NOTE:

[1] _De fabulis quae media aetate de Publio Virgilio Marone

circumferebantur_, Berlin, 1837, 8 pag.

[2] _P. Virgilius per mediam aetatem gratia atque auctoritate

florentissimus_, Paderborn, 1852, 18 pag.

[3] _Virgilius als Theolog und Prophet des Heidenthums in der Kirche_,

in _Evangelischer Kalende_r, Berlin, 1862, pag. 17-82.

[4] _Die Aeneis, die vierte Ecloge und die Pharsalia im Mittelalter_,

Frankf. a. M., 1864, 37 pag.

[5] _Quae vices quaeque mutationes et Virgilium ipsum et eius carmina

per mediam aetatem exceperint_, Lut. Par. 1846, 75 pag.

[6] _Leben und Fortleben des Publius Virgilius Maro als Dichter und

Zauberer_, Leipz. 1857, 85 pag. in-16.º

[7] _Memorabilia Vergiliana_, Misenae, 1857, 38 pag. — _Mirabilia

Virgiliana_, Misenae, 1867, 40 pag.

[8] In questa categoria si distinguono per numero di appunti V.

D. HAGEN, _Gesammtabenteuer_, III, pag. CXXIX-CXLVII, MASSMANN,

_Kaiserchronik_, III, pag. 421-460.

[9] _De Virgile l'enchanteur_, nei suoi _Mélanges archéologiques et

littéraires_, Paris, 1850, pag. 424-478.

[10] _Ueber den Zauberer Virgilius_ nella _Germania_ di PFEIFFER, IV,

pag. 257-298.

[11] _Virgil's Fortleben im Mittelalter_, Wien (Akad. d. Wiss.), 1851,

54 pag. in-fol.

[12] Ved. le nostre note, vol. I, pag. 212, e vol. II, pag. 2.

[13] Vol. I (1866), pag. 1-55; Vol. IV (1867), pag. 605-647; vol. V

(1867), pag. 659-703.

[14] _Vergil in the Middle Ages by D. C. translated by E. F. M. Benecke

with an Introduction by Robinson Ellis._ London, New York 1895. Questa

traduzione è condotta su questa seconda edizione di cui, richieste,

furon mandate le prove all'autore, rapito immaturamente ai vivi poco

dopo aver compiuto il suo lavoro. La traduzione però non fu da me

riveduta.

[15] I principali fra questi ved. rammentati a pag. 22 del vol. II e

altrove.

[16] Quanta parte avesse l'amicizia nell'enfatico «Nescio quid maius

nascitur Iliade» di Properzio, è reso manifesto dalle espressioni che

questi adopera anche a riguardo di un altro suo amico, Pontico, autore

di una Tebaide che rimase affatto dimenticata (I, 7, 1-3):

«Dum tibi Cadmeae dicuntur, Pontice, Thebae

armaque fraternae tristia militiae,

atque, ita sim felix, primo contendis Homero, etc.»

[17] I dotti di oltr'alpe commettono spesso un grave errore, di cui

si risentono gli effetti molteplici in molte e varie loro opere,

quando giudicano le idee e i sentimenti di un popolo eccezionale che

si concentrava tutto in una città, e contava la sua esistenza _ab

urbe condita_, con quelli stessi concetti con cui giudicano il popolo

greco, e tenendo sempre la nazionalità greca dinanzi alla mente. La

saga romana non poteva spaziare gran fatto al di là del campo proprio

a quelle κτίσεις πόλεων che fra i greci naturalmente non potevano

costituire la parte più spiccante del materiale leggendario nazionale.

Se poi l'invenzione fantastica dei romani in quanto concerne il loro

passato, rivela, come doveva, la loro tendenza politica e prattica,

non per questo essa è sprovvista di una sua grande poesia. Fa piacere

udire un uomo, che certamente non può essere accusato di parzialità

pei romani, conchiudere un lavoro sul racconto di Coriolano colle

seguenti eque parole: «Wer in diesen Erzählungen nach einem sogenannten

geschichtlichen Kern sucht, wird allerdings die Nuss taub finden: aber

von der Grösse und dem Schwung der Zeit zeugt die Gewalt und der Adel

dieser Dichtungen, insbesondere derjenigen von Coriolanus, die nicht

erst Shakspeare geschaffen hat.» Mommsen, in _Hermes_, IV, p. 26.

[18] Cfr. i molti luoghi d'autori che esprimono questo entusiasmo

raccolti da LASAULX, _Zur Philosophie der römischen Geschichte_, p. 6

sgg., ai quali però molti altri se ne potrebbero aggiungere, oltre al

tono generale ed alla caratteristica tendenza di molti scrittori, quale

principalmente Livio, che a chi lo paragoni coi greci (fra i quali

nulla si trova di simile all'opera sua), offre il più evidente saggio

di quanto siam venuti notando.

[19] Vedine la enumerazione presso TEUFFEL, _Gesch. d. röm. Litt._, p.

27.

[20] «Novissimum Aeneidem inchoavit, argumentum varium et multiplex,

et quasi amborum Homeri carminum instar, praeterea nominibus ac rebus

graecis latinisque commune, et in quo, quod maxime studebat, romanae

simul urbis et Augusti origo contineretur.» DONAT. _Vit. Vergil._

(presso REIFFERSCHEID, _Svetonii praeter Caesarum libros reliquiae_,

Lips. 1860) p. 59. [Notisi che in tutto il libro non citerò mai altra

edizione della biografia di Virgilio attribuita a Donato che questa del

Reifferscheid.]

[21] DONAT. _Vit. Vergil._ p. 58. SERV. _ad Bucol._ VI, 3.

[22] Questo era il primo soggetto e scopo dell'Eneide secondo il

desiderio dello stesso Augusto, e così va intesa la notizia data da

SERVIO «_postea ab Augusto Aeneidem propositam_ scripsit.»

[23] DONAT. _Vit. Vergil._ p. 61.

[24]

«Mox tamen ardentis accingar dicere pugnas

Caesaris et nomen fama tot ferre per annos,

Tithoni prima quot abest ab origine Caesar.»

_Georg._ III, 46.

[25] «De Aenea quidem meo etc.» presso MACROBIO, _Sat._, I, 24, II.

[26]

«Actia Vergilium custodis litora Phoebi

Caesaris et fortes dicere posse rates,

qui nunc Aeneae Troiani suscitat arma

iactaque Lavinis moenia litoribus,

cedite Romani scriptores, cedite Grai

nescio quid maius nascitur Iliade.»

Virgilio nel Medio Evo, vol. I · 第 39 / 46 题