NOTE AL CAPITOLO PRIMO.

[7] Sulle origini storiche della schiavitù, cfr. A. COMTE, _Cours de

philosophie positive_, Paris, Ballière et fils, 1864, V, 133 sgg.; H.

SPENCER, _Principes de sociologie_ (trad. fr.), Paris, 1883, III, 393

sgg.; F. ENGELS, _L’origine della famiglia, della proprietà privata e

dello Stato in relazione alle ricerche di L. H. Morgan_ (trad. it.),

Benevento, 1885, pp. 149, 169; A. LORIA, _Analisi della proprietà

capitalistica_, Torino, Bocca, II, pp. 55 sgg. — Un saggio pieno

d’idee originali e suggestive sull’antica schiavitù è _Die Sklaverei

im Altertum_ (in _Kleine Schriften_, Halle, 1910) di E. MEYER.

Tuttavia, insieme con le idee originali, vi si insinuano a tratti tesi

paradossali: questa, ad esempio, che trova la sua smentita in tutto

il presente studio: che «la schiavitù non ebbe parte alcuna nella

decadenza del mondo antico» (p. 210 e n. 4).

[8] _Die Bevölkerung d. griechisch.-röm. Welt_, Leipzig, 1886, p. 506 e

_passim_. (L’unica traduzione italiana è contenuta in _Bibl. di Storia

economica_, diretta da V. PARETO ed E. CICCOTTI, IV, Milano, Soc. ed.

libraria).

[9] THUC., 7, 27.

[10] DEMOST., XLVII (_In Euergum et Mnesib._), 53; HEROD., 6, 23, 5;

JAMBL., _Vita Porph._, 197.

[11] TIM., fr. 67 (in ATHEN., p. 264 _c-d_ e 272).

[12] P. GUIRAUD, _La proprieté foncière en Grèce_, Paris, 1893, pp. 452

(trad. ital. in _Bibl. di Storia economica_, diretta da V. PARETO ed E.

CICCOTTI, II, 2).

[13] E. GLOTZ, _Le travail dans la Grèce ancienne_, Paris, Alcan, 1920,

pp. 246 sgg.

[14] Op. cit., 248.

[15] Cfr. H. FRANCOTTE, _L’industrie en Grèce_, Bruxelles, Société

belge de librairie, 1900, I, pp. 205 e 204, n. 2 _D_ e fonti ivi

citate.

[16] FRANCOTTE, op. cit., I, 208-10 e fonti ivi citate.

[17] B. HAUSSOULIER, _Comptes de la construction du Didymeion_ (in

_Révue de philol., de litter. et d’histoire ancienne_, 1906, _A_ II.

6-22; cfr. pp. 253-54).

[18] FRANCOTTE, op. cit., 206-7 e fonti ivi citate.

[19] CAIRNES, _The slave power, its character_, ecc., London, 1862, p.

85.

[20] A. SMITH, _La ricchezza delle nazioni_ (in _Bibl.

dell’Economista_, II, Torino, 1851), pp. 56, 266, 267, 471.

[21] Secondo il DU MESNIL DE MARIGNY (_Hist. de l’economie polit.

des anciens peuples_, Paris, 1872, II, 168, n. 1; cfr. 168-69),

le statistiche sui lavori dei forzati avvertono che la costrizione

violenta può ottenere da loro solo un terzo degli sforzi che nello

stesso tempo durerebbe un libero lavoratore. Secondo il DUREAU DE LA

MALLE, _Economie polit. des Romains_, Paris, 1840, I, 151 (l’opera

è tradotta in _Bibl. di Storia econ._ di PARETO-CICCOTTI, I, 2), il

lavoro dello schiavo va calcolato come corrispondente alla metà del

lavoro medio di un libero.

[22] Cfr. HILDEBRAND, DIE AMTLICHE BEVÖLKERUNGSSTATISTIK IM ALTEN ROM

(in _Jahrbücher für Nationalökonomie_, etc. VI, 91); R. PÖHLMANN, _Die

Uebervölkerung d. antiken Grosstädte_, Leipzig, 1884, pp. 114 sgg.

[23] PÖHLMANN, loc. cit.; BELOCH, op. cit., pp. 41 sgg.

[24] Cfr. DUREAU DE LA MALLE, op. cit., I, 149-50.

[25] LORIA, op. cit., II, 91.

[26] _Pap. Par._, n. 10 (a. 156 o 145 a. C.) e il commento del

LETRONNE, a un _Papyrus du Musée royal contenant l’annonce d’une

récompense promise à qui decouvrira ou ramenera deux esclaves echappés

d’Alexandrie_, Paris, 1850, pp. 25-27 (in ARISTOPH., _Comoediae_, ed.

