Nella notte in cui era avvenuta la morte violenta del Seborga, mentre
Luca Lascaris da una parte e l'Embriaco dall'altra, erravano alla
ricerca dei marchesi di Spigno, Camillo Altariva accompagnato da due
servi giunse all'accampamento del Nervia. Edotto sommariamente di
quanto era accaduto e della partenza dei due drappelli, partenza che
disapprovò, si ritrasse nella tenda di Almerico e più regolarmente dei
due che erano partiti lo mise a giorno degli avvenimenti. Parlò così:
— Posso errare, sebbene non lo creda, ma l'assalto di Sant'Antonio
mi fa pensare che non si tratti d'una delle solite scorribande
francesi, nè di semplici affamati alla ricerca di bottino. Sono
accaduti tre fatti che non mi spiego. In primo luogo i banditi che
hanno occupato Sant'Antonio non sono fuggiti dopo il colpo di mano,
ma l'occupano ancora. Perchè? Si sentono dunque protetti alle spalle
e quindi si tratterebbe d'un'avanzata vera e propria, non d'un
semplice sconfinamento. È un'avanguardia, lo sento. Ma di chi? Forse
dell'esercito del Varo? Ma fino a pochi giorni or sono l'esercito del
Varo si componeva di pezzenti privi non solo d'armi e di munizioni, ma
di vestiti e di vettovaglie. Fino a pochi giorni or sono si trattava
di un'accozzaglia indisciplinata con qualche ufficiale per insegna
più che per vera inquadratura d'esercito. Si è dunque compita una
riforma radicale, ed una mano robusta ha preso la guida di quel gregge
disperso? È un pensiero che m'assilla e mi preoccupa davvero.
— Lo comprendo, Camillo — rispose il Nervia.
— Altro fatto non meno importante. Betto Grimaldi ha ricevuto un
messaggero. Si tratta, è vero, di Filippo Balbi, suo futuro genero,
il quale per quanto messaggero _pro forma_, è sempre ufficiale della
Serenissima distaccato presso il Comando Francese. Quale comando? Ecco
il problema. Fino ad oggi fu a Parigi. Ma oggi? Che abbia seguito
il nuovo generale in capo e che sia presso il Grimaldi per chiedere
il lascia passare? Voi sapete che cosa ci sia costato l'opporci ai
francesi due anni or sono.....
Almerico di Nervia aggrottò le sopracciglia: qualcuno meno temprato di
lui avrebbe rabbrividito. Rispose con voce sorda:
— Lo so.
— Non risolleviamo dolorosi ricordi. Se è destino si compirà. Ma
ricordate però — questo sì — che la città, ligia a Betto Grimaldi e
alla Serenissima, oggi, e ieri presa dalla fremebonda pazzia parigina
tanto da innalzare quello scherzo di cattivo genere, parodia d'albero
di cuccagna, che chiamarono albero della libertà, ricordate che la
città sola è nostra nemica e che merita un esempio. Vassalla dei
Lascaris, dei Nervia e degli Altariva, si darebbe al primo venuto
piuttosto che a noi ed al re. Mi comprendete? Mi approvate?
— Vi comprendo e v'approvo.
— Ordunque stringiamoci noi due, noi due, in questo patto: la città
nostra!
— Per il Re!
— Sia: per il Re. Ma nostra!
— E di Luca Lascaris!
— E di Luca Lascaris. Ma poco possiamo contare sul nostro compagno
valoroso e fedele di due anni or sono. È dominato da una folle passione
per quella castellana di Spigno....
— Ma Fiorina è con noi, per il Re!
— La donna segue il vincitore.
S'alzò, uscì sulla soglia della tenda e rientrò.
— Che notte! Sembra fondo inverno. Che ore saranno?
— L'alba fra poco. Ma non mi avete confidato il terzo avvenimento al
quale alludevate poco fa.
Camillo Altariva fece appello alla memoria.
— Avete ragione: ecco qua: è sparita la contessa Lascaris madre.
Il Nervia più che colpito guardò stupito l'interlocutore.
— Sparita! E in che modo? Spiegatevi.
— Facilmente. Ieri mattina la contessa uscì dal castello per la
cavalcata abituale, seguita al solito da una scorta di quattro uomini.
Non tornò, od almeno ieri poco prima del tramonto, quando io sono
passato al castello per cercarvi Luca e recarmi qui con lui, seppi
che non era tornata. Il fatto è senza precedenti: la contessa Isabella
non ha mai prolungato oltre due ore la cavalcata mattutina. Le ultime
notizie sono queste, madre e figlio uscirono insieme, girarono il
forte, si separarono: Luca discese per guadare il Roia e girar Roverino
per recarsi al vostro convegno, e la contessa, pare, scese verso il
Bevera. Poi nulla più se ne sa.
