— Non importa! — rispose Emanuele Embriaco.
Ed aggiunse, rivolto ai compagni:
— Voglio sperare, per la Dama almeno, che non si tornerà per mare.
Fiorina gli sorrise.
— Conte, avete ragione, ragione da vendere! — concluse Ibleto.
E licenziò la barca.
Mentre per un istinto comune la guardavano allontanarsi, il marchese
fece schermo della mano destra agli occhi, curvandosi: quindi esclamò:
— Ecco quel che temevo!
Alla sinistra indicò, forse a due miglia al largo, verso la Madonna
della Ruota od almeno all'altezza di Sant'Ampelio, la siloetta di una
nave.
— L'abbiamo scampata bella!
— Che è, Ibleto? — domandò Fiorina.
— La prima delle cannoniere inglesi che sorvegliano la costa, e
probabilmente mancano di notizie poichè invece d'essere laggiù
sarebbero qui.
L'Embriaco alzò le spalle.
— A che servono le cannoniere inglesi?
— Ben detto, il moscardino! — esclamò una voce sonora.
Ed uno scoppio di risa coronò l'interruzione.
Dopo il breve greto della foce, una specie di muro a secco si alzava
che parea sbarrasse il corso del torrentello. E proprio lassù i tre che
s'erano voltati di scatto alla risata videro una strana apparizione.
Sporgevano dal muro a secco tre o quattro visi sporchi, dai capegli
arruffati, ma visi ridenti, dentature meravigliose ed occhi neri o
azzurri, brillanti. Sulle teste, in piedi sul vertice del muraglione,
un giovane iddio pompeggiava, un Bacco giovane con qualche fattezza
di pastore omerico. Vestiva una specie di divisa soldatesca a falde
rialzate sopra un paio di calzoni a righe, corti e sfrangiati:
null'altro: nè camicia, nè berretto, nè tracolle, nè armi, nulla
fuorchè una sciabola brandita dalla destra in alto sopra la selva dei
capegli biondi arruffati. Le carni bianche apparivano da innumerevoli
buchi dei calzoni, legati pur tuttavia un po' sotto il ginocchio da un
nastro rosa, che vantava chissà quale provenienza.
— Ben detto, il moscardino! — ripetè quel giovane iddio selvaggio — ben
detto, parola di Tibullo, qui presente, soldato della Repubblica, una e
indivisibile, armata del Varo!
Le teste apparenti sul muro a secco fecero un coro assordante.
— Per l'Ente Supremo e per le corna di Barras, riprese Tibullo sempre
rivolto ai tre attoniti, o l'unico figlio di mia madre, la gloriosa
Cornelia delle Halles, si sbaglia come un deputato, o scorgo un viso
degno dell'ex Maria, sposa dell'ex Giuseppe e Madre del cittadino
Gesù! Non sia mai detto che i soldati della Repubblica dimentichino
gli omaggi dovuti al sesso! Io mi rammento d'essere figlio di
_Brin-d'amour_, sergente bianco del tiranno Capeto e amico personale
di Danton il quale come ognun sa, aveva un forte debole per le donne.
Camerati, un evviva per la cittadina che viene dal mare come la
ex-Venere!
Il coro assordante ricominciò. Poi tacque ad un tratto sotto l'ordine
di Tibullo, il quale saltò dal baluardo, venne innanzi alla marchesa
e fece un inchino strisciato degno d'un maestro di ballo, alzò la
sciabola lucente e d'un colpo si tagliò, tenendola tesa con la sinistra
una ciocca di capelli che sparse ai piedi della dama.
— Non ho berretto da levarmi e debbo scoprirmi ad ogni modo davanti al
sesso. Scusa, cittadina, ma ognuno si scopre come può.
— Sei galante, cittadino Tibullo — rispose Ibleto rinvenuto per il
primo dalla sorpresa — e grazie all'Ente Supremo che ti ha posto sulla
nostra strada! Libertà, eguaglianza....
— .... e fraternità! — compì il soldato.
Le teste sul muro a secco s'agitarono.
— In quanto a voi, camerati, rimettete le vostre ricche assise per
presentarvi convenientemente dinanzi alla dama.
Le teste scomparvero.
— E tu, cittadino, — chiese Tibullo volto all'Embriaco, per il quale
provava un'istintiva simpatia per gratitudine dello sprezzo verso le
cannoniere inglesi — non dici nulla, cittadino? Hai esaurito il tuo
repertorio?
— Ti ascolto, cittadino, e imparo!
La celata ironia non isfuggì al soldato che aggrottò le sopraciglia.
— Oh! Oh! Cittadino, la tua risposta puzza d'aristo una lega lontano.
Non c'è più Massimiliano, è vero, ma il _piccolo_ ama i _çi-devants_
come il fumo negli occhi, te ne avverto.
— Chi è il _piccolo_, cittadino?
Apparvero di dietro al muraglione abbigliati, chi più chi meno come
Tibullo, cinque o sei soldati ridendo a gola spiegata.
— Il _piccolo_? Domanda chi è il _piccolo_?
— È il _piccino_! Il _tira l'anima coi denti_!
— Il nostro generale che ci ha promesso grasse città e belle donne.
— Ed ha ragione!
Una mano si levò per carezzare il viso di Fiorina ma si ritrasse
immediatamente sotto una scudisciata.
— Morde la donnetta — urlò il colpito.
— E morderà ancora! — aggiunse Fiorina lasciando ricadere lo scudiscio
sopra un viso che s'avvicinava troppo al suo.
Qualche picca e qualche sciabola fu brandita e non mancò un fucile
maneggiato — per qualche evidente ragione d'utilità immediata — come
un bastone. Ma Ibleto e l'Embriaco fecero scudo alla dama e Tibullo
s'interpose.
— Giù le zampe, camerati!
Con un po' di buona volontà s'ottenne un relativo silenzio, quale
almeno occorreva per farsi intendere. E ne profittò immediatamente
Ibleto rivolgendosi al soldato:
— Non siamo qui nè per errore e nemmeno naufraghi, come i tuoi camerati
vogliono credere, cittadino: siamo qui venuti volontariamente e
portiamo con noi un salvacondotto che speriamo ci procurerà un po' di
rispetto.
Tibullo non battè ciglio: attendeva. Lo Spigno continuò:
— Una lettera del generale Laharpe.....
Il soldato salutò.
— .... al generale Nissard....
Nuovo saluto.
— ... che comanda, crediamo, la tua divisione.
Tibullo crollò il capo.
— Niente Nissard, cittadino.
— Comanda forse Massena?
— Niente Massena, cittadino.
— È tornato per caso Serrurier? Fa lo stesso.
— Niente Serrurier!
— Augereau allora?
— Niente Augereau!