DIDOT).

[27] Cfr. ARIST., _Oeconom._, 2, 2, 34, 2.

[28] Cfr. il cap. IV del presente volume.

[29] ARIST., op. cit., 1, 5, 2 sgg.

[30] XEN., _Oecon._, 14, 2 seg.; CAT., _De agricultura_, 2, 2;

COLUMELLA, _De re rust., I praef._, 12, 3.

[31] COLUM., op. cit., I, I; 7 e _passim_.

[32] VARR., _Rer. r._, 1, 16, 4 e _passim_.

[33] PLAT., _Leges_, 6, p. 777 _d_ sgg.

[34] _Oecon._, 12, 6 sgg.; 13, 10 sgg.; 14, 7 sgg. e _passim_.

[35] PLUT., _Cato_, 21, 1.

[36] Op. cit., 1, 17, 5 sgg.

[37] _De re rust._, 1, 8, 11, 1. 12, 3 e _passim_. Cfr. ARIST.,

_Oecon._, 1, 5, 2 sgg., e ARIST., _Polit._, 1, 5, 11.

[38] Io ritengo sia necessario limitarsi a queste considerazioni di

carattere generale per convincersi, e per convincere, della costosità

del lavoro servile rispetto al lavoro libero. La maggior parte dei

moderni ha preferito invece seguire un metodo diverso: ha preferito

tentar di calcolare in cifre il costo dell’uno e dell’altro genere

di lavoro, riescendo così, per mancanza di fondamenta, a conclusioni

erronee e contrastanti con tutte le più generali e più incontroverse

nozioni economiche. Così, ad esempio, il FOUCART (_Bullett. de

corr. hell._, VIII, 1884, p. 214), discorrendo di schiavi addetti

all’industria, non ha considerate le forme principali del lavoro

libero, i lavori a cottimo ed _à forfait_, non i rischi per decesso o

per evasione degli schiavi, non le spese di allevamento e di educazione

dei loro nati (ben il 50% della popolazione servile, cfr. P. GUIRAUD,

_La main d’oeuvre industrielle_. Paris, 1900, pp. 94 e fonti cit.),

non le imposte relative, non la limitata produttività, non l’annua

rata d’ammortamento, cose tutte non calcolabili esattamente in cifre.

Inoltre egli errava non poco, illudendosi di poter ragguagliare

numericamente le spese di alloggio che s’ignorano, le altre per

gl’indumenti e per il fitto o pel possesso degli strumenti da lavoro

(impossibili anch’esse a stabilire a priori), le quanto mai variabili

spese minute e il fluttuante passivo dei giorni di festa e di forzata

inoperosità. Più tardi il GUIRAUD (_La main d’oeuvre industrielle

etc._, pp. 190-91) s’è illuso di seguire un metodo migliore, tenendo

presente la spesa di quanti in Grecia, in luogo di possedere schiavi,

si accontentavano di noleggiarli. Senonchè egli ha trascurato le

già precedenti osservazioni di A. MAURI (_I cittadini lavoratori

dell’Attica nei secoli V e IV a. C._, Milano, 1895, pp. 88-89) (alle

quali altre sarebbe facile aggiungere), da cui resulterebbe come

«_ancor meno sotto questa forma_, la mano d’opera servile poteva

riescire di costo inferiore al salario concesso ai liberi». Ma il MAURI

medesimo, che è doveroso riconoscere assai più cauto dei precedenti,

ne condivide (pp. 85 sgg.) il torto, allorchè pretende riescire ad una

qualsiasi conclusione numerica. Ed ha errato con essi nel non tenere

conto del fatto notevolissimo, che, a differenza di quella servile,

la mano d’opera libera, quali che ne siano le pretese, non implica un

dispendio costante e quotidiano, sì che, mentre al mantenimento degli

schiavi farebbe d’uopo aggiungere il passivo dei giorni di riposo

e degli anni di vecchiezza, dal salario annuo dei liberi occorre

sottrarre le incalcolabili mancate giornate di salario, ecc. Cfr. anche

la _Introduzione_ di E. CICCOTTI alla edizione francese del suo _Declin

de l’esclavage antique_, Paris, Rivière, 1910, pp. XII sgg.

[39] È la frase di un antico a proposito dei proprietari di Tespia

(cfr. HERACL. PONT., in _FHG._, a p. 80, nell’ed. DIDOT).

[40] È la frase, quasi testuale, del più insigne agronomo del mondo

romano (COL., _De re rust., I praef_.).

[41] Op. cit., I, 7; 1.

[42] _N. H._, 18, 36. Sulla decadenza dell’antica agricoltura italica a

motivo della schiavitù, cfr. COLUMELLA, op. cit., _I praef._, e DUREAU

DE LA MALLE, op. cit., II, 67-68.

