XXVII.

Soglia della stanza di Murat:

_Fiorina_. — È quello dunque il tuo fidanzato?

_Chiara_. — Com'è bello! Non è vero, Fiorina?

_Fiorina_. — Non potrei dire il contrario. E tu l'ami?

_Chiara_. — Oh! Ne dubiti forse? Come lo puoi?

_Fiorina_. — Ma non ne dubito, carissima: ti domando se l'ami?

_Chiara_. — Perchè me lo domandi allora?

_Fiorina_. — Perchè mi sembra una cosa tanto rara di poter amare il

proprio fidanzato, e poi di potersi unire per sempre all'uomo che si

ama! Sei felice, tu, dunque, Chiarina?

_Chiara_. — Tanto! E tu non lo sei felice, Fiorina, col tuo sposo?

— _Fiorina_. — L'hai ben guardato?

L'umile dolce sguardo della damigella Chiarina si posò sul gruppo

formato da Ibleto e da Betto.

*

* *

Leggero declivio verso il torrente: Betto Grimaldi e Ibleto di Spigno.

_Betto_. — Non avrei pensato di trovarvi qui, marchese.

_Ibleto_. — Il che prova la potenza della vostra polizia, Grimaldi.

_Betto_. — Forse, ma prova che ci possiamo incontrare nelle idee

investigatrici, Spigno.

_Ibleto_. — Avreste forse l'orgoglio di equipararci agli auguri di

Catone, Grimaldi?

_Betto_. — Me ne guardi il cielo, Spigno! Vorrei soltanto conoscere le

ragioni che vi trassero qui.

_Ibleto_. — Le vostre probabilmente.

_Betto_. — Non ho ragioni, Ibleto: non ho che dei doveri.

_Ibleto_. — Ve ne lodo, tanto più che io stesso obbedisco a delle

ragioni che possono dirsi doveri.

_Betto_. — Ve ne do lode a mia volta....

Uno scroscio di risa li fece volgere al lato opposto ove il gruppo dei

soldati e del Cavalli s'intratteneva giocondamente per un'interruzione

di Tibullo, e per la seguente ragione:

_Il capitano Cavalli_. — È certo, aiutante Murat, che la vostra vita è

più lieta della mia.

_Aiutante Murat_. — Non potrei, mio caro capitano, adattarmi alla vita

di guarnigione.

_Il capitano Cavalli_. — La sorte del soldato è tutta nell'obbedienza

passiva, aiutante Murat.

_Aiutante Murat_. — Nell'obbedienza passiva, come ben dite, mio

capitano, quando ci sia un generale.

_Il capitano Cavalli_. — (a mezza voce) _Imperator_.

_Aiutante Murat_ — (sobbalzando). Mi permetto di farvi osservare, mio

capitano, che, dopo la rivoluzione sono cessati fra noi i Re e gli

Imperatori.

_Il capitano Cavalli_. — Vi prego di scusarmi, aiutante Murat. Ho

chiamato _Imperator_ il vostro generale alla maniera dei romani: duce

supremo, palladio, insegna della Patria.

Aiutante Murat — (sfolgorando). Ci sto, mio capitano. Voi non potevate

definir meglio il pic... il generale Bonaparte. Imperator! È lui,

sputato. E con lui che bella vita piena d'avventure! Altro che la

vostra di guarnigione!

_Il capitano Cavalli_. — (soprapensieri pronuncia come se succhiasse e

centellinasse qualche cosa di sciropposo); Deus nobis...

_Tibullo_. — (interrompendo e continuando)...... _haec otia fecit_.

Stupore del capitano Cavalli che ha trovato un collega là dove non

credeva esistesse che crassa ignoranza e risata di Murat per lo stupore

del capitano ed eco dei soldati. Ma un solo gruppo non se ne accorse,

quello formato da Marmont, da Filippo Balbi e dal bastardo Lercari.

_Marmont_. — Credo che la vostra decisione, signor Lercari, sia quella

che vi convenga di più, ed io dunque l'approvo. E dò lode al capitano

Balbi che vi ha suggerito la buona via da seguire. Credo che il

generale vi chiederà al vostro comandante ma non credo sia opportuno

che il capitano Balbi ed io stesso ci facciamo vostri presentatori.

_Giano_. — E chi allora?

_Marmont_. — Voi stesso, mio caro. Che ne dite, capitano Balbi?

_Balbi_. — Credo che abbiate ragione.

