrasto. E ogni titolo di

libro richiama alla loro memoria immagini varie e gradite, un’amica del

collegio, una gita in campagna; ed hanno per ogni ricordo una parola che

lo colora e lo illumina. E vorrebbero dir tutto in fretta, tutt’e due;

ma se il bisogno di aprirsi le spinge, il timore di dir troppo le frena;

onde, parlando, s’interrogano, s’interrompono a un tratto, ricominciano;

e le parole ora si svolgono lente e peritose; ora si affollano e si

espandono con libera foga. Da ultimo libere e continue, e allora i visi

si fanno più rosei, la voce prorompe più tremola, le mani stropicciano

il ricamo; e segue una vicenda rapidissima di aneddoti, di scherzi, di

nomi d’autori, di versi, di vezzi, di rossori, di risa; e voi restate là

come un fanciullo sotto una pioggia di fiori, di dolci e di ninnoli, che

vorrebbe afferrarli tutti, e non può, e stende e ritira le mani, e poi

finisce col giungerle esclamando: — Che piacere!

Così veramente hanno da essere congiunti in una donna la coltura e la

grazia, il cuore e l’ingegno! Allora la sua immagine vi resterà nella

mente come dovrebbe sempre restarvi, o sia una madre, o un’amante, o

un’amica: ella vi resterà splendida e bianca.

Grande è la potenza di queste immagini bianche nella vita dell’uomo!

Io vi pongo innanzi queste due, e vi dico che vi fanno del bene.

Quando voi, che avete il bisogno e l’uso di scrivere, state nella vostra

stanza, a tavolino, scrivendo; e tutto ad un tratto, per una cagione

ignota, inesplicabile, ma non rara nelle anime giovanili, i libri,

l’arte, l’avvenire, ogni cosa impallidisce e s’agghiaccia dinanzi a voi

e dentro di voi; e una folla di gente che voi travedevate col desiderio

muta ed ansiosa intorno al vostro tavolino, prorompe in una risata

sonora; e le pareti della stanza pare che s’accostino e s’abbassino per

soffocarvi, e la penna vi scivola di mano, e la testa vi cade sul petto;

in quel momento in cui vi sembra di misurare per la prima volta, con un

sentimento di mestizia infinita, lo spazio solitario ed oscuro che vi

separa dal mondo degli svaghi, degli amori e delle ebbrezze, a cui avete

dato un addio, stolti! per gli studi e la gloria; — in quel momento,

forse, quelle due immagini bianche vi torneranno dinanzi, e vi

domanderanno con un sorriso amorevole: — E noi? — Ah sì! — voi

esclamerete allora, ripigliando la penna rasserenati e animosi: — non

foss’altro che per voi, io lavoro!

E quando voi, mettendovi a scrivere colla impressione viva di letture,

di persone o di spettacoli che abbiano risvegliata ad un tratto la parte

meno degna dell’anima vostra, ripeterete a voi stessi quella frase d’uno

scrittore che io conosco: — Non voglio imbrattar carta pei bambini o per

le femminuccie; — e una folla fantastica di cortigiane, di giocatori, di

libertini, di adultere vi verranno intorno coi volti accesi e convulsi,

e vi diranno: — Scrivi per gli uomini; noi siamo la vita: ritrai; — e

voi, forzando vigliaccamente la vostra natura per non parer semplici e

sciocchi, comincierete a ritrarre; — allora vi ricompariranno dinanzi

quelle due immagini bianche, e accennando la carta che avrete nascosta

arrossendo, vi domanderanno con un viso turbato e severo: — Che scrivi?

— Ah no! — voi esclamerete allora lacerando lo scritto: — Mai! non

foss’altro che per rispetto vostro, mai!

E quando, scrivendo con un’ispirazione serena ed onesta, vi tremolerà

alla mente, or sì or no, un concetto alto e bello, e starete là

immobili, intenti, coll’arco dell’intelletto teso, per colpirlo nel

punto in cui vi balena; e dopo molto sforzo riuscirete a coglierne un

raggio, e vi fallirà il vigore per prolungar la prova, e direte a voi

stessi: — Basta, forse c’è già un’evidenza ch’io non ci scorgo, forse il

lettore afferrerà il concetto intero alla prima; — (artificiose

illusioni di artisti sfibrati) allora, forse, vedrete qualcosa agitarsi

sul vostro capo, ed alzando gli occhi vi appariranno le due immagini

bianche, su, molto in su, sorridenti e serene, le quali vi accenneranno:

— Qui, bisogna salir fin qui, ancora uno sforzo, fino a noi! — E allora

voi vi riporrete intorno al vostro concetto, lo afferrerete forse

subito, forse lo avrete già afferrato.

Ah, voi, immagini bianche, non credete di poter tanto, voi, innocenti e

modeste? E se vi dicessi che v’è qualcuno che, parlando con voi, sente e

si rimprovera altamente e amaramente le lacune che ha nel capo; — che,

uscendo da casa vostra, rinnova ogni giorno il proposito di mettersi a

studiar molto, molte cose, ed in furia, per ridursi presto in grado di

rispondere a tutte le vostre domande e soddisfare tutte le vostre

curiosità; — che la sera tardi, forse mentre a voi, prese dal sonno,

sfugge il libro di mano, egli apre i suoi, ne apre uno, lo smette, ne

apre un altro, lo chiude, vorrebbe scorrerli tutti insieme, non lo può,

s’inquieta e si rattrista, dicendo: — Dovevo studiar prima, — e si

conforta: — Avrò tempo a studiar poi, — e si rallegra: — Mi faranno

studiar loro!

Benedette le donne che fanno amare il lavoro!

Voi siete di queste, e avete diritto a un ringraziamento; e più che a un

ringraziamento, a un augurio; e io ve lo faccio a mio modo.

Possa esser reso a chi verrà da voi, — e da tutte le immagini bianche

come voi, — la serenità e l’ardore del lavoro e l’amore della vita

raccolta e pura, che voi ispirate a tutti coloro che vi si avvicinano e

v’ascoltano. Se avrete nella vita delle ore vuote o dolorose, vi possano

venir dinanzi tutti quelli che da voi hanno attinto forza, ispirazioni

gentili, e pace, e dirvi l’uno: — Ho scritto un romanzo, il più nobile

personaggio è una donna, leggete, siete voi; — e un altro: — Ho fatto

una statua che rappresenta un angelo; venite a vedere; ho colto

l’espressione del vostro viso quando dite dei versi che vi fanno

piangere; — e un terzo: — Ho scritto un’opera di matematica, ridete

pure, non è cosa per voi; ma molte volte, quando mi cadeva la testa

dalla stanchezza e dal sonno, mi ricordavo di voi e ripigliavo coraggio;

vi porgo il libro per questo. — E... sentite ancora, vi dirò una

bizzarria, ma la dico col cuore. Possa venire un giorno in cui ciascuna

di voi, madre d’un uomo onesto, operoso ed insigne, stando la sera nella

sua stanza a rileggere un libro che gli ricordi il collegio o le sue

conversazioni di fanciulla, oda a un tratto nella via un gridìo confuso

e un suono di banda; e giunga in quel punto, a passi concitati, un amico

che le dica: — È il popolo che acclama vostro figlio! — e questo figlio

sia presente, e afferrandovi per un braccio e accennandovi il balcone

illuminato dal riflesso di cento fiaccole, le gridi: — Madre! il tuo

posto è là!

E chi può affermare che non spunterà un tal giorno per voi? Oh!

tremolatemi sempre dinanzi agli occhi, care immagini bianche.

Ricordi del 1870-71 · 第 43 / 47 题