[43] GUIRAUD, _La propr. foncière en Grèce_ ecc., p. 455; ID., _La main

d’oeuvre industrielle_ ecc., p. 129.

[44] VARR., op. cit., 1, 44, 1 e COL., op. cit., 3, 3, 3. Sulla

interpretazione di questi due passi cfr. C. BARBAGALLO, _La produzione

media relativa dei cereali e della vite_, ecc. (in _Riv. stor. ant._,

1904, pp. 493 sgg.). Gli antichi sono tutti concordi nel deplorare

l’assenteismo del proprietario dalla coltivazione della terra (_Xen._,

_Oecon._, 12, 19-20; cfr. 13 e 14; VARR., op. cit., _II praef._, 1

sgg.; COLUM., op. cit., 1, 1; 3, 7; PLIN., _N. H._, 18, 35 sgg.; 43;

PALLAD., _De re rust._, 1, 6; cfr. ARIST., _Oecon._, 1, 6, 3 sgg.);

COLUMELLA, anzi (op. cit., 1, 7), soggiunge che, quando l’assenza è una

necessità, il fitto è indubbiamente preferibile al lavoro servile.

[45] ELLISON, _Slavery and secession in America_, London, 1861, p. 218.

[46] Cfr. la precedente nota 38.

[47] Scriveva A. SMITH, nella seconda metà del secolo XVIII: «La

piantagione dello zucchero e del tabacco può comportare la spesa

della coltura a schiavi. La coltura del grano sembra che oggi non lo

possa. Nelle colonie inglesi, ove il prodotto principale è il grano,

la massima parte del lavoro è fatta da liberi....» (_Ricchezza delle

nazioni_, p. 266).

[48] Op. cit., 10, 1.

[49] Op. cit., 11, 1.

[50] VARR., op. cit., I, 18, 1.

[51] Op. cit., 1, 18, 2.

[52] In COLUM., op. cit., 2, 12. Cfr. FUSTEL DE COULANGES, _Le domain

rural chez les Romains_ (in _Revue des deux mondes_, 15 settembre 1886,

pp. 339-40) (trad. it. in _Bibl. Stor. econ._ cit., II).

[53] COLUM., op. cit., 2, 12. Cfr. DICKSON, _The husbandry of

ancients_, Edimburgo, 1788, II, 78-79 (traduzione italiana in _Bibl.

Stor. econ._ cit., pp. 305-6) e BÜCHER, _Die Aufstände d. unfreien

Arbeiter_, Frankfurt, 1874, pp. 43 sgg.; ROSCHER, _Über das Verhältniss

d. Nationalökonomie zum klass. Altertum_ (1861) (trad. it. in _Bibl.

Stor. econ._ cit., I, 1), pp. 15-16. Anche l’industria antica era

costretta a impiegare un personale più numeroso di quello che adopera

l’industria contemporanea. Cfr. ARDAILLON, _Les mines du Laurium dans

l’antiquité_, Paris, 1897, pp. 96 sgg., 108-9.

[54] Cfr. DICKSON, loc. cit.

[55] DICKSON, op. cit., I, 374 sgg.; MANZI, _La viticultura e

l’enologia presso i Romani_, Roma, 1883, pp. 41 sgg.; 66.

[56] Cfr. DICKSON, op. cit., I, 2, n. 1; II, 340, 345, 353 sgg.;

CICCOTTI, _Il tramonto della schiavitù nel mondo antico_, Torino,

Bocca, 1901, pp. 172-73.

[57] JAY, _Adress to the non slaveholders of the South on the social

and political evils of slavery_. New York, 1843, p. 5. Cfr. OLMSTED, _A

journey in the seaboard States_, New York, 1856, pp. 483.

[58] Op. cit., pp. 46-47; cfr. pp. 481, 483.

[59] Il DICKSON (op. cit., I, 340 sgg.) enumera, fra le esotiche

cognizioni della seconda metà del secolo I d. C., la concimazione con

la calce e la marna (si trattava di esperienze e di nozioni importate

da paesi a lavoro libero); gli sfugge però il passo, grandemente

significativo, di VIRGILIO (_Georg._, I, vv. 193 sgg.):

Semina vidi equidem multos medicare serentes

et nitro prius et nigra perfundere amurca

grandior ut fetus siliquis fallacibus esset.

Tuttavia circa le conseguenze pratiche di queste cognizioni, cfr. la

nota 60 seguente.

[60] PORENA, _Decadenza dell’agricoltura presso i Romani_, Roma, 1867,

p. 27.

