due, che occorse circa due anni dopo di vedere

à tutto il popolo nel porto di Edimburgo, & fù

tale. Vna grandissima naue, il nome della quale, &

lʼinsegna era di San Christophoro, essendo stata

rimenata da vna dellʼIsole dellʼHebride, doue lʼera

stata allʼancora tre anni interi; fù tirata in

terra, & fù trouato per tutto, doue ella era stata

sotto acqua hauer ripiene le sue tauole, & legni

principali di così fatti vermi, tanto principiati,

che senza forma, quanto di già ben formati; & però

si potrebbe pensare, che tal virtù fusse veramente

ne i legni tagliati de gli alberi di quelle Isole,

& che quella naue fusse stata fabricata di così

fatto legname; sopra il qual proposito, lasciando

considerare à chi legge quel che glie ne pare;

noi diremo vnʼaltro simil caso pur naturale,

che accompagna necessariamente i sopra detti.

Vn gentilʼhuomo Scozzese studioso molto delle

Marauiglia della cose degne di consideratione detto Alessandro

natura alla quale Gallouidiano sacerdote della Chiesa Kilkedense,

discorso humano trouandosi alla marina, & pigliando dalla riua

non può arriuare. di quellʼaliga, che ordinariamente vi si ritroua

in copia; trouò tra i sermenti di essa sino alla

radice ò principio suo, & per tutto alcune piccole

conche, per la qual cosa marauigliatosi molto, &

cercando ancora più oltre, ne aprì curiosamente

alcune; per il che se prima si era marauigliato,

allʼhora ne rimase stupefatto; perciochè non vi

trouò altrimente dentro pesce (come dellʼaltre

Conche auuiene) ma vccelli dentro de i nicchi loro,

& così grandicello ciascuno, come la grandezza

delle Conche capiua in suo proportione. La qual

cosa egli mostrò ad altri largamente sì, che non

si hebbe punto di dubbio sopra la cosa per sè

stessa, ma si bene sopra la cagione di essa cosa.

Onde per questo essempio diuerso dal primo, noi

pensiamo di potere attribuire la virtù di tal

Occeano Padre procreatione non tanto à gli alberi soli, quanto

delle cose, così allo stesso mare occeano ancora, interuenendoui

da Homero la materia accidentale atta à ricceuere diuerse

forme da quello, come da principale agente; per la

qual cosa Homero lo chiamò Padre delle cose. Onde

noi possiamo facilmente conoscere, che Enea Siluio

Piccolomini nobile Sanese, il quale fù poi per le

Il Piccolomini non sue virtù chiamato al Pontificato, huomo per altro

s'ingannò, ma fù nelle scienze eruditissimo, nel suo itinerario,

ingannato. ò descrittione delle tre parti, del mondo, tenne

altra oppinione in questa cosa, di quello, che

nʼè la verità: perciochè seguitando dalle persone

non conosciute scritti, o memoriali incerti, non

essendo lui giammai stato in Scotia; riferisce,

che i pomi di quelli alberi di quellʼIsole caduti

nel mare si conuertono in vccelli; pensandosi

che quei pomi così come caggiono si trasmutino

con poco, et breue intermedio in quegli animali,

Non essendo i pomi ma ciò apparisce esser falso, perciochè della

di materia corruttion di essi pomi à poco à poco, & non

consistente, & subitamente si generano i vermi, come ancora ne

dura non par i legni già detti (se pur anche de i pomi sia

verisimile, che i vero che naschino, del che non hauendo da gli

vermi, che ne Scozzesi tal chiarezza hauuta, ci risoluiamo à non

possino nascere lo credere) i quali poi cresciuti per interualli

prendino forza, alla perfettion da noi descritta i pomi restano in

& vigore come gli nulla: la qual cosa non essendo stata à bastanza

altri vccelli che considerata, è stato creduto, che ciò sia per via

nascono del legno. di miracolosa trasmutatione, più tosto, che per

natural cambiamento di natura come egli è col mezo

lungo della putrefattion della materia preparata à

ciò fare, quando la sia dal suo principale agente,

che è il mare, aiutata. Et qui faremo fine di

parlare in tutto dellʼIsole Hebride, se non, che

noi ridurremo in consideratione del lettore, che

Thule fù nome il nome dellʼIsola Thule è commune ad altre Isole

commune di queste ancora, oltra la propia, & vera Thule; la qual

Isole cosa è ben dimostrata da Tacito, dicendo lui, che

settentrionali. lʼarmata Romana mandata à costeggiare allo intorno

la Brettagna da Agricola, allʼhora presidente dei

Romani nellʼIsola, vide, & scoprì lʼIsola Thule;

