MASTICA solo.
MASTICA. Non dubitate, fratelli e sorelle: giá da ora cominciate a far
entrare in suspetto Sennia dell'amor vostro. Lo stomaco di Lampridio è
come la pignata che bolle: Olimpia standogli intorno gli stuzzica il
fuoco; poco potrá tardare che non bolla e non mandi la schiuma fuori.
Iddio voglia che perseveri d'andar bene e la cosa resti qui. Io,
poiché l'arte del ruffiano m'è riuscita, non dubito morirmi piú di
fame. Oh che mercanzia muta, oh che alchimia non conosciuta, dove con
poche parole si fanno molti scudi! E poiché son consapevole de' fatti
d'Olimpia, la terrò sempre soggetta e la farò fare a voglia mia; e
come Lampridio pone la botte a mano, ne faremo bere qualche voltarella
da alcuno di tanti assassinati dall'amor suo. A che se ne accorgerá
Lampridio? che quanto piú se ne beve piú ce ne resta: è forse la
nostra botte della cantina che bevendo vien meno? E se ben si scopre,
che potrá farmi Sennia? potrá altro che spogliarmi questi panni che
m'ha fatto ella e cacciarmi fuora? Almeno se ho da mostrar le carni
nude, le mostrerò grasse e liscie. Fratanto attenderò ad empirmi la
pancia ben bene e massime questa sera che, per esser sposi novelli e
la prima volta che mangiano insieme, staranno vergognosetti, appena
assaggiaranno le vivande con la punta delle dita che le manderanno
via. O Dio, potessi allargarmi questo ventre altro tanto per verso,
spalancarmi questa bocca, accrescermi un altro filaro di denti,
allongarmi questo collo, che se mai fui Mastica ci serò questa sera,
che non cessarò di masticar mai finché non toccherò con le dita che
son pieno fin alla gola. Lascierò le parole, ché non cenino senza me.