[61] GUIRAUD, _La proprieté_ ecc., pp. 475 sgg. Ecco, del resto, quello

che il CAIRNES (op. cit., p. 81) scriveva delle colonie americane:

«Fino allo scoppiare della guerra civile, negli Stati a schiavi del

Messico, si notavano aratri di costruzione Chinese, i quali scavavano

la terra come le zampe del porco o della talpa, senza riescire nè a

fenderla nè a rovesciarla».

[62] XEN., _Oecon._, 18, 1-3.

[63] GUIRAUD, op. cit., p. 481.

[64] XEN., op. cit., 18, 6. Cfr. BÜCHSENSCHÜTZ, _Besitz und Erwerb_,

Halle, 1869, pp. 302 sgg.

[65] GUIRAUD, op. cit., p. 477.

[66] TEOFRASTO (_De causis plant._, 3, 17, 8, 6, 10, 9) accenna ad

un esempio recente ed isolato di uso del nitro; PLINIO (_N. H._, 17,

42), all’uso della marna. Ma a parte la rarità del caso, non bisogna

confondere la teoria degli intellettuali con la pratica del giorno

per giorno, piena di sfiducia verso le escogitazioni e i tentativi

scientifici (cfr. VERG., _Georg._, I, 196 sgg.).

[67] GUIRAUD, op. cit., 471 sgg.

[68] _Oecon._, 6, 8; 18, 10; 19, 14 sgg.; 21, 1 _passim_.

[69] BERNARD, in _Journal d’agr. prat._, 1901, pp. 64-65.

[70] Cfr. il mio studio, _La produzione media dei cereali e della vite

nella Grecia, nella Sicilia_ ecc., in _Rivista di st. ant._, 1904,

fasc. 3-4.

[71] Cfr. _I. G._, II, 5, 834 _b_ e FOUCART, in _B.C.H._, 1884, pp. 195

sgg., ll. 50 sgg.; 1880, pp. 26 sgg., ll. 4 sgg.

[72] Cfr. il mio scritto precedentemente cit. Il CICCOTTI (_Indirizzi e

metodi degli studi di demografia antica_, pref. al IV vol. della _Bibl.

di Stor. econ._, pp. 6 sgg.) solleva gravi dubbi sulla possibilità

di adoperare utilmente dati così isolati. Le sue osservazioni sono

speciose, ma non decisive. Ad ogni modo, non ci sembra incauto valerci

di questi elementi, allorchè essi vengono a confermare, quasi in modo

tangibile, tutto un insieme di conclusioni, che emergono per altra via

da considerazioni indipendenti e di diverso carattere.

[73] Cfr. TOMBASIS, _La Grèce sous le point de vue agricole_, Paris,

1878, pp. 27, 28, 29; U. RUFFOLO, _La Grecia economica odierna_, Roma,

Istit. colon. italiano, 1920, pp. 23.

[74] _Résultats de l’enquête décennale de 1892_, Paris, 1897, _Intr._,

p. 69. Per l’Italia, cfr. anche G. ZATTINI, _La potenzialità attuale

della produzione del frumento in Italia, in base alla statistica del

dodicennio 1909-20_, Roma, Ministero Agr., Ind. e Commercio: Uff. Stat.

agr., 1921.

[75] Cfr. GIGLIOLI, _Malessere agrario ed alimentare in Italia_,

Portici, 1903, pp. LXXV e LXXIX. Sulle proporzioni dell’annuo disparire

del maggese cfr. l’_Agr. allemande à l’exposition de 1900_, Bonn,

1900, pp. 38 sgg., e, per la Francia, CONVERT, _La Ferme de Fresne_,

Paris, 1895, p. 9. Dove il maggese permane, esso non è più biennale, ma

triennale.

[76] GUIRAUD, op. cit., 471-74; DUREAU DE LA MALLE, _Economie politique

des Romains_, II, 67.

[77] XEN., _Oecon._, 20, 2 sgg.

[78] MENANDER, _Agricola_, fr. 4, ed. Didot.; PHILEM., _Incert. fab._,

fr. 6; cfr. fr. 4, ed. DIDOT.

[79] LORIA, _Analisi_ ecc., II, 73.

[80] Cfr., per la Grecia peninsulare e per la Sicilia greca, STRAB.,

8, 8, 1; 6, 2, 6; per la Grecia insulare, tutto il mirabile quadretto

_Il cacciatore dell’Eubea_ di DIONE CRISOSTOMO (ed. Dindorf, Lipsiae,

1857) e BÜCHSENSCHÜTZ, op. cit., 209-10 sgg. Circa i vantaggi che i

proprietari romani speravano di ritrarre dall’economia pastorale, cfr.

DICKSON, op. cit., II, pp. 292-93.