— E in città? Che sia rimasta presso Chiarina Grimaldi?
— No: l'abate Bernardino Viale che vidi al castello, veniva appunto di
città: niente contessa Isabella.
— E allora che sospettate?
Camillo Altariva si strinse nelle spalle.
— Sospettare è inutile. Credo che sia al campo francese.
— Al campo francese? Sostenete allora che esista un campo francese?
— Non lo metto più in dubbio.
Seguì un lungo silenzio. Lo ruppe il grido d'allarmi della scolta.
I due gentiluomini s'alzarono e trassero verso l'uscita. Un sergente
s'avvicinava. Fece il saluto e rimase in posizione immobile.
— Che c'è, sergente? — chiese il Nervia.
— È avvistata una mano d'uomini, monsignori.
— Conosciuti?
— La scorta dell'illustrissimo signor Conte Lascaris.
— Sta bene. Libero passo. Chi sa — proseguì rivolto all'Altariva — che
Luca non ci accompagni i marchesi di Spigno. Avremo così qualche altra
notizia importante. Ibleto è un gazzettino ambulante. Del resto, avete
mai osservato, Camillo, che le notizie su ciò che ne avvicina arrivano
sempre da lontano e ci sono portate dagli estranei?
— È naturale. Anime e cervelli sono presbiti, Almerico.
S'incamminarono verso il limite del breve spiazzo a dorso di collina su
cui l'accampamento sorgeva. Il duca di Nervia doveva essere ben sicuro
del suo servizio di scolte d'avamposti e di sentinelle perdute per
accampare in luogo così facile a sorprese, sprofondato fra i picchi e
le creste, avvallamento a sua volta vertice di collina ma circondato
da minacciose muraglie scoscese, oltre le quali avrebbero potuto
impunemente affacciarsi truppe nemiche dopo una preparazione facile
d'imboscata. Vero è che vi si intrecciavano i due sentieri, ma il
luogo era chiuso, era soffocato, e sotto lo spicchio di cielo nuvoloso
tagliato e frastagliato bizzarramente dai picchi, avea l'apparenza
d'una fossa difficilissima ad essere difesa e pronta a diventar tomba.
— M'accorgo adesso, Almerico, della strana località che avete scelto
per accampamento, — disse Camillo un po' sorpreso.
— Non l'ho scelta: l'ho subìta. Ma non temete: ho disposto un vasto
servizio di sorveglianza in alto e in basso.
— Oh! lo credo: vi conosco.
Proseguirono in silenzio, fino ad una gola oltre la quale si scopriva
un tratto di sentiero già occupato dalla truppa che giungeva.
— È Luca Lascaris. Ma chi viene con lui? Si direbbe una portantina o
una barella.
— Che abbia incontrato gli Spigno? — rispose Camillo con qualche cosa
su le labbra che somigliava ad un sorriso: è proprio il caso di dire
che Eros lo protegge.
— Se è portantina, è troppo rozza per esser degna della bellissima
Fiorina. Ma non mi sembra, no anzi non è. Guardate: si direbbe un
convoglio funebre.
— Avete ragione.
I due, preoccupati, avanzarono lentamente, non perdendo mai di vista la
comitiva sopravveniente. La quale incominciava adesso la salita per cui
la rozza portantina vista di scorcio, somigliava ad un informe bagaglio
sopportato da due uomini di fatica.
— È una barella! — esclamò ad un tratto il Nervia.
— Lo sospettavo! — rispose l'Altariva.
La comitiva si mostrava a breve distanza: i due gentiluomini
affrettarono il passo.
— Almerico — gridò la voce di Luca Lascaris, — avvicinati, amico!
Il chiamato obbedì: la truppa sostò e si divise in due ali: non rimase
nel centro che la barella deposta sul terreno e il prete ritto da capo.
Luca Lascaris prese la parola, sordamente:
— Guarda tu, Almerico, se riconosci colui che giace morto colà: io gli
ho tolto stamane quello che ieri gli avevo donato poichè l'anima sua
più non bada ai doni terreni. Guarda, Almerico!
— Il mio vecchio Seborga!
Non una lagrima brillò sul viso bruno del Nervia: impietrò. Piegato
il ginocchio vicino alla barella, tese la mano sul capo informe del
cadavere.
— Che monsignore Iddio ti abbia presso di sè, mio vecchio Seborga!
— Amen — rispose il prete.
— Camillo, Luca, io desidero che il mio vecchio servo riposi vicino
a coloro che ha servito ed amato durante una lunga vita che fu tutta
devozione e sacrificio. Non vi dispiaccia unirvi a me nel pio tributo
che intendo portare a colui che considero della mia casa.
— Noi siamo con te, Almerico — rispose Camillo Altariva.
Luca Lascaris piegò, annuendo, sulla sella.
— Al castello dei Nervia!