il che non si può intendere à modo alcuno della

vera Thul, la quale si troua secondo Tholomeo

posta tra le Isole Scethlandice pur assai di là

dalle Orcade, & vicina alla Noruegia, per la gran

distanza che vi è. Ma perciochè da gli Scozzesi è

chiamata sino ad hora prima Thule lʼIsola dʼIla, &

seconda Thule lʼIsola di Leuissa da noi ricordate

tra lʼHebride; si può fare euidente coniectura, che

vna di queste fusse stata conosciuta da i Romani, &

non quello da Tholomeo descritta, & da gli huomini

venuti di poi ben conosciuta lontana dalla Scotia

trecento miglia, se già non hauessero essi hauuti

gli occhi lincei, poichè non si ha memoria, che i

Romani si allargassero dalla costa per ricercar

Islanda. alcuna ventura in alto mare. Et Islanda ancora

Isola posta nel mar congelato, & stimata vltima

à settentrione, & doue si nauiga per il traffico

de i pesci, si chiama tal volta da gli scrittori

Farina di pesci in Thule. In questa i pesci sono in luogo di pane à

Islanda. i suoi popoli; perciochè risseccati i pesci sino

allʼvltima durezza, ne fanno farina, la quale

poi composta à lor modo ne fanno pane, il quale

Orcadi Isole in si mangiano cotto sopra de i carboni. Appresso

numero 30 allʼHebride sono le Orcadi, parte di esse nel mar

Deucallidonico, & parte nel Germanico; delle quali

Pomonia. la più nobile è Pomonia, non essendo lʼaltre di

tal consideratione, che nessuna di esse meriti

particular descrittione, come che lʼarriuino al

numero di trenta, diuise, & separate dallʼOcceano,

lʼvna vicina allʼaltra con spatij breui, & angusti;

sì che alcuna ancora ve nʼè ben piccola, & ancora

non habitata, nè calcata da gli huomini se non da i

pescatori, ò da i corsari, ò pirati. Et già furono

sotto la giurisditione de i Pitti, le quali da i

Sassoni quando cominciarono ad aiutare i Britanni,

chiamati da loro furono assaltate, & spogliate, di

poi venute per spatio di tempo sotto la potestà

de i Noruegi, & de i Dani presero i loro popoli

la lingua del vincitore, et quella parlano sino

ad hora ciò è Gothica; sino à che Christierno Re

de i Dani nel 1472, come luoghi lontani, & a sè

di poco profitto, & di molta spesa, riceuendo vna

certa somma di denari, & non grande, ne consegnò la

possessione à i Re di Scotia con ogni sua ragione.

Diconsi queste nella lingua Orkney, quasi Argath,

la qual parola si interpreta, sopra i Geti, che più

tosto si potrebbe dire sopra Cath. perciochè il

promontorio di Cathanosia prouincia di Scotia si

dice Cath, & queste Isole gli sono allʼincontro.

Hora Pomonia fù da Solino chiamata Diutina, perchè

lʼhabbia il giorno lunghissimo lʼestate, & hora da

i suoi paesani si dice Mainland, che significa,

Terra continente, parendo à quei popoli rozi di

esser nati, et cresciuti in vna larga, & ampia

terra, ancora, che quella Isola non circondi più

di miglia trenta in circa. In questa Isola soleua

gli anni passati hauer la sua stanza il Vescouo

di tutte lʼIsole in vn piccolo castello detto

Kirkuale, doue è vn tempio magnifico così come in

quei tempi antichissimi i Principi, & i popoli à

gara concorreuano allo edificar magnanimamente i

luoghi sacri più tosto che i profani, & per vso

Qualità dell'Isola loro. Et vi sono ancora due altre castella per la

Pomonia. conditione del luogo, & delle genti ben diffese

da i pirati; in questa come in alcune dellʼaltre

si trouano le vene dello stagno, & del Piombo, ma

tutte mancano di legne, nè producono il grano, ma

si bene di orzo, & di altre biade sono abbondanti;