[81] _Ilias_, 18, vv. 373 sgg.; ARIST., _Polit._, 1, 2, 5; CRATET.,

_Belluae_, fr. I, 2, ed. DIDOT.

[82] GUIRAUD, _La main d’oeuvre_ ecc., 87. «Gli stessi molini ad

acqua», osserva un moderno, «non furono introdotti nella campagna di

Roma che nel IV secolo, quando, per le numerose emancipazioni degli

schiavi sotto Costantino, fu necessario sostituire con altri motori il

lavoro umano rincarato» (LORIA, _Analisi_, II, pp. 70-71).

[83] GUIRAUD, op. cit., 203-4. Cfr. MOREAU DE JONNÉS, _Statistique des

peuples de l’antiquité_, Paris, 1851, I, 267-69.

[84] SOUCHON, _Les theories économiques en Grèce_, Paris, 1898, pp.

119-20; cfr. MOREAU DE JONNÈS, op. cit., II, 521 sgg.; ROSCHER, op.

cit., pp. 22-23.

[85] Cfr. LORIA, _Analisi_ ecc., II, 74-75.

[86] MONDAINI, _La questione dei negri nella società nordamericana_,

Torino, 1898, pp. 106-7; CAIRNES, op. cit., pp. 56 sgg.; LORIA,

_Analisi_ ecc., II, 71.

[87] CIC., _De off._, 2, 21. Cfr. TAC., _Ann._, 3, 53.

[88] DIOD., 13, 81, 5; 83, 1-3; 84, 1.

[89] HEROD., 7, 155; THUC., 6, 67, 2.

[90] ARISTOT., _Polit._, 5, 6 (7), 6.

[91] Cfr. GLOTZ, op. cit., pp. 296-98.

[92] V (_De Dicaeon. hereditate_), 35. Tutte le riduzioni di monete

antiche in lire italiane s’intendono fatte in lire-oro.

[93] XXIII (_In Aristocr._), 207.

[94] DEMOST., XLII (_In Phaenipp._), 5; 7, 20.

[95] DEMOST., XXXVI (_Pro Phormione_), 5.

[96] Sulla graduale concentrazione della proprietà in Grecia, cfr.

GUIRAUD, _La propr. fonç._ ecc., pp. 395-96, 398-401, 405; G. PLATON,

_Le socialisme en Grèce_ (estr. dal _Devenir social_, settembre-ottobre

1905), pp. 43 sgg.; CICCOTTI, _Il tramonto della schiavitù_ ecc., pp.

91 sgg.; GLOTZ, op. cit., 298-300.

[97] «Les difficultés et la lenteur dans la production.... devaient

reporter leurs (_dei Greci_) ambitions vers les acquisitions

artificielles de la richesse. C’est ainsi que l’antiquité toute entière

a pu considérer la guerre comme le meilleur des tîtres de propriété»

(SOUCHON, op. cit., 122-23; cfr. pp. 95-96 e p. 96, n. 1). Da questo

fatto, appunto, Aristotele era indotto a definire la guerra come uno

dei mezzi normali di acquisto della ricchezza (_Polit._, 1, 3, 8); cfr.

ISOCR., VIII (_De pace_), 5-7; THUC., 6, 24, 3; DIOD., 13, 2, 3; 8 e,

tra i moderni, ROSCHER, op. cit., 38.

[98] MERIVALE, _Lectures on colonisation and colonies_, London,

1841-42, I, 76.

[99] A. BÖCKH, _Staatshaltung d. Athener_, Berlin, 1886, I^3, 563 sgg.

(trad. ital. in _Bibl. di Stor. econ._ di PARETO-CICCOTTI, I, 1).

[100] DEMOST., XXXVI (_Pro Phormione_), 5-6; cfr. E. BRECCIA, _Storia

delle banche e dei banchieri nell’età classica_ (in _Riv. di st. ant._,

1903, I, p. 114, n. 2) e BÖCKH, op. cit., I, 564, n. b.

[101] LYS., _De Aristoph. patrimonio_, 40; cfr. BÖCKH, op. cit., I, 563.

[102] LYS., op. cit., 47.

[103] XEN., _De vectig._, 4, 14-15 e ATHEN., 12, 52, p. 537 _b_.

[104] THUC., 4, 105, I.

[105] XEN., op. cit., 4, 14; PLUT., _Nic._, 4, 2 sgg.; ATHEN., 6, 104,

272 _e_.

[106] PLUT., _Vitae decem orat.: Lycurg._ 34.

[107] HYPER., _Pro Euxen._, 37.

[108] Op. cit., 30.

[109] PLUT., _Cimon._, 4, 9.

[110] DEMOST., XXXVII (_In Pantaen._), 4.

