XXXV.

Qualche istante meditabondo si librò increscioso per la vasta sala

silenziosa. Il Nervia ringuainò dopo aver salutato il morto, poi si

volse interrogativo al Lascaris, il quale comprese ed agitò il cordone

del campanello che si profilava sull'arazzo.

Al tenue strepito del passo la Marchesa s'alzò.

— Vi chiedo licenza di ritirarmi, nobili signori.

Tre inchini, poi:

— Il signor abate non può offrirvi la mano, signora madre — rispose

Luca Lascaris — Mi permetterete d'accompagnarvi.

Ma l'abate, pur tremando e battendo i denti, s'alzò e pose ogni studio

nel volger le terga al cadavere e, pur essendone attirato ad ogni

passo dalla mala curiosità, pervenne a raddrizzarsi, a irrigidirsi, ad

assumere un contegno decente e, quantunque barcollando, ad alzare la

destra e ad offrirla quasi galantemente alla dama.

— Signor abate, voi siete un eroe — gli sogghignò dietro il Nervia.

Un servo accorso alla scampanellata alzò la portiera e la coppia

scomparve. Il servo ad un cenno di Luca ne chiamò altri e tutti insieme

s'accinsero a sollevare il cadavere dopo averlo avvolto nel mantello.

Mentre il funebre gruppo s'avviava lentamente passando innanzi ai tre

signori, due dei quali in omaggio pio si fecero il segno della croce

curvando il ginocchio, un gentiluomo s'affacciò alla porta e poi si

fece da parte perchè il gruppo avesse agio ad uscire.

— Il conte Embriaco è caduto sopra la punta fatale — disse il nuovo

venuto — _Qui gladio ferit, gladio perit._ Buona pace!

Espresso così leggermente l'epitaffio al morto avventuriero entrò nella

sala e salutò:

— Godo assai, Luca, nel vedervi in buona salute.

— Il marchese Ibleto di Spigno!

— In persona, in ossa e cartilàgini e pelo annesso. La vostra nobile

signora Madre è vegeta e sana? E quel famoso colpo di spada, il cui

effetto ho appunto osservato, è dunque opera vostra?

— Opera mia, signor marchese!

— Almerico di Nervia! Signor duca, vi sono schiavo, e mi dichiaro

lieto di trovarmi in paese di conoscenze. Cioè, domando perdono....

presentatemi al signore, vi prego. Luca!

— Il nobile Camillo Altariva — mormorò invece il Lascaris additando

nello scostarsi il terzo presente.

L'occhio vivo dello Spigno ebbe un guizzo. Il vecchietto si sprofondò

subito, per celare la propria sorpresa, in un vasto inchino e

s'accarezzò la barbetta concitato.

— Godo assai nel conoscervi, nobile Altariva!

— Conosco per fama la vostra saggezza, marchese!

— La mia saggezza è frutto di alcuni libri letti e di molto genere

umano osservato. È dunque dovuta più all'età che al merito, dato che vi

piaccia chiamarla saggezza. E godo nel poter constatare che la saggezza

non esiste, dato che esistono soltanto le cose o le astrazioni compiute

e non quelle in via di formazione. La mia saggezza oggi con voi tre

potrebbe completarsi.

— Parlate sempre a indovinelli, Ibleto? Non ne avete perduta ancora

l'abitudine? — esclamò Almerico di Nervia rozzamente. — Le vostre

cartaccie polverose vi divertono dunque ancora?

— Sempre, Almerico, nella guisa istessa che a voi piace di schidionar

la gente.

— Alludete al mio colpo di spada? Fu dato in disfida leale, vi prego di

crederlo, e non senza la testimonianza di questi due signori.

— Vi credo, poffarbacco, vi credo! Emanuele Embriaco non era uomo

da lasciarsi cavare una libbra di sangue senza pretendere di vederci

chiaro e disputarla coi denti e con le unghie. Ve lo credo, Almerico!

E mi dispiace di non aver assistito al certame singolare, appetto al

quale le battaglie scozzesi che l'abate Cesarotti sta mettendo in versi

volgari furono passatempi di bimbi, certamente! E se il conte Embriaco,

non avesse voluto, da ingordo, qual'era, lasciarmi indietro, non ne

sarei stato dal cattivo destino privato!

Camillo Altariva aggrottò le sopracciglia.

— Perdonate, signor marchese, ho mal compreso o avete voluto

comunicarci che dovevate qui venire in compagnia del conte Embriaco?

— V'apponete, infatti, nobile signore?

— Mandati ambedue dalla stessa persona?

— Dal generale Bonaparte, sicuro. Credo anzi che se il generale avesse

un po' prima parlato col vostro umile servo, di me solo si sarebbe

servito, non d'altri, nemmeno del conte Embriaco, ciò che avrebbe

portato assai meglio per lui!

Luca Lascaris e l'Altariva si guardarono: il Nervia più semplice

esclamò:

— Come! Come! Spiegatevi, Ibleto.

— Sono qui per questo. Fatemi portare, vi prego, di che umettar la

gola.... nè vino però, nè rosolio, che la mia renella me lo vieta: un

po' di pura acqua, _acqua fontis, splendidior vitro_ secondo il parere

del Flacco. Ve ne sarò veramente grato!

Fu servito e bevve a lungo.

— L'acqua è veramente il primo di tutti gli elementi — osservò nel

posar la tazza — elemento primo perchè ci dà la salute del corpo di

dentro e di fuori, mentre gli altri non sono mai duplici. Credo però

che questa osservazione sia già stata fatta...

— Lo spero — interruppe l'impaziente Almerico, — e spero altresì che

non siate venuto per fare degli esperimenti sull'acqua del pozzo di

Luca!

— Avete ragione, Almerico! Ma che volete, la vecchia abitudine di

argomentare e di sottilizzare mi prende troppo spesso la mano.

Si lisciò la barba diamantata di qualche goccia.

— Una presa?

Porse al Nervia la tabacchiera.

— Vi ringrazio, ma preferirei ascoltarvi.

— Eccomi dunque a voi.

Parve raccogliersi, ma sorrise invece.

— V'aspettate probabilmente ch'io sia qui per riferirvi o per proporvi

chi sa che. No. Sono qui per consigliarvi.....

— Come il conte Embriaco?

Ibleto di Spigno parve lieto della intenzione irruente del Nervia.

— Come volete ch'io sappia quello che vi ha consigliato la buon'anima

dell'Embriaco? Anzi, guardate, per meglio intenderci, ditemelo.

— Possiamo contentarvi con poche parole. Ci consigliò di non opporci

all'invasione francese.

— E perchè?

— Pretendeva inutile ogni reazione.

— Nulla è inutile al mondo — rispose Ibleto — ogni parola anche la

più astratta ha il suo corrispondente reale. Appunto perchè c'è la

parola, esiste la cosa. Le due sillabe _spettro_, ci offrono una

realtà, come le tre _anima_ e le cinque _perseveranza_. Ogni reazione

è dunque utile. Riconosco alle pretese esposte l'incolto spirito del

conte Embriaco. È vero che si riprendeva spesso la rivincita con altre

qualità. Ma non dobbiamo trattare di ciò. Vi ha dato, mi è duopo di

riconoscerlo, dei consigli, ben superbi ed anche presuntuosi. Comprendo

agevolmente la vostra ribellione. Che! Io non sono qui per offendervi,

che certi consigli sono offese. Io sono qui invece per offrirvi il

destro di confermarvi nei vostri propositi.

Il Falco (Cronaca del 1796) · 第 54 / 67 题