_Marmont_. — Il nostro generale è sopratutto un soldato. Intende che

non esista barriera fra il suo grado e l'ultimo dei fantaccini. Quando

passa tra le file prende per il mento e per l'orecchio il soldato che

lo fissa più risoluto. Non c'è generale della Repubblica, meno forse

Hoche, che unisca tanto bene la disciplina con la cordialità, anzi con

la famigliarità. Ognuno, anche il più umile, ha il diritto di fermarlo,

di interrogarlo e di chiedergli a tu a tu quello che desidera. Accorda

o nega: e allora guai a insistere. Ma teme le vie tortuose, odia

gl'intrighi e la diplomazia. Dicono che fosse amico di Robespierre

il giovane, ma io credo che ammirasse il dispotismo di Massimiliano

perchè ama le posizioni nette: comandare o obbedire. Ed anche perchè

crede che ogni Stato si debba reggere come ogni esercito, sotto il

dispotismo di uno solo. Dice sempre che è più utile un mediocre, ma

unico, al Governo, che dieci saggi, con dieci pareri diversi, quindi.

Crede alla forza ed alla velocità, anche se la forza possa degenerare

in prepotenza e la velocità in turbine. Ha in sè l'anima di un Brenno

con in più tutta l'esperienza dei secoli sopraggiunti. Travolge: da

Parigi a Nizza ci ha stupìti e ci ha spaventati. A Nizza attendevano

un bellimbusto, come spesso Barras ama distribuire — per disprezzo

scettico di ciò che non sia se stesso — nelle ambascierie, nei comandi

e in tutte le rischiose avventure che tenta da quel rotto giocatore

che è; attendevano un _blanc-bec_ da mangiarsi in un boccone e si

sono trovati dinanzi un giovane, sì, anzi un ragazzo, che se regge

l'anima coi denti e tosse e sputa sangue forse, ha tanto fuoco negli

occhi e tanta febbre nei polsi da domare ben altro che un esercito di

scavezzacolli, ma facili all'entusiasmo, come i nostri soldati.

_Balbi_. — Parlate bene, aiutante Marmont.

_Marmont_. — Vi prego, anzi, di scusarmi, se ho fuorviato, ma col capo

di Stato Maggiore Berthier, con Murat e Junot, io posso intuire del

nostro generale quello che più si avvicina alla verità. E per questo vi

ripeto, signor de' Lercari: se volete che il generale Bonaparte vi noti

e vi esaudisca, domandategli voi stesso quello che desiderate.

_Lercari_. — Seguirò il vostro consiglio, aiutante Marmont.

*

* *

_Chiara_. — Mi sembri poco propensa al mio fidanzato, Fiorina. Perchè?

_Fiorina_. — Non vorrei darti un dispiacere od anche un dolore

confessandoti che non mi piace, Chiara.

_Chiara_. — (con i dolci occhi pieni all'improvviso di lagrime). Perchè?

_Fiorina_. — Ho paura che non ami persona più di se stesso, mia

adorata. Mala raccomandazione per un futuro compagno della vita, di

tutta quanta la vita, Chiarina. Più di te, più del tuo pensiero e

dell'amor tuo, nell'occhio suo freddo e fra le sue labbra sottili

dubito che predomini la sfrenata ambizione.

_Chiara_. — Tutti gli uomini — ce l'hanno insegnato nella storia —

vivono per qualche cosa d'altro che non sia l'amore!

_Fiorina_. — È naturale: per qualche cosa di nobile..... (e stava per

aggiungere: non per qualche cosa di basso come è l'ambizione, ma si

frenò e disse invece)..... ma che importa se tu lo ami! L'importante è

amare: l'essere amati è secondario! E tu l'ami, non è vero, Chiarina?

_Chiarina_. — Se l'amo? L'amo per tutti e due! (e si fece di scarlatto).

*

* *

Betto. — Credete voi a questo generale di Barras, marchese?

_Ibleto_. — Credo a quello che vedo, anzi a quello che vedrò, Grimaldi.

*

* *

_Il capitano Cavalli_. — Voi dunque conoscete Virgilio, amico?

_Tibullo_. — Ci posso marciar sopra, cittadino capitano: sono

baccelliere. E tu?

_L'aiutante Murat_ (pensando, una delle poche volte in cui ha pensato).

Che cosa si sarebbe detto qualche anno fa nelle _Guardie Francesi_

udendo un capitano interpellar col _voi_ un caporale, e il caporale

rispondere col _tu_ al capitano?

*

* *

Un rullare scrosciante di tamburi. Ed una voce stentorea.

— Il Generale!

Il Falco (Cronaca del 1796) · 第 46 / 67 题