Il signor abate Bernardino Viale, in Arcadia Amarillo Glucosio,
invitato dalla Marchesa Isabella aveva alzato il bicchiere sottile
colmo di giallo vino spumoso, così cominciando un sonetto improvvisato
ad onor dell'Embriaco:
_L'ospite viator, che, stanco il piede,_
_bussa alla porta della magion, sia,_
_poichè di Marte dai perigli riede,_
_il bene accetto.................._
quando contro ogni etichetta, all'improvviso, i due battenti della
porta che sbarrava la gran sala s'aprirono ed apparve fra due torce,
un volto severo di gentiluomo. Se l'abate rimase interdetto e gli si
essicò nel gorgozzule la fonte d'Ippocrene, se la Marchesa Isabella
aggrottò le sopracciglia spazientita, se l'Embriaco sentì rimescolarsi
in cuore un non so che di simile all'inquietudine, il Conte Luca
Lascaris invece si alzò di scatto col viso irradiato dalla gioia, e
gridò:
— Camillo!
Il nuovo arrivato, un uomo di mezza statura dal volto più che severo,
cupo, d'un pallore ossessionante che spiccava ancor più sull'abito
nero privo, meno che ai polsi, di un qualsiasi pizzo o ricamo, fece
un inchino profondo alla Marchesa e, prima di fermarsi sull'Embriaco,
lasciò per un attimo posar lo sguardo un po' sprezzante sull'abate,
il quale, appena lo potè senza farsi scorgere, si crocesegnò
frettolosamente e borbottò una preghiera latina che sapeva di
esorcismo.
E del resto Camillo Altariva autorizzava paure e scongiuri. Nobile
senza titolo, possessore d'una ingente fortuna e del castelletto
grifagno sul mare che quello dei Lascaris teneva in soggezione,
era temuto più per idea che per volontà, giacchè fuggiva i simili
e non viveva che tra i vecchi libri pieni del dubbio di cui andava
stanca e infelice l'età penosa che attraversava. Non superbo forse,
ma schivo degli uomini che forse non odiava, ma non amava certo,
dal solitario nido ove passava la triste vita, s'era ad un tratto
mischiato ai suoi pari, per nascita se non per pensiero, incitandoli
alla resistenza contro la marea eguagliatrice dell'invasione francese.
Il conte Luca Lascaris ne subìva l'influsso in modo tale che il solo
nome dell'Altariva bastava a farlo ribellare pur anche alla madre,
autoritaria così che la nuora aveva dovuto abbandonare il castello per
sottrarsi ad un dominio che non sapeva tollerare. Anzi la fuoruscita
della contessa, che si usava attribuire alle inquietudini dei tempi
— aveva emigrato a Torino e seguiva ora le peripezie della Corte di
Savoia — era avvenuta per consiglio dello stesso Altariva, donde la
poca cordialità della marchesa Isabella, sempre all'erta e sempre
sospettosa.
Fermo sulla soglia il nuovo venuto si guardò intorno un attimo, fece
poi un profondo inchino alla dama, un cenno breve all'abate, un più
cordiale al Lascaris e frenò la poco piacevole meraviglia scorgendo
l'Embriaco a lui ignoto di persona.
— Mio nobile vicino — disse il conte Luca non senza una qualche
titubanza — voi mi avete fatto felice venendo al mio castello. Vi
prego, prendete posto accanto alla mia signora Madre: l'ospite nostro,
il conte Emanuele Embriaco.....
L'Altariva impercettibilmente trasalì.
— .... sarà felice al par di me nel conoscere il nobile Camillo
Altariva.
— Il nobile Camillo Altariva! — ripetè l'Embriaco alzandosi di scatto.
— Ma io mi vanterò di questo giorno come del più fortunato.....
— _Albo signanda lapillo_ — mormorò l'abate seccato d'esser rimasto a
mezzo del suo peccato con le Muse.
— Vi ringrazio di tutto cuore, signor Conte — rispose l'Altariva con
una certa quale freddezza non priva d'una punta d'ironia. — E mi duole
dover rispondere poco aggradevolmente alla vostra cortesia chiedendovi
licenza di sottrarvi la compagnia del conte Luca, al quale ho una
importante e urgente comunicazione da fare.
L'Embriaco rispose a sua volta con un inchino garbato ma non privo
d'altezzosità.
— A me chiedete venia, signore? Chi son io se non l'ultimo degli
ospiti, quando è presente la graziosa marchesa Isabella di Spigno,
contessa Lascaris di Tenda?
Corse il figlio al riparo, e d'impeto come soleva:
— Camillo, che c'è di così misterioso che mia madre e il mio maestro
— fece un cenno all'abate — non possano ascoltare? In quanto al conte
Embriaco.....
Qui s'arrestò. Non voleva confessare che gli giungeva latore d'un
biglietto della Marchesa di Spigno. Ma l'esitazione del figliolo fu
tagliata a corto dalla madre, che intervenne prontamente.
— Il conte Embriaco è un amico, signor Altariva.
Pronunciò la parola _amico_ quasi le donasse uno strano significato. E
l'Altariva ascoltò senza stupore, o almeno senza mostrarne. Soggiunse
appena:
— Vorrei poter dire altrettanto.
— Mi lusingate, signore d'Altariva — replicò il fuoruscito.
Al che l'altro pronto:
— Altariva soltanto, signor Conte!
— Come si diceva soltanto Rohan allora, fino a pochi anni or sono.
— La nobiltà degli Altariva, intervenne in buon punto l'abate, risale
a Magone cartaginese, come risale alla Imperatrice Eudossia, per non
addentrarci nelle caligine dei tempi barbari, quella dei Lascaris. Voi
non ignorate, signor Conte, che la famiglia dei Barca.....
— L'abate è partito con la lancia in resta — esclamò il Lascaris,
e se non interviene la signora mia Madre, nessuno qui ha potestà di
arrestarlo....
— Magone cartaginese nella sua terza spedizione contro gli Ingauni,
cacciato nell'occidente da un Appio romano o ligure con cittadinanza
non bene identificata, approdò secondo la tradizione....
L'Altariva lo fermò col gesto:
— Non mi sembra, signor Abate, degno della vostra abitual cortesia
tessere lodi alle nostre famiglie, quando è dinanzi a voi il
discendente d'uno dei ventinove Alberghi della Serenissima, nobile del
Portico vecchio e del libro chiuso.....
— Tu non m'inganni con le tue spagnolerie, — pensava intanto il
fuoruscito, — e sarebbe assai meglio farti sputare quello che mastichi
e che può essere interessante, per me almeno. Ma come fare?
La Marchesa Isabella era intervenuta nel dibattito. L'udir vantare la
schiatta dei Lascaris l'era dolce, ma non quanto le lodi e glorie degli
Spigno.
— La nobiltà piemontese — disse — non la cede a nessuna per antichità e
per belle imprese. La famiglia degli Spigno.....
— ....è antica almeno quanto lo son le rose, — aggiunse con bel garbo
il genovese — e non vedo la necessità di cercarne la ragione risalendo
a Bisanzio o tanto meno a Magone.
Un sorriso della dama fu il ringraziamento, e non il solo. Amarillo
Glucosio andò in estasi, levò le braccia al cielo e chiese all'Embriaco
il permesso di tornire un madrigale sul detto memorabile. E l'Embriaco
stava per accordare il chiesto permesso, quando giunse all'orecchio
dei commensali, non troppo chiaro ma sicuro, il brusìo crescente
di una folla, brusìo che il vento di ponente a intervalli portava
distintissimo come se la gente si trovasse nella stanza vicina.