non hanno serpenti, nè altri animali velenosi, &

il medesimo si conferma dʼHibernia, della quale

noi habbiamo parlato in altro luogo; però non ci

partendo dalle Orcade si dice, che lʼorzo è il

loro più familiar nutrimento, perchè di esso fanno

il lor pane, se pur qualchʼvno non si facesse

portar del grano di fuori, & la loro ceruogia,

la quale essi sanno così ben fare, & così buona,

Natura de gli che essi ancora beuendone assai (& beuitori sono

huomini delle straordinarij senza dubio) non punto sʼimbriacano

Orcadi. per quello, ò mostrano parte alcuna di minor

sentimento, nè nella loro allegrezza, nè dipoi,

come allʼaltre genti auuenir veggiamo tra lʼaltre

nationi; procedendo ciò (sʼio non mʼinganno)

perciochè volti à Settentrione hanno le loro

complessioni forti, & gagliarde per resistere ad

ogni straordinario disordine: la qual cosa si proua

con la esperienza generale di tutti loro nella

sanità propia; perchè sono sanissimi sino alla

estrema età, nè vi si vsa alcuna sorte di medicine;

i corpi loro sono robusti, di carne candida, &

delicata quanto alla vista, & dimostratione. Le

Fecondità delle pecore vi sono così feconde, che quasi tutte

pecore delle vi partoriscono due agnelli alla volta, & tal

Orcadi. hora nʼhanno partoriti tre. Hanno tanta copia di

vccelli saluatichi, & dimestichi, quanti à pena

sene potranno trouare in tutta la Brettagna; ma

i loro caualli sono ben piccoli, & minuti di

corpo nè maggiori, che gli asini; sono nondimeno

Nota la qualità, & questi molto forti alla fatica. De i pesci saria

natura di questo superfluo di parlare, essendouene di tutte le

pesce, il quale spetie tanta abbondanza, che, ò sarebbe impossibile

per la sua il rimostrarle, ò incredibile allʼvdirle: ma ben

sonnolentia à se diremo di vna sorte, per la marauigliosa sua

stesso nuoce, et natura degno dʼesser conosciuto, & dalla penna

ad ad altri gioua. descritto. Egli è vn pesce grande ancora più dʼvn

gran cauallo, il quale quasi sempre è sonnacchioso,

ò sonnolento, & ha per vsanza di attaccarsi con i

denti; i quali egli ha grandissimi, & fortissimi;

à gli scogli, che soprauanzano lʼacqua, & là doue

eʼ sono più aspri, & quiui se ne resta sorpreso

da vn sonno incredibile, allʼhora se per sorte

di là passano nauilij, i marinari vedendolo così

pendente dal sasso, gettano lʼanchora; & hauendoui

legato vna fortissima gomina, con la barca portano

il resto della gomina alla volta del pesce, con la

quale essi lo legano verso la coda; hauendo prima

per ciò meglio poter fare incauata ò tagliata la

Si potrebbe sua pelle con alquanto della carne; tanto è quella

fauoleggiando bestia fissa nel sonno; & per fermar meglio la

dire, che così legatura, & che la gomina non lo lasci; poi facendo

fatto animale sia vn grandissimo strepito, & grida, & battendolo

vno de gli ancora con le pietre, ò altro sʼeʼ possono, sino

assistenti allo che al fine egli con gran fatica destandosi

Dio del sonno. dal sonno, & volendo saltar di nuouo nel mare,

& trouandosi impedito, comincia à sbattersi

grandemente, con tutte le sue forze, tenuto

nondimeno sempre forte dallʼanchora sì, che non può

vscir del laccio, onde conoscendo di affaticarsi

in vano, & confessandosi in vn certo modo vinto si

Nota che la natura disquoia, ò si dispoglia, per dir più chiaramente,

in ogni animale ha della sua propria pelle; per la quale lui per suo

infusa vna certa naturale instinto conosce di essere ricercato,

naturale sagacità. & si rimane come morto sopra lʼacqua resupino:

Però i marinari tolto su la pelle; pigliano lui &

ammazzandolo cauano dal grasso suo gran quantità

di olio; & la pelle adoperano in luogo di corde

per cosa durabile per lungo tempo senza rompersi,

ò guastarsi. Oltra lʼOrchade per cento miglia sono

Ancora questi le Scethlandice, le ricchezze delle quali Isole

hanno le loro consistono in pesci risecchi al sole, ò più tosto

proprie ricchezze. al vento, & in pelli di animali, & cuoia, come di

buoi, di pecore, di capre, di martori & simili: &

doue vanno ogni anno gli Olandesi, e i Zelandesi, &

altre nationi sul mar di Germania, mercatantandole

più per cambio di altre mercantie loro necessarie,

che in altro modo. Hanno pochi frumenti, ò biade,

se non di quelle, che vi sono portate di fuori;