[111] _J. G._, II, 2, 1122.

[112] DEMOST., loc. cit.

[113] DEMOST., XXXVI (_Pro Phorm._), 11.

[114] BÖCKH, op. cit., I, 384 sgg.

[115] Op. cit., I, 377 sgg.

[116] PLUT., _Pericl._, 13, 5.

[117] GLOTZ, op. cit., pp. 319-20; MAURI, op. cit., pp. 17-18.

[118] Cfr. J. BELOCH, _Die Handelsbewegung im Altertum, in

Jahrbücher f. National._ ecc., Serie 3ª, 18 (1899), p. 627, n.

3; ID., _Zur griechischen Wirtschaftsgesch._, in _Zeitschrift f.

Socialwissenschaft_, V, 2 (1902), p. 101.

[119] 1 dramma = circa 1 lira-oro.

[120] Cfr. GUIRAUD, op. cit., pp. 80-81; FRANCOTTE, op. cit., II, 81-82.

[121] DEMOST., XXIII (_In Aristocr._), 206-8; Id., IV (_Olynth._ III),

29 e XXI (_In Mid._), 158; cfr. LYS., XIX (_De bonis Aristoph._), 29;

ARISTOPH., _Plout., v._ 180.

[122] MENANDER, _Piscator_, fr. 4, ed. DIDOT.

[123] ATHEN., 12, 69, pp. 547 _d_ sgg.; 10, 14, p. 419 c.; cfr. J.

BAUDRILLART, _Hist. du luxe_, Paris, 1878-80, I, 515 sgg.

[124] XEN., _Memorab._, 3, 8, 10; ANDOC., _In Alc._, 17.

[125] Sulle _liturgie_ ateniesi, cfr. BÖCKH, op. cit., I, 533 sgg.

[126] LYS., IX (_De Aristoph. bonis_), 29; 42 sgg. Si trattava di circa

50.000 lire.

[127] Cfr. CLERC, _Les métèques athéniens_, Paris, 1893, pp. 78 sgg.

[128] LYS., XXI (_Accept. muner. defensio_), 1 sgg.; cfr. BÖCKH, op.

cit., I, 543-44.

[129] MENANDER, _Fragmenta_, p. 100, v. 514, ed. DIDOT.

[130] ID., p. 100, _v_. 538, ed. cit.

[131] PHILEM., _Fragmenta_, p. 120, v. 15, ed. DIDOT.

[132] _Id._, p. 98, v. 436.

[133] PHILEM, loc. cit.; MENANDER, p. 98, _v._ 455.

[134] _Vv._ 535 sgg.

[135] CICCOTTI, op. cit., 91. È possibile segnare in cifre esatte

questo processo di concentrazione della ricchezza, che forse non

fu continuo, ma fu certo costante nel suo generale indirizzo? Pur

troppo, non è possibile, dati i numerosi elementi congetturali su

cui dovremmo fondarci. In ogni modo, per Atene, troviamo che, sur una

popolazione cittadina all’incirca costante, i cittadini appartenenti

alle classi agiate, che parrebbero in numero di 12-13000 ai primi del

V secolo e di 15-16000 in sulla fine del medesimo, discesero, durante

il IV secolo, con replicate oscillazioni, ad 8000-9000 (cfr. _J.

Beloch_, _Bevölkerung_, pp. 71-74 e prec.). Identico fenomeno, ossia

di riduzione progressiva della classe agiata, si può constatare nelle

varie contrade del Peloponneso, attraverso i secoli V-IV; cfr. _E.

Cavaignac_, _La population du Péloponnèse aux V^e et IV^e siècles_, in

_Klio_, 1912, pp. 279-80 e prec.

[136] _Polit._, 1, 2 (3), 5.

[137] BRANTS, _De la condit. du travailleur libre dans l’industrie

athénienne_ (in _Revue de l’instr. publique en Belgique_, 1883, 26, p.

113).

[138] A. MAURI, op. cit., pp. 75 sgg.; GUIRAUD, _La main d’oeuvre_

ecc., pp. 183-85; FRANCOTTE, op. cit., I, 309-19; GIGLI, _Delle mercedi

nell’antichità_ (in _Atti d. R. Accad. dei Lincei_, 1896), pp. 21 sgg.;

GLOTZ, op. cit., 337 sgg.

[139] MAURI, loc. cit.; GUIRAUD, op. cit., 185 sgg.; FRANCOTTE, op.

cit., 1, 315 sgg.; 326; GIGLI, loc. cit. È bene notare che parecchi

dati concernenti i salari dei liberi provengono da menzioni di lavori

pubblici, come tali, meglio rimunerati.

