MASTICA. Padrona, la cena è in ordine e vi potrete sentare quando
volete.
SENNIA. Fa' che non manchi nulla, ché verrò poi.
MASTICA. Non bisogna tardar piú perché le vivande stanno a disaggio,
si guastano.
SENNIA. Non mi dar fastidio.
MASTICA. Come volete si serva: alla francese o alla italiana?
SENNIA. (Emmi venuta questa bestia dinanzi per non farmi dolere quanto
vorrei).
MASTICA. Volete condisca la carne col petrosemolo, col coriandolo o
col petrotimo.
SENNIA. (Dio mandi malanno a te e alle tue minestre!). Vien qua, uomo
da bene.
MASTICA. Non chiami me?
SENNIA. Non ci sei dunque?
MASTICA. Questo nome non convenne mai né a me né ad alcuno di miei
antecessori.
SENNIA. Vien qua dunque, ribaldo piú d'ogni ribaldo.
MASTICA. (Questa vecchia sta con gli occhi rossi come avesse pisto
cipolle: non so che se l'aggira per lo capo. Certo ará scoverto
qualche cosa di Lampridio e n'ha rabbia e dispetto. Oh che tutta la
casa fusse a questo modo e che a me solo toccasse una volta empirmi la
pancia a mio modo!).
SENNIA. Vien qua presto! che borbotti?
MASTICA. Avertete, padrona, ch'io non ho colpa nessuna nelle cose di
vostra figlia, avertete.
SENNIA. L'escusarsi senza bisogno è un manifesto accusarsi. Dimmi un
poco: ti par cosa convenevole che tu, nato e allevato in casa mia e
sempre ben trattato, m'abbi tradito nel modo che hai tu fatto?
MASTICA. Io traditore? questo non si troverá mai.
SENNIA. Portarmi un prosontuoso dinanzi, con dir che sia mio figlio
per farlo adultero di mia figlia!
MASTICA. Oh! che io perda l'appetito per dieci giorni e il gusto del
vino se so nulla di ciò che dite.
SENNIA. Lo nieghi ancora?
MASTICA. L'arciniego ancora. Ti giuro per questo stomaco e questa gola
come non so nulla di quanto dite.
SENNIA. Dunque non sei stato tu?
MASTICA. Voi proprio il dite.
SENNIA. Cosí cotesto stomaco ti sia aperto e a cotesta gola ti sia
posto un capestro dal boia, che non mangi né bevi piú mai, come tu sei
stato cagion d'ogni cosa!
MASTICA. Se trovarete tal cosa, voglio esser squartato e attaccato per
li piedi alle dispense come presciutto, e i miei quarti come carne
salata.
SENNIA. Ma io non vo' darti altro castigo se non che in questa casa,
che tu hai sí poco onorata, non habbi piú mai da mettervi il piede.
MASTICA. Voi burlate! io me n'entro.
SENNIA. Ti lascierò fuor io, e non far piú pensiero d'entrarvi.
MASTICA. Lasciatemi cenar prima, ché me n'uscirò domani.
SENNIA. Ti lascierò fuor io.