onde perciò si può comprendere, che il sole non vi

sia molto gagliardo, ma che il vento, che nel vero

regna molto, & grande, & asciutto nel settentrione

gli aiuti assai nel seccare i loro pesci. Quanto

Sobrietà naturale al viuer loro il medesimo nʼauuiene, che à quei

forse non così dellʼOrchade, perchè non hanno giammai nessuno,

vniuersale che si mostri, ò pazzo, ò imbriaco, ò fuori del

conosciuta fra di douuto senso; benchè con minor marauiglia, che

noi. nellʼOrchade, conciosiachè in queste Isole beuono

acqua pura, & mangiano temperatamente. Sono oltra

le Scethlandice alcune altre Isole della medesima

qualità, benchè non hanno lʼvso del frumento à

Austerità notabile modo alcuno, nè della carne, se non, che viuouo

ma che pur basta à del pesce così risecco, & pesto molto bene, &

mantener le genti mescolato con acqua fattone fogacce, & cottele

in buona sopra il fuoco se le mangiano; essendo il fuoco

disposition loro fatto di ossa secche di pesci; niente di meno

dei corpi loro. viuono così sani, come gli altri, che abbondano

di tutte le commodità humane: & forse più contenti

della loro sorte; perciochè non hanno contentione

per le ricchezze, le quali essi non conoscono,

non risse, non gare, non quistioni: ogniuno per

lo inuerno si prouuede con la pescagione, per la

quale sola attendono à fare i fatti loro, & sono in

Felicità da molti essa grandemente diligenti. Sono lontane da essi le

desiderata & da guerre, & i pensieri di quelle; vsando charità, &

pochi conosciuta. semplicità naturale, & cambieuole tra di loro sino

allʼvltimo de i loro anni; tenendo puramente la

fede christiana senza alcun puntiglio & scrupulo, ò

superstitione come la fù lor data dal principio, à

i quali vna volta lʼanno passaua già come è detto,

dellʼHebride vnʼhuomo di Chiesa, ò pur dallʼOrchade

della cui Diocesi sono, per ministrar loro le cose

sacre; perciochè tutte queste Isole sono della

iurisditione di Scotia, & quella Corona riconoscono

quantunque assai liberamente. Il Sacerdote adunque,

ò Sacerdoti ò ministri hauendo fatto lʼvfficio

loro consueto sì nel battezar tutti i nati di

quellʼanno, come in altri casi, essi prendeuano

le decime dellʼanno, le quali non sono di altra

cosa, che di pesci, & se ne ritornauano alla loro

residenza nellʼOrchade, lasciando i popoli sino

allʼanno dʼauuenire con la medesima negligenza, che

noi diceuamo esser lasciati quelli dellʼHebride,

ancora che la loro negligenza forse non è noceuole

in queste Isole, quanto nelle Hebride, essendo

questi popoli naturalmente semplici, & lontani da

i vitij comuni dellʼaltre genti. Tali con la vita

loro sono essi, che se noi dobbiamo stimare essere

ricchezze le parti apparenti di noi medesimi,

essi sono ricchissimi tra tutti gli altri; perchè

sono di bellissima statura, & di robuste forze, &

L'arte medicinale sanissimi; non hauendo nè cognitione, nè passione

appresso di loro di nissun morbo, come noi altri, però viuono

non viene ad hauer sino ad vna estrema età essenti da ogni dolore

luogo alcuno. di corpo, ò di mente. Et tale informatione di

queste genti vscì dal Vescouo, che si ritrouaua

allʼhora dellʼOrchade sino al tempo di Iacobo

quinto Re di sopra nominato, la quale noi come cosa

degna della curiosità de gli huomini lʼhabbiamo

voluta includere in questa nostra descrittione, &

giustamente, poichè la Corona di Scotia drittamente

ha imperio sopra quelle terre così lontane, & da

gli antichi non altrimenti conosciute à bastanza.

