“No! Qui subito! Non voglio....” gridò con accento imperioso la madre,
balzando in piedi.
Il dottore la trattenne e la fece risedere. I ragazzi si fermarono;
tutti tacevano; si sentiva in lontananza un rumore confuso.
Il dottore prese i due ragazzi per mano e li condusse alla finestra, e
tutti e tre cominciarono a guardare attentamente verso la campagna. Il
dottore parlava a voce bassa e accennava qualcosa di fuori; i ragazzi,
col braccio teso, accompagnavano i suoi movimenti.
“Eccoli,” disse sotto voce il più grande.
Si sentiva un brulichìo più distinto.
Il più piccino mormorò, facendosi pallido: “Non si reggono quasi in
piedi! “
“Dottore!” esclamò la madre con accento supplichevole senza ardire di
moversi dall’angolo della stanza dove si trovava.
Dopo qualche istante di silenzio e d’immobilità, i due ragazzi, con un
solo movimento improvviso e rapido, si voltarono indietro inorriditi e
appoggiarono il viso sulle spalle del dottore.
Avevan fatto sedere i due soldati sull’orlo di un fosso; nel chinarsi,
uno di essi era caduto.
“Dottore!” disse ancora una volta la signora con una voce appena
intelligibile.
Il dottore posò le mani sul capo dei due ragazzi, e facendoli voltare a
forza il viso verso la campagna, li tenne tutte e due così, immobili,
colla fronte alta, pallidi, dicendo severamente:
“Guardate!”
Per un minuto, in quella stanza, non si sentì un alito; a un tratto la
signora cadde in ginocchio colle mani giunte.
Un momento dopo si sentì una scarica fragorosa.
La signora mandò un grido altissimo, si slanciò sui figliuoli, li
strinse al petto con impeto disperato, e coprendoli di baci e di
lagrime, proruppe in una voce mista di pietà, d’angoscia, di terrore e
d’amore:
“Oh promettete a vostra madre che sarete valorosi.... sempre!”