[140] LUCIAN., _Timon_, 12; ARISTOPH., _Ecclesiaz._, vv. 307-10.

[141] DEMOSTENE, XLII (_In Phaen._), 22 avverte che L. 525 annue

(reddito di circa 4500 lire al 12%) sono affatto insufficienti (οὐσίαν

ἀφ’ ἦς ζῆν οὐ ῥάδιόν ἐστι) al mantenimento di un solo individuo,

come, viceversa, dice sufficienti all’alimento proprio, durante la sua

fanciullezza, e a quello della sorella minorenne e della madre, L. 700

annue (XXVII, _In Aphob._, I, 36). _Sufficiente_ per un solo adulto è

d’altro canto dichiarato da Iseo un reddito di circa L. 850 annue (=

L. 7000 al 12%) (XI, De _Hagniae heredit._, 44; cfr. 40 e 49), come,

nel secolo precedente, con opposto intento causidico, LISIA (XXXII, _In

Diogit._, 28) aveva detto abbondanti 1000 lire annue, ossia poco meno

di L. 3 al giorno, pel mantenimento di tre fanciulli, un pedagogo e una

domestica. Facendo ora la dovuta tara alla probabile tendenziosità dei

tre oratori, lo _strettamente necessario_ al mantenimento di non più

di due adulti è rappresentato dalla grossolana media di L. 900, per il

IV secolo, e di L. 750 per il V. Che queste nostre presunzioni siano

conformi al vero lo prova l’analogia dello stipendio annuo fornito

dall’assemblea popolare di Teo a parecchi pubblici professionisti, i

quali, per la natura delle loro occupazioni, sottostavano meno degli

operai manuali agli effetti della concorrenza servile. Ce ne informa

un’iscrizione, edita in forma completa dal FOUCART (_Inscriptions de

Teos_, in _B. C. H._, IV, 1880), e riferibile alla prima metà del

secolo III a. C. Da essa noi apprendiamo che un maestro elementare

veniva pagato con 500 o 600 lire annue (ll. 10-13); un maestro di

ginnastica, con 500 lire (l. 14); un maestro di musica, con L. 700 (l.

16); un maestro di scherma, con 300 (l. 26); un maestro di tiro d’arco,

con 250 (ll. 25-26); così come, ad Eleusi, nel IV secolo, un architetto

veniva pagato con L. 750 annue circa (_I. G._, II, 1, add. 834, l.

60; _B. C. H._, VI, p. 83; VIII, 213). Ma quando si pensa che nè essi

erano tenuti ad un lavoro annuo (i due ultimi, anzi, erano obbligati

ad insegnare solo per pochi mesi) e che il loro impiego non esauriva

tutto il tempo disponibile di una giornata, non si può non avvertire

quanto insufficienti al paragone fossero le tenui mercedi degli operai,

costretti ad un ininterrotto lavoro quotidiano.

Ma se noi possiamo stare soddisfatti a ragguagliare, pei secoli

V e IV, rispettivamente, a 750 e a 900 franchi annui, lo _stretto

necessario_ di due adulti, di parecchio superiore (per lo meno di 1/3)

doveva essere quello di una famigliuola di 4 persone, due adulti e

due fanciulli, che non può considerarsi come eccessivamente numerosa

nella consueta prolificità delle classi proletarie. Le nostre cifre

rappresentano quindi, in sostanza dei dati inferiori al minimo

necessario alla vita. Inoltre il salario degli operai, tormentati dalla

concorrenza dei liberi e dei servi e dalle frequenti interruzioni del

lavoro, non aveva alcuna stabilità. Taluni moderni (il FRANCOTTE ad

esempio, op. cit., I, 327 sgg.) hanno preferito valutare il valore

reale del salario, fondandosi su calcoli complicatissimi e impossibili,

talora evidentemente sbagliati, del costo dei varî elementi della

vita, e sono pervenuti a conclusioni diverse dalle nostre, ma non certo

altrettanto probabili.

[142] GIGLI, op. cit., 30 sgg.

[143] ID., op. cit., 51; JEVONS, _Work and wages in Athen_ (in _Journal

of hell. studies_, 15 (1895), pp. 243 sgg.).

[144] FRANCOTTE, op. cit., I, 319: «Il montre que la force de

production de l’esclave n’est pas en dessous de celle de l’homme

libre....».

[145] OLMSTED, op. cit., pp. 514-15.

[146] J. BELOCH, op. cit., 504-5. Cfr. BÜCHSENSCHÜTZ, _Besitz und

Erwerb_, pp. 207-8; e ROSCHER, op. cit., 40.

[147] ARIST., _Polit._, 2, 3, 6-7; 4, 3; 7, 4; 7, 14, 6; 10; PLAT.,

_Leges_, 8, p. 836 b; XEN., _Lacaed. Resp._, 2, 12-13; HERACL.