Nota le qualità Haueua quel Vescouo allʼhora nella sua famiglia

lodevoli di questo vnʼhuomo di queste Isole Scethlandice di statura

huomo così grande, che facilmente superaua ciascuno altro

Scethlandico. maggiore, che si fusse potuto trouare tra gli

altri huomini, & di bellissima, & di giustissima

proportione; & di tal forza, che nessuno poteua

stargli à petto, ò giocasse alla lotta, ò à

qualunque altro gioco, si volesse; & nella

delicatezza delle carni gli poteuano ancora ceder

le donne; era di semplicità ingenua, di affabilità,

& di charità singulare, come sono gli altri di quei

L'oppinione paesi. Però sono degni di riprensione quelli, i

guadagnata nelle quali in vn certo modo ostinatamente contendono,

scuole non riesce che doue il sole non si scopre così bene, & non si

alla esperienza, mostra vgualmente come à noi altri, le genti non

però bisogna, che possino esser altrimenti, che infelici, & barbare

la dottrina ceda per esser poco scoperte da quello; conciosia che

alla proua. nella memoria delle historie non sʼhabbia cognition

di gente contenta, ò più beata per sè medesima

di questa, se noi già non vogliamo andar dietro

alle fauole de i poeti, de i quali non fa punto

bisogno di seruirsi per la intelligenza delle cose

vere delle nationi della terra, se non quanto in

alcuna parte eʼ si sieno voluti concordar con

chi nʼhabbia scritta historia ferma, & verace.

Hauendo noi detto quanto ci era necessario, & di

piacere di tutte le genti sottoposte alla Corona

Nota questa Scozzese, diremo hora, che in queste Isole nasce

historia del il succino intorno à gli scogli, il quale i Greci

succino, ò ambra. chiamarono Electrum, & Plinio Chryselectrum, &

Dioscoride Pterygophoron, perciochè ei tira à sè

per sua occulta proprietà le paglie, & le festuche,

& altre cose leggieri; egli è di color dʼoro, & da

glʼItaliani detto Ambra gialla; della qual materia

Così come l'oro quando ella è indurata come cristallo di rocca, ò

dimostra di montagna, se ne fanno vaghi vezzi, braccialetti,

l'auaritia altrui & corone, per le donne, & nellʼInghilterra le

bene spesso, così donne nobili lʼvsano hoggi molto in braccialetti,

parimente scopre & gratiosamente più che di oro; poichè lʼoro

la poca honestà è venuto comune ad ogni vna, purchè la se lo

della donna, che sappia guadagnare; così ancora in terra ferma le

lo porta sopra le figliuole altrui honeste per ornamento loro propio

forze sue. ne forniscono con delicati vezzi i colli, & i

petti proprij, & quantunque fresca questa ambra la

sia odorata (come si dirà) non fù ben conosciuta

Qualità dell'ambra da molti filosofi. Sono ancora dellʼambre nere

& suo discorso. bellissime le quali hanno la medesima proprietà,

che le gialle, anchʼesse risplendenti molto,

Ornamento proprio & ornamento nel modo, che lʼaltre gialle alle

delle donne giouani, alle vedoue, ò di qualche età, perchè

pudiche, & caste. le dimostrano con il lor fisso colore vna certa

grauità accompagnata con temperata leggiadria,

desiderata dalle matrone di riguardeuole honestà,

Come si generi, & & stato. Nasce questo succino, ò ambra attaccato

può chiarire & à gli scogli, rotti, & scoscesi dallʼassidua

risoluere i agitatione, & ripercotimento dellʼonde del mare,

diuersi discorsi il quale à poco à poco vi aggiugne materia, come

che da gli antichi vna schiuma bianca, viscosa, & crassa di qualità;

ne sono stati accrescendone à lungo andare la massa in tal modo,

fatti. che cresciuta, ò per il peso, ò per le tempeste

distaccatasi da gli scogli, sene va poi portata

dal mare hor quà, hor là. Dicono coloro, che hanno

hauuto sorte di vederne spesso di quella, che

ancora appiccata à gli scogli non è condotta à

perfettione, per non essere stata battuta la massa

dallʼonde à bastanza, esser piena di vesciche come

vna spugna, & di nessun vigore, ò virtù; onde si

Come la bontà si comprende, che tutta la bontà, & virtù gli peruiene

gli porga, & della sua maturatione; cioè quando à complimento

accresca. la sia stata ben ribattuta dalle onde, & che per

quel ribattimento la sia del tutto ben ripiena sino

ad vna perfetta spessezza, ò densità, & poi ancora

agitata dal mare, & veduta dal sole si venga per il

lungo suo moto à far più perfetta; & spesse volte

auuiene, che con questo succino, ò ambra si troua

dellʼaliga, traportata anchʼessa dallʼonde, & con

la sua massa facilmente quando è fresca, & tenera

attaccatasi, & mescolatasi, onde in quella parte,

doue lʼaliga si mescola, lʼambra viene ad esser

men buona. Noi sappiamo, che egli è stata diuersa

lʼoppinione di altri da quella, che noi habbiamo

scritta, circa il nascimento del succino, ò ambra;

Ogni cosa detta, ò & però ci è piaciuto di hauere hauuta vna tale

rimostrata à occasione per profitteuole intelligenza de i più

profitto altrui solerti, & suegliati ingegni; per il piacer de i

è lodeuole. quali si racconterà quello che auuenne nella costa

di Scotia intorno al proposito di questo succino,

ò ambra. Intorno allʼanno 1546, fù trasportata

Nota questo caso dallʼonde marine à i liti di Buthquhania di già

dell'ambra. tanto da noi nominata vna massa di questo Electro,

ò ambra, maggiore del corpo di vn bue; la quale

essendo veduta da i pastori, i quali in quei luoghi

guardauano i loro armenti, nè sapendo, che cosa la

si fusse, pur la tirarono tra terra, & spezzandone

vn pezzo, & mettendone à caso vn poco sul fuoco,

ne sentirono vn buono odore, onde essi subito con

O più tosto la lor simplicità seluaggia, corsono à ridirlo al

balordaggine. prete della loro prossima Chiesa allegramente,

mostrandogli dʼhauer ritrouato vna cosa così

vtile come lʼincenso per la sua Chiesa, se lui la

volesse andar à vedere, & prenderne vna parte:

Questo doueua ma egli ignorante non meno, che essi grossolani

essere vn prete si fussero, andando là, ne prese solamente quel

più che tanto, che pensò che gli potesse bastar qualche

grossolano. mese, lasciando tutto il resto nel lito alla

ventura, nelle mani de i pastori, i quali fattolo

in pezzi, se lo abbruciarono in cambio di candele,

innanzi, che tal cosa venisse in cognitione di

persone di alcun giudicio: in modo, che si potette

dir, che ciò fusse stata quella gioia ritrouata

dal gallo, il quale di essa fece manco stima, che

La natura più che dʼvn grano di frumento. Essendo nondimeno (benchè

violentemente ne tardi) auisato di tal cosa colui; per lo fauor del

venne à rimanere quale noi habbiamo potuto poi hauer tutte queste

offesa. particularità; correndo egli là à gran pena fù à

tempo ad hauerne vna piccola parte, hauendo quei

buoni compagni consumato tutto il resto, che valeua

il peso dellʼoro, per riceuerne tanta commodità

quanta nʼharebbero hauuta per venti cinque libre di

candele. Et questo sia il fine del nostro parlare

sopra lʼHebride, sopra lʼOrchade, & sopra le

Scethlandice Isole tutte suggette alla Corona di

Scotia, quantunque molto più ancora se ne potesse

dire; ma ciò è stato il meglio, & più lodeuole, per

nostra elettione, & degno di esser raccontato senza

biasimo di prolissità. Non volendo in questo fine

rimaner di rispondere ad vna tacita obiettione, ò

marauiglia, che potrebbe trouarsi allo incontro

di chiunque haurà letto questo nostro discorso;

come che sia possibile, che la corona di Scotia

Senza dubbio le habbia così poca entrata, hauendo il paese tanto

pouertà del Regno vtile quanto lʼhabbiamo descritto, sapendosi certo,

è tale che e' pare che innanzi, che vi si alterasse la Religione, la

che i Re siano corona non arriuaua à scudi cento mila lʼanno; al

sforzati di che si risponde la molta libertà, che hanno hauuta

sottogiacere à i popoli sempre, ha tenuta la corona pouera, & però

molte indignità, ancora à i suoi sudditi, & nobili, & ignobili molto

et molti pericoli suggetta, & impedita nelle sue imprese il più delle

come senza dubbio volte: però che nella guerra le seruano comandati

si può conoscer da per qualche poco di tempo, prouedutisi per sè

chi ne può medesimi di Vettouaglia. Onde finito il tempo, se

parlare. ne sbandano, & così fanno per le loro partialità;

essendo in questo intenti più à seruire à i loro

Modo di seruire à particulari oggetti, che alla vera vbbidienza,

i loro Re. douuta da i fedeli popoli à i buoni Re; & questo

basti per risolution di cotal dubbio.

Descrittione del regno di Scotia · 第 6 / 7 段