PONT., fr. 3, 6, in F. H. G., II, 211-12, ed. MÜLLER. Cfr. MALTHUS,

_Saggio sulla teoria della popolazione_ (tr. it., in _Biblioteca

dell’Economista_, Serie 2ª, voll. XI-XII, pp. 103 sgg.).

[148] POL., 37, 4, 4 sgg.

[149] Cfr. J. BELOCH, _Bevölkerung_, p. 506.

[150] DIOD., 18, 18, 4.

[151] I lotti del suolo coloniale venivano in genere riservati ai

poveri. (Cfr. I. G., I, 31 B., ll. 9-11).

[152] Cfr. THUC., 6, 24, 3; Diod., 13, 2, 3.

[153] ISOCH., _Philipp._, 120 sgg.

[154] Cfr. A. SMITH, op. cit., 471-72.

[155] _Polybe ou la Grèce conquise_ (in _Questions historiques_, pp.

125 sgg.).

[156] Sulla beneficenza, privata e pubblica, in _Grecia_, cfr. MAURI,

op. cit., 60 sgg.; GUIRAUD, _La main d’oeuvre_, pp. 193-95; ROSCHER,

op. cit., pp. 26 sgg.

[157] Cfr. LYSIAS, XXX (_In Nicomach._), 22; POL., 7, 10, I; 15, 21,

1-4; XEN., _Ath. Resp._, I, 13, 14; _Convivium_, 4, 29 sgg.; ARIST.,

_Polit._, 5, 4 (5), 3; THUC., 8, 21, 1; PLUT., _Qu. gr._, 18. Circa

le contese fra ricchi e poveri in Grecia, cfr. GUIRAUD, _La propriété

fonç._, pp. 600-602; 608; FUSTEL DE COULANGES, _Cité antique_, Paris,

1870, pp. 406 sgg. e _Questions hist._, pp. 123 sgg.; PÖHLMANN, _Gesch.

d. antiken Kommunismus und Socialismus_, München, 1912, (2ª ed.),

cap. II, §§ V-VI; G. PLATON, _La démocratie et le droit fiscal dans

l’antiquité_, Paris, 1897, pp. 15 sgg. (estr. dal _Devenir social_).

[158] ARIST., Polit, 4, 9, 4.

[159] «Il rapporto di _ricchi e poveri_ è tipico dell’antichità; quello

di _proletarii e capitalisti_ è proprio del nostro tempo. Lo notò

già Rodbertus e poi anche Marx, che in qualche punto fece rimprovero

nientemeno che a Teodoro Mommsen di essere incorso in questo equivoco»

(E. CICCOTTI, _Athene, repubblica di proletari?_, in _Nuova Rivista

storica_, 1920, p. 515).

[160] MASON, cit. in MONDAINI, op. cit., pp. 111-12.

[161] ARISTOT., _Rhetor._, 2, 16 sgg.

[162] DEMOST. XXIV (_In Timocr._), 163; XXIII (_In Androt._), 51 sgg.

[163] L’autore dell’opuscolo pseudo-senofonteo qualifica i poveri

come abietta canaglia (1, 4; 2, 19), e _canaglia_ definisce tutti i

simpatizzanti pei regimi democratici. «Coloro che, non venendo dal

popolo, preferiscono di abitare in una città a regime di popolo,

meditano senza dubbio tristi propositi e sperano di potersi meglio

nascondere» (2, 20). «Gli è a motivo di ciò che da per tutto _ogni

tristo_ si accorda mirabilmente col proprio simile nell’amore

del popolo» (3, 10). Lo stesso scrittore è scandolezzato del mite

trattamento degli schiavi in Atene (1, 10); e, nell’atto stesso che si

sforza di identificare i suoi amici politici col fior fiore della gente

dabbene (1, 1; 1, 4; 2, 19; 3, 10), ne celebra la squisita gentilezza

con esempi (3, 11), che ci si offrono come la più chiara smentita della

tesi in precedenza dichiarata. Lo stesso è a dire del più antico poeta

TEOGNIDE (cfr. G. FRACCAROLI, _I Lirici greci_, Torino, 1910, I, pp.

182 sgg., 187 e frammenti ivi richiamati).

[164] Cfr. HEROD., 2, 167.

[165] XEN., _Memorab._, 1, 2, 56 sgg.: «Diceva inoltre l’accusatore

[di Socrate] che questi insegnava ai suoi amici a essere facinorosi e

tirannici. Ad esempio, il verso di Esiodo:

Il tramonto di una civiltà, vol. 1 (di 2) · 第 13 / 30 题